ALMANACCO: 17 Febbraio muore il filosofo Giordano Bruno

Filosofo, scrittore e frate domenicano italiano, Filippo Bruno, noto con il nome di Giordano Bruno, morì da eretico il 17 Febbraio del 1600. Vissuto nel XVI secolo, divenne famoso per il suo pensiero inquadrato nel naturalismo rinascimentale, fondendo le più diverse tradizioni filosofiche, ruotando però intorno all’unica idea che l’universo fosse infinito, fatto di infiniti mondi, da amare infinitamente.

Giordano nasce a Nola, nel 1548 da una nobile famiglia campana. Iniziò la sua istruzione grazie a un prete nolano, dal quale imparò a leggere, scrivere e studiare la grammatica. Proseguì gli studi superiori nell’Università di Napoli, situata nel cortile del convento di san Domenico, dove conobbe Giovan Vincenzo de Colle, suo insegnante e aristotelico di scuola averroista, al quale si fa risalire la formazione antiumanistica e antifilologica del Bruno.

Gli esordi

Fin da ragazzo avverte la vocazione al sacerdozio, tanto che a soli 16 anni entra come novizio nel convento di San Domenico, sostituendo il proprio nome con quello di Giordano, come imposto dalla regola domenicana. In realtà questa scelta non fu dettata tanto dall’interesse alla vita religiosa o agli studi teologici, ma soprattutto per la possibilità privilegiata di dedicarsi ai suoi studi di filosofia, che l’Ordine sicuramente garantiva. Fu infatti la ricchezza della sua biblioteca, a tenere incollato Bruno in quel posto.

Continuò grazie ai molti libri letti, la sua passione per la teologia e filosofia antica e moderna, anche se a causa del suo animo irrequieto e fervido, si sentì spesso insofferente nei confronti dell’accettazione dei dogmi imposti. Fu così che iniziò ad esprimere il suo scetticismo sulla Trinità, maturando gradualmente una convinzione panteistica, ovvero che Dio è l’universo nella sua molteplicità. Ovviamente in tempi di piena Controriforma, questa sua teoria gli costò l’accusa di eresia, costringendolo ad abbandonare Napoli.

I viaggi e le opere

Esiliato da Napoli, Bruno nel 1576 raggiunse Roma, città che in quegli anni stava affrontando gravi disordini a causa degli eretici. Qui infatti si portò gli strascichi delle accuse ricevute a Napoli, tanto che per fuggire da esse decise di abbandonare l’abito domenicano, riassumere il nome di Filippo, e iniziare un viaggio alla scoperta dell’Italia. Si spostò da Roma a Genova, poi Savona, Venezia, Milano, e Bergamo. Si spinse anche in Francia, nella Savoia, fino ad arrivare a Ginevra, capitale della Svizzera, dov’è presente una numerosa colonia di italiani riformati e dove abbraccia il calvinismo.

Dalla Svizzera si trasferisce a Tolosa, in Francia, dove si dedicò all’insegnamento, per poi andare nel 1582 a Parigi. Anche se nella capitale francese rimase solo per due anni, fu qui che realizzò le sue prime opere, fra le quali De umbris idearum, Ars memoriae e Il Candelaio. Dal 1583 fu a Londra, dove prosegue la produzione letteraria con sei opere filosofiche in forma dialogica, i cosiddetti “dialoghi londinesi”, i quali sposano le teorie copernicane sulla natura e sull’eliocentrismo, ma abbracciano allo stesso tempo l’idea di infinità dell’universo.

Il fatidico rientro in Italia

Nel 1585 venne richiamato in Francia, dove realizzò una serie di opere antiaristoteliche, che ovviamente scatenarono aspre critiche, che spinsero Bruno ad allontanarsi nuovamente. Fu così che nel 1591 arrivò in Germania a Francoforte, continuando a scrivere opere letterarie. Fu proprio qui che realizzò 3 poemetti latini, i cosiddetti poemi francofortesi, culmine della ricerca filosofica di Giordano Bruno, con i nomi di De triplici, minimo et mensura, De monade, numero et figura e De immenso et innumerabilibus.

Grazie a due editori veneti che scoprirono le sue opere, Bruno venne invitato a Venezia, fu così che nel 1591 fece ritorno in Italia, con la consapevolezza però di poter finire nuovamente sotto le mani dell’Inquisizione. Si stabilì nella dimora del nobile Giovanni Mocenigo, desiderando di essere da lui istruito sulla mnemotecnica e sulle arti magiche. In realtà il patrizio veneziano, impressionato dalle sue idee temerarie, ma anche inquietanti e blasfeme, lo denunciò al Sant’Uffizio, accusandolo di praticare arti magiche, di non credere nella Trinità divina, ma nell’esistenza di mondi infiniti, di negare la verginità di Maria e le punizioni divine.

La condanna e la morte

Fu così che nel maggio del 1592, Giordano Bruno fu arrestato e incarcerato dall’Inquisizione di Venezia, in san Domenico a Castello. Dopo aver chiesto perdono per gli errori commessi, si dichiara disposto a ritrattare quanto si trovi in contrasto con la dottrina della Chiesa, anche se furono atti vani. Fu infatti l’Inquisizione romana a chiede la sua estradizione, venendo trasportato nelle carceri romane del Palazzo del Sant’Uffizio, dove con delle prove furono confermate tutte le accuse, anche in seguito a delle torture.

Nel 1599 il cardinale Bellarmino lo sollecitò ad abiurare ed egli sembra accettare, ma le sue dichiarazioni appaiono parziali e insufficienti, continuando a ribadire i fondamenti della sua filosofia basata sull’infinità dell’universo. Dichiarato eretico, per ordine di Papa Clemente VIII, fu condannato al rogo e arso vivo a Roma, in Campo de’ Fiori, il 17 febbraio 1600, all’età di 52 anni. In quello stesso luogo, nel 1889, su iniziativa di un folto gruppo di uomini di cultura, Francesco Crispi erigerà un monumento in sua memoria.

Federica.

ALMANACCO: 16 febbraio nasce l’architetto Achille Castiglioni

Architetto, designer e accademico italiano, Achille Castiglioni, nasce il 16 febbraio del 1918. Oltre alla realizzazione di progetti architettonici, si concentrò anche su opere di design d’interni, come lampade e sedie, arrivando ad un’archivio che supera gli 11.500 schizzi e bozze di lavori. Il suo studio si concentrava sulla funzionalità e sul riuso funzionale di oggetti già presenti nella produzione.

Nasce nel 1918 a Milano, figlio di uno scultore, che realizzò la fontana di San Francesco in piazza Sant’Angelo e la porta del Duomo di Milano. Fu per questo che visse fin da subito nel mondo dell’arte, tanto che crescendo si iscrisse al Politecnico di Milano, dove conseguì la laurea in Architettura nel 1944.

Esordi

Dopo la laurea, iniziò a lavorare con i fratelli maggiori Livio e Pier Giacomo, che già avevano un proprio studio di architettura in piazza Castello a Milano. Qui, insieme ai fratelli, iniziò a dedicarsi in maniera stabile a progetti di urbanistica, architettura, mostre, esposizioni e product design. Lo studio rivolgeva le proprie attenzioni alla sperimentazione sul prodotto industriale, svolgendo attività di ricerca sulle forme, le tecniche e i materiali nuovi, con l’obiettivo finale di realizzazione di un processo di progettazione integrale.

Nel 1944 partecipa, insieme ai fratelli, alla VII Triennale di Milano, dove presenta l’IRR126, ovvero un apparecchio radio concepito per la produzione industriale. Ma fu soprattutto il maggiore dei fratelli, Livio, a dedicarsi maggiormente allo sviluppo di progetti legati alla radio. Per quanto riguarda il design di Achille Castiglioni invece, è sempre stato improntato verso una ricerca di funzionalità, anche attraverso il riuso funzionale di oggetti già presenti nella produzione.

Stile e filosofia archiettonica

Fin da bambino Castiglioni fu infatti attento alla forma e al funzionamento degli oggetti in cui si imbatteva, a partire naturalmente dai giocattoli. Ad esempio nel tempo raccolse centinaia di oggetti apparentemente privi di valore, ma con forme che lo incuriosivano, tanto che realizzò “object trouvés”, ovvero una raccolta di questi oggetti che mostrò nel suo studio, oggi fondazione Achille Castiglioni, all’interno di vetrinette. Erano per lo più oggetti anonimi divisi per tipologie come ad esempio le forbici, occhiali e molto altro.

Dal 1971 presiede il corso di “Progettazione artistica per l’industria” presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, anche se circa 10 anni più tardi ottenne la carica di professore ordinario di “Disegno industriale” al Politecnico di Milano, dove rimase fino al 1993. In tutta la sua vita, l’attività professionale ha sempre variato nel campo dell’Architettura e dell’Urbanistica, ottenendo notorietà internazionalmente soprattutto grazie suoi progetti nel campo dell’illuminazione e dell’arredamento, nonchè per gli spettacolari allestimenti realizzati in tutto il mondo.

Opere e riconoscimenti

Ad esempio negli anni 1952-1953 si occupò della ricostruzione postbellica del Palazzo della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, e qualche anno più tardi, nel 1956, fu tra i fondatori dell’ADI, ovvero l’Associazione per il Disegno Industriale. Grazie alle sue opere, vinse numerosi premi e riconoscimenti, come ad esempio sette premi Compasso d’oro, l’ultimo vinto nel 1979 per la lampada Parentesi progettata insieme a Pio Manzù. Anche alla Triennale vinse numerosi premi, come una Medaglia di bronzo, un Gran Premio, due Medaglie d’argento e due Medaglie d’oro.

Realizzò oltre a progetti architettonici anche opere d’interni di design. Si ricordano le sedie come Mezzadro e Sella, la poltrona Sanluca, la lampada da scrivania Tubino, le lampade da terra Luminator, Arco e Toio. Le sue principali opere sono presenti al MOMA di New York dove, nel 1997, venne realizzata la più grande retrospettiva mai dedicata da quel museo ad un designer italiano. Oltre al museo statunitense, altre importanti gallerie esposero le sue opere, come a Londra, Zurigo, Monaco, Prato, Praga, Gerusalemme, Denver, Amburgo e Colonia.

Ultimi anni

Achille in coppia con il fratello Pier Giacomo ha inoltre progettato oggetti di produzione seriale per aziende come Kartell, Zanotta, Siemens, Knoll, Poggi, Lancia, Ideal Standard, Arflex, Alessi. Il suo archivio, conservato presso lo Studio Museo è costituito da un totale di circa 11.500 tra disegni tecnici e schizzi a mano libera di progetti di architettura, allestimenti e design. Comprende, anche, 130 modelli plastici, 13.000 fotografie, 10.000 diapositive e 6.500 lastre di vetro e negativi. Sono, infine, conservate videocassette, DVD, audiocassette, riviste, libri, cataloghi, e 868 oggetti d’uso anonimi raccolti.

Achille Castiglioni muore il 2 dicembre 2002, all’età di 84 anni, a seguito di una caduta verificatasi nel suo studio a Milano. La sua salma riposa nell’abbazia di Chiaravalle.

Federica.

mARTEdì: la caduta degli angeli ribelli di PIETER BRUEGEl

Se pensiamo alla storia dell’arte, ci sono alcuni quadri caratterizzati da un’immediatezza che ci porta ad immedesimarci e a rimanere subito emozionati, e altri che, invece, si presentano come una sorta di enigma, un mosaico da comprendere scoprendone i dettagli. Ecco, come su questa linea d’onda Pieter Bruegel il Vecchio, realizzò l’opera La Caduta degli angeli ribelli, datata 1562 e conservata oggi nel Museo reale delle belle arti del Belgio di Bruxelles.

Questo grande quadro, a prima vista risulta così estroso e ricco di fantasia, tanto che Bruegel sembrerebbe prendere spunto da un altro artista, importante in quegli anni, che è l’olandese Hieronymus Bosch. I due infatti amavano rappresentare nel quadro un’infinità di personaggi e cose, da riempire completamente la scena, come una sorta di Horror Vacui. A differenza di Bosch però, Bruegel utilizza un messaggio figurativo diverso nella disposizione delle figure, più razionale e moderno.

Descrizione dell’opera

E’ proprio il messaggio figurativo ad essere il centro focale dell’opera, in quanto non è solo un ammasso estroso di figure casuali poste nella scena, ma racconta in realtà un episodio biblico piuttosto noto, che però viene rappresentato in modo totalmente diverso. Si tratta infatti della famosa Caduta degli angeli ribelli, ovvero coloro che, capeggiati da Lucifero, desideravano usurpare il ruolo di Dio a causa della loro superbia.

L’opera descrive in dettaglio il primo confronto tra Bene e Male, anche prima della caduta dell’uomo, quando l’angelo più potente, Lucifero si rivolge all’autorità divina. Successivamente, viene inseguito in cielo dall’Arcangelo Michele su ordine di Dio, provocando la caduta degli altri angeli ribelli. Ecco infatti che al centro della scena riconosciamo l’Arcangelo, con armatura dorata, ali spalancate e spada sguainata, che allontana dal Paradiso gli angeli che hanno osato ribellarsi a Dio. Ad aiutarlo nella lotta, creature angeliche trionfatrici e una luce divina che appare in cielo.

TITOLO

La superficie del dipinto è divisa orizzontalmente in due metà, ovvero quella dei cieli che occupano la parte superiore dell’opera, e quella dell’inferno che viene invece rappresentato sotto. Nel dettaglio, la luce divina del paradiso, disegna un semicerchio chiarissimo, e da qui le schiere celesti si lanciano per sconfiggere il male, suonando le trombe del Giudizio Universale che annunciano la battaglia finale. Nel lato destro più cupo invece vi è una mescolanza di mostri infernali, la cui mostruosità morale si riflette in tutta la loro deformità fisica.

Pone in contrasto Paradiso e Inferno, nel tradizionale dualismo reso anche coloristicamente, con la contrapposizione di luce/ombra. Inoltre distingue ciò che è stato creato dall’uomo, noto come artificalia, ovvero le creature mostruose composte, da ciò che è stato creato dalla natura e da Dio, noto come naturalia, ovvero tutti gli angeli della parte superiore. Questa divisione binaria di Arte contro Natura, le cui radici affondano nell’antica filosofia, è presentata nella tela di Bruegel con estrema sintesi.

TITOLO

L’artista lasciò anche numerosi suggerimenti umoristici e satirici nelle sue opere. Uno fra questo è il chiaro collegamento con il nuovo mondo e la diffusione delle esplorazioni del continente americano, che portarono alla conoscenza di un nuovo tipo di fauna e flora. Grazie agli studi sui numerosi taccuini illustrati di botanica, zoologia e persino cartografia, Bruegel introdusse quelle che erano per lui delle novità assolute. Secondo quindi molte interpretazioni l’opera dell’artista consiste semplicemente nel riportare su tela tutto quello che aveva scoperto di nuovo in quegli anni.

Secondo altre interpretazioni, l’opera potrebbe essere legata ad una questione politica, forse una rappresentazione letterale di un mondo in subbuglio. Con la caduta degli angeli infatti, Bruegel vuole mostrare le conseguenze infernali del mancato rispetto dell’ordine stabilito, dovuto soprattutto in quegli anni, allo sconvolgimento politico e religioso che minacciava i Paesi Bassi. Nell’opera, le rappresentazioni di un mondo portato all’apocalisse dalla follia degli uomini erano veramente visionarie, in quanto nel 1562, i Paesi Bassi entrarono in guerra.

Federica.


ALMANACCO: 15 Febbraio nasce il fisico Galileo Galilei

Fisico, astronomo, filosofo, matematico e accademico italiano, Galileo Galilei nasce il 15 Febbraio del 1564. Considerato il padre della scienza moderna, per essere stato il personaggio chiave della rivoluzione scientifica, e per aver esplicitamente introdotto il metodo scientifico. Questo fece si che il suo nome venne associato a importanti contributi in fisica e in astronomia.

Nato a Pisa, da genitori appartenenti alla media borghesia, come primogenito di sette figli. Grazie alla ricchezza dei suoi, poté compiere i primi studi di letteratura e logica nella città di Firenze, dove si trasferisce con la famiglia nel 1574. Qui prima studiò col padre, poi con un maestro di dialettica e infine nella scuola del convento di Santa Maria di Vallombrosa, dove vestì l’abito di novizio fino all’età di quattordici anni.

Primi interessi

Fu però nel 1581 che per volere del padre si iscrisse alla facoltà di medicina dell’Università di Pisa, anche se per questa disciplina non mostrerà un vero interesse. Nonostante il suo interesse per i progressi sperimentali di quegli anni, l’attenzione di Galileo fu presto attratta dalla matematica, arrivando anche alla sua prima personale scoperta, ovvero l’isocronismo delle oscillazioni del pendolo, di cui continuerà ad occuparsi per tutta la vita, cercando di perfezionarne la formulazione matematica.

Dopo quattro anni il giovane Galileo rinunciò a proseguire gli studi di medicina e andò a Firenze, dove approfondì i suoi nuovi interessi scientifici, occupandosi di meccanica, di idraulica, e di fisica, sotto la guida di Ostilio Ricci. L’influsso di Archimede e del Ricci si rileva anche nei suoi studi sul centro di gravità dei solidi. Sempre nello stesso periodo, su invito dell’Accademia Fiorentina tenne nel 1588 due Lezioni circa la figura, sito e grandezza dell’Inferno di Dante, difendendo le ipotesi già formulate da Antonio Manetti sulla topografia dell’Inferno immaginato da Dante.

Carriera universitaria

Nel 1589, grazie al matematico e all’influente amico Guidobaldo Del Monte, ottenne con un contratto triennale la cattedra di matematica all’Università di Pisa. Qui però espose chiaramente il suo programma pedagogico, procurandosi subito una certa ostilità nell’ambiente accademico di formazione aristotelica. Sempre in questo ambito realizzerà una serie di testi e lezioni che trattano le sue ricerche più importanti, come quella del movimento dei corpi in caduta.

Dopo i 3 anni, Galileo viene chiamato a Padova dove la locale Università gli offre una prestigiosa cattedra di matematica, meccanica, geometria e astronomia. Galileo accetta con entusiasmo, intrattenendo anche rapporti cordiali con personalità di orientamento filosofico e scientifico lontano dal suo, tanto che vi rimase fino al 1610. Sempre a Padova, attrezzò una piccola officina nella quale eseguiva esperimenti e fabbricava strumenti, come la macchina per portare l’acqua a livelli più alti, per la quale ottenne un brevetto ventennale per la sua utilizzazione pubblica.

L’astrologia e il cosmo

E’ in questo periodo che comincia ad interessarsi ai fenomeni astrologici, soprattutto il seguito alla scoperta di una nuova stella ossevata nel 1604 dall’astronomo fra’ Ilario Altobelli e da Keplero che ne fece oggetto di uno studio, tanto che oggi è nota come Supernova di Keplero. L’apparizione della supernova creò grande sconcerto nella società, tanto che Galileo ne approfittò per elaborare su commissione, oroscopi personali al prezzo di 20 lire venete.

E’ in questo periodo che comincia ad orientarsi verso la teoria copernicana, su cui scriverà anche l’opera Nuova astronomia, con le prime due leggi del moto planetario. Ad avvalorare queste tesi vi erano le osservazioni effettuate con il nuovo strumento costruito in Olanda, ovvero il telescopio, con cui Galileo guarderà per la prima volta verso il cielo nel 1609, e ne apporterà poi significativi miglioramenti. L’invenzione e la ricostruzione del cannocchiale non destarono grande ammirazione, ma fu invece la novità che Galileo è stato il primo a usarlo in maniera prettamente scientifica e concependolo come un potenziamento dei nostri sensi. 

Problemi con la Chiesa

A Padova con il nuovo strumento Galileo compie una serie di osservazioni della luna nel 1610, quando osserva delle “piccole stelle” luminose vicine a Giove. Ecco che riuscì a rivelare quattro satelliti di Giove che battezzerà Astri Medicei in onore di Cosimo II de’ Medici, Gran Duca di Toscana. Soltanto in seguito, su suggerimento di Keplero, i satelliti prenderanno i nomi oggi conosciuti, ovvero Europa, Io, Ganimede e Callisto.

La scoperta di un centro del moto che non fosse la Terra, però cominciò a minare alla base la teoria tolemaica del cosmo, suscitando diverse polemiche. Le teorie astronomiche di Galileo vennero infatti ritenute incompatibili con le verità della Bibbia e della tradizione aristotelica, tanto che vennero bollate dalla Chiesa come eretiche, proibendo formalmente a Galileo di appoggiare tali teorie. Come se non bastasse il testo De Revolutionibus Orbium Coelestium di Copernico viene messo all’indice.

Condanna

Tuttavia da questa intimidazione, nel 1630 Galileo continuò la sua straordinaria esplorazione scientifica, terminando anche di scrivere il Dialogo sui due Massimi Sistemi del Mondo, nel quale le teorie copernicana e tolemaica vennero messe a confronto, per poi dimostrare la superiorità delle nuove acquisizioni scientifiche. Concordò anche con il Vaticano alcune modifiche per poter far stampare l’opera senza obiezioni dalla Chiesa, anche se alla fine decis di farla stampare a Firenze, nel 1632.

Ovviamente il libro arrivò ben presto nelle mani di Papa Urbano VIII, che infuriato ne proibì la distribuzione, facendo al contempo istituire dall’Inquisizione un processo contro Galileo. Lo scienziato, ormai anziano e malato, venne processato, imprigionato e minacciato di tortura, tanto che alla fine fu costretto ad abiurare pubblicamente, rimangiando quindi tutte le teorie che aveva emesso in precedenza. Fu così che umiliato e condannato in prigione a vita, nell’ultima occasione si dice che mormorasse fra i denti “Eppur si muove“.

Ultimi anni

La pena venne poi commutata a quelli che oggi chiameremo arresti domiciliari, concedendogli di scontare la pena nella sua villa di Arcetri, vicino a Firenze in cui rimarrà fino alla morte. Fu in questo periodo che intrattenne corrispondenze di penna con amici e scienziati, dando vita anche a numerose traduzioni di testi scientifici. Questo colossale scienziato e pensatore, morì a Firenze il giorno 8 gennaio 1642, circondato da pochi allievi e nella quasi totale cecità.

Federica.

ALMANACCO: 14 Febbraio si festeggia San Valentino

La festa di San Valentino è una ricorrenza dedicata agli innamorati, celebrata in gran parte del mondo il 14 febbraio. In origine ricordata come festività religiosa, che prese il nome del santo e martire cristiano Valentino di Terni, andando a sostituirsi alla festa pagana dei lupercalia, presumibilmente anche con lo scopo di cristianizzare la festività romana.

Queste feste romane arcaiche erano legate al ciclo di morte e rinascita, accompagnate da vari rituali legati alla sfera più antica e primordiale della sessualità umana, e per questo definiti deplorevoli già nel tardo Impero Romano. Ecco perchè con il tempo vennero definitivamente bandite dai papi cristiani, in particolare, da papa Gelasio I, che istituì invece, una festa dedicata all’amore romantico e privo di sessualità, associandolo idealmente alla protezione del santo Valentino.

Origini ed evoluzioni

La figura di san Valentino infatti è nota anche per il messaggio d’amore portato, soprattutto per la leggenda secondo cui avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria per il suo sposalizio. Il generoso dono, frutto di amore e finalizzato all’amore, avrebbe dunque creato la tradizione di considerare il santo Valentino come il protettore degli innamorati. Questa tradizione di festeggiare l’amore, rimane ancora oggi.

Ad esempio nei paesi di cultura anglosassone, il tratto più caratteristico della festa di san Valentino è lo scambio di valentine, bigliettini d’amore che riportano frasi e parole romantiche per il proprio amato. Questo alimentò la produzione industriale su vasta scala di biglietti d’auguri dedicati a questa ricorrenza, tanto che divenne al contempo una tradizione di cultura popolare a tutti gli effetti. La tradizione dei biglietti amorosi poi cominciò a diventare sempre più complessa arrivando allo scambio di regali, scatole di cioccolatini, mazzi di fiori o gioielli.

L’amore nell’arte

In occasione di questo giorno in cui si festeggia l’amore, vedremo come scultori e pittori riuscirono con il tempo a scandagliare questo sentimento, realizzando opere sensazionali. Primo fra tutti, ricordiamo Antonio Canova, che realizza intorno alla fine del 700, il gruppo scultoreo di Amore e Psiche, ovvero due giovani che si incontrano con una composizione in perfetto equilibrio.

Canova scolpì il momento nel quale i due giovani si ritrovano e si abbracciano. Amore e Psiche nell’attimo che precede il bacio, si contemplano l’un l’altro con intensità ed erotismo e le loro labbra, pur essendo estremamente vicine, non sono ancora unite. Canova comunica il loro trasporto amoroso in modo misurato ed equilibrato, sfumando la loro passione nella tenerezza e in un’affettuosa contemplazione.

Stessa cosa accade a Henri de Toulouse-Lautrec, che lavorò ad un ciclo di dipinti realistici, che anche se molto distanti dalle sculture classicheggianti di Canova, riproducono lo stesso tema. In questo caso il realismo tende a riprodurre le scene d’amore della vita notturna parigina. Ecco come Cafè, locali, case chiuse e bordelli divennero per lui luoghi da riprodurre, con l’obiettivo di raccontare le storie di persone nascoste, dimenticate o bollate con etichette superficiali.

Nel quadro A letto: Il bacio, svela infatti l’intimità di due prostitute omosessuali, che all’interno delle case chiuse si scambiano un bacio e un abbraccio. Non ci sono moralismi, giudizi o sentimentalismi, ma solo l’immediatezza di un’immagine rispettosa che cattura un momento passionale, intimo e familiare. Questo dipinto emana una bellezza ed una sensualità che sembrano stare lì appositamente a ricordarci che il pittore crede ancora in un amore sincero e puro.

Anche nel primo Novecento durante il periodo della famosa Secessione Viennese, l’amore veniva riprodotto secondo la sua forma più pure. Fu infatti Egon Schiele, esponente assoluto del primo Espressionismo, ad aver dato vita all’opera L’abbraccio, introducendo quella che si denota una forte espressività e un’attrazione verso i due corpi nudi nella tela.

Nel lavoro vengono riprodotti un uomo e una donna, abbracciati con sincera passione, colti nella loro più viva e intensa intimità. La coppia, si stringe in un abbraccio che ha in sé una vera e propria potenza emozionale come se avessero paura di perdersi o separarsi. Questa forte passione e intensità viene maggiormente sottolineata dall’utilizzo delle linee nette e spezzate delle anatomie e i colori in forte contrasto.

Il tema degli amanti e dell’amore, ricorre spesso anche nella pittura di Renè Magritte di quegli anni a cavallo tra il primo e il secondo Novecento. Infatti, molte sono le rappresentazioni che il pittore belga realizzò aventi come soggetti un uomo e una donna affiancati, con il volto coperto da un lenzuolo bianco.

Di questa serie fa parte l’opera Gli amanti, con il volto coperto da un panno bianco pallido, in contrasto con il rosso della parete e del vestito della donna che rimanda al colore del sangue e della passione. È presente, infatti, la contrapposizione tra il gesto dei due, ovvero il baciarsi, e la loro non identificabile identità. Questo per rappresentare un amore che ancora non c’è, ma che viene sognato e desiderato ardentemente. Da una parte, quindi, la felicità di un sogno, dall’altro la tristezza della realtà.

Come ultima opera in ordine cronologico realizzata nel 1965 è l’opera di Ron Hicks, intitolata Amore per strada. Da sempre appassionato di pittura realista Hicks, farà dell’amore e della passione uno dei temi principali della sua produzione artistica, raffigurando baci nei cafè, nel letto, in un parco, e addirittura per strada.

Nell’opera sopracitata, infatti, ritrae la forte passione tra due giovani amanti che che va aldilà del tempo e dello spazio. Ecco come si protendono al di fuori delle loro auto, nel mezzo della strada, per potersi scambiare il bacio, che suggella il loro amore. Secondo l’artista l’incrocio delle due auto lungo la strada equivale all’incrocio delle vite dei due giovani e al loro amore passionale.

Federica.

ALMANACCO: 13 Febbraio muore il pittore Jacopo Bassano

Importante pittore italiano della Repubblica di Venezia, Jacopo Bassano morì il 13 Febbraio del 1592. Conosciuto per essere uno tra i maggiori esponenti della pittura veneta, anche se durante la sua carriera sperimentò diverse tecniche come il manierismo, il naturalismo fino alla realizzazione delle scene bibliche-pastorali.

Nacque a Bassano del Grappa circa nel 1515, paese che gli diede il nome. Fin da subito su amante del mondo dell’arte, grazie all’influenze di suo padre Francesco da Ponte, pittore modesto che aveva una bottega proprio a Bassano. Fu proprio qui che Jacopo inizia la sua formazione, dando evidenzia ad un vero talento, e iniziando a realizzare le sue prime opere.

Esordi artistici

Secondo una biografia pubblicata, si ipotizza che negli anni tra il 1530-1540 insieme al padre si trasferì a Venezia, cercando di apprendere i segreti del mestiere nella bottega di Bonifacio de’ Pitati. Qui realizzò una delle sue prime opere, La fuga in Egitto del 1532, che segnò l’esordio ufficiale per l’artista, attraverso la realizzazione di personaggi inseriti in un paesaggio veneto con una profonda atmosfera di colori brillanti e compatti. A Venezia entrerà in contatto con Tiziano Vecellio.

Dopo questo breve soggiorno ritornò in patria e si inserì nell’impresa familiare, assumendo progressivamente un ruolo di primo piano, fino alla morte del padre, con il quale divenne capo di bottega. In questi anni vi è però un ritorno al naturalismo, dato anche dagli influssi di Tiziano e Lorenzo Lotto, come possiamo vedere nelle 3 grandi tele realizzate per il Palazzo pubblico di Bassano, raffiguranti Cristo e l’adulteraI tre fanciulli nella fornace ardente  e Susanna e i vecchioni.

Evoluzione negli anni ’50 e ’60

Dagli anni Quaranta si accostò alla pittura manieristica, soprattutto a quella di Francesco Salviati. E’ proprio su questa influenza che realizza tra il 1540 e il 1550, il Martirio di santa Caterina d’Alessandria, la Decollazione del Battista di Copenaghen, l’Andata al Calvario, l’Adorazione dei pastori di Hampton Court e il Riposo durante la fuga in Egitto di Milano. Sempre nello stesso periodo realizzò anche l’Ultima Cena della Galleria Borghese di Roma, in cui riprese lo stile luministico del Tintoretto.

Dall’inizio degli anni Sessanta in poi Jacopo creò invece una nuova tipologia di dipinto, in cui approfondisce soggetti biblico-pastorali con il paesaggio preponderante nella scena. In questi studi, amava illustrare storie tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento, ambientandole nel paesaggio e arricchendole di elementi ispirati dall’osservazione della vita della campagna veneta, e che riscosse grande successo.

Ultimi anni

Nella parte finale della sua carriera artistica vede il passaggio a una pittura di tocco con la luce che compenetra i colori come nella veste del quadro di Santa Lucilla e gli splendidi notturni anticipatori del Seicento. La produzione iniziò a incrementarsi soprattutto dopo l’ingresso in bottega dei figli maschi dell’artista, che spesso ne replicarono le composizioni di maggiore successo. Produsse quadri nella bottega di famiglia, insieme ai figli, fino alla scomparsa.

Federica.

ALMANACCO: 12 Febbraio nasce lo scrittore George Meredith

Importante scrittore e poeta inglese, George Meredith nacque il 12 febbraio del 1828. Conosciuto per essere uno dei più alti esempi della narrativa inglese del secolo, soprattutto grazie allo stile molto elaborato e controllato con grande ponderazione. Nei suoi romanzi sono frequenti i richiami alle teorie filosofiche del tempo, ma anche alla ricerca introspettiva e stilistica, che rappresenta un tramite tra la narrativa vittoriana e quella del Novecento.

Meredith nacque a Portsmouth, in Inghilterra, figlio e nipote di allestitori navali. Fin da piccolissimo, all’età di 14 anni, venne mandato in Germania, precisamente a Neuwied, per studiare giurisprudenza, dove rimase per 2 anni. Al suo ritorno, tuttavia, capì di amare la letteratura tanto che abbandonò l’attività da avvocato per dedicarsi ad una carriera giornalistica e letteraria.

Esordi letterari

In poco tempo infatti, ottenne il lavoro presso una casa editrice, diventandone consulente editoriale e collaboratore di periodici. Qui collaborò con il figlio di Thomas Love Peacock, nel pubblicare una rivista letteraria chiamata Monthly Observer. Fu proprio in questo periodo che si afferma presto come romanziere di grande originalità nei generi più diversi, dal picaresco finemente umoristico all’intensa caratterizzazione psicologica. Raccolse i suoi primi scritti in Poems, opera pubblicata nel 1851.

Nel 1864 sposò Marie Vulliamy e si stabilirono nel Surrey, luogo dove continuò a scrivere poesie e romanzi, molto spesso ispirati alla natura. Fu proprio qui che scrisse il suo lavoro più riuscito, ovvero L’egoista, in cui Meredith, con sprezzante ironia, compie una radiografia della vanità e dell’egocentrismo del protagonista, utilizzando una narrativa affine alla commedia. La storia evidenzia la sottomissione delle donne durante il periodo vittoriano, dove si possono cogliere le caratteristiche del suo stile preciso e curato, riscontrabili anche nelle altre opere.

Il successo ottenuto

Durante la maggior parte della sua carriera, però ebbe molte difficoltà a raggiungere il successo popolare. Meredith così implementava il suo incerto reddito di scrittore lavorando presso una casa editrice, cosa che gli permise di avere molti amici nel mondo letterario, tra cui Dante Gabriel Rossetti, Leslie Stephen, Robert Louis Stevenson, George Gissing e molti altri. Addirittura il suo contemporaneo Sir Arthur Conan Doyle, autore di Sherlock Holmes, lo omaggiò citandolo nel racconto Il mistero di Boscombe Valley.

Ma fu nel 1868, che Frederick Chapman della casa editrice Chapman & Hall, lo presentò al poeta britannico Thomas Hardy, con cui instaura una fortissima amicizia. Fu infatti quest’ultimo che chiese a Meredith una lettura del suo primo romanzo The Poor Man and the Lady, che consigliò di non pubblicarlo a causa dello stile satirico e grottesco nei confronti dei ricchi, che ovviamente avrebbe portato a critiche e attacchi. Gli consigliò al contempo di scrivere un altro romanzo con uno scopo puramente artistico, che però non ebbe grande successo.

Opere più importanti

Tra gli altri romanzi di Meredith vi sono L’ordalia di Richard Feverel, che studia un intenso rapporto amoroso, ma anche Sandra Belloni, Rhoda Fleming e Victoria. Un altro esempio è il romanzo Diana dei Crossway, in cui Meredith sviluppa l’indagine del rapporto tra i sessi e sulla supremazia della donna, tema che di fatto ricorre in quasi tutte le sue opere. Sono anche da ricordare Uno dei nostri conquistatori e Il matrimonio stupefacente.

E’ da ricordare inoltre la sua produzione poetica, con l’opera Amore moderno, una raccolta di sonetti in forma di romanzo, dove l’aggettivo moderno riferito all’amore assume senso ironico. Della stessa idea sono Le Poesie e liriche della gioia della terra, ispirare alla teoria darwiniana, che il poeta interpreta con tensione emotiva, senso del mistero e profondità intellettuale. Rappresentante del romanzo comico-sociale, nelle sue opere mette a nudo le ipocrisie della società britannica, descrivendo con ironia le false virtù e le vuote maniere dei gentiluomini, mostrando lo snobbismo e l’ignoranza che ne pervadono l’indole e l’atteggiamento.

Federica.

ALMANACCO: 11 Febbraio nasce l’inventore Thomas Edison

Inventore e imprenditore statunitense, Thomas Edison nacque l’11 Febbraio del 1847. Famoso soprattutto per essere considerato uno dei più prolifici progettisti del suo tempo, registrando a suo nome il record di 1.093 brevetti, dando alla vita numerose invenzioni, tra cui quella più iconica della lampadina.

Nato a Milan, nell’Ohio, nel 1847, da una povera famiglia. Per questo fu costretto ad abbandonare la scuola dopo pochi mesi di frequenza a causa di problemi finanziari, ricevendo la prima istruzione dalla madre. In contemporanea iniziò a lavorare per guadagnare qualche soldo, vendendo i giornali e dolciumi sui treni.

Esordi da inventore

Oltre al lavoro, nel suo tempo libero amava fare esperimenti con apparecchiature elettriche e meccaniche. Organizzò così un suo primitivo laboratorio a bordo di un vagone ma, a causa di un incendio da lui involontariamente provocato, venne licenziato. Fu così che cambiò lavoro, prestando servizio come telegrafista, periodo in cui inventa uno strumento telegrafico a ripetizione per la trasmissione automatica dei messaggi.

Edison fu così il primo che costruì un apparecchio che metteva in pratica queste teorie, ottenendo un enorme successo. Il suo rudimentale fonografo registrava le onde sonore su sottili fogli cilindrici in stagno e sovrascriveva la traccia durante la riproduzione, tanto che la si poteva ascoltare una sola volta. Grazie a questa invenzione Edison divenne noto come “Il mago di Menlo Park”, dal nome della città del New Jersey dove risiedeva.

Il telegrafo e la lampadina

La vendita degli apparecchi telegrafici, via via perfezionati, gli procura ingenti somme che nel 1876 utilizza per aprire un piccolo laboratorio privato proprio a Menlo Park. Nell’ambito delle trasmissioni telegrafiche, estremamente significativa fu l’invenzione dei sistemi duplice e quadruplice per la trasmissione di più messaggi contemporaneamente su una sola linea. Idea che fu molto importante per lo sviluppo successivo del telefono, inventato dall’italiano Antonio Meucci e dallo statunitense Alexander Graham Bell.

Due anni dopo, Edison presenta pubblicamente quella che sarà la sua invenzione più importante, ovvero la prima lampada elettrica, che ovviamente ottenne gran successo. Questa consisteva in un filamento al filo che diventa incandescente al passaggio della corrente elettrica, dando vita alla lampadina elettrica ad incandescenza il cui brevetto venne registrato nel 1880 negli Stati Uniti. Nello stesso anno creò la Edison Electric Light Company, con cui realizzò oltre 100 mila lampadine all’anno.

Sviluppi e successi

L’8 ottobre 1883, però l’ufficio brevetti degli Stati Uniti dichiarò che il brevetto di Edison non fu valido in quanto basato sul precedente lavoro di William Sawyer e Joseph Swan. Il contenzioso con quest’ultimo, però lo portò ad una duratura amicizia che sfociò nella fondazione di una società chiamata “Ediswan”, con l’obiettivo di commercializzare l’invenzione. Questa impresa e la relativa eredità tecnologica divennero successivamente parte della General Electric.

Sempre nello stesso anno, inizialmente sulle cascate del Niagara, ma poi anche a Londra, aNew York, e a Milano, diede vita alle prime centrali elettriche trasformando l’energia in elettricità da distribuire per le strade e per le case. Mentre i primi inventori produssero l’illuminazione elettrica in laboratorio, Edison fu in grado così di portarla nelle case e negli uffici, con una produzione di massa di lampade, ideando un sistema per la generazione e distribuzione dell’elettricità.

Edison vs Tesla

Durante quella che venne comunemente definita l’epoca della “Guerra delle correnti”, alla fine degli anni 1880, Edison e Nikola Tesla divennero avversari dando inizio a un’accesa disputa. Edison difendeva il sistema di distribuzione a corrente continua (DC) contro la più efficente corrente alternata (AC) che Tesla aveva brevettato in Austria. Per screditare quest’ultimo, si dice che Edison costruì la prima sedia elettrica, esaltandone la pericolosità, allo scopo di screditare la corrente alternata.

Edison, fece così una vasta campagna per scoraggiare l’uso della corrente alternata, partecipando personalmente a molte esecuzioni di animali, affinché si diffondesse l’idea che il suo sistema a corrente continua fosse più sicuro. Alla fine Edison perse la sua battaglia, di fronte all’innegabile innovazione dei dispositivi a corrente alternata, nonostante la maggiore sicurezza della distribuzione in corrente continua. Fu così che a partire dagli anni 50, i suoi sistemi vennero poco utilizzati, se non in casi particolari, come nei sottomarini.

Ultimi anni

Edison fu una mente brillante tanto che nei suoi diari sono state trovate idee e annotazioni riguardanti molteplici campi, dalla filosofia alla storia, fino all’economia. Molte delle sue invenzioni furono però in realtà miglioramenti di idee di altri, ottenute con un approccio diligente e una visione industriale sviluppata in gruppi di lavoro.

Federica.

ALMANACCO: 10 Febbraio muore il pittore Honoré Daumier

Pittore, scultore, litografo e caricaturista francese, Honoré Daumier morì il 10 febbraio del 1879. Divenne noto per le sue vignette di satira politica realizzate con la tecnica litografica, ma soprattutto per i suoi quadri. essi tendevano a sottolineare quella coscienza di classe popolare che si stava diffondendo in quel periodo in Francia, tanto che fu considerato uno fra i padri del Realismo.

Daumier nacque il 26 febbraio 1808 a Marsiglia, da un vetraio, restauratore e poeta, suo padre. Fu proprio quest’ultimo che sperando di ottenere successo con la sua opera poetica, decise di trasferirsi con tutta la famiglia a Parigi nel 1814. Tuttavia, il successo non arrivò, e così le precarie condizioni economiche della famiglia, portarono Honoré a mettersi a lavorare a soli dodici anni. Iniziò come apprendista fattorino nel 1820, e l’anno dopo come commesso in una libreria.

Gli esordi da caricaturista

Fu proprio nella libreria, che entrò in contatto con quelle che erano le materie umanistiche, ovvero letteratura, storia e soprattutto arte. Mostrò fin da subito un’inclinazione per il disegno, tanto che il padre gli fece prendere delle lezioni di pittura dal suo amico e pittore Alexandre Lenoir. Nel 1823, si iscrisse nella privata Académie Suisse, anche se due anni dopo fu apprendista nella bottega Belliard, dove venne fortemente influenzato dalla tecnica della litografia.

Sempre negli stessi anni, che vanno dal 1829 al 1831, iniziò anche a collaborare con il giornale umoristico «La Silhouette», impegnandosi subito nella polemica politica anti-monarchica. Ecco che diede vita alla sua grande attività di caricaturista, attraverso la realizzazione di litografie caricaturali di aspro sarcasmo sociale, politico ed antiborghese. Tra queste opere ricordiamo Le vieux drapeau, ma anche altre 4.000 vignette create sempre con la stessa tecnica.

Litografie politiche

Passò a collaborare dal 1835 con il giornale «La Caricature», sul quale comparve una fra le caricature più celebri, ovvero quella del re Luigi Filippo. Conosciuta con il nome di Gargantua, essa proponeva la dissacrazione del re, intento a divorare le risorse del popolo e a corrompere i deputati dell’Assemblea Nazionale. La caricatura però fu talmente pesante, fino a rasentare l’insulto, tanto che gli costò sei mesi di carcere ed una salatissima multa.

Liberato nel 1833, però continuò a prendere di mira attraverso le sue opere Luigi Filippo e il governo conservatore e corrotto, collaborando anche con il giornale «Le Charivari». A causa però dell’irrigidimento delle norme sulla libertà di stampa, e successivamente alla censura, lo inducono però a mutare il suo stile, che si indirizza verso vignette dai contenuti esclusivamente culturali. Una fase che si suggella con la collaborazione alla “Chronique de Paris”, il giornale del grande Honoré de Balzac.

I dipinti

Con la caduta della monarchia nel 1848, il governo repubblicano bandì un concorso per la realizzazione di un’immagine che rappresentasse la nuova Repubblica. Anche se successivamente annullato Daumier, presentò un bozzetto dell’opera intitolata La Repubblica nutre i suoi figli e li istruisce, apparentemente ispirata alla Carità di Andrea Del Sarto. Fu grazie al concorso che conobbe il grande pittore romantico Eugène Delacroix, anche lui partecipante al banco con cui strinse una forte amicizia.

Grazie a lui, nella seconda metà degli anni ’40, Daumier iniziò a dedicarsi alla pittura, realizzando le prime tele. Anche in questo caso, come le litografie, i soggetti dipinti traggono spunto dalla realtà quotidiana, raffigurando lo stato sociale degli operai, le grandi lotte della donna per l’emancipazione, la classe medio alta emergente e la classe dei giudici, medici e avvocati. E’ evidente la novità coloristica rappresentata dalla sua pittura attraverso delle gradazioni calde, un pigmento grasso e corposo e un tratto deciso, sferzante, scattante.

Federica.

ALMANACCO: 9 Febbraio viene inaugurata la Metropolitana di Roma

Esattamente 66 anni fa, il 9 febbraio del 1955 fu inaugurata la Metropolitana di Roma. Non solo fu la prima e unica metropolitana di Roma, ma anche la prima in Italia. La Capitale scelse questa “via sotterranea” in un periodo di profonde trasformazioni e rilancio economico, inaugurando l’era underground a livello nazionale.

La progettazione iniziò negli anni trenta durante il regime fascista. Il progetto prevedeva la realizzazione di un servizio di collegamento ferroviario rapido, tra la stazione Termini, centro della Capitale, e il nuovo quartiere residenziale, in seguito denominato EUR, che avrebbe dovuto ospitare l’Esposizione Universale del 1942. Quest’ultimo mai avvenuto, vista l’entrata in guerra dell’Italia.

Dal progetto all’inaugurazione della metro

La manifestazione del 1942 saltò per l’entrata in guerra dell’Italia, tanto da fermare conseguentemente i lavori della metro. Essi ripresero solamente nel 1948, e l’opera fu portata a termine sette anni dopo nel 1955. Alla cerimonia del taglio del nastro parteciparono il presidente della Repubblica Luigi Einaudi, affiancato dal primo cittadino Salvatore Rebecchini, ed il cardinale vicario di Roma Clemente Micara.

In questa giornata si fece una corsa inaugurale lungo tutto il percorso Roma Termini-Eur, coperto in circa 14 minuti. Il progetto prevedeva un vettore ogni quattro minuti per un trasporto di circa ventimila passeggeri all’ora. Partendo da Termini, ebbe come capolinea la stazione di Laurentina, che però divenne pienamente operativa solamente nel 1990.

Polemiche ed ostacoli

Molte polemiche accompagnarono la costruzione di questa prima linea. Vi furono infatti innumerevoli ostacoli di natura burocratica, politica e tecnica, che finirono per ritardare sia i lavori di costruzione, sia l’avvio dei lavori di ampliamento. Durante la realizzazione degli scavi, infatti, andarono distrutte intere zone archeologiche sotto il manto stradale.

Inoltre, anche allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, provocò l’inaugurazione tardiva. In quegli anni di stallo, infatti i tunnel non terminati per la metropolitana vennero addirittura utilizzati e reimpiegati come rifugi antiaerei.

L’idea di metropolitana in altre città italiane

Ma la prima linea della Capitale, non rimase sola, tanto che già nel 1964, iniziarono i cantieri per una seconda linea metropolitana nella città di Roma. Anche in questo caso vi furono intoppi e rallentamenti di varia natura, che posticiparono l’inaugurazione di questa seconda linea a ben 25 anni dopo, nel 1980. Fu in questo che le due metro presero le denominazioni di Linea A (arancione) che copre il tratto da Anagnina a Ottaviano e Linea B (blu) da Termini a Laurentina.

Dopo una serie di prolungamenti delle linee A e B, a metà anni Duemila sono iniziati i lavori per la realizzazione della Linea C. Solamente nel giugno del 2015, il Sindaco della Capitale inaugurò il primo tratto della terza linea, mentre nel 2018 realizzò l’estensione fino a San Giovanni, crocevia di linee metropolitane. Come per i precedenti cantieri, le tempistiche si sono allungate enormemente a causa di inchieste e di ritrovamenti archeologici durante gli scavi.

Il primato come già detto, appartiene alla Capitale, anche se vi furono altre città d’Italia in lizza per questo importante traguardo. La città di Napoli, ad esempio, ebbe a disposizione già nel 1925, un passante ferroviario denominato “metropolitana FS”. Quest’ultimo però senza le caratteristiche necessarie, sia per il sistema di esercizio che per la costruzione, per essere considerato un vero e proprio metrò.

A Milano aprì la metro rossa nel 1964, a pochissimi anni di differenza rispetto a Roma. La città ambrosiana ebbe uno sviluppo molto più prepotente, tanto che in meno di dieci anni compì il sorpasso, diventando la più estesa d’Italia. La metro capitolina è attualmente la seconda più grande d’Italia per estensione, dopo quella milanese.

Federica.