ALMANACCO: 12 Giugno nasce il pittore Egon Schiele

Pittore e incisore austriaco, Egon Schiele nasce il 12 Giugno del 1890. Pupillo del pittore Gustav Klimt, Schiele è considerato uno dei maggiori artisti figurativi del primo Novecento, nonché esponente assoluto del primo Espressionismo Viennese. Famoso per l’intensità espressiva delle sue opere, viene ricordato soprattutto per le sue linee spigolose e i colori accentuati che ricalcano corpi contorti caratterizzati da una sessualità cruda. Essi trasmettono l’introspezione psicologica e la comunicazione del suo disagio interiore.

Nato nel 1890 in una cittadina nei pressi di Vienna. La malattia mentale del padre e la sua precoce morte, fu un’esperienza traumatica che segnò profondamente la sua infanzia, e successivamente tutta la pittura tetra e malinconica. Con la morte paterna, la tutela di Egon fu affidata allo zio, che ne riconosce il talento artistico, iscrivendolo all’Accademia di Belle Arti di Vienna. Fu infatti in questo periodo che cominciò a dipingere, in particolare autoritratti, producendo circa trecento dipinti e più di tremila opere su carta.

Dall’influenza di Klimt all’Espressionismo

Ma dopo pochi anni, si accorse che l’Accademia risultava troppo conservatrice e chiusa, così sperimenta uno stile tutto suo, cercando ispirazioni e modelli in giro per la città, soprattutto all’interno dei Cafè. Qui si lega ad artisti molto vicini alla sua sensibilità d’avanguardia, come Gustav Klimt, padre della Secessione viennese, che lo influenza attraverso un’ arte che tende alla modernità e al progresso. Fu proprio Klimt, ad aiutare il giovane, procurandogli modelle da ritrarre e presentandolo ad alcuni ricchi mecenati, tanto che nel 1908 Schiele ottenne la sua prima mostra personale.

La mostra del 1908 incontra il favore della critica e Schiele, a diciannove anni viene annoverato tra gli artisti austriaci più interessanti dell’epoca. Questo successo lo porta, un anno dopo, a fondare con quindici amici artisti il Neukunstgruppe, di cui ne diviene presidente. Questo gruppo ebbe l’obiettivo di contrastare le nette censure artistiche che in quegli anni colpirono Vienna, contrapponendo al raffinato erotismo dell’Art Nouveau, una sessualità come pulsione profonda dell’uomo.

La poetica erotica distorta

Già nei suoi primi lavori emerge quel tratto espressionista che gli permetterà di passare alla storia come artista dall’animo profondo e inquieto. Accanto ai ritratti di amici e autoritratti, viene rappresentata la fisicità del corpo con un’aggressiva distorsione figurativa, in linea con l’arte di Klimt. La sessualità diventa ossessione erotica che, ricopre un’alta tensione emotiva legata al tema della solitudine angosciosa e inquieta. Essa viene sottolineata anche dall’idea di sfondo, che diventa una specie di vuoto, simbolo della tragica dimensione esistenziale dell’uomo, in continuo conflitto tra la vita e la morte.

Utilizza una linea tagliente e incisiva per mostrare il drammatico disfacimento fisico e morale. Anche il colore acquista un valore autonomo, non naturale, come simbolo di allucinata tensione. Oltre a rappresentare il corpo maschile nudo, si appassionò anche alle figure femminili, a cui era unito da un profondo legame personale, ma anche le figure infantili. Le raffigurazioni di adolescenti, soprattutto femmine, occuparono infatti un posto importante nelle sue opere, tanto da cercare modelli anche nei quartieri proletari, ed invitarli nel suo atelier.

Dalla prigione alla morte

Ma la situazione precipita nel 1912, quando venne accusato di aver sedotto, rapito e traviato una giovane modella quattordicenne, subendo un processo e rischiando la condanna a lunghi anni. Tuttavia alla fine del processo, venne ritenuto colpevole soltanto di aver esibito le sue opere, considerate pornografiche dall’autorità, e per questo rinchiuso in prigione per un mese e confiscati centoventicinque disegni. Questa esperienza traumatica influirà molto sulla psiche dell’artista.

L’Europa intanto è in tragico fermento, a causa dell’inizio della Prima Guerra Mondiale. Il conflitto coinvolse tutti, Schiele compreso che venne chiamato al fronte. Qui morirà all’età di 28 anni, il 31 Ottobre del 1918, per febbre spagnola.

Federica.

ALMANACCO: 11 Giugno nasce il pittore John Constable

John Constable è stato un pittore inglese, nato l’11 Giugno del 1776, considerato insieme a William Turner uno dei massimi paesaggisti del Romanticismo. Entrambi portarono nuova libertà e nuove idee nei loro soggetti, soprattutto con il paesaggio pittoresco, ossia quel paesaggio romantico capace di suscitare emozioni nello spettatore, legate in molti casi al disfacimento della natura per mano dell’uomo.

Nato nel 1776, in un villaggio del Suffolk in Inghilterra, da un affermato mercante ed agricoltore. Visse la sua infanzia contornato dalla natura e dagli scorci paesaggistici di campagna, e destinato per questo ad intraprendere una carriera nell’azienda di famiglia. La sua passione per l’arte, che si manifestò da subito, però fu molto forte, tanto che nel 1799 il padre accettò a malincuore la sua iscrizione alla Royal Academy di Londra. Qui si dedicò alla pittura, studiando i grandi maestri del passato e realizzando i suoi primi schizzi amatoriali.

Il paesaggismo pittoresco e romantico

Studiò alla Royal Academy fino al 1802, realizzando nell’anno successivo una mostra personale intenzionato a diventare un pittore professionista di paesaggi, autodidatta. Sono bozzetti a olio, eseguiti all’aperto, ritraenti le rive dello Stour e le campagne circostanti, i luoghi dove trascorse la fanciullezza e che rimasero per tutta la sua carriera pittorica i suoi soggetti preferiti. Fin dalla sua prima opera, Constable cercò di esprimere le sensazioni che provava osservando la natura, mettendo in mostra il suo stile giovanile attraverso colori freschi, luci accese, rugiade, brezze e fioriture, scegliendo quindi come soggetti scene di vita quotidiana.

Le sue scene per questo risultavano fuori moda rispetto alle visioni romantiche di paesaggi selvaggi o in rovina. Fu così che decise di cambiare prospettiva, rivelando un sentimento nuovo, ripudiando i paesaggi ideali o immaginari, e assumendo come soggetto scenari bucolici e idilliaci offerti dalle sue terre natie. La sua produzione incentrata totalmente sul paesaggio, venne infatti animata da cieli sconfinati, nuvole in moto, alberi frondosi, mulini scroscianti d’acqua e altri elementi correlati alla sfera della natura.

Dai primi successi alla morte

Solo nel 1824, il pittore iniziò ad ottenere i primi successi, realizzando l’opera più nota, chiamata Il carro del fieno, per cui vinse la medaglia d’oro al Salon di Parigi. Fu proprio a Parigi che ottenne maggior successo, più di Londra, ma decise comunque di non lasciare mai la sua patria. Inoltre dipinge nello stesso anno Seascape Study with Rain Cloud, considerato uno dei suoi studi più espressionistici grazie alla capacità di catturare l’immediatezza di un acquazzone marino. In effetti, gli studi del cielo interessano in maniera significativa John, tanto che sul retro dei suoi schizzi inseriva delle note relative all’ora del giorno, alla direzione della luce e alla condizione meteorologica.

Nel 1829, ai suoi cinquant’anni, Constable venne eletto membro della Royal Academy e un paio di anni più tardi venne confermato Visitor, cioè ispettore, guadagnandosi un notevole rispetto tra gli studenti. Eventi molto importanti per la sua carriera, che però vennero distrutto dalla morte della moglie, tanto da entrare in una profonda depressione. Ciò nonostante, continuò a lavorare, eseguendo una serie di dipinti divenuti celebri, fino alla morte, avvenuta il 31 marzo 1837 a Londra, a causa di un infarto.

Federica.

ALMANACCO: 10 Giugno nasce il pittore Gustave Courbet

Jean Désiré Gustave Courbet fu un pittore francese nato il 10 Giugno del 1819. Conosciuto per essere stato l’esponente più importante del movimento realista, realizzatore di composizioni figurative, paesaggi terreni, marini e donne. Inoltre si occupò di problematiche sociali, prendendosi a cuore le difficili condizioni di vita e lavoro dei contadini e dei poveri. Dipinge opere dissacranti, sia nel rappresentare la morte che l’origine della vita.

Nacque a Ornans in Francia, da una famiglia di agricoltori benestanti. Ha un’infanzia felice, vissuta tra incantevoli paesaggi, suggestivi scorci sul fiume e pareti rocciose, grazie ai quali sviluppa un amore per la natura, le foreste e gli animali. Spinto dai genitori a studiare legge, si trasferisce a Parigi, dove però rimane folgorato dalle meravigliose opere d’arte del Louvre, e dagli artisti e intellettuali francesi conosciuti nei Cafè parigini.

Gli esordi artistici

Questo avvicinamento al mondo dell’arte, lo portò a dedicare la sua vita alla pittura e allo studio degli artisti francesi, spagnoli e fiamminghi, dei quali esegue numerose copie. Ben presto però, mise da parte le imitazioni, per concentrarsi su una pittura del tutto personale incentrata sulla vita reale. Tentò di esporre le sue opere nei Salòns parigini, ma i primi tentativi fallirono in quanto le sue opere sollevarono aspre polemiche. Venne accusato di bruttezza eccessiva dei personaggi, e di troppa audacia nel rappresentare la realtà come ci appare tutti i giorni.

Per esempio il suo primo capolavoro realizzato nel 1849 è l’opera Gli spaccapietre. E’ chiaramente una denuncia alla povertà e alla durezza del mondo del lavoro, di due lavoratori di pietre. Essi sono avvolti da un clima tetro e scuro, simbolo della precarietà della vita, come anche i loro vestiti sporchi che cadono a brandelli. L’artista non intendeva commuovere il pubblico, ma raffigurare la verità così com’era, esaltando però la dignità della classe sociale dei lavoratori.

Le sue opere iconiche

Nel 1848 Courbet assiste a un funerale di un prozio, nella sua cittadina natale ad Ornans, evento che lo toccò particolarmente tanto da crearci un’opera con lo stesso tema. La tela Funerale a Ornans, raffigura un umile funerale contadino in modo del tutto realistico, utilizzando come modelli le persone presenti all’evento. Nel dipinto i poveri sono rappresentati senza alcuna pretesa poetica e sacralità, trasmettendo l’autentico stato della durezza della vita contadina. Questo dipinto ovviamente sollevò numerose polemiche, tranne per un critico che fu l’unico che predisse la nascita di un nuovo modo di fare arte.

E fu proprio così! L’opera di Courbet infatti, inaugurò quello che sarebbe passato alla storia come Movimento del Realismo. Esso era capace di restituire dignità alle classi più deboli, dando loro la dignità affinché divenissero soggetto delle opere. La critica, quindi, cominciò ad approvare l’arte di Courbet, e il pubblico ad interessarsi sempre di più al suo realismo, causa del progressivo decadimento del romanticismo. Proprio per questo il pittore realizza l’opera Dopocena ad Ornans, con riferimenti a Caravaggio, grazie alla quale venne premiato con una medaglia dal Salon di Parigi.

Tra il realismo e l’erotismo

Da quel momento in poi, Courbet ricevette molto successo, realizzando molte opere. Una delle opere più singolari del suo tempo, fu L’atelier del pittore in quanto l’artista riuscì a mascherare sotto l’apparente realismo, un vasto ricorso all’allegoria per descrivere le sue amicizie, le sue esperienze, le idee sulla vita e sull’arte. Si può dire che quest’opera è la summa del suo pensiero e il manifesto della pittura realista. Tuttavia però, non mise mai da parte il suo carattere ribelle e rivoluzionario, tanto da creare altre opere provocatorie e anticonvenzionali.

Tra le opere che destarono maggiore scandalo, sono quelle realizzate nella seconda metà degli anni Sessanta, di natura erotica. Fra queste la più provocatoria fu l’opera L’origine du monde che rappresenta il primissimo piano di un organo genitale femminile, con il realismo e l’attenzione ai dettagli che contraddistingue le opere dell’artista. Ma anche l’opera Il Sonno che rappresenta due donne abbracciate in un letto senza vestiti.

Dalla politica alla morte

Nei primi anni Settanta del XIX secolo, Courbet divenne presidente della Federazione degli Artisti, istituzione che si batteva per liberare l’arte dalla censura. La sua attività che univa arte e politica non si limitò a questo, ma lo portò a ricoprire un ruolo di spicco nella Comune di Parigi, quando le forze radicali, socialiste e comuniste provarono a governare la città, ma senza riuscirci.

In seguito al fallimento le truppe repubblicane francesi riottennero il potere, scagliandosi contro tutti i rivoltosi, compreso Courbet condannandolo a sei mesi di carcere e al pagamento dei danni causati con la rivoluzione. Fu una cifra esorbitante che non riuscì mai a pagare, facendolo cadere in miseria e costringendolo a fuggire in Svizzera per evitare ulteriori ripercussioni. Qui si rifugiò nell’alcool che lo portò a contrarre una cirrosi epatica che gli causò la morte il 31 dicembre 1877.

Federica.

ALMANACCO: 9 Giugno muore lo scrittore Charles Dickens

Scrittore, giornalista e reporter di viaggio britannico dell’età vittoriana, Charles Dickens morì il 9 Giugno del 1870. Noto anche per le sue prove umoristiche quanto per i suoi romanzi sociali, tanto da essere considerato uno dei più importanti romanzieri di tutti i tempi, nonché uno dei più popolari. Mostro di bravura capace di creare storie immortali con una scrittura abilissima e comprensibile a tutti.

Nasce nel 1812 a Landport, in Inghilterra, cittadina in cui il padre lavorava nella Marina Inglese. Trascorse i suoi primi anni in luoghi diversi seguendo il lavoro del padre e sviluppando già nella prima adolescenza una profonda passione per la lettura. In particolare leggeva i romanzi di Defoe e di Fielding. 

Dal manovale al giornalista

Nel 1823 la famiglia si trasferì in uno squallido sobborgo di Londra, a causa del padre che finì in prigione per debiti. Charles Dickens, così fu costretto a lavorare, a solo 12 anni, in una fabbrica di lucido per scarpe per guadagnare qualche soldo. Qui conoscerà il duro lavoro del manovale, lo sfruttamento scandaloso dei minori e le condizioni di lavoro spaventose. Questo fu un periodo molto doloroso per lui, che però riuscì a tramutare in esperienze vissute da descrivere nei suoi romanzi attraverso l’inesauribile invenzione letteraria.

A partire dal 1825 Charles decise di cambiare lavoro, diventando un praticante presso lo studio legale Ellis & Blackmore, con l’obiettivo di diventare avvocato. Finì però con studiare stenografia da autodidatta, diventando un giornalista. Collaborò con diversi giornali e riviste, e nel primo periodo della sua carriera letteraria cominciò a scrivere opere di carattere umoristico come Sketches by Boz, una raccolta di articoli molto popolari che descrivevano scene di vita londinese.

Le opere iconiche

Piano piano, con il suo lavoro, sorge in lui l’ambizione di diventare cronista parlamentare. Nello stesso anno, cominciò a pubblicare diverse opere che divennero iconiche, di successo immediato con cui raggiungerà la fama sia in Inghilterra sia negli Stati Uniti, dove si recò due volte per una serie di conferenze. Una fra queste è The Pickwick Papers, romanzo di carattere umoristico che racconta le avventure del Signor Pickwick e del suo servitore Sam Weller.

Il 1837 è l’anno di due dei capolavori assoluti per la storia della letteratura mondiale, Oliver Twist e David Copperfield. Entrambi i romanzi sono una forte condanna sociale verso il crimine, verso il maltrattamento e lo sfruttamento minorile, uno dei più gravi problemi sociali del tempo. Una sorta di impronta autobiografica, visto le sue vicende infantili. Un’altra opera famossissima dello scrittore inglese fu A Christmas Carol, dove il protagonista Ebenezer il cui cognome “Scrooge” è diventato parte della lingua inglese per indicare una persona avara.

Pubblicazioni, tematiche e personaggi

I suoi romanzi venivano pubblicati a puntate, in periodici settimanali o mensili, più economici e accessibili anche alle classi meno abbienti. In questo modo poteva mantenere un contatto con i loro lettori e tenere vivo il loro interesse, per fargli acquistare l’episodio successivo e creare suspense. Scrisse quindi senza sosta, creando una gran numero di personaggi e intrecci nello stesso romanzo, un fatto che i critici definivano eccessivo sentimentalismo. Inoltre nell’epoca vittoriana, il romanzo non era solo una forma d’intrattenimento, ma anche un veicolo per idee sociali e politiche, un mezzo di informazione e critica sociale.

Proprio per questo i suoi romanzi vennero ambientati quasi tutti a Londra, soprattutto nei quartieri poveri o malfamati. I racconti erano legati alla Rivoluzione Industriale del tempo, sviluppando quindi un atteggiamento critico nei confronti della società, denunciando le terribili condizioni di lavoro degli operai, il lavoro minorile, il crimine, la prostituzione e il sistema legale inglese. Su queste basi, creò personaggi comici e grotteschi, di diverse classi sociali, descrivendo i loro atteggiamenti, ambizioni e vanità.

Ultimi anni di vita

Charles Dickens ebbe un impatto enorme sulla società inglese, godendo di enorme popolarità mondiale, tanto che molti suoi romanzi divennero dei successi sia al cinema sia in TV. Sono almeno trecento le realizzazioni cinematografiche e televisive basate sui romanzi di Charles Dickens.

Negli ultimi mesi del 1865 si reca ancora in America per un giro di letture delle sue opere. Il suo stato di salute peggiora giorno dopo giorno, tanto che alla fine gli venne diagnosticato un attacco di paralisi.

Federica.

mARTEdì: Alla scoperta dell’opera iconica di PIERO DELLA FRANCESCA

Piero della Francesca è stato un pittore e matematico italiano, una delle personalità più emblematiche del Rinascimento italiano ed esponente della seconda generazione dei pittori-umanisti. Le sue opere, sospese tra arte, geometria e simbologia, riflettono questioni teologiche, filosofiche e d’attualità, attraverso un’armonia e un equilibrio di molteplici influssi e mediando tra tradizione e modernità, tra religiosità e nuove affermazioni dell’Umanesimo, tra razionalità ed estetica.

In questo articolo, vorrei soffermarmi su una delle opere di Piero della Francesca divenuta iconica perché del tutto rivoluzionaria, tanto da essere considerata un mix fra la prospettiva geometrica di Brunelleschi, la plasticità di Masaccio, la luminosità e il chiaroscuro di Beato Angelico e Veneziano, e i dettagli attenti alla realtà dei pittori fiamminghi. Una mescolanza di tecniche tenute insieme dalla semplificazione geometrica, il rigore prospettico e le regole matematiche.

Flagellazione di Cristo – Piero della Francesca

L’opera da prendere in esame è la Flagellazione di Cristo, realizzata nel 1470. Riflette una scena biblica sacra, il momento in cui Cristo viene frustato prima di portare la croce sulle spalle fino al monte Golgota, dove poi verrà crocifisso. La narrazione però è anticonvenzionale, cioè avviene attraverso un’eccentrica e coraggiosa interpretazione dell’artista. Infatti gli artisti prima di lui, scelsero tutti di dipingere Cristo già sulla croce, lasciando poco spazio alla precedente tortura. Invece Piero fu il primo a rivoluzionare la scelta del soggetto, strada che seguiranno anche altri artisti a lui successivi, come Caravaggio.

Inoltre la grande tela di Piero della Francesca, ha delle particolarità strutturali mai viste prima. Essa è divisa in 2 scene completamente staccate, quella della flagellazione a sinistra ambientata all’interno di un antico edificio, e quella di destra dove all’esterno ci sono 3 persone che parlano ed ignorano ciò che accade alle loro spalle. A dividere le due scene c’è una colonna classica con le scanalature ed un capitello decorato, posta proprio al centro della tela.

Ma prendiamo in analisi i tre uomini della scena di destra. Possiamo notare che sono 3 personaggi del tutto diversi tra loro, sia come espressioni, sia inoltre come vestiario. L’uomo appoggiato alla colonna centrale ha dei vestiti particolari, indossa una lunga tunica rosso scuro e uno strano cappello, che ricorda la tradizione orientale del mondo bizantino. L’uomo anziano davanti invece, indossa un vestito finemente decorato color oro e blu. Il ragazzo biondo centrale invece, potrebbe appartenere alla famosa famiglia da Montefeltro, e gli altri 2 diventerebbero, di conseguenza, i loro alleati politici.

Nella scena di sinistra invece, con la flagellazione di Cristo, ci sono infiniti dettagli e piccolezze molto importanti. Primo fra tutti è il pavimento a scacchiera, completamente diverso dal resto dell’opera, e molto moderno. La scena inoltre è riempita da vari uomini, di cui 3 sono i fustigatori intorno a Cristo, che appaiono vestiti secondo la tradizione antica romana. I loro movimenti non sono uguali, infatti l’uomo vestito di verde, impiega più forza di quello vestito di celeste che muove solo le braccia, mantenendo le gambe immobili. L’uomo centrale addirittura neanche partecipa alla violenza, e potrebbe essere ricondotto ad un turco ottomano per il turbante.

Per quanto riguarda la figura di Cristo invece appare inerme, bianca e incatenata ad una grande colonna. Su di essa è presente una piccola statuina d’oro che risale a tempi antichi, rifacendosi alle grandi statue di Costantino, del dio greco Apollo o Heliòs il dio del Sole. Un ulteriore legame con il mondo bizantino. Alla sinistra di Cristo, seduto su un trono, vi è inoltre una presenza misteriosa. Facendo riferimento ai Vangeli potrebbe essere Ponzio Pilato, ma i suoi vestiti non fanno riferimento alla tradizione del periodo, bensì appartengono invece alla tradizione orientale. Secondo questo punto di vista quindi potrebbe essere Giovanni VIII Paleologo, importante figura bizantina, giunto in Italia 20 anni prima che Piero realizzasse questa tavola.

Lo stile artistico e le tecniche usate

Il pittore usò dei toni precisi e forti, schiariti però con il tempo. Inoltre notiamo come le espressioni dei personaggi siano tutte uguali e tranquille, come se siano estranei alla violenza della flagellazione. Stesso discorso anche per i 3 personaggi di destra, chiacchierano tranquillamente, ignorando del tutto la sofferenza di Cristo.

Ma un dettaglio importantissimo nell’opera è l’uso sapiente della luce. Essa colpisce il terzetto di destra illuminando tutta la scena all’esterno eccetto l’edificio con Gesù e gli aguzzini. La stanza invece viene illuminata esclusivamente dalle grandi aperture frontali dell’edificio, e da Cristo stesso, fonte primaria di luce. Come se emanasse un forte bagliore che illumina ancora di più l’ambiente circostante, lasciando in ombra i suoi aggressori e l’uomo sul trono.

Anche la matematica riveste un ruolo fondamentale nell’opera. Infatti per proporzionare le due scene della tela, Piero si serve della legge della sezione aurea. Possiamo notare come la linea di fuga della trave sinistra dell’edificio, segue perfettamente la sezione aurea, e se proviamo a prolungarla verso il centro, colpisce perfettamente la testa di Cristo per finire, in basso sui piedi del ragazzo a sinistra. Questa attenzione alla matematica per dimostrare il suo interesse alla filosofia platonica, inserendo questi valori nelle sue opere.

Federica.

ALMANACCO: 8 Giugno nasce l’architetto Frank Lloyd Wright

Frank Lloyd Wright, nato l’8 Giugno del 1867, è stato un architetto, urbanista e teorico di architettura statunitense. Tra gli architetti più influenti del XX secolo, viene considerato uno dei grandi maestri del Movimento Moderno in Architettura. Durante la sua carriera ha progettato un numero incredibile di edifici destinati ad usi diversi, nel quale approfondisce il rapporto tra lo spazio architettonico e la natura, dando vita alla corrente organica dell’architettura moderna. A oggi, alcune strutture sono Patrimonio dell’Umanità.

Nato nel Wisconsin nel 1869, da genitori che spinsero subito il figlio verso la professione di architetto. Con un temperamento incline alle sfide e alla scoperta di nuovi orizzonti culturali ed artistici, si iscrisse alla facoltà universitaria di Ingegneria Civile, frequentando anche un apprendistato a Chicago. Qui divenne allievo di Louis Sullivan, maestro che lo influenzò attraverso la passione per lo sperimentalismo e la ricerca di nuove soluzioni e con il quale collaborò per 6 anni.

L’idea di Architettura Organica

Fu proprio in seguito alla collaborazione con Sullivan, che prende vita la poetica e la cultura progettuale di Wright. Furono i suoi progetti e soprattutto i suoi scritti, che ottennero molta attenzione sia da parte degli specialisti che da parte del grande pubblico. In essi, fa presente la sua filosofia incentrata sulla ricerca della semplicità e alla volontà realizzare opere con motivi e materiali ripresi dalla natura, eliminando del tutto espedienti decorativi superficiali. Questa concezione prenderà il nome di Architettura Organica, termine che deriva dal titolo del suo celebre volume del 1939.

L’idea trainante era il rifiuto della ricerca estetica e del semplice gusto superficiale, lasciando spazio ad una società organica indipendente da ogni imposizione esterna contrastante con la natura dell’uomo. In altri termini la sua Architettura Organica, intende sviluppare le sue opere come un organismo, ideale per l’uomo e tagliato su misura per lui. La costruzione infatti, nasce intorno a l’uomo e cresce con lui come se fosse il suo corpo. Il progetto architettonico è dato dall’armonia e l’equilibrio tra l’uomo e la natura, tra ambiente costruito e ambiente naturale.

Gli edifici più famosi

Dopo l’apertura nel 1893 del suo studio ad Oak Park, a Chicago, Wright inizia una costante attività diretta soprattutto alle problematiche della “casa”, all’armonia tra ambiente naturale e spazio architettonico. Nascono così edifici storici quali Casa Wright, Robie, Hollyhock e nel periodo di  maturità, Fallingwater. Quest’ultima, letteralmente la Casa sulla Cascata, è una villa progettata e realizzata su un ruscello in Pennsylvania, e ricorda attraverso la stratificazione dei diversi piani a terrazza, l’effetto scenico dato dal fluire dell’acqua in una cascata, situata proprio sottostante. L’idea era quella di creare una continuità tra il progetto architettonico e la cascata naturale.

A New York nel 1959, invece Wright creò per Solomon Guggenheim, un edificio museale per ospitare le sue collezioni d’arte. Il progetto architettonico creato fu talmente scenografico, da essere considerato esso stesso opera d’arte, e scelto come location per decine di film famosi. Con una forma esterna a conchiglia gigante, al suo interno l’edificio era dominato da una rampa a spirale che partiva dal piano più basso dell’edificio fino ad arrivare alla cima, esaltazione di un movimento continuo di percezione visiva.

Realizzò opera anche al di fuori degli Stati Uniti, soprattutto nella metropoli di Tokyo, dove la sua attività prese piede grazie al lungo soggiorno di 6 anni. Fu, infatti, l’architettura giapponese a motivarlo, soprattutto i tetti aggettanti e la struttura basata su telai, travi e tramezzi in legno. Un esempio fra questi, fu l’Imperial Hotel di Tokyo, con una struttura a tre piani totalmente in legno, in stile vittoriano, ubicata di fronte al viale del palazzo dell’Imperatore. Progettato a forma di lettera “H” ha un effetto visivo impattante e spettacolare allo stesso tempo, che si riflette nel piccolo lago antistante. Anche qui un connubio tra architettura e natura.

Federica.

ALMANACCO: 7 Giugno nasce il gruppo artistico Die Brücke

Die Brücke è stato un gruppo di artisti dell’avanguardia tedesca formatosi a Dresda il 7 giugno del 1905. Il gruppo diede vita al più vasto è variato movimento dell’Espressionismo. Tradotto in italiano come “Il ponte”, si tratta quindi di un gruppo di artisti espressionisti tedeschi, il cui nome intendeva esprimere la fede dei suoi membri nell’arte del futuro, verso la quale le loro opere costituivano un ponte. 

Il gruppo venne fondato da quattro studenti di architettura Jugendstil, ovvero dell’ Art Nouveau,  Fritz Bleyl, Erich Heckel, Ernst Ludwig Kirchner e Karl Schmidt-Rottluff. I membri si isolarono in un quartiere operaio di Dresda e svilupparono uno stile del tutto personale ma con una certa influenza del primitivismo e di artisti come Van Gogh e Munch. Realizzarono la loro prima esposizione nel 1906 a Dresda in una fabbrica di lampadari, occasione in cui furono chiarite le premesse e le ideologie del movimento.

Gli inizi del Die Brucke

Il loro nome si ispira ad un passaggio tratto da un’opera di Friedrich Nietzsche (Così parlò Zarathustra) in cui si parla del potenziale dell’umanità di rappresentare un “ponte” verso un futuro perfetto. L’obiettivo dei membri della Brücke, infatti, era creare un ponte artistico tra la tradizionale pittura neoromantica tedesca e la nuova pittura espressionista moderna. Il loro intento fu quello di rompere con le aride convenzioni della borghesia, e creare uno stile pittorico radicalmente nuovo, più in sintonia con la vita moderna.

Un ponte tra vecchio e nuovo, contrapponendo all’800 realista e impressionista, un ‘900 espressionista e antinaturalista. Sulla base di questa idea, diedero vita ad manifesto artistico dove emerse il loro intento di contribuire al rinnovamento spirituale dell’arte, proprio in contrasto sia con la visione accademica, che con quella impressionista e secessionista.
Sul piano artistico gli artisti della “Brücke” presero le distanze in modo netto dalle correnti oggettive del tempo, che miravano alla raffigurazione del mondo nella sua apparenza reale o nei suoi contenuti simbolici.

Poetica del gruppo

Il gruppo del Die Brücke si discostavano dai movimenti artistici precedenti, per i soggetti e la tecnica artistica. Si concentrarono sul mondo interiore, trasformando in forma pittorica il mondo dell’emozione, che divenne successivamente il tratto distintivo di tutte le esperienze riunite sotto la definizione di Espressionismo. I temi principali affrontati furono molti: la vita nella metropoli, l’erotismo, la violenza militare, l’emozione, la fede religiosa, e l’angoscia psicologica causata dal disagio sociale. 

Questa visione si riflette nel loro linguaggio pittorico, essenziale e semplificato, con soggetti omogenei che consistevano principalmente in paesaggi e composizioni di figure nude all’aperto. Queste opere sono caratterizzate da una pittura veloce, che si serviva di colori violenti e forti con linee di contorno marcate, energiche e spigolose. C’è un senso di ansia e inquietudine che traspare nelle opere di questi pittori che spesso erano quasi privi di una formazione pittorica accademica e professionale.

Xilografia e diffusione

La xilografia fu una delle tecniche preferite del gruppo, insieme alla scultura in legno. Fu particolarmente adatta nella resa dei forti contrasti cromatici e dei tratti deformati tipici dell’arte di questi pittori. Inoltre, la xilografia permetteva la produzione della stessa grafica in molti esemplari, raggiungendo un pubblico molto più ampio a differenza di un quadro a olio. L’obiettivo era infatti raggiungere e comunicare con altre energie in fermento, anche attraverso poster e materiale pubblicitario di altissima qualità.

Inoltre, per divulgare le idee del gruppo ed entrare in stretto contatto con il grande pubblico, vennero creati anche dei giornali e delle riviste. Tra i più famosi il Der Sturm, il Die Action e Relovution, che avranno il compito di far conoscere gli artisti del gruppo a livello nazionale. Grazie a questa pubblicità infatti, ottennero presto i primi riconoscimenti, e si trasferirono a Berlino nel 1911. Qui però i mezzi espressivi cambiarono, evidenziando uno spirito più agitato da quello della tranquilla e residenziale Dresda.

Ultimi anni del movimento

Con il tempo, iniziarono a perdere l’identità di gruppo mano mano che gli stili individuali si facevano più evidenti e, come vedremo, questo aspetto sarà fondamentale per lo scioglimento del gruppo, che avvenne nel 1913. I singoli membri avevano ormai maturato espressività proprie che mal tolleravano le limitazioni dell’attività di gruppo.

Federica.

ALMANACCO: 6 Giugno nasce il pittore Diego Velázquez

Grandissimo pittore spagnolo, Diego Velàzquez nasce il 6 Giugno del 1599. Considerato l’artista più importante tra quelli presenti alla corte di Re Filippo IV, colui che meglio rappresenta l’epoca barocca. Autore dell’indiscusso capolavoro Las Meninas, diventato famoso per la sua luce che ha rischiato di mettere in ombra un patrimonio artistico di indiscutibile pregio. Fu anche un grande ritrattista.

Nato a Siviglia nel 1599 da una famiglia benestante, Diego fin da ragazzino mosse i propri passi nel mondo dell’arte. Venne accolto prima nello studio di Francisco Herrera il Vecchio e poi, a partire dai dodici anni, nella bottega di Francisco Pacheco. Qui studiando come in un’accademia, imparò tutte le tecniche della pittura in uno stile idealizzante all’interno della tradizione cattolica spagnola. Fu proprio Pacheco a fargli ottenere la licenza per lavorare come maestro pittore in città.

I ritratti reali di Madrid

Dopo essersi fatto un nome a Siviglia, Velázquez nel 1622 decise di trasferirsi a Madrid in cerca di nuovi incarichi. Qui ottenne un colloquio di lavoro con il re Filippo IV di Spagna, per il quale realizzò il ritratto del sovrano in persona, in un solo giorno. Il sovrano fu così soddisfatto e sorpreso del risultato, tanto da nominarlo pittore di corte e ritrattista ufficiale del re, assegnandogli anche un appartamento nel palazzo del sovrano. In questo periodo venne ricordato soprattutto per i suoi ritratti, a cavalieri, soldati, religiosi e poeti, tutti con grande espressività, date dall’attento uso delle luci e dei chiaroscuri.

Nonostante fosse il ritrattista ufficiale di corte, Velázquez non dipinse solo i volti dei nobili, ma fu colpito particolarmente dai visi dei nani, dei giullari e delle persone comuni. Uno dei suoi più notevoli ritratti è infatti quello del suo servitore e amico Juan de Pareja. In quegli anni realizzò anche il suo più grande dipinto a tema religioso, il Cristo crocifisso, che ritrae Cristo solo su uno sfondo scuro, nel momento immediatamente successivo alla morte. Alcuni studiosi pensano che il viso sia in realtà quello dello zio di Velázquez.

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Il suo amore per l’Italia

Nel 1628 Velázquez fece la conoscenza con il pittore fiammingo Pieter Paul Rubens, in visita diplomatica a Madrid. Quest’ultimo lo convinse a visitare l’Italia e scoprire i maestri dell’arte italiana e ammirare le opere di Caravaggio, di Tiziano e dei maestri del Rinascimento. Questa esperienza influirà profondamente sulla sua arte, rendendola più completa e profonda, come si può vedere dall’attento realismo e dagli sfondi scuri, in linea con lo stile caravaggesco.

A 20 anni di distanza, realizzò un secondo viaggio in Italia, arrivando a Genova, dove entrerà ancora più in contatto con l’arte e lo stile di Tiziano, Tintoretto e Veronese. Non a caso l’artista realizza una delle sue opere più famose, la Venere allo specchio, nella quale è chiara l’influenza di Tiziano e della sua Venere di Urbino.  Si tratta dell’unico nudo femminile rimasto dell’artista spagnolo. Continuerà inoltre la serie dei suoi ritratti importanti, come quello per Papa Innocenzo X con un tratto più marcato ed audace.

Il capolavoro Las Meninas

In seguito al viaggio nella penisola, nel 1651 sbarcò a Barcellona, portando con sé molti dipinti e 300 statue di nudo, sistemate e catalogate per il re. Alcuni anni dopo, dipinse il suo capolavoro, intitolata Las Meninas, un’opera magistrale per composizione, profondità, luce e scelta del soggetto. La protagonista del quadro sembra a prima vista una bambina, Margherita, la figlia maggiore del re. Tuttavia, osservando le varie parti del quadro, non è più tanto chiaro chi o che cosa sia il vero soggetto dell’opera, in quanto il pittore si trova dipinto vicino alle bambine e volge il suo sguardo verso lo spettatore.

Pare che questo mistero ci sia svelato dallo specchio posto alla sinistra della porta. Questo riflette infatti le due sagome dei reali di Spagna, che quindi si trovano di fronte al pittore, ma che lo spettatore non può vedere. Si direbbe dunque che l’artista stia ritraendo Filippo IV e la moglie, ma da l’impressione di ritrarre chiunque si fermi ad osservare il quadro. Il dibattito sul vero soggetto di quest’opera è ancora aperto. Quest’opera è sempre stata considerata la “summa” dell’arte di Velázquez, perchè al suo interno, c’è l’abilità tecnica nel ritrarre, le conoscenze teoriche di arte, matematica e geometria, c’è la creatività e il coraggio di rappresentare un soggetto istituzionale in modo così anticonvenzionale.

Gli ultimi anni di vita

Un anno dopo ebbe l’incarico di curare l’allestimento scenico del matrimonio tra Maria Teresa di Spagna e Luigi XIV di Francia, sull’Isola dei Fagiani, una piccola isoletta paludosa nel fiume Bidasoa. Secondo quanto riportano le cronache compì un ottimo lavoro, ma al ritorno a Madrid fu colto da febbre e in capo a poche settimane morì.

Federica.

ALMANACCO: 5 Giugno nasce il poeta Federico Garcìa Lorca

Poeta, drammaturgo e regista teatrale spagnolo, il 5 Giugno del 1898 nacque Federico Garcìa Lorca. Figura di spicco della cosiddetta Generazione del ’27, per l’affronto alle avanguardie artistiche europee. Le sue opere sono connotate da una forte carica polemica, affrontando i temi dell’omosessualità e del rapporto tra arte e rivoluzione sociale. Sostenitore dichiarato delle forze repubblicane durante la guerra civile spagnola, fu catturato a Granada, e fucilato per mano franchista.

Nacque nel 1898 in Andalusia, da un’agiata famiglia di proprietari terrieri. Fu la madre a trasmettere al giovane Federico la passione per la musica e per la tradizione popolare andalusa. I suoi studi sono segnati da numerosi problemi legati ad una grave malattia, ma comunque riesce a iscriversi all’università di Granada nel corso di Lettere. Qui conobbe il musicista Manuel De Falla, il letterato Melchor Fernández Almagro e il giurista Fernando de los Ríos, figure che aiuteranno la sua carriera in modo concreto.

La Residencia de Estudiantes di Madrid

Nel 1919 il poeta si trasferisce a Madrid per proseguire gli studi universitari, e grazie all’aiuto di Fernando de los Rìos, riesce ad entrare nella Residencia de Estudiantes, il luogo della nuova cultura e dello sperimentalismo. Qui conobbe personaggi importanti del calibro di Luis Buñuel e Salvador Dalì, con il quale avvia una collaborazione artistica, e successivamente anche un interesse sentimentale.

Nei 9 anni in cui rimase nella Residencia, Garcìa Lorca diede spazio alla produzione letteraria. Risalgono a questi anni le raccolte poetiche Poema del canto profondo, il Libro dei poemi e Canzoni, e l’opera teatrale Mariana Pineda. Contemporaneamente a queste, scrive anche le prose d’impronta surrealista ed articoli pubblicati su diverse riviste. A questo momento di creatività, però corrisponde una forte crisi personale, dovuta principalmente alla propria omosessualità, che lo porta a pensieri suicidi.

Poetica delle sue opere

Nella sua produzione letteraria, sia in prosa che in versi, fondamentale fu l’influenza della madre da cui impara l’amore per la musica e per la tradizione popolare spagnola, che rievoca all’interno di gran parte dei suoi scritti. È proprio nella poesia, che si sente più forte il legame con la tradizione andalusa, che viene rielaborata e riadattata sotto forma di versi musicali che si fondono con le sonorità del flamenco, musica della Spagna meridionale.

Ma il successo definitivo arriva nel 1928, quando riesce a trasmettere nelle sue opere, quel fatalismo e quel dolore che impregnano la cultura popolare della regione, proiettandoli però su un piano simbolico. Infatti, influenzato anche dall’amicizia con Salvador Dalì, scrive poesie dal tono surrealista, spesso connotate da una forte carica polemica, sia sul piano esistenziale che su quello politico, affrontano i temi dell’omosessualità e del rapporto tra arte e rivoluzione sociale.

Dagli Stati Uniti a Cuba

L’amico De los Rios, venuto a conoscenza di questa tragica situazione, concede a Garcia Lorca una borsa di studio nella speranza che la cosa potesse essergli di qualche sollievo. Così nel 1929 parte per gli Stati Uniti, dove rimase per 1 anno, frequentando la Columbia University. Questa esperienza fu fondamentale per il poeta, dando vita all’opera Poeta en Nueva York, come critica verso una società di troppo contrasti tra poveri e ricchi, emarginati e dominanti, connotata da razzismo. Si rafforza in García Lorca la necessità di un Mondo più equo e non discriminante.

Nel 1930 è a Cuba, per sostenere il suo amico Fernando de los Rios, divenuto ministro della Pubblica Istruzione, in seguito alla caduta della dittatura di Primo de Rivera. Qui Garcia Lorca avvia il suo progetto di teatro popolare itinerante, con l’obiettivo di portare gli spettacoli in giro per la nazione. Quest’intensa attività non gli impedisce di proseguire la sua produzione poetica e drammaturgica che continua fino allo scoppio della Guerra Civile nel 1936.

La Guerra Civile e la morte

Culturalmente vicino allo spirito popolare, attivo funzionario della Repubblica e profondamente avverso alle posizioni nazionalistiche, Garcia Lorca è individuato come nemico delle milizie fasciste di Francisco Franco. Il 16 agosto 1936, viene arrestato e qualche giorno dopo venne dato l’ordine segretamente di procedere all’esecuzione, solamente all’alba del 19 agosto venne fucilato, e il suo corpo mai più ritrovato.

Federica.

ALMANACCO: 4 Giugno muore l’avventuriero e il donnaiolo Giacomo Casanova

Avventuriero, scrittore, poeta, alchimista, esoterista, diplomatico, scienziato, filosofo e agente segreto della Serenissima, Giacomo Casanova fu tutto questo. Nella data della sua morte avvenuta il 4 Giugno del 1798, ricordiamo una delle figure più vivaci del settecento veneziano. Benché ebbe svariate professioni, viene ricordato ad oggi principalmente per essere un avventuriero e per la sua vita amorosa molto movimentata, tanto che il suo nome divenne simbolo del raffinato seduttore libertino.

Nato nell’aprile del 1725 a Venezia, da due attori, sempre in viaggio per lavoro. All’età di nove anni andò a Padova, per studiare alla scuola dell’abate Antonio Gozzi, ampliando le sue conoscenze culturali, dalla letteratura alla scienza, fino alla musica. Divenne inoltre esperto dei grandi classici e conosceva a memoria l’Ariosto e Orazio. Nel 1737, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza, ma più che agli studi iniziò ad appassionarsi alle donne.

I primi viaggi, tra religione e cattiva condotta

Nel 1743 rientrò a Venezia a causa della morte della nonna Marzia, evento che turbò molto Casanova. Nello stesso anno fu rinchiuso nel Forte di Sant’Andrea, a causa della sua condotta piuttosto turbolenta, in modo da correggere il carattere. anzi anche qui trovò modo di frequentar donne, ma gli capitò inopinatamente di prendersi la prima di una serie di infezioni sessualmente trasmissibili. Gli anni successivi rappresentarono un periodo turbolento attraverso il susseguirsi di diverse esperienze, da quella ecclesiastica fino a quella militare.

Partì prima per la Calabria, seguendo il vescovo di Martirano, ma una volta a destinazione, spaventato dalla povertà del luogo, chiese ed ottenne il congedo. Successivamente si dedicò ai viaggi, arrivando a Napoli e poi a Roma, dove nel 1744 prese servizio presso il cardinal Acquaviva, ma anche quest’esperienza si concluse a causa della sua condotta imprudente con una ragazza minorenne. Si spostò poi ad Ancona, dove ebbe una delle sue strane avventure, innamorandosi di un cantante castrato, convinto che si trattasse di una donna. Malgrado i continui e frequenti viaggi rimarrà sempre profondamente veneziano, innamorato della sua città. 

L’amore per i viaggi, i soldi e le donne

Ritornò quindi a Venezia, dove si guadagnò da vivere suonando il violino nel teatro di San Samuele. Qui conobbe il patrizio veneziano Matteo Bragadin, che trattandolo come un figlio migliorò sostanzialmente le sue condizioni economiche. Grazie alla sua nuova condizione agiata, e amante della “dolce vita”, iniziò a frequentare teatri, bische e casini, organizzando cene eleganti per tantissime donne diverse, anche sposate. E’ proprio in questo periodo che divenne l’iconico Latin lover rubacuori ma, per una delle solite sue imprudenze, gli convenne scappare da Venezia, agli inizi del 1749.

Lasciata Venezia, si diresse in Francia, nello specifico a Lione dove aderì alla Massoneria, non tanto per inclinazioni ideologiche, ma piuttosto per conoscere personaggi ricchi ed importanti a cui chiedere favori. Nello stesso periodo si recò a Parigi dove imparò il francese, che sarebbe divenuto la sua lingua letteraria. Continuò i suoi innumerevoli viaggi in Svizzera, Olanda, Germania, Inghilterra, Prussia, Russia e Spagna. Durante il suo vagabondare per l’Europa scrive molti libri quali Storie della mia fuga e il romanzo Icosameron.

Gli ultimi anni di vita

Dopo anni di assenza, tornò a Venezia nel 1753, ma a causa del suo cattivo carattere e le vecchie abitudini, lo portarono a farsi dei nemici, al punto da farsi arrestare e rinchiudere. Venne accusato di libertinaggio compiuto con donne sposate, di spregio della religione e in generale di comportamento pericoloso per la stabilità del regime aristocratico. Dopo 15 mesi di reclusione, riuscì ad evadere, raggiungendo nuovamente Parigi.

Rimasto senza fonti di sostentamento, si dedicò all’attività di scrittore, scrivendo la storia della sua vita nel libro Mémoires, una vera e propria testimonianza delle sue avventure, delle innumerevoli conquiste galanti, dei viaggi e più in generale del suo il suo modo di vivere. Negli ultimi anni della sua vita, abitò a Duxin, in Boemia, dove svolse la mansione di bibliotecario nel castello del conte di Waldstein, fino al giorno in cui si spense definitivamente, il 4 giugno 1798.

Federica.