TOUR: Roma sulle tracce di Gian Lorenzo Bernini

Gian Lorenzo Bernini non ha bisogno di presentazioni, è semplicemente uno degli artisti più famosi di sempre. Scultore, urbanista, architetto, pittore, scenografo e commediografo italiano, un artista poliedrico e multiforme, Bernini è considerato il massimo protagonista della cultura figurativa barocca. Si concentrò soprattutto nel cambiare volto alla Capitale, abbellendola e decorandola con alcune delle opere più importanti e imperdibili della città.

Nella sua lunga vita conobbe sette diversi Papi, da Urbano VIII Barberini (1623-1644) a Clemente X Altieri (1670-1676), tanto da diventare per la maggior parte di loro voce e manifesto. I lavori architettonici e scultorei di Bernini a Roma sono innumerevoli e attraverso questo articolo ne scopriremo alcune delle più importanti e sorprendenti.

Chiesa di Santa Maria della Vittoria

Questo tour virtuale alla scoperta di Bernini, inizia in una delle chiese più interessanti di Roma, la chiesa di Santa Maria della Vittoria. Eretta nel XVII secolo, all’esterno potrebbe apparire come una chiesa normale, mentre all’interno presenta una straordinaria decorazione, illuminata solamente da candele, che inondano il tempio con colori caldi e speciali. Una delle zone più importanti della chiesa è la Cappella di Cornaro, dove si trova la famosa scultura di Bernini, chiamata L’Estasi di Santa Teresa, una delle opere simbolo del Barocco.

Essa descrive a tutto tondo la religiosità del Seicento, attraverso la rappresentazione della visione mistica e divina avuta da S. Teresa d’Avila. Questo gruppo scultoreo è formato dalla Santa e da un Angelo, entrambi sospesi a mezz’aria su delle nuvole. Sono illuminati da una luce naturale che entra da una nicchia nascosta allo spettatore e che si riflette su questa pioggia di raggi dorati che scendono sull’opera. L’opera appare in movimento, come se il vento scuote la Santa e fa muovere il suo vestito.

Chiesa di Sant’Andrea al Quirinale

Il percorso alla scoperta di Bernini, continua in Sant’Andrea al Quirinale per scoprire il suo lato da architetto. Completamente ristrutturata dall’artista, ribaltando la concezione di architettura religiosa, sostituendo la classica pianta a croce latina, con un’originale pianta ellittica. Utilizzò questa soluzione per trasmette un chiaro effetto di dinamismo e dilatazione dello spazio, tipici elementi del suo stile barocco.

Anche la facciata, è dinamicamente ricurva, così come l’elegante scalinata che porta all’interno della chiesa, da molti definito “la perla del Barocco”, grazie ad un gioco di luci e ombre che prelude al Rococò. Lo spazio centrale, coperto da una sontuosa cupola, si apre con disposizione radiale, dove otto cappelle rettangolari e ovali decorano le pareti. Al centro, davanti all’ingresso, venne costruito un altare maggiore, decorato con il Sant’Andrea in gloria, un gruppo scultoreo dorato con il santo, coppie di pescatori e cherubini giocosi che sostengono ghirlande e festoni, di grande effetto emozionale.

Piazza Barberini e le fontane

Successivamente si arriva a Piazza Barberini, per la cui decorazione realizza due grandi fontane: la Fontana del Tritone centrale e più grande, e la Fontana delle Api, piccolina e meno conosciuta. La prima, fu chiamata così per la presenza di un possente Tritone che esce da una conchiglia aperta, alla cui base sono presenti delfini sinuosi e gli stemmi araldici dei Barberini, caratterizzati dal loro figura simbolo delle api. Originalissimo il modo in cui il Bernini, pone ogni elemento in una sintesi organica, la giusta metamorfosi tra architettura, scultura e natura.

Per omaggiare ancor di più la committenza, Bernini realizzò questa seconda fontana, formata da una grande conchiglia aperta da cui fuoriescono 3 api, ancora simbolo dei Barberini, giocando anche in questo caso con significati ed allegorie. Come pochi ben sanno, il nostro artista fu molto esperto nella realizzazione di fontane, soprattutto perché fin da giovanissimo partecipò, insieme al padre, alla realizzazione della Fontana della Barcaccia, sita al centro di Piazza di Spagna, ai piedi della scalinata.

Dal Pantheon a Propaganda Fide

Ma Bernini ebbe anche dei momenti no, uno fra questi furono la realizzazione dei due bellissimi campanili del Pantheon, demoliti successivamente nel 1894. Realizzati in stile Barocco, furono molto particolari e all’epoca soprannominate le “recchie d’asino”, perché fuori dai canoni classici del Pantheon, e dopo anni si decise di demolirle. Questo provoco nell’artista grande dispiacere.

Un’altra nota dolente nella vita di Bernini, fu l’eterna rivalità con Francesco Borromini, altro artista del Barocco romano. I due si incontrarono per i lavori al Palazzo di Propaganda Fide, e Borromini lo sfidò apertamente. Infatti, fu Bernini a realizzare per primo una chiesa interna a pianta ovale, che solamente dopo solo tre anni, venne abbattuta per fare spazio ad una nuova chiesa, più grande, progettata da Borromini. Leggenda vuole che nel progetto di quest’ultimo, le finestre del palazzo, fossero decorate da orecchie d’asino, per deridere il suo rivale.

La fontana dei Quattro Fiumi

Ma questa eterna ed aspra rivalità, portò Bernini a dare il meglio di se, soprattutto in quella che sarà l’ultima tappa di questo tour virtuale. Come gran finale vi lascio in una delle più famose e spettacolari piazze di Roma, la barocca e teatrale Piazza Navona. Qui Bernini realizzerà la sua fontana più bella, su incarico di papa Innocenzo X, della famiglia Pamphilj: La fontana dei Quattro Fiumi. Questa fontana possente, riporta sotto forma di personificazioni allegoriche le figure di 4 fiumi.

C’è il Nilo, con un leone ed una palma simboli dell’Africa, porta gli occhi bendati ad indicare che non si conoscevano ancora le sue sorgenti. Poi il Rio della Plata, con le monete d’argento come il colore argentino delle acque (dallo spagnolo plata che significa argento). Il Danubio con un cavallo ed i fiori, che richiamano le fertili pianure danubiane e infine il Gange con un lungo remo ad indicare la navigabilità del fiume. La fontana dei Quattro Fiumi quindi rappresenta la totalità del mondo con l’Africa, l’America, L’Europa e l’Asia e al tempo stesso l’universalità e la centralità della Chiesa, rappresentata dall’obelisco, asse della fede con le chiavi e lo stemma pontificio.

Federica.

ALMANACCO: 25 Febbraio nasce il commediografo Carlo Goldoni

Commediografo, scrittore, librettista e avvocato italiano, cittadino della Repubblica di Venezia, Carlo Osvaldo Goldoni nacque il 25 febbraio del 1707. Colui che diede avvio alla riforma del teatro, tanto da venire considerato uno dei padri della commedia moderna. Con la sua opera La Locandiera, riuscì ad ottenere la fama in tutta Italia, grazie anche alle molte opere scritte in lingua veneta.

Nacque a Venezia nel 1707 in una famiglia borghese, che per lavoro del padre farmacista si trasferì subito dopo la nascita di Carlo a Perugia. Fu così che ottenne la prima formazione nella città umbra, dove venne iscritto al Collegio dei Gesuiti, dove dimostrò una predilezione per la letteratura degli autori comici e una passione per il teatro, tanto che all’età di 9 anni abbozza una piccola sceneggiatura per una commedia teatrale.

Esordi letterari

Successivamente a Perugia, sempre seguendo il lavoro del padre, arrivò a Rimini, dove segue un corso di logica nella scuola dei Domenicani, periodo che però lo mortifica. Fu per questo che decise di fuggire dalla scuola per imbarcarsi su un battello insieme ad una compagnia teatrale comica, raggiungendo quello che era il suo grande sogno, ovvero fare teatro. Fu così che finalmente i genitori capirono le esigenze del figlio, assecondandone le passioni.

In seguito alla morte del padre, capì però di voler seguire la carriera che il padre aveva scelto per lui, tanto che diventò avvocato presso l’università di Padova, entrando nell’ordine forense della Serenissima, come avvocato veneziano. Ma la sua passione per il teatro, si fece sempre più sentire, tanto che iniziò a scrivere le prime tragicommedie come BelisarioDon Giovanni Tenorio e Giustino.

L’evoluzione della scrittura

Nel 1738, compose però la sua prima commedia che dà l’avvio al rinnovamento radicale per il teatro comico italiano. Grazie all’opera Il Momolo Cortesan, ottenne molta fama grazie alla quale gli venne affidata la direzione del teatro d’opera del San Giovanni Crisostomo, fino all’anno 1741. Qualche anno più tardi, scrisse l’altra opera La donna di garbo, la sua primissima opera a essere scritta in tutte le sue parti.

Con queste opere Goldoni cambia la metodologia di recitare. Infatti gli attori comici non portano più in scena un genere farsesco, caratterizzato dalla recita improvvisata e dall’uso della maschera. Nel passato solo la trama era scritta, mentre il dialogo veniva affidato all’inventiva sul momento degli interpreti. Al contrario con Goldoni, si pose un’alternativa a questa tradizione obsoleta, realizzando una commedia di “carattere” o di “ambiente”.

La riforma del teatro

Gli attori fissi con le maschere, furono sostituiti con personaggi arricchiti di una loro personalità individuale, dando vita ad una recitazione “a soggetto”, a favore di una sceneggiatura scritta interamente dall’autore. I testi goldoniani tengono conto delle esigenze degli attori, delle compagnie e degli stessi edifici teatrali svolgendosi attraverso un “quotidiano parlare”, ad una attenta rappresentazione del reale. Il capolavoro realizzato secondo questo nuovo stile, è la sua opera più celebre ovvero La locandiera.

Anche il linguaggio dei personaggi, passa continuamente dall’italiano al veneziano e viceversa, dando spazio a diversi usi sociali del linguaggio, in base alle varie situazioni in cui vengono a trovarsi i personaggi delle sue opere. Il suo italiano, influenzato dal veneziano e caratterizzato da elementi settentrionali, è quello del mondo borghese, lontano dalla tradizione classicistica toscana. Il dialetto veneziano non è per Goldoni uno strumento di gioco, ma un linguaggio concreto e autonomo, diversificato dagli strati sociali dei personaggi che lo utilizzano.

L’esperienza francese

Dall’anno 1748 Carlo Goldoni è commediografo del teatro Sant’Angelo e della compagnia teatrale che porta il nome dell’ideatore chiamato Madebach, per il quale realizzerà le famose sedici commedie in un solo anno. Dopo aver rotto con il Medebach, Goldoni assunse un nuovo impegno con il teatro San Luca, di proprietà Vendramin, dove comincia un periodo in cui scrive varie tragicommedie e commedie, di cui la Trilogia persiana ottenne un maggior successo.

Goldoni nel 1762 decise di lasciare Venezia per trasferirsi in Francia a Parigi, per divenire autore della “Commedie Italienne”, rimanendone però deluso per la poca considerazione del teatro italiano e delle sue riforme Goldoniane. Qui gli venne inoltre affidato l’incarico di maestro di lingua italiana alla principessa Adelaide, figlia di Luigi XV, tanto da stabilirsi a Versailles. Nel frattempo scrisse opere cimentandosi in francese con le commedie Le Bourru Bienfaisant e L’Avare Fastueux, scrivendo anche la sua autobiografia, Mémoires.

Ultimi anni

La rivoluzione francese sconvolse la sua vita e, con la soppressione delle pensioni, si ritrova in condizioni economiche non molto facili. Sono gli ultimi lampi di Goldoni che nel frattempo diventa cieco all’occhio sinistro, malattia che lo portò alla morte nel 1793, all’età di 85 anni.

Federica.

ALMANACCO: 24 Febbraio muore il fisico Georg Christoph Lichtenberg

Fisico, scrittore e anglofilo tedesco, Georg Christoph Lichtenberg morì il 24 Febbraio del 1799. Divenne famoso soprattutto per i suoi grandi esperimenti con apparecchiature fatti durante le sue lezioni universitarie, ma anche per le sue ricerche riguardanti l’elettricità o più precisamente per le cosiddette Figure di Lichtenberg. Nell’ultimo periodo della sua vita si concentrò anche alla stesura di diversi aforismi.

Nasce a Ober-Ramstadt, in un paesino della Germania il giorno 1 luglio 1742, in una povera famiglia di pastori. Fin da subito ebbe problemi di salute, in seguito a una deformazione della spina dorsale con la quale rimase gobbo. Appassionato di studio, decise di iscriversi nel 1763 grazie ad una borsa di studio assegnata dal langravio Ludwig VIII alla Georg-August-Universität Göttingen, dove studiò matematica, astronomia e scienze naturali, storia e letteratura.

Fama e successo in Inghilterra

Nell’Università rimase per circa 6 anni, diventandone all’inizio divenne professore straordinario di fisica nella stessa Università, e infine nel 1775 un professore ordinario. Grazie ai numerosi studi fatti in quegli anni, Lichtenberg diventa uno dei primi scienziati ad introdurre nelle proprie lezioni esperimenti con apparecchiature, tanto da diventare una delle figure intellettuali d’Europa maggiormente popolari e rispettate.

Invitato dai suoi entusiasti studenti, visitò due volte l’Inghilterra, dove venne ricevuto cordialmente da Re Giorgio III. Qui Lichtenberg rimase ben impressionato dalla Gran Bretagna, studiando a fondo le usanze di questo paese, tanto che diverrà un noto anglofilo, e venne inoltre eletto membro della Royal Society. In Inghilterra, Lichtenberg continuò i suoi grandiosi esperimenti, divennero così importanti tanto che anche Alessandro Volta visitò Göttingen per conoscerlo.

Amori e ultimi anni

Per quanto concerne la vita sentimentale, Lichtenberg ebbe molte relazioni, la maggior parte delle quali con donne di bassa estrazione sociale. Fu però nel 1777, che conobbe la tredicenne Maria Stechard, che andò a vivere stabilmente con lui dopo il 1780 e morirà due anni dopo. A soli 3 anni dalla morte della prima moglie, incontrò Margarethe Kellner, con cui convolò a nozze nei primi giorni del 1789 allo scopo di fornirle una pensione, poiché pensava che presto sarebbe morto. La donna gli darà sei figli.

Fu però negli ultimi infelici anni della sua vita che divenne ipocondriaco. Georg Christoph Lichtenberg muore a 56 anni a Gottinga, il 24 febbraio 1799, dopo una breve malattia.

Federica.

ALMANACCO: 23 Febbraio nasce il pittore Kazimir Malevič

Pittore, insegnante e urbanista russo, poi sovietico, di origini polacche, Kazimir Severinovič Malevič, nacque il 23 febbraio del 1879. Fu soprattutto conosciuto per essere un pioniere dell’astrattismo geometrico e delle avanguardie russe, ma anche per essere stato nel 1913 il padre dell’avanguardia artistica chiamata suprematismo.

Nasce nel 1879 presso Kiev, in Ucraina nell’allora Impero russo. In seguito alla morte prematura del padre si trasferì nel 1904 a Mosca, dove studiò inizialmente nell’atelier privato di Fëdor Rerberg. Sempre nella città si iscrisse all’Istituto di Pittura Scultura e Architettura nel 1903, dove conobbe l’Associazione degli Artisti di Mosca e il gruppo artistico Fante di Quadri.

Esordi artistici

Fu proprio grazie alla conoscenza di questi gruppi che entrò in contatto con artisti del calibro di Vasilij Kandinskij e Michail Larionov, con i quali partecipò alle principali mostre dell’avanguardia del tempo. Fu in questi primi anni della sua carriera artistica, che sperimentò vari stili moderni, oltre a continuare a dipingere opere a carattere naturalistico. Si dedicò quindi alla sperimentazione e all’invenzione di opere caratterizzate dalla mescolanza di stili.

Nel 1911 diventa membro dell’Unione della Gioventù di Pietroburgo e un anno dopo aderì ad un’altra importante esposizione maturata fra i turbolenti ambienti dei gruppi avanguardisti russi, quella del gruppo “Coda d’Asino”. Fu durante questa mostra, che ansioso di sperimentare vie nuove e diverse, realizza le prime opere a carattere neoprimitivista, dedicate a soggetti di ambiente contadino.

Suprematismo

Gli stessi temi appaiono nelle opere dell’anno seguente, anche se elaborate diversamente, con un senso della struttura più solido. Già a partire dal 1913 si manifesta nel pittore un grande interesse per il cubismo, che lo porterà verso quello che è considerato il suo contributo più originale, ossia la fondazione del Suprematismo. La denominazione di questa pittura, caratterizzata da forme astratte e geometriche, deriva da “supremazia”, nel senso che auspicava la supremazia assoluta della sensibilità plastica.

Dal punto di vista dei suprematisti le apparenze esteriori sono nulle rispetto alla sensibilità che nelle arti figurative risulta essenziale. Per una serie di circostanze non si conosce ancora bene la traiettoria completa del Suprematismo, in quanto vari scritti di Malevič non sono stati ancora tradotti, risultando quindi inesatti e confusi. Possiamo solamente dividere il Suprematismo in due epoche distinte, la prima quella Meccanica appartenente al periodo cubofuturista, mentre la seconda quella Cosmica, il cui manifesto apparve nel 1915.

L’espansione e la fama

Tuttavia, la vera grande novità di Kazimir Malevich si coglie in quella semplificazione formale, che farà di lui un artista unico del panorama sovietico. Fu così che coglie l’occasione dell’Ultima Mostra Futurista del 1915 a Pietrogrado, per lanciare il movimento del Suprematismo, che però nacque ufficialmente intorno al 1913, anno in cui Malevich, insieme al poeta Majakovskij, scrisse il Manifesto del Suprematismo.

Grazie a tale fama, Malevich e altri artisti dell’avanguardia vennero sostenuti dal governo sovietico,e ottennero alti incarichi nel campo amministrativo e nell’insegnamento dell’arte. Fu così che dal 1919 Malevich inizia l’attività di docente all’Istituto d’Arte di Vitebsk, del quale diviene poco dopo direttore e fondando insieme ai suoi allievi il gruppo suprematista UNOVIS. Dal 1922 al 1927 insegna anche all’Istituto di Cultura Artistica di Leningrado, dove lavora prevalentemente a modellini architettonici con un gruppo di allievi.

I viaggi e gli ultimi anni

Dopo l’insegnamento si dedicò ai viaggi, spostandosi in diverse città per mostre ed esposizioni dove far conoscere ancor di più la sua arte. Si recò principalmente a Berlino, per poi visitare tutta la Germania, entrando anche in contatto con alcune delle personalità più incisive del secolo, fra cui Arp, Schwitters, e Le Corbusier. Visita anche il Bauhaus, un luogo che non poteva certo lasciarsi sfuggire.

Nel 1929 venne allestita una sua personale presso la Galleria Tretjakov di Mosca, ma a causa dei suoi rapporti passati con gli artisti tedeschi, Malevich venne arrestato, e molti dei suoi modelli, disegni e appunti vennero distrutti. Rilasciato, comincia di colpo a realizzare opere di carattere “stranamente” figurativo, con svariate tele naturaliste. Furono queste le opere che realizzò nell’ultimo periodo di vita, in quanto morì a Leningrado il 15 maggio 1935, per un tumore alla prostata.

Federica.

mARTEdì: le opere pubblicitarie in serie di ANDY WARHOL

Per celebrare la morte del re della Pop Art Andy Warhol, colui che ha gettato le basi di questa corrente artistica, ricordiamo le sue opere più celebri. Fu un artista non convenzionale, che è stato in grado di dettare le sue regole artistiche e in generale le sue regole di vita, cambiando per sempre quelle che erano le visioni del mondo dell’arte fino a quel periodo.

Le opere più famose di Andy Warhol sono diventate delle icone, grazie al suo segno distintivo della ripetizione della stessa immagine moltissime volte alternandone i colori. Prendeva immagini pubblicitarie di grandi marchi commerciali, svuotandole di significato e riproducendole all’infinito, in modo tale da rendere la sua arte provocatoria e ‘consumata’ come un qualsiasi altro prodotto commerciale.

DO IT YOURSELF 

Quest’opera è un acrilico, fatto di pastello e letraset su tela, che si compone da cinque dipinti realizzati nel 1962. L’opera è una critica verso il mondo dell’arte, intendendo che tutti possiamo fare arte, un arte che non ha nulla di sublime, e che semplicemente può aiutare a riempire un vuoto. E’ un semplice paesaggio che però viene stravolto dall’artista grazie ad un innovazione innovativa e pubblicitaria.

Per realizzare Do It Yourself (Landscape), Warhol stampò sulla tela un pattern prefabbricato diviso in aree da colorare in base a una banale corrispondenza numero-colore, e ne riempie alcune sezioni per poi interrompere il lavoro a metà. In questo modo l’artista invita ironicamente lo spettatore a finire il lavoro lasciato a metà, un invito che Andy Warhol avanzava realmente nel suo periodo pubblicitario, quando riuniva gli amici in allegri coloring parties, dedicati alla coloritura ad acquarello o pastello dei suoi disegni.

ONE DOLLAR BILLS

One Dollar Bills è un’opera di Andy Warhol che raffigura una serie di banconote da un dollaro, un’opera apparentemente semplice ma con un grande significato. L’artista su quest’opera scrisse che l’atto di comprare era molto più americano di pensare, tanto da ritenersi lui stesso molto americano. Quello che gli americani amano veramente è comprare di tutto, dalla gente, al denaro, fino ad arrivare ai paesi. Da questo pensiero arriva la scelta di dipingere del denaro.

Il procedimento di realizzazione fu particolare, dato dal metodo serigrafico a partire da un disegno al tratto. I quadri generati riproducono semplicemente una sola banconota ingrandita, o, come in questo caso, una serie di banconote affiancate in serie su un’unica tela. Warhol sfruttò della serigrafia le potenzialità meccaniche, ma anche i limiti che ne impediscono la riproduzione perfetta dell’originale, come le difficoltà di far combaciare i contorni dell’immagine in modo perfetto.

BIG CAMPBELL e 100 CANS

La prima è un’opera pop del 1962 con cui Warhol si lancia alla ricerca spasmodica di un soggetto non ancora tentato, un oggetto parte dell’immaginario popolare, con cui proporsi alla ribalta dell’arte. Comincia così a dipingere lattine di minestra Campbell, acquistate una di ogni tipo al supermercato, e riprodotte con un ritratto frontale, su sfondo bianco, ingrandendolo sino a riempire l’intera superficie della tela.

A questa prima serie composta da una lattina gigante, faranno seguito innumerevoli varianti, con barattoli rimpiccioliti, accartocciati, con l’etichetta scollata, o ripetuti all’infinito in lunghe file sovrapposte. E’ il caso della seconda opera 100 Cans, ossia 100 lattine, riprodotte in modo seriale in fila ordinata, l’uno accanto all’altro, per realizzare una critica verso la società. L’obiettivo dell’opera era mostrare il vero volto dell’America, ovvero il paese del consumismo e della ripetizione. Warhol lo rivela mostrandoci che tutti abbiamo gli stessi idoli, guardiamo le stesse cose, la pensiamo allo stesso modo e mangiamo la stessa minestra.

MARILYN

Quest’opera consiste in una serie di 10 serigrafie su carta che Andy Warhol realizzò nel 1967, tutte dedicate alla diva americana, che a loro volta si aggiungono ad una collezione più ampia, che ritraeva diversi personaggi famosi, icone del tempo, come ad esempio quelle su Mao Tse-Tung. Questa serie si caratterizzano per una forza cromatica più intensa e per un disegno molto delineato.

La cartella dedicata a Marilyn è una delle più famose e citate dell’artista americano e si caratterizza per una ricchezza cromatica che cambia da serigrafia a serigrafia, giocando sui contrasti complementari di colori quali il blu, il rosso, il verde, l’azzurro e il rosa. Stessa cosa accadde per le icone icone Che Guevara, Michael Jackson, Elvis Presley, Elizabeth Taylor, Brigitte Bardot, Marlon Brando, Liza Minnelli e tante altre da ricordare, come le regine Elisabetta II del Regno Unito, Margherita II di Danimarca, Beatrice dei Paesi Bassi, la principessa consorte di Monaco Grace Kelly e la principessa di Galles Diana Spencer.

THE LAST SUPPER

Tra il 1985 e il 1987 Andy Warhol, su invito del gallerista Alexandre Jolas, realizzò un ciclo di opere di grande formato (circa un centinaio) dedicato al tema de L’Ultima Cena di Da Vinci, rivisitato secondo la tipologia artistica della Pop Art. L’Ultima Cena rappresenta tra l’altro l’ultima dimostrazione dell’artista, che morì di lì a poco, opera che gli fu commissionata dal Credito Valtellinese.

La grande tela venne esposta nella nuova sede della Banca, proprio di fronte alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, che ospita la celebre opera del Maestro Leonardo Da Vinci. Il titolo originale in lingua inglese, The Last Supper, può rappresentare sia un riferimento forte alla scena evangelica, sia l’ultima zuppa dipinta da Andy Warhol. The Last Supper racchiude in sé l’essenza della poetica warholiana tesa a demistificare l’opera d’arte per dimostrare che, anche l’Ultima cena di Leonardo, al pari di altri soggetti come la Campbell’s Soup, altro non è che ‘un prodotto’.

Federica.

ALMANACCO: 22 Febbraio muore il pittore Andy Warhol

Pittore, grafico, illustratore, scultore, sceneggiatore, produttore cinematografico e televisivo, regista, direttore della fotografia e attore, Andy Warhol morì il 22 Febbraio del 1987. Considerato uno dei più grandi geni artistici del XX secolo, fu padre e figura predominante del movimento della Pop art, cambiando l’idea stessa di artista, che per la prima volta divenne imprenditore di sé stesso.

Warhol nacque a Pittsburgh, in Pennsylvania, il 6 agosto del 1928. Fin da subito mostrò il suo grande talento artistico, tanto che crescendo decise di studiare arte pubblicitaria al Carnegie Institute of Technology di Pittsburgh. Dopo la laurea, ottenuta nel 1949, si trasferì a New York, città che gli offrì subito molteplici possibilità di affermarsi nel mondo della pubblicità.

La nascita della Pop Art

Fu proprio a New York che iniziò a lavorare come pubblicitario presso alcune famose riviste come “Vogue”, “Harper’s Bazar” e “Glamour”, lavorando contemporaneamente come vetrinista. Fu però intorno al 1960 che Warhol comincia a realizzare i primi dipinti che si rifanno a fumetti e immagini pubblicitarie, cercando di fondere la pubblicità con l’arte. La sua attività artistica conterà tantissime opere, che produceva in serie con l’ausilio dell’impianto serigrafico.

Le sue opere più famose sono diventate delle icone, come Marilyn Monroe, Popeye, Superman e le prime bottiglie di Coca Cola e lattine di Zuppa. Il suo metodo di successo fu la riproduzione in serie su grosse tele, dove riportava moltissime volte la stessa immagine con alterazione di colori vivaci e forti. Prendendo immagini pubblicitarie di grandi marchi commerciali, riusciva a svuotarle di ogni significato con la ripetizione dell’immagine stessa su vasta scala, attraverso una provocazione nemmeno troppo velata.

La Factory

Negli anni successivi decise di abbracciare un progetto più vasto dell’essere un semplice pittore, proponendosi come imprenditore dell’avanguardia creativa di massa. Diventando imprenditore di se stesso e della propria arte, decise di fondare la “Factory”, ovvero una sorta di officina in cui alla base vi era il lavoro collettivo, svolto da diversi artisti che avevano un obiettivo comune. E’ proprio grazie alla Factory che iniziano i rapporti i suoi rapporti di lavoro più importanti, esponendo in varie città come New York e Philadelphia.

Grazie alle amicizie strette con vari intellettuali del periodo, decise nel 1963 di iniziare a dedicarsi al cinema, producendo due lungometraggi, intitolati Sleep ed Empire. Ma le sue collaborazioni continuarono anche in ambito musicale, quando nel 1967 si legò al gruppo rock dei Velvet Underground, di cui finanzia il primo disco e realizza la nota copertina del disco, con una semplice banana gialla su sfondo bianco.

Anni 70 e 80

Nel 1968 rischia la morte, all’interno della Factory, per l’attentato di una squilibrata, tale Valerie Solanas, unico membro della S.C.U.M. (società che si propone di eliminare gli uomini). Questa femminista radicale sparò a Warhol, che sopravvisse riportando però gravissime ferite, che lo portarono a diminuire drasticamente le apparizioni pubbliche. fu in questo periodo infatti che si concentrò sulla stesura del suo romanzo intitolato A: a Novel, e sulla produzione del suo primo film, Flash, Trash e Heat.

Agli inizi degli anni 70, fonda la rivista “Interview”, uno strumento di riflessione sul cinema che amplia le sue tematiche a moda, arte, cultura e vita mondana. Negli anni 80 invece si dedica alla realizzazione di ritratti e autoritratti, come fu famoso quello di Lenin. Negli ultimi anni si occupa anche della rivisitazione di opere dei grandi maestri del Rinascimento, come Paolo Uccello, Piero della Francesca, e soprattutto Leonardo da Vinci, da cui ricava il ciclo The Last Supper.

Ultimi anni

Andy Warhol muore a New York il 22 febbraio 1987 durante una semplice operazione chirurgica alla cistifellea. I funerali si svolsero a Pittsburgh, nella sua città natale, e nell’anno successivo i 10.000 oggetti di sua proprietà furono venduti all’asta da Sotheby’s per finanziare la “Andy Warhol Foundation for the Visual Arts”. Dopo la morte, la fama e la quotazione delle opere crebbero al punto da rendere Andy Warhol il secondo artista più comprato e venduto al mondo dopo Pablo Picasso.

Federica.

ALMANACCO: 21 Febbraio muore il politico Frederick Douglass

Politico, scrittore, editore, oratore, riformatore, abolizionista e sostenitore del diritto di voto per le donne, Frederick Douglass muore il 21 Febbraio del 1895. Fu una delle figure più importanti della storia afroamericana e dell’intera storia americana, in quanto nel 1872, fu il primo afroamericano ad essere candidato vicepresidente degli Stati Uniti per il Partito per l’eguaglianza dei diritti, in coppia con Victoria Woodhull, la prima donna candidata per la presidenza.

Nacque in schiavitù nella Contea di Talbot, nel Maryland, e fin da subito venne affidato ai nonni. Quando la nonna morì però, venne nuovamente affidato, questa volta come schiavo ad un certo Hugh Auld, a Baltimora, esperienza che ovviamente gli procurerà un forte trauma che lo accompagnerà per tutta a vita.

Gli esordi

Nella casa di Hugh però, ottenne la sua prima istruzione, grazie all’insegnamento della moglie Sophia, che lo tratta come un figlio, infrangendo così la legge che vietava di insegnare a leggere agli schiavi. Gli insegnò l’alfabeto per leggere la Bibbia ad alta voce, anche se quando il marito lo scoprì, andò su tutte le furie arrabbiandosi con i due. Fu proprio questo evento che aprì gli occhi e la mente del ragazzo che per la prima volta acquista piena coscienza della condizione di schiavo e della sua profonda ingiustizia. 

Non potendo più avere lezioni da Sophia, Frederick completerà il proprio insegnamento rubando nozioni ai ragazzini bianchi e a chiunque sappia leggere e scrivere. Finalmente, a circa dodici anni, riuscì ad acquistare un testo scolastico, The Orator Colombiana, riuscendo grazie ad esso ad avere la capacità di esprimersi, tanto oralmente quanto per iscritto, per educare le coscienze. Fu così che iniziò a lesse quotidiani, materiale politico e libri di ogni tipo che cambiarono il suo modo di pensare, soprattutto legato alla discussione e condanna della schiavitù, in favore della libertà.

La nuova vita

Dopo varie vicissitudini e cambiamenti di padroni affidatari, Frederick riuscì finalmente all’età di venti anni, a coronare il suo sogno di fuggire dalla schiavitù e ottenere la libertà, travestendosi da marinaio per salire su un treno. In 24 ore attraversò fiumi, prese traghetti e battelli a vapore, per arrivare alla sua meta, ovvero la città di New York. Ad incoraggiarlo ed aiutarlo nella fuga ci fu Anna Murley, una ragazza nera libera che lo accompagna nell’avventura, e che sposerà nel 1838 adottando il cognome Douglass.

Con una nuova vita, Frederick inizia a frequentare gli ambienti abolizionisti, partecipando a riunioni e convention e divenendo ammiratore del grande giornalista William Lloyd Garrison e del suo giornale il “Liberator”. In uno di questi incontri a cui partecipa, venne invitato a raccontare la sua triste storia, tanto che successivamente fu incoraggiato a tenere conferenze contro la schiavitù, divenendo ambito e apprezzato dallo stesso Garrison. Nel 1841 tenne il suo primo discorso alla Società Antischiavista del Massachusetts, che lo chiama per un ciclo di conferenze della durata di tre anni. 

L’autobiografia

Da questo momento iniziò a parlare sempre più spesso in pubblico, trasformandosi in un grande oratore, uno dei primi fra i neri d’America. Nello stesso periodo fonderà anche un suo giornale chiamato “La Stella del Nord”, la cui prima pubblicazione risale al 1845, attraverso la stesura di quella che successivamente diventerà la sua prima autobiografia. L’opera in questione intitolata Narrazione della vita di Frederick Douglass, uno schiavo americano, ebbe da un lato molte critiche soprattutto per l’idea che un afroamericano avesse scritto un libro, ma ebbe anche molti apprezzamenti.

Infatti dalla sua pubblicazione, il libro diventò subito un campione di vendite, tanto che venne ristampato nove volte per un totale di 11.000 copie diffuse negli Stati Uniti, e pubblicato anche in Europa, con traduzioni in francese e olandese. Nel corso della sua vita pubblicò tre versioni di questa autobiografia, ampliando ogni volta la versione precedente. Ovviamente anche la notorietà di Douglass dilagò oltre i confini d’America, fino all’Europa, dove egli si reca restandovi due anni tra Inghilterra, Scozia e Irlanda.

Douglass e Lincoln

Fu però allo scoppio della guerra di secessione americana, del 1861, causata proprio dalla questione degli schiavi, che Frederick iniziò la sua campagna da attivista. Visto che l’obiettivo della guerra, era di porre fine alla schiavitù, secondo Douglass si sarebbe dovuto permettere agli afroamericani di arruolarsi e di prendere parte alla lotta per la propria libertà. Questo avvenne nel gennaio 1863, grazie al presidente Lincoln che procedette alla promulgazione del Proclama di Emancipazione.

Nel successivo mese di luglio Douglass ottiene di essere ricevuto dal presidente, alla Casa Bianca, con il quale lamenta la disparità di trattamento riservato ai neri. Fu così che sempre grazie al presidente americano, si riuscì ad approvare il XIII emendamento, che garantiva anche la cittadinanza agli schiavi liberati, il XIV emendamento che garantì a tutti i diritti civili e la stessa tutela davanti alla legge e il XV emendamento che protesse tutti i cittadini dalla discriminazione riguardo al diritto di voto su base razziale. Ovviamente a quell’incontro ne seguiranno molti altri.

Candidatura e minacce

Alla morte di Lincoln, gli venne richiesto di pronunciare un discorso di commemorazione, don il quale Frederick si procurò il rispetto di molti, tanto che la folla, eccitata dalle sue parole, si alzò in piedi applaudendolo. Fu così che dopo questo evento, iniziò a ricoprire vari incarichi diplomatici, giungendo fino alla candidatura alla vice-presidenza degli Stati Uniti del 1872. Venne infatti candidato a sua insaputa, per il Partito per l’eguaglianza dei diritti al fianco di Victoria Woodhull, la prima donna candidata per la presidenza.

Tuttavia, dopo la guerra, i bianchi si erano sollevati nuovamente, organizzando gruppi di giustizieri illegali come il Ku Klux Klan, assumendo nel corso degli anni forme diverse, fino a costituirsi in potenti gruppi paramilitari come la White League e le Red Shirts. Questo permise al Partito Democratico di riconquistare il potere e di riaffermare il principio della supremazia bianca, grazie anche all’uso della violenza e all’introduzione di leggi sulla segregazione razziale e l’impedimento del diritto di voto agli afroamericani. Questa situazione rimase invariata per più di sessant’anni, fino a circa la metà del XX secolo.

Ultimi anni

Il 21 febbraio 1895 Douglass presenziò ad una riunione del National Council of Women a Washington D.C, durante la quale salì sul palco e il pubblico si alzò per applaudirlo. Poco dopo il suo rientro a casa però morì per un infarto acuto o per un ictus. Fu sepolto al Mount Hope Cemetery di Rochester, New York.

Federica.

ALMANACCO: 20 Febbraio nasce il movimento artistico del Futurismo

Il Futurismo fu un movimento letterario, culturale, artistico e musicale italiano dell’inizio del XX secolo, considerato uno delle prime avanguardie europee. Esso spaziava in ogni forma di espressione, come pittura, scultura, letteratura, teatro, musica, architettura, danza, fotografia, e molto altro, tanto da ottenere un gran successo in tutta Europa. La denominazione “futurismo” si deve al poeta italiano Filippo Tommaso Marinetti.

Fu proprio Marinetti, ad aver pubblicato in Italia il Manifesto del Futurismo in data 5 febbraio 1909 anche se il suo riconoscimento internazionale avvenne il 20 Febbraio 1909 grazie alla pubblicazione del giornale francese Le Figaro. Il Manifesto, aveva lo scopo di attaccare e contrastare i valori tradizionali, mettendo alla berlina la borghesia ottocentesca che era vista come superata e fuori tempo.

Origini

Il Futurismo nasce in Italia, in un periodo di notevole fase evolutiva determinato dalle guerre, dalla trasformazione sociale e politica, ma anche dalle nuove scoperte tecnologiche e comunicative. Furono tutti fattori cambiarono completamente la percezione del nuovo secolo, che portava una nuova realtà, ovvero la velocità. Furono proprio questi i principi base del movimento spiegati da Marinetti nel primo Manifesto Futurista.

Nei manifesti si esaltava la tecnica e si dichiarava una fiducia illimitata nel progresso, attraverso una fine decretata delle vecchie ideologie, bollate con l’etichetta di “passatismo”. Ecco perchè al posto delle idee tradizionaliste, si iniziarono ad esaltare idee sul dinamismo, sulla velocità, sull’industria, sul militarismo, sul nazionalismo e sulla guerra, che veniva definita come “sola igiene del mondo”.

Stile ideologico

Il Futurismo fu un movimento culturale organizzato come un’associazione che si espresse artisticamente, politicamente e ideologicamente. Il capo scuola e il leader culturale del movimento fu appunto Filippo Tommaso Marinetti, che cercò attraverso il movimento di rappresentare il dinamismo del mondo moderno, l’energia e la spregiudicatezza nel portare tutto alla massima velocità, togliendosi di dosso la lentezza dell’ottocento.

Proprio per questo i futuristi amavano l’energia, il coraggio e l’audacia, la guerra e il pericolo, che spesso riportavano nelle loro opere artistiche e letterarie. Ebbero inoltre una passione intensa per le creazioni del capitalismo, la macchina e la tecnica che potevano migliorare la vita, aumentarne gli stimoli e rendere più ricco lo spettro di esperienze della quotidianità.

Rottura con il passato

Nell’ambito del linguaggio, Marinetti propose di stravolgere i canoni tradizionali, proponendo di abolire aggettivi e verbi. Su quest’onda inventò la formula “parole in libertà” ovvero poste senza un’organizzazione grammaticale, ma sostenute solo dall’anarchia dell’espressione immediata. Conseguenza di questo atteggiamento furono l’utilizzo di espressioni dialettali, neologismi, invenzioni di suoni ed espressioni per manifestare e realizzare l’ispirazione, senza filtri e ne canoni.

Gli intellettuali che formarono il gruppo dei futuristi erano sostenuti da un intenso vitalismo che rifiutava i canoni del passato e cercava di interpretare il futuro, valorizzandone in ogni modo i contenuti e le potenzialità espressive. Lo scopo degli intellettuali e artisti che vi aderirono era quindi svegliare la percezione e utilizzare il prodotto di un’analisi sistematica delle sensazioni per interpretare in modo essenziale la realtà.

Futurismo in pittura e scultura

Nelle opere futuriste è costante la ricerca del dinamismo, dove il soggetto non appare mai fermo, ma in movimento. Così la simultaneità della visione diventa il tratto principale dei quadri futuristi, in cui lo spettatore ne rimane avvolto, testimone di un’azione in svolgimento. Esso si serve, in pittura e in scultura, delle “linee-forza” che subiscono un effetto centrifugo e centripeto. Dal punto di vista concettuale, il Futurismo è legato ai principi cubisti di scomposizione della forma secondo piani visivi e rappresentazione di essi sulla tela.

Tuttavia, mentre il cubismo rende possibile una visione del soggetto fermo, il Futurismo utilizza la scomposizione per rendere la dimensione temporale, il movimento. Due tra i principali esponenti del movimento pittorico, Umberto Boccioni e Giacomo Balla, furono presenti anche nella scultura. Ad esempio, del primo artista ricordiamo l’opera simbolica del futurismo come chiara metafora del progresso, La città che sale, mentre dal punto di vista scultoreo ricordiamo l’opera Forme uniche della continuità nello spazio.

Futurismo in architettura

L’architetto più rappresentativo del movimento fu Antonio Sant’Elia, che pubblicò nel 1914 in linea con Marinetti, il Manifesto dell’Architettura futurista, dove esponeva i principi di questa corrente. Alla base di tutto c’è la città dinamica e moderna, intesa da Sant’Elia come città del futuro. Esso in contrapposizione all’architettura tradizionale inadeguata, realizzava i progetti di queste città idealizzate, le cui caratteristiche fondamentali erano il movimento, i trasporti e le grandi strutture.

L’utopia futurista è una città in perenne mutamento, agile e mobile in ogni sua parte, un continuo cantiere in costruzione, e la casa futurista allo stesso modo è impregnata di dinamicità. Infatti anche l’utilizzo di linee ellittiche e oblique, simboleggiava questo rifiuto della staticità per una maggior dinamicità dei progetti futuristi, privi di una simmetria classicamente intesa. Queste idee però vennero smorzate dall’avvento del regime fascista, il quale privilegiò un monumentalismo legato alla tradizione classicista.

Federica.

ALMANACCO: 19 febbraio nasce lo scultore Constantin Brâncuși

Importante artista e scultore romeno, Constantin Brâncuși nacque il 19 Febbraio del 1876. Famoso per essere stato il pioniere della moderna scultura astratta, attraverso la realizzazione di opere in bronzo e marmo, ma anche in legno. E’ conosciuto principalmente per le sue sculture astratte di teste ovoidi e uccelli in volo.

Brâncuşi nasce nel 1876 in Romania, nel paesino di Pestisani, dove trascorre tutta la sua giovinezza. Fu fin da piccolo amante dell’arte, tanto che convincerà suo padre a iscriverlo prima alla Scuola di Arte e mestieri di Cracovia e dopo all’Accademia di Bucarest. Qui riceverà una formazione di stampo accademico che, poi si rivelerà essere completamente opposta alla sua idea di arte.

Esordi artistici

Fu proprio questo forte senso di insoddisfazione verso gli insegnamenti accademici, che lo indurrà ad abbandonare definitivamente la scuola, iniziando a viaggiare per trovare lavoro. Si spostò tra Austria e Germania, lavorando a Vienna e Monaco, fino all’età di 28 anni, quando nel 1904, decise di partire a piedi verso Parigi, la città che in quel periodo brulicava di arte e artisti. Qui si iscrisse all’Ecole des Beaux-Arts, rimanendo colpito dalle opere dei grandi scultore francesi, primo fra tutti Auguste Rodin.

Nel 1906 partecipa con le sue prime sculture al Salon d’Automne, dove incontra e strinse amicizia con Modigliani, Satie e Duchamp, dai quale venne fortemente influenzato. Tra gli altri conosce anche pittori come Fernand Léger, Henri Matisse ed Henri Rousseau. Crebbe in lui questa grande passione per l’arte francese, anche se mantenne comunque un costante rapporto con la Romania, dove fa frequentemente ritorno per esporre le sue opere, quasi ogni anno, a Bucarest.

Evoluzione artistica

Nel 1913 espone cinque sue sculture alla mostra dell’Armony Show di New York, dove fu fortemente apprezzato e conosciuto in tutta America. La sua fama fece si che un anno più tardi, Alfred Stieglitz decise di allestire la prima personale dell’opera di Brancusi nella sua galleria a New York. Questo fu il periodo in cui si concentrò artisticamente sulla realizzazione di una serie di sculture in legno che sottolineano il suo interesse per il primitivismo.

Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale però il suo stile cambiò, avvicinandosi sempre più ad opere dal gusto astratto, alla ricerca della forma-tipo e della forma genitrice. Tra le caratteristiche della sua idea artistica, c’era il fatto che Brancusi non fu mai membro di un movimento artistico organizzato, anche se all’inizio degli anni ’20 abbia frequentato Tristan Tzara, Francis Picabia e molti altri dadaisti. 

Opere più importanti

Nel 1926 si recò due volte negli Stati Uniti, occasione in cui fu protagonista di un curioso caso giudiziario promosso dalla Dogana degli Stati Uniti, legato all’esportazione di una sua opera d’arte astratta, ovvero Uccello nello spazio. Questo processo aveva l’obiettivo di stabilire se la sua scultura sia soggetta ad imposta in quanto manufatto o debba essere considerata un’opera d’arte. Ovviamente questo curioso evento fece il giro del mondo, diventando noto con il nome di “Caso Brâncuși“.

Dopo questo fatto, nel 1937 tornò in Romania, in quanto ricevette l’incarico di realizzare un monumento ai caduti per il parco pubblico di Târgu Jiu, progettando un insieme di sculture, che costituirono l’opera più importante che lasciò al proprio paese. Oltre alla Romania, durante gli anni Trenta, Brancusi compì numerosi viaggi, visitando India, Egitto e diversi paesi europei, lasciando numerose opere, come la progettazione di un tempio della meditazione per il maragià di Indore.

Ultimi anni

Dopo il 1939 Brancusi ritornerà a Parigi, dove inizierà a lavorare da solo portando a termine la sua ultima scultura in gesso intitolata Grand Coq. Qualche anno più tardi, nel 1952 ottenne la cittadinanza francese, solamente 5 anni prima della sua morte, avvenuta nel 1957, all’età di 81 anni.

Federica.

ALMANACCO: 18 febbraio muore il teologo Martin Lutero

Teologo e accademico tedesco, Martin Lutero morì il 18 febbraio del 1546. Noto principalmente come riformatore religioso e iniziatore di una nuova teologia chiamata protestantesimo, per il quale formula le 95 tesi, che portarono allo scisma dal cattolicesimo e, contestualmente, alla nascita della riforma protestante.

Martin Lutero, nacque il 10 novembre 1483 ad Eisleben, una cittadina centrale della Germania, da una famiglia di contadini. L’ambiente in cui crebbe Lutero era cattolico e severo, tanto che venne fin da piccolo mandato a studiare il canto sacro e il latino, presso la scuola dei Fratelli della Vita Comune, fondati dal mistico Geert de Groote. Tuttavia Lutero vi rimase solo per un anno, andando a vivere successivamente da alcuni parenti ad Eisenach, dove risedette fino al 1501.

Esordi

Per volontà del padre si iscrisse e si laureo all’Università di Erfurt nel 1505, anno in cui accadde un evento che cambiò totalmente il suo futuro, ovvero venne quasi ucciso da un fulmine. Si racconta che caduto a terra per il fulmine Lutero, terrorizzato, fece voto a Sant’Anna che se fosse sopravvissuto avrebbe preso i voti e abbracciato la vita monastica. Mantenendo la promessa, a 22 anni, entrò nel convento agostiniano-eremitano di Erfurt, dove pronunciò i voti e venne ordinato sacerdote.

Qui inoltre sotto la guida del frate superiore Johann Staupitz, si dedicò allo studio dei grandi filosofi come Aristotele, Sant’Agostino, Pietro Lombardo e molti altri. Grazie a Staupitz, inoltre, gli venne assegnata una cattedra di filosofia morale ed etica aristotelica, all’università di Wittenberg, appena fondata dal principe Federico III di Sassonia. Qui, iniziò a prendere corpo la convinzione che le nostre opere non possono essere altro che peccaminose, perché la natura umana è dettata solo dal peccato, e che la salvezza è concessa da Dio per la sola fede e la sola grazia.

Teologia luterana

Fu questo il punto centrale di tutta la dottrina Luterana, ovvero che l’onnipotenza divina è in grado di trasformare il nero in bianco e rendere giusto ciò che per sua natura è profondamente ingiusto. Tutto dipende da Dio, che interviene direttamente sull’uomo, e che quindi non c’è più bisogno del sacerdote come mediatore. Ovviamente queste idee si scontrarono con la teologia cattolica, che invece credeva nel libero arbitrio dell’uomo di effettuare opere buone e ricevere di conseguenza, tramite i sacramenti, la grazia divina per risorgere.

La dottrina luterana si rifaceva a un’interpretazione del pensiero di San Paolo, che mal si conciliava però con il tramite la Chiesa, il perdono dei peccatori pentiti tramite la vendita dell’indulgenza come valore di sincero pentimento e buone opere. E’ proprio contro la vendita delle indulgenze che Lutero si scagliò, tanto che diventò il suo primo atto riformatore. Fu così che nel 1517 Lutero scrisse una lettera ad Alberto di Brandeburgo, arcivescovo e commissario scelto delle indulgenze, chiedendo di ritirare la “Instructio” che disciplinava la concessione delle indulgenze.

95 tesi per le indulgenze

La lettera era accompagnata dalle famose 95 tesi in latino, riguardanti l’efficacia e il problema delle indulgenze. Esse non respinsero del tutto la dottrina delle indulgenze, ma ne limitano molto l’efficacia. Con le tesi la fama del monaco ribelle si diffuse in tutta la Sassonia, tanto che preoccupato, nel 1518, Papa Leone X chiamò a Roma Lutero, per esaminare la lettera e discutere le tesi. La decisione finale del papa fu quella di aprire un processo nei confronti del monaco ribelle.

Per la paura di essere processato e condannato, Lutero chiese protezione al principe Federico, tanto che spostarono il processo in Germania, garantendogli un salvacondotto dal futuro imperatore Carlo V che ne garantiva l’intoccabilità. Nonostante questo però, a Lutero venne chiesto una pubblica ritrattazione, ma poiché quest’ultimo non si considerava un eretico, rifiutò la richiesta, ribadendo le sue tesi fino a radicalizzare sempre più le proprie opinioni. Sostenne infatti che l’unica fonte di verità fosse la Sacra Scrittura, e non i papi o i concili, fino a negare la supremazia del Papa.

La condanna

Nel 1520 si riunì a Roma il primo concistoro contro Lutero, in cui venne emanata la bolla Exsurge Domine che lo intimava di ritrattare ufficialmente le sue posizioni e di comparire a Roma, pena la scomunica. Fu così che Lutero per tutta risposta, bruciò pubblicamente la bolla del Papa e il corpus del diritto canonico. E inoltre pubblicò una lunga lettera An den christlichen Adel deutscher Nation von des christlichen Standes Besserung, con la quale invitò tutti alla lotta contro la Chiesa di Roma. Come conseguenza di questi atti, nel 1521 il Papa scomunicò ufficialmente Lutero, con l’accusa di eresia.

Lutero fu così costretto a fuggire, aiutato sempre dal Principe Federico, che lo mise al sicuro nella fortezza di Wartburg. Qui si dedicò alla sua versione della Bibbia in tedesco, sulla quale si basò l’ideale della Riforma, di cui lui ne divenne capo. La Riforma si diffuse in brevissimo tempo, ma prese una piega inaspettata, in quanto sollevò le masse popolari e contadine contro il potere costituito, trasformandosi in una rivoluzione sociale violenta, e non più religiosa. Senza l’appoggio dei contadini, però Lutero poteva contare solo sul sostegno dei principi territoriali tedeschi per la diffusione della Riforma.

La nascita dei protestanti

Fu per questo che decise, nel 1529, di scrivere le opere Piccolo e il Grande Catechismo, ovvero libri di istruzione religiosa per i fedeli rivolti rispettivamente a bambini e adulti. Fu probabilmente il progetto più ambizioso e lungimirante di Lutero, per dare un’educazione religiosa e civica ad ogni membro della comunità evangelica. Si erano intanto creati due blocchi religiosi in Germania, uno in difesa della chiesa di Roma, e quello dei riformatori, che fecero scoppiare una violenta guerra.

Questa guerra interna finì nel 1555 con la firma della pace di Augusta, che segnò la fine dell’unità religiosa dell’Impero. Da quel momento in Germania vennero riconosciute due confessioni, quella cattolica e quella luterana. Nel frattempo a Roma venne eletto Papa Paolo III, che convocò il Concilio di Trento, nel 1542, con l’intento di discutere la Riforma, ma gli stati protestanti tedeschi si rifiutarono di parteciparvi. La Chiesa rispose con l’Inquisizione e la forza militare, per cercare di ridurre gli eretici, anche attraverso una intensa attività missionaria, alla conquista di nuovi territori. Queste riforme hanno probabilmente permesso alla Chiesa di giungere fino ai nostri giorni.

Federica.