mARTEdì: il bizzarro Trittico delle Delizie di HIERONYMUS BOSCH

Hieronymus Bosch è considerato uno dei più interessanti pittori olandesi, maestro del grottesco e del bizzarro. I suoi dipinti, popolati da creature misteriose e inquietanti, ancora oggi sono oggetto di interpretazione da parte degli studiosi. Nelle sue opere emergono dettagli e simboli che appartengono al mondo complesso e misterioso dell’alchimia, come se l’artista volesse svelarci qualcosa, usando un linguaggio cifrato, comprensibile solo da alcuni.

Bosch risulta quindi un’enigma a tutti gli effetti. L’opera che meglio lo rappresenta è Il Giardino delle Delizie, anche noto come il Trittico, composto da un riquadro centrale più grande e due ante laterali minori, che si richiudono su se stesse. Considerato dagli studiosi, l’opera più ambiziosa e importante di Bosch, di cui ancora oggi non riescono a darne una versione certa, e un’interpretazione unanime.

Descrizione ed interpretazione

È un’opera complessa ed enigmatica che, secondo alcuni, riproduce il destino dell’umanità. Viene considerata la rappresentazione dei piaceri carnali e, allo stesso tempo, una critica verso il loro abuso, ovvero il peccato della lussuria. Nel pannello centrale più grande, infatti viene descritto il Giardino delle Delizie, un falso paradiso sede di peccato. Mentre ai suoi lati, nelle ante laterali del trittico, rispettivamente troviamo l’Eden con Adamo ed Eva, e l’Inferno ambientato tra ghiaccio e fuoco. Una volta piegate, mostrano una rappresentazione della Terra durante la Creazione.

Bosch è famoso per la sua satira pittorica legata ai peccati degli uomini, e questo trittico ne è la prova. L’opera rappresenta numerose scene bibliche ed ha probabilmente lo scopo di descrivere la storia dell’umanità, attraverso la dottrina cristiana medievale. L’osservatore si perde tra i mille particolari delle scene che tuttavia rivelano un’unità d’insieme. Gli episodi sono legati infatti con estrema coerenza, data dalla continuità del paesaggio di fondo con il contenuto.

Pannello a sinistra – Paradiso

Nel pannello di sinistra è descritto l’Eden dove vivevano gli uomini prima di commettere il peccato originale. Adamo ed Eva sono al cospetto di Dio, il loro creatore, che appare giovane e forte, con occhi azzurri e ricci dorati. La scena intorno rappresenta un paesaggio bucolico popolato da varie specie di animali sia esotici, come una giraffa e un elefante, sia fantastici come un unicorno e vari animali alati che fuoriescono da un buco nel terreno.

Anche le piante presenti sono le più disparate, come il tronchetto della felicità dietro le spalle di Adamo. Al centro del paesaggio, ricco di fauna e flora, vediamo infine un laghetto dal quale emerge una splendida fontana. Essa di colore rosa, realizzata con chele di crostaceo, rappresenta la fonte della vita. Oltre che alla creazione, Bosch in questo riquadro fa riferimento alla nascita della vita.

Pannello Centrale – Giardino delle Delizie

Il pannello centrale è quello da cui deriva il nome dell’intero Trittico, è riproduce un finto Paradiso che inganna i sensi, un giardino delle delizie dedicato al peccato e alla lussuria. Come descrizione perfetta dei piaceri e dell’amore, Bosch include un gran numero di figure nude di varie etnie, divise in gruppi o coppie, intenti a consumare relazioni amorose. Bosch raffigura la corruzione interiore dell’umanità, uomini e donne che non riescono a controllare gli istinti e si abbandonano ai piaceri dei sensi. Troviamo anche creature ibride e stravaganti e mostri.

Gli animali rappresentati sono fantastici e molto più grandi della realtà, e in particolare i due gufi, simbolo del male, posizionati ai due estremi laterali del pannello. Sono presenti anche piante e frutta di dimensioni surrealistiche, con connotazioni erotiche e riferimenti allegorici agli organi sessuali. In contrasto con la confusione che prevale in primo piano, sullo sfondo si impone la geometria, attraverso costruzioni architettoniche fantastiche. Vediamo fontane e padiglioni, ma anche una sfera scura che galleggia sull’acqua e che potrebbe simboleggiare la Fonte del Peccato.

Pannello a destra – Inferno

Il pannello di destra rappresenta l’inferno, il castigo ambientato tra ghiaccio e fuoco. Anche la natura risulta arida ed inospitale su uno sfondo scuro e tenebroso. Viene anche chiamato inferno musicale perché pieno di strumenti musicali usati per torturare i peccatori, coloro che dedicano il tempo alla musica profana. Qui vengono puniti tutti i peccati capitali, attraverso la descrizione delle pene corporali che si infliggevano a quell’epoca, anche le più disgustose e inquietanti. I personaggi, anche qui raffigurati nudi, perdono per questo ogni sensualità, trasmettendo invece vergogna ed umiliazione.

Un esempio di pena capitale, viene applicata ai golosi raffigurati nella la scena della taverna, posta al centro del pannello. E’ raffigurato un mostro con la testa umana, le gambe a tronco d’albero e il corpo che sembra il guscio d’uovo, dentro cui persone seminude sedute a un tavolo aspettano di essere servite da rospi e da altre creature sgradevoli. Sulla testa del mostro vi è un vassoio circolare, su cui è presente una grossa cornamusa rosa, simbolo dell’apparato genitale femminile. Il riferimento agli strumenti musicali, ha un’accezione negativa perché utilizzati come strumenti di tortura e punizione, ad esempio l’arpa, servita per la crocifissione di un uomo.

Pannello ad ante chiuse – Creazione del mondo

Quando i pannelli laterali del trittico sono chiusi mostrano un quarto pannello che descrive la creazione del mondo. Sembrerebbe riprodurre il terzo giorno di creazione, descritto nel libro della Genesi, nel quale le acque furono separate dalla terra e il Paradiso terrestre venne creato. La terra viene racchiusa in una gigantesca sfera di vetro trasparente monocromo dalle tonalità fredde, dati da una speciale tecnica chiamata “grisaille”, che utilizza solo i toni del grigio.

Nella metà inferiore il mondo bolle in una specie di magma grigio e spento, una landa desolata e spettrale, sulla quale galleggiano piccole parti di terra da poco create. Nella metà superiore a sinistra, invece sospeso tra le nubi, appare Dio, che indossa una corona simile a una tiara papale ed è seduto con una Bibbia sulle ginocchia. L’espressione è cupa e corrucciata, è il Dio creatore come appare evidente dalle due iscrizioni latine che appaiono su ogni pannello.
(Egli parla e tutto è fatto. Egli comanda e tutto esiste).

Federica.

ALMANACCO: 25 Maggio nasce il pittore Anselmo Bucci

Anselmo Bucci, nato il 25 Maggio del 1887, è stato un pittore, incisore e scrittore italiano. Attivo nella prima metà del Novecento, è considerato uno dei fondatori del movimento noto come Novecento, sviluppatosi a Milano verso la fine del 1922. Autore anche di alcuni testi letterari di rilievo, risulta un artista a 360 gradi.

Nasce a Fossombrone, in provincia di Pesaro, ma ben presto, insieme alla famiglia si trasferì a Venezia, dove frequentò gli studi liceali, iniziando anche a dedicarsi alla pittura. La sua passione per il disegno si rivela da subito, nonostante la sua famiglia lo incoraggi verso gli studi classici. Il fratello maggiore Giovanni invece, intuì subito il suo talento artistico, e fu lui a sostenerlo economicamente e appoggiando la sua scelta artistica.

Le prime esperienze e l’influenza parigina

Nel 1905 è in Lombardia, diventando allievo dell’Accademia di Brera a Milano, ma trovandosi subito sofferente nei confronti della retorica pittorica. Fu così che solo dopo 1 anno, si trasferisce a Parigi alla scoperta della capitale dell’avanguardia artistica. Qui strinse amicizia con i principali artisti di Parigi, come Gino Severini, Pablo Picasso, Amedeo Modigliani, grande stimolo per l’artista e per la produzione delle sue opere più importanti. Ottenendo successo con le sue incisioni, partecipò alle più importanti mostre parigine, ottenendo anche una menzione onorevole al Salon des artistes français nel 1910.

A Parigi si dedicò soprattutto alle incisioni, che s’ispirano alla cultura post-impressionista del primo Novecento francese, pur conservando la sua maniera secca e schiva di ogni retorica, di tendenza futurista. Inoltre, nella capitale francese, si avvicinò agli aspetti della vita più umili e poveri, utilizzati come tematiche per le proprie opere. Egli tracciava ritratti nervosi e caratteristici, di tipi trovati per la via, rendendo i suoi lavori immediati, sensibili, ironici.

Dalla guerra al gruppo del Novecento

Nel 1914 però, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Bucci si arruola volontario nel “Battaglione Ciclisti”, di cui fecero parte anche altri artisti e poeti futuristi come Marinetti, Boccioni, Sant’Elia e Carlo Erba. La guerra lo ispira, e divenne uno dei “pittori di guerra”, descrivendo all’interno delle sue opere i momenti del conflitto, come nella serie di dodici litografie Finis Austriae.

Nel 1920, grazie alla sua fama, venne invitato alla Biennale di Venezia. È intorno a questa data che avviene in Anselmo Bucci un mutamento di stile, verso una svolta di tipo classicista. Si accosta ad una cerchia di intellettuali e artisti, dando vita al cosiddetto gruppo del “Novecento”. Il loro intento fu quello di ritornare alla figura e alla riconoscibilità del soggetto, distaccandosi dalle avanguardie nascenti. L’opera che più rappresenta questo periodo, fu i Pittori.

Ultimi anni di vita

A causa del suo carattere individualista e dello stile unico e personale, gradualmente cominciò a distaccarsi dal gruppo del Novecento, accostandosi invece sempre più ai linguaggi letterari. Inizia infatti una carriera parallela da giornalista e scrittore, scrivendo articoli e alcuni brani, come Il libro della Bigia e il Pittore Volante, con cui vinse il premio Viareggio nel 1930.

Ma lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, così come la Prima, fu per Bucci un’occasione per rimettersi in gioco dal punto di vista artistico. Così, ritorna ad essere un interprete figurativo delle imprese di guerra, questa volta con opere legate anche alle imprese della Marina e dell’Aviazione Militare. Ma i bombardamenti della guerra distrussero il suo studio a Milano, così Bucci dovette ritornare a Monza, dove resterà in un progressivo isolamento fino alla sua morte, avvenuta nel 1955.

Federica.

ALMANACCO: 24 Maggio nasce il pittore Pontormo

Conosciuto come Jacopo Carrucci o semplicemente Pontormo, è stato un pittore italiano di scuola fiorentina, nato il 24 Maggio del 1494. Esponente dei cosiddetti “eccentrici fiorentini”, propose una pittura controcorrente e antitetica rispetto all’arte rinascimentale. Uno stile libero e moderno, che diede vita alla prima stagione del Manierismo fiorentino.

Nato a Pontormo, piccolo borgo nei pressi d’Empoli, a cui deve il suo soprannome. Suo padre fu un pittore della bottega del Ghirlandaio, e smosse una forte influenza sull’interesse artistico del figlio. Da subito entra a lavorare nelle botteghe di Leonardo Da Vinci, Piero di Cosimo e Mariotto Albertinelli.

Le prime opere

Nel 1512 passa alla bottega di Andrea del Sarto, dove realizza la sua prima Annunciazione, andata però perduta. Grazie a quest’opera, ammirata ed apprezzata anche da Raffaello, ottenne molta fama e le sue prime commissioni indipendenti. Il debutto ufficiale fu alla Santissima Annunziata, per la quale affrescò la Fede e la Carità intorno allo stemma di Leone X sulla facciata della chiesa. Questa decorazione suscitò ammirazione da parte di Michelangelo, ma allo stesso tempo gelosia in Andrea del Sarto.

Eseguì poi alcuni lavori di decorazione nella cappella papale di Santa Maria Novella tra cui un affresco della Veronica col sudario di Cristo. Fu uno dei suoi primi lavori importanti, realizzato successivamente ad un viaggio a Roma, in cui si leggono riferimenti alla volta della Cappella Sistina di Michelangelo e alle prime due Stanze vaticane di Raffaello. 

Il suo stile artistico originale e innovativo

Pontormo ebbe successo per aver creato un linguaggio artistico del tutto originale. Abbandonati i “buoni modelli” della pittura, cercherà di sperimentare e creare opere innovative, non molto apprezzate al tempo, ma che furono successivamente giudicate come eccezionalmente particolari. Oggi infatti, si può affermare che Pontormo elaborò uno stile pittorico proprio, autonomo rispetto alla tradizione e decisamente anti-classico.

Tra le opere che meglio rappresentano questo passaggio, spiccano sicuramente i quattro pannelli per le Storie di Giuseppe ebreo (1517-1518 circa), nei quali si nota l’obiettivo di rompere gli schemi tradizionali, con scene più affollate e scandite nello spazio in modo più complesso. Avviene una rottura con la tradizione italiana di organizzare l’immagine attorno a un fulcro centrale, spargendo i personaggi nel dipinto, in gruppi però sempre coordinati con giudizio. Andò sperimentando inoltre l’uso di colori accesi e brillanti, in mezze tonalità inusuali.

Commissioni medicee

A partire dal 1519 fu chiamato dalla famiglia Medici per la decorazione della villa di Poggio a Caiano, attraverso un programma di episodi della storia romana, che richiamassero le glorie dei personaggi della famiglia medicea. A Pontormo fu commissionata una lunetta raffigurante  Vertumno e Pomona, dove ancora una volta dimostrò originalità nello schema e nei personaggi.

Qualche anno più tardi, scoppiò un focolaio di peste che fece allontanare Pontormo dalla città, recandosi nella Certosa del Galluzzo, dove trovò ospitalità dai monaci e ricevette vari incarichi. In particolare iniziò la decorazione delle lunette del chiostro con Scene della Passione, nelle quali è evidente l’influenza delle incisioni di Dürer, soprattutto nei profili allungati, negli abiti e nlle espressioni dei personaggi. L’artista realizzò anche una grande tela con la Cena in Emmaus, dove spicca il realismo e lo sfondo scuro, anticipatrice delle ricerche di Caravaggio e Velasquez.

Il rapporto con Michelangelo

Nello stesso anno la famiglia Capponi lo incarica di eseguire alcune opere per la propria cappella nella chiesa di Santa Felicita a Firenze. Tra le quali ci fu la Deposizione, il capolavoro più famoso dell’artista, che lavorò insieme al suo migliore allievo Bronzino, che compì qui il suo esordio. Successivamente a questa opera, Pontormo intensificò la riflessione sulle opere di Michelangelo, con l’obiettivo di volerlo superare.

Lunghi studi preparatori dimostrano la ricerca della perfezione formale, come ad esempio il tema del nudo in movimento caratterizzato da torsioni del corpo. Realizzerà molte opere, in cui si rispecchia l’influenza michelangiolesca, nelle quali però avviene una sovversione delle regole tradizionali. Al posto del vigoroso plasticismo, infatti le figure appaiono ora gonfie ora svuotate, e al posto della descrizione anatomica attenta subentra un’evocazione più espressiva e personale delle membra e della loro consistenza.

Ultimi anni di vita

Ultima grande impresa del pittore fu la realizzazione degli affreschi della basilica di San Lorenzo su commissione del duca Cosimo I, lavori che lo terranno impegnato fino alla sua morte, avvenuta il 2 Gennaio del 1557.

Federica.

ALMANACCO: 23 Maggio avvenne la strage di Capaci e la morte di Giovanni Falcone

L’attentato terroristico, meglio conosciuto come “strage di Capaci”, avvenne il 23 Maggio del 1992, per opera dell’organizzazione criminale e mafiosa di Cosa Nostra. Avvenne nella località di Capaci, comune in provincia di Palermo, sul territorio dell’Isola delle Femmine. Questo attentato fu realizzato tramite una bomba composta da 500 kg di tritolo, per uccidere il magistrato antimafia Giovanni Falcone. 

Fu un magistrato molto attivo nella lotta contro la Mafia in Sicilia, e per questo considerato un eroe insieme all’amico e collega Paolo Borsellino, anch’esso rimasto ucciso pochi mesi dopo in quella che viene chiamata la Strage di via D’Amelio a Palermo, avvenuta il 19 luglio 1992. Le vite di Falcone e Borsellino furono intrecciate fin dall’inizio. Frequentarono lo stesso liceo, e insieme si laurearono in Legge, a pieni voti. Cominciarono la loro carriera in tribunale separatamente, ma poi si incontrarono durante la lotta contro le organizzazioni criminali e mafiose.

I preparativi per l’attentato

L’attentato in cui venne ucciso Giovanni Falcone venne studiato ed organizzato attraverso varie riunioni di Cosa Nostra, presiedute dal boss e capo Salvatore Riina. Quest’azione venne elaborata in seguito alla sentenza della Cassazione che confermava gli ergastoli del Maxiprocesso, un processo penale di Palermo per i crimini di Mafia, tra cui l’omicidio. Questa fu la ragione per aver inviato un gruppo di fuoco a Palermo, capitanato dal mafioso Giovanni Brusca come coordinatore delle operazioni terroristiche.

Una volta stabilito di utilizzare dell’esplosivo, a Brusca vennero suggerite due opzioni, entrambe però scartate. La prima fu di inserire l’esplosivo all’interno di cassonetti della spazzatura davanti l’abitazione di Falcone, mentre la seconda fu di posizionarlo in un sottopassaggio pedonale che attraversava l’autostrada A29. Dopo alcune ricerche, venne trovato un cunicolo di scolo dell’acqua piovana, che attraversava l’autostrada da un lato all’altro, dove vennero attrezzati 13 bidoncini di circa 200 kg di esplosivi.

Il giorno della strage

Nella metà di maggio, alcuni esponenti dell’organizzazione mafiosa si occuparono di controllare i movimenti delle due auto blindate di Falcone a Palermo per capire quando il magistrato sarebbe tornato da Roma. Fu Domenico Ganci che il 23 Maggio, avvertì telefonicamente gli altri, dello spostamento delle due auto in direzione dell’autostrada, dando il via al piano dell’attentato. Alla vista del corteo delle blindate, Brusca attivò il radiocomando che causò l’esplosione, investendo completamente le due auto.

Il giudice Falcone e sua moglie Francesca Morvillo, al momento dell’esplosione furono ancora vivi e coscienti, ma versavano in gravi condizioni, che purtroppo furono fatali qualche ora dopo. Morirono in ospedale nella serata dello stesso giorno, per le gravi emorragie interne riportate. Insieme a loro due, morirono nell’esplosione anche tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Indagini e processi

La strage di Capaci, provocò una reazione di sdegno nell’opinione pubblica. L’anno dopo, si pensò di iniziare le indagini, e svolgere un primo processo chiamato “Capaci Uno”, che aveva come imputati Salvatore Riina, e molti altri esponenti dell’organizzazione. Solamente nel 1997, si arrivò alla sentenza, condannando gran parte di loro all’ergastolo.

Nel 2003 si pensò di unire una parte del procedimento per la strage di Capaci con lo stralcio del processo “Borsellino ter”, condannando 12 persone in quanto ritenute mandanti di entrambe le stragi. Nel 2014, si diedero inizio a nuove indagini e ad un secondo processo che prese il nome di “Capaci Bis”, che aveva come imputati altri membri dell’organizzazione.

Federica.

ALMANACCO: 22 Maggio muore lo scrittore Alessandro Manzoni

In occasione della sua morte, avvenuta il 22 Maggio del 1873, celebriamo la figura iconica di Alessandro Manzoni, scrittore, poeta e drammaturgo italiano. Venne considerato uno dei più grandi romanzieri della letteratura italiana per aver realizzato il capolavoro I promessi sposi. La sua lunga vita può essere divisa in tre periodi, quello dell’infanzia e dell’adolescenza, il periodo francese decisivo per la formazione culturale e il periodo dell’attività letteraria in cui concepì le opere più importanti. 

Nato a Milano nel 1785, a causa del matrimonio infelice dei suoi genitori, visse per molti anni della sua infanzia in collegio. Questa esperienza negativa, lo portò ad avvicinarsi alla letteratura, leggendo di autori moderni italiani e pensatori francesi illuministi, compiendo anche i suoi primi esperimenti letterari. Queste influenze, insieme all’ambiente milanese in cui viveva, gettarono le basi per il pensiero Manzoniano, nato più tardi.

Dal viaggio a Parigi alle influenze artistiche e religiose

Nel 1805 si trasferisce a Parigi dalla madre, dove inizia a frequentare i circoli degli idéologues, filosofi e pensatori eredi dell’illuminismo settecentesco ma orientato verso tematiche concrete sociali, e per questo anticipatori di tematiche romantiche, vista l’attenzione alle classi povere, alle emozioni. Nel circolo conobbe Claude Fauriel, storico e critico letterario con il quale strinse una duratura amicizia, che condizionò tutta la sua vita divenendo una figura importante per il suo passaggio dall’Illuminismo al Romanticismo.

Sempre a Parigi, pochi anni più tardi, Manzoni attraversò una profonda crisi religiosa, che lo portò a convertirsi al cattolicesimo, fondamentale periodo di evoluzione tematica e spirituale dello scrittore. Proprio in seguito a questo evento, si distacca completamente dalla poesia classicheggiante e neoclassica, componendo gli Inni Sacri e le prime tragedie, fra cui spicca il Conte di Carmagnola.

Il capolavoro de I promessi Sposi

Dal 1820 si trasferisce Milano, restandoci fino alla sua morte. Qui comincia per lui un periodo appartato ma assolutamente creativo, che durò per 15 lunghi anni. Tra il 1821 e il 1823 scrisse la prima versione de I promessi sposi, intitolata inizialmente Fermo e Lucia. Attraverso due decenni e tre diverse rielaborazioni, quest’opera divenne un grande romanzo storico. Manzoni realizzò questo capolavoro basandolo su personaggi popolani e umili, travolti da avvenimenti storici a loro estranei, come la Divina Provvidenza che prenderà il sopravvento sulla storia, dettandone il lieto fine.

Il romanzo narra di Renzo e Lucia, ragazzi innamorati che stanno per convolare a nozze. Il matrimonio venne fermato da un signorotto locale, Don Rodrigo, che invaghitosi della donna, minaccia il parroco Don Abbondio, che avrebbe dovuto unirli in matrimonio. I due innamorati, saranno costretti a separarsi per sfuggire alle minacce di Don Rodrigo, incontrando altri personaggi disonesti come la Monaca di Monza e l’ Innominato, ma anche benevoli come Frate Cristoforo. In seguito a varie vicissitudini riescono finalmente a ricongiungersi e a celebrare le nozze.

La poetica manzoniana

Alla base della poetica di Manzoni , troviamo una personalità sensibile e religiosa, ma influenzata dalle idee che circolavano all’epoca, sia i resti dell’Illuminismo sia le nuove tendenze romantiche. Per quanto riguarda la prima, è facilmente riscontrabile nel metodo razionale ed analitico nell’affrontare questioni letterarie e politiche, tipico dell’illuminismo. Critica i pregiudizi e le superstizioni, come gli Illuministi, ma a differenza di essi, la sua religiosità rende l’uomo un essere imperfetto e perennemente corrotto.

Nonostante questa visione pessimistica, l’interesse e la passione per la storia furono elementi fondamentali per avvicinarsi al Romanticismo, che in Italia stava prendendo il sopravvento. Tralasciando le tematiche più irrazionali e sconvolgenti , Manzoni rifiuta le idee di assoluto, di irrazionalità e di sentimentalismo, prediligendo invece l’interesse verso il popolo e le credenze popolari,. Quindi rifiuta la rigidità del classicismo per una letteratura vera e realistica, dove non servono modelli di perfezione ma una schietta rappresentazione spontanea.

Dal silenzio alla politica

Grazie alla sua iconica opera, la sua fama europea accresceva e in Italia gli veniva riconosciuto un ruolo di riferimento politico e letterario senza precedenti. Successi, che però vennero interrotti da alcuni lutti famigliari, che provocarono in Manzoni un periodo di silenzio da scrittore. Durante questo periodo fu impegnato in una profonda riflessione sulla storiografia e sulla lingua italiana, argomento legato al suo processo risorgimentale. In questo modo creò un modello fondamentale per la futura lingua dell’Italia unita.

Questo impegno sociale e politico, lo portò nel 1860 ad essere nominato Senatore da Vittorio Emanuele II, partecipando l’anno successivo, alla proclamazione del Regno d’Italia. Venerato nel paese come massima espressione della cultura nazionale, nel 1868 fu presidente della commissione per l’unificazione della lingua, prediligendo una lingua fiorentina più semplice. Quindi non il fiorentino aulico e pomposo degli scritti letterari ma una lingua schietta, popolare, con termini più pratici e comprensibili.

Giuseppe Garabaldi e Alessandro Manzoni

Ultimi anni di vita

Il 6 gennaio del 1873, uscendo dalla Chiesa di San Fedele a Milano dove era solito recarsi a pregare, cadde battendo la testa su uno scalino procurandosi un trauma cranico. Morì qualche mese più tardi, esattamente il 22 maggio.

Federica.

ALMANACCO: 21 Maggio nasce il pittore Albrecht Dürer

Pittore, incisore, matematico e trattatista tedesco, Albrecht Dürer nacque il 21 Maggio del 1471 a Norimberga. Considerato il massimo esponente della pittura tedesca rinascimentale, è autore di meravigliosi dipinti e magnifiche incisioni. Realizzatore di opere “spontanee”, arricchisce le sue opere di un senso più profondo, che spiegò nei suoi trattati.

Nato in Germania, mosse i primi passi nel mondo dell’arte nella bottega paterna, dove apprese la tecnica dell’incisione. Fin da subito considera l’incisione come una forma d’arte a se stante, tecnica che lo porta ad essere forse il migliore incisore di stampe antiche. Tuttavia, sentendosi più portato all’uso di matite e pennelli, si trasferì nella bottega di Michael Wolgemut, il più importante pittore di Norimberga di quegli anni, grazie al quale eseguì i suoi primi disegni.

L’amore per l’Italia e per gli artisti rinascimentali

Ma la sua formazione artistica vera e propria avvenne a partire dal 1490, lavorando in varie nazioni, dalla Germania all’Olanda, fino alla Francia e alla Svizzera. Quattro anni più tardi, intraprese un viaggio in Italia, per studiare i grandi maestri del Rinascimento italiano. Padova, Mantova, Pavia, ma soprattutto la splendida Venezia, furono le città da lui visitate, dalle quali venne fortemente influenzato per il cosmopolitismo e per la vivacità culturale e artistica.

Proprio a Venezia poté studiare a fondo il fascino artistico italiano, soprattutto legato alle opere di Giovanni Bellini, da cui riprese la vivacità dei colori e l’attenzione al dettaglio, evidenti nel suo dipinto I quattro apostoli. Altro punto di riferimento fu il grande Leonardo Da Vinci, per la sua visione teorica e naturalistica dell’arte. Grazie a quest’ultimo, crebbe in Dürer la consapevolezza che l’artista è molto più di un semplice artigiano, concetto impensabile nel nord Europa del XVI secolo.

Da artista ad imprenditore

L’amore per l’Italia, lo riporta a Venezia, presentandosi questa volta alla pari con gli artisti veneti. Tornato a Norimberga però, apre una bottega propria in cui produce sia opere grafiche che pittoriche, basate sulle influenze appena assorbite nei suoi viaggi italiani. Divenne quindi un imprenditore, riproducendo in serie le sue opere che riscontravano maggior successo. I suoi tratti distintivi furono il tratteggio e l’ombreggiatura, ma anche l’attenzione al dettaglio e alla riproduzione della realtà. Una delle sue opere più celebri è quella del Leprotto, tanto preciso da sembrare una fotografia.

Personaggio influente del suo tempo, Dürer fu anche attento alle vicende politiche e sociali della sua epoca, riportate all’interno delle sue opere. Un esempio fu Il cavaliere, la morte e il diavolo, nel quale evidenzia la crisi del mondo cattolico (il cavaliere), tentato da ricchezza e del potere (il diavolo). Oppure anche il suo Autoritratto con pelliccia, criticato blasfemo per la somiglianza con Cristo, ma di grande valore simbolico perché sottolinea come tutti gli uomini fossero stati creati ad immagine di Dio.

Gli ultimi anni di vita

Negli ultimi anni di vita, Dürer mise per iscritto le sue teorie legate all’arte in vari trattati in cui affrontò temi come: la prospettiva, le proporzioni del corpo umano, l’astronomia e architettura. L’obiettivo era quello di nobilitare la figura dell’artista come uomo di pensiero oltre che di tecnica, differenziandola così da quella del semplice artigiano. Una novità per il nord Europa del XVI secolo.

Nel 1520 Dürer si recò nei Paesi Bassi per assistere all’incoronazione dell’imperatore Carlo V. Nel corso del viaggio si ammalò gravemente (forse di malaria). Questo malore lo tormentò fino agli ultimi giorni di vita, causandone la morte nel 1528, a soli 57 anni. Dopo la sua morte venne apprezzato da molti personaggi illustri, come Lutero che lo definì “illustre”, ma anche Hitler che volle una sua opera nel suo studio.

Federica.

ALMANACCO: 20 Maggio nasce lo scrittore Honoré de Balzac

Scrittore, drammaturgo, critico letterario, saggista, giornalista e stampatore francese, Honoré de Balzac nasce il 20 Maggio del 1799. Considerato fra i maggiori della sua epoca, fu il principale maestro del Romanzo Realista francese del XIX secolo. Con la sua opera più nota, La Commedia Umana, descrive in modo quasi esaustivo, la società francese a lui contemporanea.

Nasce a Tours, in Francia, da una famiglia borghese in rapida ascesa. Poco amato dalla famiglia, trascorre l’adolescenza in solitudine in un collegio. A causa della rigida disciplina e alla pressione verso lo studio, Honoré lasciò la scuola, si trasferì a Parigi dove iniziò il corso di Studi in Giurisprudenza. Inizia a studiare Diritto e le leggi, ma si annoia durante il periodo di tirocinio presso più notai.

Gli inizi letterari poco fortunati

Dopo aver constatato il poco amore verso la Giurisprudenza, Balzac decise di cambiare carriera concentrandosi sulla Letteratura. Nella capotale francese, inizierà da subito a scrive racconti di avventura sotto diversi pseudonimi, che risulteranno fondamentali per la costruzione della sua futura opera. 

Le sue prime prove artistiche non furono molto apprezzate dalla critica, tanto che Balzac si diede ad altre attività. Decise di aprire una sua casa editrice, una tipografia e una fonderia di caratteri da stampa, tutte imprese che però si rivelarono fallimentari, indebitandolo pesantemente.

Il successo e le prime pubblicazioni

Nel 1822 conobbe Louise-Antoinette-Laure Hinner, una donna di 22 anni più grande, che gli resterà accanto per tutta la vita. La presenza della donna ebbe molta influenza sull’autore, tanto da incoraggiarlo a continuare l’attività di scrittore. Grazie a lei, la produzione letteraria diventa più matura, anche grazie alle numerose prove e sperimentazioni dei romanzi giovanili. Un esempio fu l’opera Gli Sciuani, romanzo storico cui fa da sfondo la rivolta della Vandea.

Grazie a quest’opera, Balzac ottenne i giusti riconoscimenti. Collabora con diversi giornali, frequenta gli ambienti dell’editoria, arrivando a stipulare un contratto editoriale per la pubblicazione di 12 volumi su Usi e costumi nel diciottesimo secolo. Questa fu per lui un abbozzo dell’opera futura, un immenso ciclo che Balzac aveva progettato di scrivere sulla società ottocentesca.

La Commedia Umana

Attraverso il suo progetto, Balzac appare come il primo dei grandi scrittori realistici. Fu proprio l’opera La Commedia Umana, a tradurci esattamente il tipo di scrittura dell’autore, basata su una descrizione e un osservazione reale della società contemporanea dal Primo impero alla Restaurazione. Sono circa 150 romanzi divisi in 3 grandi racconti (o studi), esponendo le diverse specie sociali e umane: il borghese, il contadino, l’avvocato, l’operaio così come l’avaro, l’ambizioso, l’ozioso o il fuorilegge.   

Come un visionario, quindi è capace di creare innumerevoli personaggi e immaginare i loro drammi quotidiani. Ne narra i sentimenti, gli atteggiamenti e i caratteri, aggiungendone ad ognuno una riflessione filosofica e morale. Ecco come in questi romanzi si coglie bene l’aspetto del realismo di Balzac, grazie all’accurata scelta di dettagli e all’attenzione riservata agli aspetti della vita quotidiana dei diversi personaggi.

Ultimi anni di vita

Fu un accanito frequentatore di salotti, e amante appassionato di diverse nobildonne che soddisfacevano il suo snobismo e il bisogno di partecipare alla vita aristocratica. Fu però anche perseguitato dai creditori, tanto da dover iniziare una serie di viaggi, intrapresi sicuramente per interesse culturale, ma soprattutto per tenersi lontano dalle insistenti richieste di denaro.

Infatti, malgrado il buon successo dei suoi libri e le attestazioni di stima da parte di Istituzioni e personalità, la sua situazione economica rimane disastrosa. Anche la sua salute, fu in continuo peggioramento. A causa di una peritonite, infatti, morì all’età di 51 anni, il 18 Agosto del 1850.

Federica.

ALMANACCO: 19 Maggio avvenne la consacrazione della Cattedrale di Notre-Dame

Una delle cattedrali europee più belle e visitate è Notre-Dame, consacrata il 19 Maggio del 1182 a Parigi. Simbolo del cattolicesimo francese, l’edificio divenne un monumento parigino, apprezzato da tutti, abitanti e turisti provenienti da ogni parte del mondo, tanto da diventare Patrimonio dell’UNESCO dal 1991. Capolavoro dell’architettura gotica, sorge nel mezzo della Senna, sulla cosiddetta Île de la Cité.

I lavori per la realizzazione Di Notre-Dame voluta da Papa Alessandro III cominciarono nel 1163, durante il regno di Luigi VII. Quando gli architetti iniziarono l’opera, circa 850 anni fa, avevano l’ambizioso obiettivo di costruire il santuario più alto mai eretto, con una navata di quasi 35 metri d’altezza e due torri che sfiorano i 60 metri, che avrebbero gettato la propria ombra sui tetti della città. Per riuscirci progettarono un guscio sottilissimo sostenuto da contrafforti e archi rampanti.

L’incontro di stili ed epoche diverse

L’edificazione della Cattedrale venne finanziata sia dalla Chiesa, sia dalla corona di Francia e i lavori furono condotti in due fasi. La prima fase che va dal 1162 al 1250 durante la quale venne completato l’edificio e fu consacrato, mentre la seconda che arriva fino alla metà del XIV secolo, nella quale ci furono una serie di interventi interni ed esterni per raggiungere l’aspetto desiderato. Ci furono poi altri restauri successivi dovuti alla devastazione della Rivoluzione Francese, e all’incendio recente avvenuto nel 2019.

Proprio per questo la Cattedrale fu oggetto di diversi interventi stilistici e architettonici, grazie al cambiamento di diverse correnti artistiche nel corso di oltre 200 anni di lavori. Troviamo infatti elementi di Barocco, ma anche di Gotico, fino al Rinascimentale. Ad oggi, e a seguito dei vari restauri, Notre-Dame conta 130 metri di lunghezza e 40 di larghezza, contiene 5 navate e 37 cappelle, e sorprendenti sono le sue 113 vetrate colorate.

Principali elementi di costruzione

La struttura, a cinque navate con doppio deambulatorio intorno all’abside, venne portata a termine nel 1182, anno della consacrazione. Conclusi i lavori del coro, iniziarono quelli per la costruzione del transetto e delle navate con i relativi matronei. In seguito, il cantiere si spostò nell’area della facciata, edificata a partire dal 1208.

Con un importante intervento di restauro eseguito nel XIV secolo, per la volontà del Re Luigi XVI, si sostituirono gli archi rampanti, si realizzò il grande rosone, si ristrutturarono le cappelle e si aggiunsero statue e vetrate decorative. Nella facciata inoltre vennero costruite due torri alte 69 metri, ad oggi visitabili dalle quali si può godere di un’incredibile vista.

Eventi storici e punti di interesse

Dal punto di vista storico invece, a Notre Dame si sono celebrati avvenimenti importanti. Prima fra tutti fu l’incoronazione di Napoleone Bonaparte, ma anche la beatificazione di Giovanna d’Arco e l’incoronazione a Re di Enrico VI d’Inghilterra. Avvennero anche molte cerimonie commemorative di personaggi illustri e funerali di Stato, ed anche eventi politici di un certo spessore, come la prima Convocazione degli Stati Generali, nel 1302.

Grande interesse alla Cattedrale fu dato dallo scrittore Victor Hugo, che scrisse un romanzo proprio dedicato all’edificio cattolico parigino, intitolato Notre Dame de Paris. Questo romanzo fu di ispirazione per il cartone della Disney realizzato nel 1996 Il gobbo di Notre Dame e per lo spettacolo teatrale del 1998 musicato da Riccardo Cocciante.

Il 15 aprile 2019, la cattedrale di Notre Dame fu vittima di un grave incendio, che provocò dei gravi danni strutturali al tetto e distrusse la guglia della torre principale.

Federica.

mARTEdì: Tour romano sulle tracce di GIAN LORENZO BERNINI

Gian Lorenzo Bernini non ha bisogno di presentazioni, è semplicemente uno degli artisti più famosi di sempre. Scultore, urbanista, architetto, pittore, scenografo e commediografo italiano, un artista poliedrico e multiforme, Bernini è considerato il massimo protagonista della cultura figurativa barocca. Si concentrò soprattutto nel cambiare volto alla Capitale, abbellendola e decorandola con alcune delle opere più importanti e imperdibili della città.

Nella sua lunga vita conobbe sette diversi Papi, da Urbano VIII Barberini (1623-1644) a Clemente X Altieri (1670-1676), tanto da diventare per la maggior parte di loro voce e manifesto. I lavori architettonici e scultorei di Bernini a Roma sono innumerevoli e attraverso questo articolo ne scopriremo alcune delle più importanti e sorprendenti.

Chiesa di Santa Maria della Vittoria

Questo tour virtuale alla scoperta di Bernini, inizia in una delle chiese più interessanti di Roma, la chiesa di Santa Maria della Vittoria. Eretta nel XVII secolo, all’esterno potrebbe apparire come una chiesa normale, mentre all’interno presenta una straordinaria decorazione, illuminata solamente da candele, che inondano il tempio con colori caldi e speciali. Una delle zone più importanti della chiesa è la Cappella di Cornaro, dove si trova la famosa scultura di Bernini, chiamata L’Estasi di Santa Teresa, una delle opere simbolo del Barocco.

Essa descrive a tutto tondo la religiosità del Seicento, attraverso la rappresentazione della visione mistica e divina avuta da S. Teresa d’Avila. Questo gruppo scultoreo è formato dalla Santa e da un Angelo, entrambi sospesi a mezz’aria su delle nuvole. Sono illuminati da una luce naturale che entra da una nicchia nascosta allo spettatore e che si riflette su questa pioggia di raggi dorati che scendono sull’opera. L’opera appare in movimento, come se il vento scuote la Santa e fa muovere il suo vestito.

Chiesa di Sant’Andrea al Quirinale

Il percorso alla scoperta di Bernini, continua in Sant’Andrea al Quirinale per scoprire il suo lato da architetto. Completamente ristrutturata dall’artista, ribaltando la concezione di architettura religiosa, sostituendo la classica pianta a croce latina, con un’originale pianta ellittica. Utilizzò questa soluzione per trasmette un chiaro effetto di dinamismo e dilatazione dello spazio, tipici elementi del suo stile barocco.

Anche la facciata, è dinamicamente ricurva, così come l’elegante scalinata che porta all’interno della chiesa, da molti definito “la perla del Barocco”, grazie ad un gioco di luci e ombre che prelude al Rococò. Lo spazio centrale, coperto da una sontuosa cupola, si apre con disposizione radiale, dove otto cappelle rettangolari e ovali decorano le pareti. Al centro, davanti all’ingresso, venne costruito un altare maggiore, decorato con il Sant’Andrea in gloria, un gruppo scultoreo dorato con il santo, coppie di pescatori e cherubini giocosi che sostengono ghirlande e festoni, di grande effetto emozionale.

Piazza Barberini e le fontane

Successivamente si arriva a Piazza Barberini, per la cui decorazione realizza due grandi fontane: la Fontana del Tritone centrale e più grande, e la Fontana delle Api, piccolina e meno conosciuta. La prima, fu chiamata così per la presenza di un possente Tritone che esce da una conchiglia aperta, alla cui base sono presenti delfini sinuosi e gli stemmi araldici dei Barberini, caratterizzati dal loro figura simbolo delle api. Originalissimo il modo in cui il Bernini, pone ogni elemento in una sintesi organica, la giusta metamorfosi tra architettura, scultura e natura.

Per omaggiare ancor di più la committenza, Bernini realizzò questa seconda fontana, formata da una grande conchiglia aperta da cui fuoriescono 3 api, ancora simbolo dei Barberini, giocando anche in questo caso con significati ed allegorie. Come pochi ben sanno, il nostro artista fu molto esperto nella realizzazione di fontane, soprattutto perché fin da giovanissimo partecipò, insieme al padre, alla realizzazione della Fontana della Barcaccia, sita al centro di Piazza di Spagna, ai piedi della scalinata.

Dal Pantheon a Propaganda Fide

Ma Bernini ebbe anche dei momenti no, uno fra questi furono la realizzazione dei due bellissimi campanili del Pantheon, demoliti successivamente nel 1894. Realizzati in stile Barocco, furono molto particolari e all’epoca soprannominate le “recchie d’asino”, perché fuori dai canoni classici del Pantheon, e dopo anni si decise di demolirle. Questo provoco nell’artista grande dispiacere.

Un’altra nota dolente nella vita di Bernini, fu l’eterna rivalità con Francesco Borromini, altro artista del Barocco romano. I due si incontrarono per i lavori al Palazzo di Propaganda Fide, e Borromini lo sfidò apertamente. Infatti, fu Bernini a realizzare per primo una chiesa interna a pianta ovale, che solamente dopo solo tre anni, venne abbattuta per fare spazio ad una nuova chiesa, più grande, progettata da Borromini. Leggenda vuole che nel progetto di quest’ultimo, le finestre del palazzo, fossero decorate da orecchie d’asino, per deridere il suo rivale.

La fontana dei Quattro Fiumi

Ma questa eterna ed aspra rivalità, portò Bernini a dare il meglio di se, soprattutto in quella che sarà l’ultima tappa di questo tour virtuale. Come gran finale vi lascio in una delle più famose e spettacolari piazze di Roma, la barocca e teatrale Piazza Navona. Qui Bernini realizzerà la sua fontana più bella, su incarico di papa Innocenzo X, della famiglia Pamphilj: La fontana dei Quattro Fiumi. Questa fontana possente, riporta sotto forma di personificazioni allegoriche le figure di 4 fiumi.

C’è il Nilo, con un leone ed una palma simboli dell’Africa, porta gli occhi bendati ad indicare che non si conoscevano ancora le sue sorgenti. Poi il Rio della Plata, con le monete d’argento come il colore argentino delle acque (dallo spagnolo plata che significa argento). Il Danubio con un cavallo ed i fiori, che richiamano le fertili pianure danubiane e infine il Gange con un lungo remo ad indicare la navigabilità del fiume. La fontana dei Quattro Fiumi quindi rappresenta la totalità del mondo con l’Africa, l’America, L’Europa e l’Asia e al tempo stesso l’universalità e la centralità della Chiesa, rappresentata dall’obelisco, asse della fede con le chiavi e lo stemma pontificio.

Federica.

ALMANACCO: 18 Maggio muore lo scultore Pietro Cascella

Scultore, ma anche pittore e ceramista, Pietro Cascella morì il 18 Maggio del 2008, all’età di 87 anni. Diventa un grande artista grazie alle influenze sul campo del nonno Basilio Cascella, del padre Tommaso Cascella e dello zio Michele Cascella. Non poteva nascere anche lui un’artista a 360 gradi.

Nato a Pescara nel 1921, si appassionò fin da subito al mondo dell’arte, iniziando come pittore. Trasferitosi a Roma, inizia a seguire i corsi dell’Accademia delle Belle Arti, lavorando nello stesso tempo in una fornace per la ceramica, insieme al fratello. Fu grazie a questa esperienza che iniziò ad elaborare sculture si ceramica, anche di grandi formati. L’abbandono della pittura a vantaggio della scultura avviene, quindi, a partire dal secondo dopoguerra.

L’inizio della sua carriera da scultore

Già a soli 22 anni, prende parte alla IV edizione del Quadriennale di Roma, e alla prima edizione della Biennale di Venezia nel periodo post-bellico. Inoltre nel 1957 partecipa al Concorso per il “Monumento di Auschwitz” con un progetto elaborato dal fratello e dall’architetto Julio Lafuente, che verrà realizzata solamente 10 anni dopo.

Nello stesso periodo lavora a quadri-scultura, le cui tematiche surreali si approfondiscono in seguito all’incontro e all’influenza di Sebastian Matta. La sua ricerca si orienta quindi verso la pietra e il marmo, materiali in cui realizzerà la gran parte delle sue opere monumentali. Le sue opere solitamente composte da pietre levigate, aspre o corrose ricordano accenni di matrice cubista, insieme a elementi di pura geometria.

Altre opere fondamentali

Le sue mostre personali sono numerose, realizzate in tutto il mondo, da Roma a Milano, Parigi, Monaco e Bruxelles, fino ad esporre a New York. Ma dopo aver realizzato opere scultoree per le mostre, la ricerca di Cascella si orienta verso opere di carattere monumentale, in cui si fondono impegno sociale e progetti scultorei su scala urbana. Ricordiamo l’Arco della Pace a Tel Aviv, Cento Anni di lavoro allo stabilimento Barilla a Parma, Omaggio all’Europa a Strasburgo, il Monumento a Giuseppe Mazzini a Milano, La Nave sul lungomare di Pescara, Sole e Luna a Riad, e Bella Ciao a Massa.

Negli anni ’90 realizza le sue più grandi opere come la Volta Celeste ad Arcore insieme ad altre sculture, fontane e colonne simbolo, l’Agorà all’Università di Chieti, il Monumento della Via Emilia a Parma, la Porta della Sapienza a Pisa, l’Ara del Sole in Sardegna, il Teatro della Germinazione nel Parco Nazionale d’Abruzzo, e molte altre. Le ultime opere prima della morte, realizzate nel 1999 furono le due fontane per la città di Chiavari e per la Baraclit nel Casentino, in Toscana.

Federica.