ALMANACCO: 4 Novembre nasce il critico d’arte Achille Bonito Oliva

 Critico d’arte, accademico e saggista italiano, Achille Bonito Oliva, nasce il 4 Novembre del 1939. È uno dei più noti e stimati critici d’arte italiani, autore di saggi sul manierismo, sulle avanguardie storiche e sulle neoavanguardie, oltre ad essere fondatore del movimento artistico della Transavanguardia. Ha curato mostre tematiche e interdisciplinari sia in Italia che all’estero, promuovendo l’arte contemporanea, e ricevendo per questo, numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il Valentino d’Oro, premio internazionale per la critica d’arte.

Nato a Caggiano, in provincia di Salerno, nel 1939. Qui compì gli studi classici e nel 1961 si laurea in giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli. Solo successivamente aver scoperto la sua passione per la scrittura e la poesia, s’iscrive alla facoltà di Lettere. Nell’ambiente letterario dell’università, entra in contatto con molti intellettuali e poeti del periodo, come Ginsberg, Barthes, Anceschi, Eco, Palma Bucarelli, Argan, Brandi, Sanguineti e Balestrini.

L’esordio del critico d’arte

Grazie all’influenza di questi poeti ed intellettuali, Oliva entrerà a far parte del Gruppo 63, collaborando alle ricerche con i suoi primi libri di poesia, Made in Mater del 1967 e Fiction Poems del 1968. In questo periodo sperimenta la poesia visiva e il teatro d’avanguardia, trovando ispirazione in tutta Italia, da Bologna, dove dirige la casa editrice Sampietro, per poi passare a Roma nel 1968.

E’ proprio nella Capitale che inizia la sua avventura di critico d’arte, sviluppando un modello creativo autonomo rispetto a quello tradizionale, rivoluzionandone stile e funzione del critico in un’ottica del tutto innovativa. Per Bonito Oliva, infatti, il critico non è più un sostenitore di una sola poetica o il mediatore fra l’artista e il pubblico, come tradizionalmente era. Il critico deve in realtà agire come un cacciatore, un elaboratore di idee che si affianca all’artista con funzione creativa, senza con questo identificarsi in un unico movimento artistico.

La Transavanguardia

Gli anni settanta rappresentano un decennio fertile per produzione saggistica ed espositiva, nel quale darà vita a libri sul Manierismo ed a importanti mostre della città romana. Fra le sue iniziative più note e al quale il suo nome è legato, vi è la promozione e la guida di un gruppo artistico denominato Transavanguardia, la cui estetica di base celebra il ritorno alla pratica tradizionale dell’arte. In contrapposizione all’ideologia progressista delle avanguardie, questo movimento realizza opere che riprendono pittura e scultura, sino ad allora negate da quasi tutto lo schieramento dell’arte concettuale.

Sono protagonisti di questa tendenza Enzo Cucchi, Sandro Chia, Francesco Clemente, Mimmo Paladino e Francesco De Maria. Questi artisti tendevano al superamento del puro materialismo, approdando invece al recupero dell’inattualità della pittura, intesa come capacità di restituire al processo creativo un carattere. Nel 1980 scrive, in riferimento a questa esperienza, l’opera La Transavanguardia Italiana, e realizzando mostre di grande successo come la “Contemporanea” a Villa Borghese e “Avanguardia transavanguardia” alle Mura Aureliane.

L’impegno universitario e letterario

Parallelamente all’attività di critico, gli si aprono le porte dell’università, prima lavorando come assistente ordinario, fino a diventare professore ordinario di Storia dell’arte medievale e moderna presso l’Università degli Studi di Salerno. Solamente nel 1978 approda all’Università La Sapienza di Roma dove inizialmente insegna Istituzioni di storia dell’arte, per poi subentrare alla cattedra di Storia dell’arte contemporanea. Grazie alle esperienze universitarie e alla sua attività di critico, vive un rapporto continuo con gli artisti e con la loro arte, fatto di amicizia, ma anche di sana conflittualità.

Nel corso della carriera di critico d’arte ha scritto molte monografie dedicate ad artisti contemporanei, fra i quali Francis Bacon, Mario Ceroli, Tano Festa, Mimmo Paladino, Larry Rivers, Mario Schifano, Yoko Ono. È inoltre autore di saggi sul manierismo, le avanguardie storiche e le neoavanguardie, e anche saggi teorici sull’arte come L’ideologia del traditore: arte, maniera, manierismo, Il sogno dell’arte tra avanguardia e transavanguardia, e Il tallone d’Achille sull’arte contemporanea. Fu inoltre curatore dell’Enciclopedia delle arti contemporanee, della quale a oggi sono stati editi tre volumi (2010, 2013, 2015).

Televisione e premi

Fra le molteplici attività a cui si è dedicato, non sono da escludere apparizioni televisive e un intenso impegno per la didattica e la divulgazione, essendo autore di numerosi video per adulti e bambini. Citiamo principalmente le produzioni per la Rai Totòmodo, l’arte spiegata anche ai bambini, Autoritratto dell’arte contemporanea, trasmesso sempre da Rai3 fra il 1992 e il 1996 e la trasmissione realizzata per Rai1 A B.O. Collaudi d’arte. Achille Bonito Oliva ricevette inoltre numerosi premi e riconoscimenti, tra cui nel 1991 il Valentino d’Oro, premio internazionale per la critica d’arte.

Federica.

ALMANACCO: 3 Novembre nasce lo scultore Benvenuto Cellini

Nato il 3 novembre 1500 a Firenze, Benvenuto Cellini è stato uno scultore, orago, scrittore, argentiere e artista italiano, considerato uno dei più importanti artisti del Manierismo. Di natura irrequieta e violenta, ebbe una vita avventurosa, segnata da contrasti, passioni, delitti, per i quali fu spesso costretto all’esilio o alla fuga.

Figlio di un colto capomastro, ingegnere e musico, si applica fin da giovane per apprendere il mestiere di orefice presso vari maestri d’arte a Bologna, Pisa e Roma. Il suo talento di artigiano interessa papa Clemente VII che, nel 1529 a Roma, lo nomina capo della bottega pontificia. Dal pontefice non ottiene grandi commissioni ma si distingue combattendo durante il sacco di Roma del 1527.

Nella corte francese

Clemente VII muore nel 1534, e il nuovo papa Paolo III non è affatto ben disposto nei confronti del Cellini. Il suo comportamento eroico purtroppo non varrà a nulla poiché il nuovo pontefice della famiglia Farnese, lo emarginerà e lo farà incarcerare a Castel Sant’Angelo. Qui verrà “salvato” dal re di Francia, Francesco I.

Nel 1540 è a Fontainebleau, alla corte di Francesco I, dove operano anche Rosso Fiorentino e Francesco Primaticcio, i principali pittori della Scuola di Fontainebleau. Qui riprende l’attività di orefice realizzando una delle sue opere più celebri: La saliera d’oro. Questa monumento da tavola, forgiato in metallo prezioso, ritrae eleganti figure allungate e morbide tipiche del Manierismo francese.

Al servizio dei Medici

Pur avendo un ruolo cardine nella corte francese, è nuovamente costretto alla fuga per un’accusa di sodomia, e così fa ritorno nella sua Firenze. Cellini venne calorosamente accolto dalla corte medicea da Cosimo I de’ Medici, che lo elevò a scultore di corte. Ed è nel 1554, che inizia la progettazione di un’opera, ammirabile ancora oggi nella Loggia dei Lanzi, ovvero il Perseo con la testa di Medusa. L’opera bronzea richiama sia all’arte quattrocentesca delle proporzioni aggraziate e alla posa possente, ma anche al gusto contemporaneo di scolpire la figura secondo molteplici punti di vista.

Per i Medici, restaura definitivamente il potere su Firenze e mette in atto un vasto programma di recupero e promozione culturale, rinnovando l’antico prestigio della città e aprendo nuovi grandi cantieri. Ed è proprio Cosimo I che richiama alla sua corte un gran numero di artisti e letterati, tra cui Cellini, con l’intento di riunire tutte le grandi personalità della cultura fiorentina.

Dalla scultura alla letteratura

Cellini da orefice e scultore, cominciò a concentrarsi sulla sua attività letteraria. Scrive un trattato sulla scultura ed uno sull’oreficeria, e compone anche delle rime. Ma la sua opera maggiore rimane Vita, un’autobiografia in due volumi che rimane inedita per due secoli e che conosce grande fortuna nel pubblico romantico. Quest’opera letteraria parve subito un capolavoro singolare del Rinascimento, per il tono innovativo e moderno.

Scritta con l’immediatezza e la sincerità nella narrazione, risulta uno stile liberissimo (anche dalle regole grammaticali), potente nella sua vivacità, appassionante, prepotente e bizzarro. L’artista si presenta come il protagonista di una vita straordinaria, segnata da prodigi ed eventi soprannaturali. Inoltre, l’uso di toni linguistici fortemente popolareschi ed un ritmo veloce, allontanano l’opera dall’armonia rinascimentale costituendone un’ulteriore elemento innovativo.

Negli ultimi anni di vita

L’ultima parte della vita del Cellini fu miserabile, piena di amarezze, solitaria. Benvenuto Cellini nella sua vita ebbe un carattere sanguigno ed iroso, inguaribilmente arrogante, non mancando di rimanere implicato in liti e risse con orafi rivali o mecenati meschini e taccagni: si macchiò perfino di diversi omicidi, spesso mossi da motivi futili. Si racconta che sia stato avvelenato con del cibo e che, per questo motivo, per un anno egli si sia dovuto sottoporre a cure. Muore sempre a Firenze il 13 febbraio del 1571.

Federica.

mARTEdì: la strana “Madonna dell’UFO” di SEBASTIANO MAINARDI

La Madonna con Bambino e San Giovannino è un dipinto esposto nella Sala di Ercole di Palazzo Vecchio a Firenze. L’opera realizzata intorno alla metà del Quattrocento è avvolta completamente nel mistero per vari motivi. Primo fra tutti è l’artista, di cui non si ha certezza, in quanto sul cartellino del Museo c’è il nome di Jacopo del Sellaio, ma nella scheda del catalogo si legge che il dipinto è attribuibile piuttosto a Sebastiano Mainardi, pittore della cerchia del Ghirlandaio attivo a Firenze alla fine del ‘400. 

Ma la stranezza più grande che si trova raffigurata all’interno dell’opera è la presenta di un misterioso UFO, sullo sfondo della tela. Per questo soprannominata anche “La madonna dell’UFO”, rimane uno dei misteri più affascinanti sul tema proprio, situato proprio tra le mura di Palazzo Vecchio. Il quadro è un tipico “tondo”, che nonostante l’incerta attribuzione e il soggetto rappresentato, rimane assolutamente in linea con le tendenze dell’epoca.

Descrizione e apparizione dell’UFO

Ad una prima occhiata l’opera appare come una delle tante tele quattrocentesche sulla Natività, in cui si vedono in primo piano la Madonna che prega davanti al piccolo Gesù, sostenuto dal San Giovannino. Il dipinto si rifà quindi ad un modo austero e rigoroso di rappresentazione della simbologia religiosa, con un ritorno all’iconografia più arcaica, rigida e didascalica. L’opera infatti entra all’interno di una fitta rete di relazioni con altre opere dello stesso genere religioso rappresentativo, ossia La NativitàL’Adorazione e L’Annuncio ai pastori, che presentano quasi tutte simili caratteristiche, soprattutto nel contenuto e nell’organizzazione dello spazio narrativo e descrittivo.

L’unica diversità dell’opera che prendiamo in esame è data dallo sfondo. Sullo sfondo infatti possiamo notare la figura di un pastore, che invece che badare al gregge come ci si aspetterebbe, guarda verso un preciso punto nel cielo, stesso punto dove è rivolto anche il cane che è con lui. Se alziamo lo sguardo, seguendo quello del pastore e dell’animale, possiamo notare come l’artista abbia inserito un elemento a dir poco singolare nella volta celeste, un oggetto di colore grigio e metallico, dalla forma circolare con delle piccole sporgenze che ricordano una sorta di navicella in movimento.

L’importanza del misterioso oggetto

In poche parole, parliamo di un oggetto volante che scintilla nel cielo, che sembrerebbe proprio essere un disco volante, o come è comunemente chiamato, un UFO. Nell’opera infatti, si rileva chiaramente la presenza di un oggetto aereo, color grigio piombo, inclinato sulla sinistra e dotato di una cupola, totalmente fuori contesto. Grazie alla presenza di questo oggetto non identificato, l’opera è divenuta famosa in tutto il mondo, con il nome di “Madonna dell’UFO”, oltre a fornire, secondo molti ufologi, la prova dell’esistenza di extraterrestri.

Dopo questa scoperta, databile 1978, tantissimi studiosi di ufologia e esoterismo si sono riversati per decenni ad osservare questa opera. Vari ufologi e studiosi di vite extraterrestri, definirono lo strano oggetto volante presente nel famoso tondo, come un segno di qualcosa di strano e incomprensibile, di natura non umana che doveva essere apparso nei cieli dell’epoca e che l’artista si era sentito di rappresentare. Qualcosa di indecifrabile per gli uomini dell’epoca, ma che invece a noi appare comune, grazie ai numerosi strumenti idonei per comprendere che si tratta di “oggetti volanti”.

Il vero significato

La maggior parte dei critici d’arte ha ovviamente rifiutato la teoria di un oggetto extra terreste presente nelle opere d’arte, sostenendo che fosse piuttosto la nube che illuminò la Nascita di Cristo. L’ oggetto, scambiato per una navicella spaziale proveniente da un mondo alieno, in realtà raffigura il cosiddetto “annuncio ai pastori”. Tale elemento fu infatti molto ricorrente nelle opere realizzate nella seconda metà del Quattrocento, soprattutto grazie all’influenza delle prediche di Gerolamo Savonarola in un certo tipo di letteratura e, soprattutto, nelle arti figurative fiorentine.

Era usuale inserire nelle opere del tempo segni del divino che funzionano come profetismo della fine del mondo o come anticipazione della punizione divina. Nel dipinto in esame, questa tesi religiosa della Nascita di Cristo, viene avvalorata dalla presenza delle tre stelle in cielo, che sotto la nube più grande della Natività, hanno un significato simbolico. Esse rappresentano la triplice verginità di Maria prima, durante e dopo il parto.

Federica.


ALMANACCO: 2 Novembre muore il pittore Luigi Amato

Pittore ritrattista italiano, Luigi Amato, morì il 2 Novembre del 1961. Considerato un interprete sensibile, con un gusto sicuro e raffinato, apprezzato sia in Italia, ma anche all’estero. La stima dei suoi contemporanei, era rivolta in particolar modo alla capacità di usare i pastelli e all’abilità nella ritrattistica. Dalle figure più umili a quelle più istituzionali, le sue doti nel padroneggiare il colore lo resero molto amato dalla critica.

Nato il 1º gennaio del 1898 a Spezzano Albanese, un piccolo centro in provincia di Cosenza. Fin da piccolo amava realizzare ritratti per i suoi familiari o riprodurre oggetti, che vedeva durante i suoi spostamenti dovuti al lavoro di costruttore del padre. Gli Amato infatti, sono una famiglia di costruttori e Luigi cresce affianco al padre seguendolo nei vari cantieri. Fu proprio dal padre che apprese i primi rudimenti di disegno e geometria, scoprendo così di essere molto appassionato all’arte.

L’esordio a Roma

Grazie alla sua passione, riesce a vincere una borsa di studio all’età di 14 anni, che lo portò a Roma per frequentare il Regio Istituto di Belle Arti. Qui, guidato dai grandi maestri dell’epoca,  tra i quali Umberto Coronaldi e Duilio Cambellotti, si dedica allo studio della figura. Lo studio nell’Accademia romana, continuò fino al 1916, anno in cui venne chiamato alle armi. Dopo vicissitudini di guerra, poté rientrare a Roma per continuare gli studi interrotti ed intraprendere la carriera di pittore, ritrattista e paesaggista.

Negi ambienti della capitale, il suo nome iniziò a circolare, diventando un ritrattista sempre più apprezzato. Riuscì ad allestire la sua prima mostra personale a Spezzano Albanese, il paese di nascita a cui rimarrà sempre molto legato, tornandoci spesso nel corso di tutta la carriera. Grazie a questa esposizione ottenne un riconoscimento unanime per la precisione e correttezza di linee, per il gusto squisito, per caratteristici e vigorosi effetti di luci ed ombre. Il talento del giovane calabrese non tarda ad essere riconosciuto, tanto che anche a Roma riuscì a tenere la sua personale esposizione, presso le sale di Palazzo Salviati, riscuotendo grande favore di critica e di pubblico.

Tra Londra e Roma

Affermatosi sempre di più come interprete sensibile e raffinato, Amato viene invitato nel 1938 al Salon di Parigi dove espose il pastello La Calabrese, ottenendo una menzione onorevole. L’anno successivo andò anche a Londra, chiamato per eseguire ritratti con oli e pastelli per le persone dell’alta società inglese e scozzese, e che presentò alla mostra Arlington Gallery. Il periodo londinese fruttò importante committenze, come numerosi politici, alti funzionari dell’esercito e perfino la regina Elena e il re Vittorio Emanuele III. Con l’accrescere della sua fama, ricevette anche il titolo di membro del Pastel Society e il titolo di Cavaliere della Corona d’Italia.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, che vide l’Italia opposta all’Inghilterra, Luigi Amato decise di rientrare nel suo paese per essere a Roma accanto alla moglie e al figlio. Ma nonostante lo spostamento e l’orrore della guerra, il suo lavoro non diminuisce. Anche nella Capitale ottenne molte importanti commissioni, e ordini di ritratti dai più illustri personaggi del tempo, come Mussolini, Teruzzi, De Bono, Lessona, e ritratti delle Signore dell’alta borghesia romana. Nel 1943, tenne inoltre un’altra mostra personale alla Galleria San Marco, rimasta famosa perché in sole 24 ore vennero vendute tutte le sessanta opere esposte, oli e pastelli. Un record forse mai raggiunto da nessuno e di cui la stampa parlò diffusamente.

Ultimi anni a Capri

Negli anni che seguirono il conflitto mondiale, Luigi non sentendosi più a suo agio nella caotica e disordinata Roma del dopoguerra, decise nel 1948 di trasferirsi a Capri, dove visse continuando il suo lavoro. Il clima, la gente, il paesaggio, l’atmosfera intellettuale e vacanziera, lo spinsero a trovare nuove fonti di ispirazioni, realizzate attraverso l’uso del pastello alternato all’olio, donando alle sue opere più luminosità e vivacità. Anche le tematiche rispecchiano l’ambiente isolano, con ritratti di figure di bambini, vecchi e fanciulle, incontrati per le strade di Capri.

Anche a Capri aprì uno studio, che in breve tempo venne frequentato da intellettuali e artisti di passaggio sull’isola. Conobbe così un mercato internazionale, che lo portò ad esporre in gallerie di New York, Chicago, Parigi, Londra, Lucerna, Vienna, Stoccolma e Johannesburg. Una breve e crudele malattia lo coglie nel migliore momento del suo genio artistico e delle sue capacità lavorative. Luigi Amato morì nel 1961 a soli 62 anni per una malattia fulminante.

Federica.

ALMANACCO: 1 Novembre nasce lo scultore Antonio Canova

Scultore e pittore italiano, Antonio Canova nasce il 1° Novembre del 1757. Massimo scultore esponente del Neoclassicismo, è anche considerato l’ultimo grande artista della scultura italiana. Canova ebbe prestigiosi committenti, dagli Asburgo ai Borbone, dalla corte pontificia a Napoleone, realizzando per essi le sue opere più note come Amore e PsicheTeseo sul MinotauroAdone e VenereLe tre Grazie, la Paolina Borghese e la Venere Italica.

Antonio Canova nasce a Possagno, vicino a Treviso, nel 1757, in una famiglia benestante di scalpellini, pratici d’architettura e proprietari di cave. Rimase precocemente orfano di padre, tanto che venne affidato al nonno paterno, Pasino, abile scalpellino e capomastro, che gli insegna i primi rudimenti del mestiere. Poiché il giovane Antonio dimostra una dote eccezionale per la scultura, nel 1768 venne mandato a condurre il proprio apprendistato a Venezia.

L’esordio tra Venezia e Roma

In contemporanea al suo apprendistato veneziano, frequenta studi di importanti scultori e la Pubblica Accademia del Nudo, realizzando nello stesso tempo le sue prime opere che gli danno in breve tempo una certa notorietà nell’ambiente artistico. Di questo periodo ricordiamo le opere a carattere classicheggiante Orfeo ed Euridice, ApolloDedalo e Icaro. Fu un talento precoce, tanto che già a diciotto anni si mette in proprio per aprire una bottega tutta sua. A ventidue anni, si trasferì a Roma, all’ora capitale dell’arte e della cultura italiana nel XVIII secolo, dove frequenta le scuole di nudo dell’Accademia di Francia e del Museo Capitolino.

Qui studiò le opere dei grandi e confrontarsi con i principali artisti di una corrente artistica che in quegli anni si stava affermando, ovvero il Neoclassicismo. Agli artisti romani, aggiunge lo studio della scultura antica e un ritorno al mondo classico, conosciuto attraverso un viaggio nel 1780 a Pompei, Ercolano e Paestum. L’influenza degli ideali neoclassici, si rese evidente già nelle opere Teseo e il Minotauro e nella serie di sculture a soggetto mitologico come Amore e Psiche, Venere e AdoneErcole e Lica, Le Tre Grazie, che gli regalano fama internazionale.

Il periodo di successo

Le opere di Canova si contraddistinguono per l’eleganza delle forme, per la bellezza e la semplicità delle sue figure. L’artista infatti abbandona i drappeggi eccessivi e lo sfarzo delle opere barocche, spoglia la figura umana di tutti gli orpelli per restituirla in tutta la sua purezza al fine di ricavarne la sua essenza nel candore del marmo. Questo perchè fu grande ammiratore del mondo ellenico e cultore della mitologia greca. Quando era al lavoro infatti, nel suo studio c’era sempre qualcuno che aveva il compito di leggere storie tratte dai classici del mondo greco.

In pochi anni diventa una delle personalità di spicco dell’arte romana, tanto che acquista un palazzo nel cuore della capitale, il Palazzo Canova, che diventa presto meta di artisti e personaggi importanti dell’epoca. Nel frattempo, quando i Francesi occuparono Roma, decise di lasciare la città per far ritorno nel suo paesino d’origine, dove si dedica alla pittura come piacere personale, realizzando in soli due anni molte tele, oggi custodite nel Museo allestito nella sua casa natale a Possagno. Nel 1800 fa ritorno a Roma e si stabilisce in Piazza di Spagna insieme al fratello Giambattista, che diviene suo segretario.

L’epoca napoleonica

Nel 1804, Napoleone, all’apice del suo successo, chiese a Canova di diventare il ritrattista ufficiale imperiale. Lo scultore italiano rifiutò, realizzando comunque per il sovrano bellissime opere e alcuni ritratti dei suoi familiari come il Napoleone, rappresentato come personificazione di Marte Pacificatore, i busti dei Napoleonici, il marmo di Letizia Ramolino, quello di Maria Luigia, e l’iconica scultura allegorica di Paolina Bonaparte, ispirata alla Venere Vincitrice. Paolina è distesa su cuscini con il busto semieretto e nudo, mentre le parti scoperte sono ricoperte di cera rosata per conferirle un’aspetto umano. L’opera ha una freddezza tipicamente neoclassica dovuta allo schema compositivo precisissimo.

Con la fine dell’epoca napoleonica Canova ritorna a Roma. Le opere di questo secondo periodo romano evidenziano un cambiamento nello stile dell’artista, caricando di una maggiore rappresentazione emotiva le sue opere avvicinandosi alle nuove tendenze romantiche. Sono di questo periodo la Maddalena, il Compiano sul Cristo morto, il Monumento Stuart e Venere e Marte.

Federica.

ALMANACCO: 31 ottobre muore la designer Gae Aulenti

Pseudonimo di Gaetana Emilia Aulenti, Gae Aulenti, muore a Milano il 31 ottobre del 2012. E’ stata una designer e architetto italiana, particolarmente dedita al tema dell’allestimento e del restauro architettonico. Considerata una dei migliori architetti della sua generazione, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del design internazionale.

Si laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1953, dove consegue anche l’abilitazione alla professione. Si ritrova nella Milano degli anni Cinquanta. Qui l’architettura italiana è impegnata nel recupero di valori architettonici del passato che confluirà nel movimento Neoliberty, filone che dissente dal razionalismo.

Gae Aulenti - Photo Credits: Panomo
Gae Aulenti – Photo Credits: Panomo

Le prime collaborazioni nel mondo del design

La decennale collaborazione con la storica rivista Casabella-Continuità (1955-1965) si rivela fondamentale per la sua formazione. Sotto la direzione di Ernesto Nathan Rogers, questa rivista fu la prima a promuovere il superamento di una visione monolitica e forzosa del Movimento Moderno.

Prendendo le distanze dai maestri della modernità, si rivolge alla storia e al contesto. Definite “preesistenze ambientali”, sono quei riferimenti indispensabili per il rinnovamento dell’architettura. È in questo contesto che si afferma il movimento Neoliberty, a cui sono solitamente ricondotti una serie di progettisti famosi, tra cui anche Gae Aulenti.

Gae Aulenti design - Photo Credits: Sbandiu
Gae Aulenti design – Photo Credits: Sbandiu

Esordi nel design e nell’architettura

Oltre nell’ambito della grafica e del disegno di scenografie, la sua attività si concentra soprattutto nel design, nell’architettura d’interni, nel restauro. Il più famoso tra gli oggetti da lei disegnati è la lampada Pipistrello (1965), nata come arredo site-specific per il negozio Olivetti di Parigi.

Nello stesso periodo, partecipa ad alcune grandi mostre, che la consacrano tra i protagonisti della sua epoca. Ad esempio, la XIII Triennale di Milano nel 1964, per la quale progetta una parte di allestimento della sezione italiana. Ma anche la storica esposizione collettiva Italy. The New Domestic Landscape, al MoMA di New York nel 1972.

Gae Aulenti e la lampada pipistrello - Photo Credits: Artribute
Gae Aulenti e la lampada pipistrello – Photo Credits: Artribute

Gae Aulenti e le importanti ristrutturazioni

Nella lunga carriera spiccano una serie di importanti ristrutturazioni. Tra le quali il Musée d’Orsay a Parigi del 1986, che conserva la struttura originale della stazione ferroviaria la Gare D’Orsay. Risalgono alla stessa epoca l’allestimento al Centre Pompidou, la ristrutturazione di Palazzo Grassi a Venezia e il progetto per il Museo Nacional d’Art de Catalunya di Barcellona.

Negli anni successivi prosegue la sequenza dei musei, con le Scuderie del Quirinale a Roma e l’Istituto Italiano di Cultura a Tokyo. Partecipa inoltre alla progettazione di spazi pubblici, come nella stazione di Santa Maria Novella di Firenze e la risistemazione di Piazzale Cadorna a Milano.

Museé d'Orsay a Parigi - Photo Credits: Globol.com
Museé d’Orsay a Parigi – Photo Credits: Globol.com

Riconoscimenti e titoli

Sono stati innumerevoli e meritatissimi i riconoscimenti per le opere di Gae Aulenti. Ricordiamo il titolo di Chevalier de la Legion d’Honneur e quello di Cavaliere di Gran Croce. Fino all’ultimo ottenuto, la Medaglia d’Oro alla carriera che ci ha tenuto molto a ritirare personalmente in Triennale, nel 2012, in quella che sarebbe stata la sua ultima uscita.

Muore il 31 ottobre 2012 a Milano all’età di 84 anni. A lei fu intitolata, nel 2012, la nuova grande piazza circolare situata al centro del complesso della Torre Unicredit di Milano. Lastricata di ardesia con una lunga panchina-scultura in pietra e graniglia e pensiline fotovoltaiche che forniscono energia alle 3 torri circostanti, sicuramente le sarebbe piaciuta.

Piazza Gae Aulenti , Milano - Photo Credits: Picfair
Piazza Gae Aulenti , Milano – Photo Credits: Picfair

Federica.

ALMANACCO: 30 Ottobre nasce il pittore Alfred Sisley

Pittore francese di scuola impressionista, Alfred Sisley nasce il 30 Ottobre del 1839. Il suo stile, originale ed autentico, ha un timbro sentimentale, con toni eleganti, armoniosi e delicati. Le sue tematiche girano intorno alla natura in continua vibrazione e ai paesaggi, che trasportano l’osservatore in un viaggio attraverso la luce, l’atmosfera, il movimento e l’attimo fuggente.

Nato a Parigi nel 1839 da genitori della buona borghesia britannica, stabilitisi nella capitale francese in cerca di fortuna. All’età di diciotto anni i genitori, mandarono Alfred a Londra per indirizzarlo alla carriera commerciale, dove svolse un apprendistato in economia per quattro anni. Anche se questo soggiorno si rivelò un fallimento in quanto ebbe da subito un rifiuto per gli affari, fu proprio qui che Sisley si avvicinò alla pittura.

L’impressionismo

L’amore per la pittura arrivò quindi a Londra, soprattutto venendo in contatto con il ricchissimo patrimonio artistico della National Gallery, e grazie all’influenza dei pittori inglesi del periodo che furono per le sue opere future, una grande ispirazione. Sisley tornò in Francia nel 1861, e abbandonato il mondo del commercio, si dedicò esclusivamente all’arte entrando subito a far parte dell’atelier di Charles Gleyre. Qui studiò la pratica del disegno e conobbe altri futuri artisti come Renoir, Monet e Bazille, con i quali strinse una forte amicizia e diede vita ad un nuovo grande movimento, ovvero l’Impressionismo.

Con i suoi amici infatti, amava fare lunghe passeggiate per Parigi e nei pressi della Foresta di Fontainebleau, con l’intento di dipingere en plein air le spettacolari vedute paesaggistiche. Fu in questo periodo che diede vita alle sue opere più spettacolari, esposte nella maggior parte ai Salon des Refusès, ovvero spazi espositivi nei quali i pittori respinti dai Salon tradizionali potessero esporre le loro opere in totale libertà. Egli si divise tra un’intensa attività pittorica e le frenetiche attività di città, come ad esempio le riunioni informali al Café Guerbois, dove pittori emergenti, artisti e critici d’arte animavano vivaci discussioni ed esploravano nuove soluzioni stilistiche, tecniche e tematiche.

Dalla bancarotta alla depressione

Nel 1870 la Francia entrò in guerra contro la Prussia, portando al fallimento dell’attività di suo padre e all’intero dissesto economico della famiglia. Da quel momento la vita di Sisley cambiò, in quanto senza le finanze familiari, avrebbe dovuto sostentarsi solo i suoi lavori e la sua pittura. Per questo motivo decide di lasciare Parigi e di stabilirsi per risparmiare ad Argenteuil insieme al suo amico Monet. E proprio quest’ultimo, che nel 1872, lo presenta a Paul Durand-Ruel, un gallerista che gli acquista qualche tela e che, l’anno successivo, ne espone quattro nella sua galleria di Londra.

Nel 1874, oltre a partecipare alla prima mostra degli Impressionisti, fece un breve viaggio in Inghilterra, dove realizzò una serie di vedute del Tamigi da una località nei pressi di Hampton. I paesaggi offrono al pittore un’ampia quantità di motivi, che egli dipinge in tutte le condizioni climatiche, raggiungendo una raffinatezza straordinaria nell’applicazione della poetica e della tecnica impressionista, usando colori vivaci, ricchi di verve e immediatezza. Intorno al 1877 però purtroppo il gallerista Durand-Ruel subisce un tracollo finanziario e non acquistò più le opere degli impressionisti e questo colpisce particolarmente Sisley e Monet che dipendevano da lui.

Ultimi anni

Perseguitato dai creditori, Alfred Sisley cambia continuamente residenza. Da Marly si trasferisce a Sèvres, poi nuovamente in Inghilterra, poi in Cornovaglia e dopo nel Galles. Amareggiato e sempre più isolato, Alfred Sisley si rifiuta di esporre all’ultima mostra degli impressionisti, soprattutto in seguito alla morte prematura della moglie, che lo portò alla depressione. Da questo momento Sisley incominciò a trascurare la pittura e, quando pochi mesi dopo viene a sapere che anche lui è affetto dallo stesso male della moglie, chiede a Monet di prendersi cura dei suoi due figli. Muore il 29 gennaio 1899.

Federica.

ALMANACCO: 29 Ottobre nasce lo scultore Aurelio De Felice

Nato a Torreorsina, paesino in provincia di Terni, il 29 ottobre 1915, Aurelio De Felice è stato uno scultore italiano di grande successo. È considerato uno dei più importanti esempi della scultura anti Novecento, le cui opere sono esposte in tutto il mondo.

La sua formazione scolastica, iniziata nel paese natale, proseguì a Terni, frequentando la scuola per ebanisti-intagliatori. Costretto però dal padre, dopo la fine della scuola iniziò a lavorare in una fabbrica d’armi, ma dopo tre mesi abbandonò il posto di lavoro fuggendo a Roma.

Aurelio De Felice con opera - Photo Credits: UmbriaON
Aurelio De Felice con opera – Photo Credits: UmbriaON

Aurelio De Felice e l’esperienza romana

A Roma fu ospitato presso la casa dello scultore Enrico Quattrini, lavorando di giorno e frequentando una scuola artistico-industriale di sera. In questo periodo conobbe varie figure del settore, tra cui scultori e pittori molto importanti, che influenzarono molto il suo stile artistico.

Nel 1936 un mecenate notò le sue opere ad una mostra e lo aiutò ad iscriversi all’Accademia di belle arti di Roma. Durante questi anni realizzò varie sculture che si inseriscono nel periodo espressionista dell’artista. Dopo essersi diplomato, ottenne presso la stessa Accademia l’incarico di assistente-professore, iniziando ad insegnare.

Aurelio de Felice, opere - Photo Credits: Umbri.altrevista.org
Aurelio de Felice, opere – Photo Credits: Umbri.altrevista.org

Dalla scuola alla fama

Nel 1940 vinse, con la sua opera intitolata Adolescente con l’ocarina, il primo premio ad un concorso nazionale di scultura ed espose a Roma nella sua prima mostra personale. L’attività espositiva proseguì durante la seconda guerra mondiale esclusivamente nel paese natale. Nel dopoguerra espose anche all’estero, come in Svizzera, in Germania e in Francia.

A Parigi, nel 1950, insieme a Gino Severini fondò la “Scuola d’arte italiana”, e su incarico del ministero degli affari esteri, fu incaricato come addetto presso l'”Istituto italiano di cultura”. Dopo 5 anni, tornò in Italia dove fondò la Scuola statale d’arte ad Acqui Terme, e la Scuola d’arte di Volterra.

Aurelio De Felice, studio dell'artista - Photo Credits: Museodefelice.com
Aurelio De Felice, studio dell’artista – Photo Credits: Museodefelice.com

Tratti artistici nelle sculture

Per quanto riguarda la produzione artistica di Aurelio De Felice, possiamo affermare che sia del tutto originale e anticonformista. Infatti non si lasciò coinvolgere dal dibattito tra realismo e formalismo degli anni cinquanta, continuando una sua strada mirata alla personale rivisitazione del cubismo.

La bellezza e grandiosità del suo tratto artistico non si evidenzia solo nella sua produzione scultorea ma anche in pittura e specialmente nei suoi disegni. Qui la linea sembra sfuggire dal contorno e dalla forma, per indagare libera il foglio che prima era creduto vuoto. La sua mano è libera da ogni schema e preconcetto, vuole e può indagare lo spazio e l’infinita realtà. La linea può essere flessuosa o inceppata, continua o spezzata ma è sempre lei a farla da padrona, sia in pittura che in scultura.

Aurelio De Felice, opere - Photo Credits: RadioGalileo.com
Aurelio De Felice, opere – Photo Credits: RadioGalileo.com

Ultimi anni di vita di Aurelio De Felice

L’ultima mostra risale al 1982, data dopo la quale una malattia lo costrinse a limitare la propria attività. Nel 1992 fu presente nella città giapponese di Kōbe per la consegna alle autorità cittadine della statua “Maternità”, che è stata collocata all’interno di un parco. Vive gli ultimi anni nella quiete della sua casa sul colle di Torreorsina, dove muore il 14 giugno 1996.

Federica.

ALMANACCO: 28 Ottobre muore il filosofo John Locke

Filosofo e pensatore politico inglese, John Locke morì il 28 Ottobre del 1704. Venne considerato il padre del liberalismo classico, dell’empirismo moderno e uno dei più influenti anticipatori dell’illuminismo e del criticismo. Fu inoltre autore del Saggio sull’intelletto umano, nel quale introdusse le sue teorizzazioni sulle modalità conoscitive dell’uomo.

Nacque a Wrington, in Inghilterra, nel 1632. Figlio di un medio proprietario terriero, seguì gli studi universitari a Oxford, giungendo a ottenere la laurea in medicina, anche se l’ambiente non gli riuscì congeniale. Qui tuttavia conobbe alcune figure significative per il suo percorso personale, tra cui il rettore Owen, un puritano abbastanza tollerante, che ebbe una qualche influenza sul suo pensiero politico.

Gli esordi

Visse in uno dei periodi più turbolenti della storia inglese, quello delle due rivoluzioni che portarono alla fine della monarchia assoluta nel paese e all’instaurazione di una monarchia parlamentare. Per questo che Locke fu da subito interessato alla politica, cosa che gli comportò non pochi problemi. Dopo aver trascorso quattro anni in Francia, fu costretto a recarsi in esilio volontario in Olanda, dove visse in uno stato di clandestinità e sotto falsa identità. Questa vita gli fu fatale poiché venne coinvolto nella “gloriosa rivoluzione”, un complotto mirante ad insediare sul trono il duca olandese, Guglielmo d’Orange, e alla conseguente instaurazione del nuovo regime liberale.

Fu in questo il periodo in cui si dedicò pienamente alla sua attività filosofica, componendo le sue opere principali. Ricordiamo i Due trattati sul governo, opera che verrà in seguito usata come manifesto ideologico per gli eventi politici legati alla rivoluzione. Tornato in Inghilterra, Locke
ricevette fama e onori degni di nota, in quanto impersonava l’intellettuale e il teorico del nuovo sistema politico inglese. Nel 1690 scrisse anche il Saggio sull’intelletto umano, atto a stabilire i confini entro cui può svilupparsi la conoscenza ed in che modo la ragione deve sempre essere guidata dall’esperienza.

Empirismo e Liberalismo

Locke è comunemente riconosciuto il padre dell’empirismo, quella corrente filosofica secondo cui la fonte della conoscenza è rappresentata dall’esperienza. La ragione dell’uomo è, difatti, limitata dal materiale che le forniscono i sensi, che allo stesso tempo cerca di trovare conferma nel mondo esterno. Da questa idea, nasce il capolavoro Saggio sull’intelletto umano, in cui afferma che il primissimo materiale della conoscenza è costituito dalle idee semplici che ricevono due tipi di realtà. Nelle idee di sensazione noi riceviamo tutti i contenuti appartenenti al mondo esterno, e nelle idee di riflessione, invece, trovano posto le nostre sensazioni interne, il pensare, l’essere triste o felice ecc.

Locke ha lasciato una grandissima impronta anche per quanto riguarda la politica. Difatti, nei Due Trattati sul governo e nella Lettera sulla tolleranza il filosofo si fa paladino delle libertà degli uomini e del principio di tolleranza religiosa. Immagina un ipotetico “stato di natura” in cui tutti gli uomini vivono in una situazione di profonda uguaglianza di diritti, alla libertà, alla vita e alla proprietà. Secondo Locke la pacifica convivenza degli uomini potrebbe però trasformarsi in uno stato di guerra quando qualcuno con la forza potrebbe andare contro la legge di natura e violare i diritti altrui. Per evitare questa situazione, bisogna creare uno stato civile che con le leggi, salvaguardi i diritti dei cittadini e che si fa unicamente tutore della difesa della libertà dell’uomo. 

Ultimi anni

Passò serenamente gli ultimi anni nel castello di Oates, presso il villaggio di High Laver, nell’Essex, dove morì e fu sepolto nel 1704 nella chiesa di Ognissanti.

Federica.

ALMANACCO: 27 Ottobre nasce il teologo Erasmo da Rotterdam

Teologo, umanista, filosofo e saggista olandese, Erasmo da Rotterdam nasce il 27 Ottobre del 1466. Conosciuto anche con lo pseudonimo di Desiderius Erasmus, con cui si firma, realizzò la sua opera più importante con il titolo l’Elogio della follia, capolavoro indiscusso, tanto da essere considerato il maggiore esponente del movimento dell’Umanesimo cristiano.

Nasce a Rotterdam, nei Paesi Bassi, probabilmente nel 1466. Fece i primi studi a Gouda, frequentando la scuola capitolare di San Lebuinus a Deventer, dove apprese soprattutto la lingua latina e la retorica. Alla morte dei genitori nel 1483 però, fu mandato in convento agostiniano, dove gli fu impartita un’istruzione classica e umanistica. Qui venne ordinato prete nel 1492, anche se non sarà mai un attivo sacerdote. 

Gli esordi

Nello stesso periodo iniziò a viaggiare in tutta Europa. Si spostò in Francia, per continuare gli studi all’Università di Parigi, per poi andare in Inghilterra, dove si laureò in teologia. Fu attraverso questi viaggi, che entrò in contatto con i più importanti centri culturali, tenendo lezioni, conferenze, e studiando gli antichi manoscritti. Il periodo trascorso in Inghilterra, ad esempio, gli permise di conoscere e stringere amicizie con Enrico VIII, John Colet, Tommaso Moro, John Fisher, Thomas Linacre e William Grocyn, e di insegrare greco all’Università di Cambridge.

L’insegnamento però non faceva per lui, in quanto preferiva la vita dello studioso indipendente, evitando di conseguenza ogni legame formale che potesse limitare la sua libertà intellettuale e la sua libertà di espressione. In questo periodo Erasmo divenne la sua figura che rappresenterà il centro del movimento letterario della sua epoca, grazie ad una serie di corrispondenze con molte persone di rilievo del mondo letterario e politico. La produzione letteraria iniziò piuttosto tardi, soltanto quando inizia a padroneggiare con sicurezza il latino.

L’elogio della follia

La sua opera più famosa, L’elogio della follia, ebbe uno straordinario successo, grazie anche alle numerose traduzioni e pubblicazioni in tutta Europa, frutto della recente invenzione della stampa, avvenuta nel 1455. In essa sono contenute tutte le principali critiche alla Chiesa cattolica, in cui la protagonista immaginaria è la Follia che espone tutte le bugie e le falsità con le quali gli uomini nascondono il male del mondo. Attraverso le sue parole, Erasmo riuscì a criticare la corruzione e l’immoralità del clero, i vizi del papato, la presunzione teologica e scolastica e la convinzione che alcuni segni esteriori di religiosità siano sufficienti per guadagnarsi il Paradiso. Attraverso la satira e il sarcasmo, mettere in mostra la decadenza morale della società del suo tempo, a partire dalla Chiesa.

Erasmo fu per tutta la vita cattolico, anche se criticherà duramente gli eccessi della Chiesa cattolica rifiutando persino il titolo di cardinale che gli verrà offerto. Nel suo trattato, infatti chiarisce che la fede in Cristo, e non nei sacramenti e i rituali della Chiesa, sarebbe l’unica garanzia per la vita eterna. Attraverso la critica alla Chiesa di Roma, Erasmo aveva anticipato alcune questioni che furono poi poste da Martin Lutero e dalla Riforma protestante. Fu infatti, sostenitore della necessità di una profonda riforma religiosa e morale, che doveva essere basata sul ritorno alle fonti del cristianesimo, concetto fortemente influenzato dalla sua cultura umanistica.

La pace e la tolleranza

Anche se molto vicino all’idea Luterana, tuttavia non si schierò mai con essa. Le controversie tra Lutero ed Erasmo, si acuirono soprattutto intorno al tema del libero arbitrio, che secondo il primo non esisteva, lasciando l’uomo completamente dipendente dalla volontà di Dio. Erasmo, invece, come spiegato nella sua opera De libero arbitrio, credeva che rifiutare il libero arbitrio significava negare la dignità e il valore dell’uomo, cioè i principi stessi dell’Umanesimo a cui si ispirava. Oltre che andare contro a Lutero, non riuscì ad appoggiare mai neanche la reazione cattolica, in quanto lo scontro tra le diverse confessioni cristiane, rappresentava per lui quel trionfo della violenza e del dogmatismo.

Infatti, fin dalle sue opere giovanili, è sempre stata presente un’appassionata difesa della pace da parte di Erasmo. Fu ad esempio nell’opera Lamento della pace, che esprime tutte le sue convinzioni pacifiste, nella quale è proprio la personificazione della Pace a denunciare l’assurdità della guerra, come la più tragica tra le follie umane. Erasmo riteneva che soltanto da una posizione neutrale si sarebbe potuto influenzare la riforma della religione, scelta che però poteva apparire come un rifiuto ad assumersi le proprie responsabilità. Il suo rifiuto di schierarsi gli fece guadagnare l’antipatia sia di Lutero e dei protestanti sia dei cattolici. Erasmo da Rotterdam morì nel 1535 a Basilea, solo e abbattuto per il conflitto che si era sviluppato tra le confessioni cristiane.    

Federica.