ALMANACCO: 17 Maggio nasce il critico d’arte Giulio Carlo Argan

Famoso critico d’arte, politico e docente italiano, Giulio Carlo Argan nacque il 17 Maggio del 1909. Il suo pensiero artistico, strettamente razionale, ha spaziato dall’arte antica a quella contemporanea. Eletto a Roma come indipendente nelle liste del Partito comunista, è stato sindaco della città dal 1976 al 1979 e senatore della Repubblica.

Gli anni dell’infanzia coincidono la drammaticità della prima Guerra Mondiale, che influenzò la sua vita, sviluppando un protettivo e rigoroso razionalismo. Fin dalle elementari coltivò una forte passione per il disegno, tanto da scegliere inizialmente una carriera di pittore e illustratore. Durante la sua adolescenza divenne amico di artisti e pittori, e iniziò a collaborare come illustratore per la rivista per ragazzi Cuor d’oro.

Gli esordi da articolista critico

Negli anni Venti, si iscrive all’Università di Torino, prima alla facoltà di giurisprudenza, passando poi in quella di lettere grazeie ad una lezione di Lionello Venturi, storico dell’arte. Questa figura fu per lui determinante, grazie all’approfondimento metodologico e la militanza critica che insegnava, dalla quale prese spunto per i suoi lavori.

Alla formazione universitaria affiancò la frequentazione del gruppo di giovani artisti interessati di architettura e di storia della critica d’arte, scrivendo molti articoli a riguardo. Nel 1930 scrive Palladio e la critica neoclassica e Il pensiero critico di Antonio da Sant’Elia, e pubblica articoli e recensioni su “La Cultura”, “L’Arte”, “Casabella”, e scrive numerose voci per l’Enciclopedia Italiana e il Grande Dizionario Enciclopedico.

Il lavoro di critico d’arte

Conseguita la laurea, vince il concorso per Ispettore alle Antichità e Belle Arti a Roma, svolgendo progetti di catalogazione, riordino, restauro. Qui entrò in contatto con Pietro Toesca, del quale divenne assistente volontario dove strinse amicizia con importanti studiosi italiani e tedeschi. Con questi ultimi concordò la stesura di recensioni molto critiche ai libri di professori legati al nazismo e fascismo.

Nell’immediato dopoguerra, continua la sua produzione critica, intervenendo in difesa dell’arte astratta e dell’architettura moderna, occupandosi anche di urbanistica, di design, e del rapporto arte-tecnica. Vede quindi un superamento delle iniziali posizioni crociane, ruotando intorno al problema didattico, e quindi sociale, dell’arte, e alla necessità di un’educazione estetica che rispondesse alla crisi dell’arte di fronte all’avanzare dei progressi tecnologici.

Carica politica di Sindaco e Senatore

Fino al 1955 proseguì il suo lavoro alla Direzione generale delle Antichità e belle arti, un ruolo che sarebbe confluito nel diretto impegno politico dell’esperienza di sindaco e senatore. Fu infatti nel 1975, dopo un grave infarto e una lunga convalescenza, che Argan decise di accettare la candidatura come “indipendente” nelle elezioni al Comune di Roma. Diventò il primo sindaco non democristiano della Roma repubblicana dal 1976 al 1979.

Negli anni ottanta continua l’impegno politico come senatore comunista e come polemista su settimanali e quotidiani, con scritti sempre più brevi e sempre più incisivi, in difesa del patrimonio artistico dello Stato, contro il degrado dell’università e l’avanzare di una poststoricità ben più grave del postmoderno. La sua fama lo fece diventare nel 1983 senatore della Repubblica nelle liste del Pci per due legislature.

Ultimi anni di vita

Nel 1982 dona la sua biblioteca all’Università di Roma, dalla quale gli viene conferito il titolo di Professore Emerito. Qualche anno più tardi viene eletto presidente della Casa Editrice Einaudi, continuando a pubblicare articoli critici e saggi. Nel 1991-92 il Partito Democratico della Sinistra gli affida l’incarico di “ministro” dei beni culturali e ambientali. Nel 1991 fonda l’Associazione Bianchi Bandinelli con l’intento di promuovere il dialogo e la cooperazione tra il mondo della ricerca e quello della tutela.

Morì a Roma l’11 novembre 1992.

Federica.

ALMANACCO: 16 Maggio nasce la pittrice Tamara de Lempicka

La pittrice di origine polacche, Tamara de Lempicka nacque il 16 Maggio del 1898. Conosciuta come la regina dell’Art Deco’, amava ritrarre donne bellissime, fredde e irraggiungibili ma allo stesso tempo co un animo malinconico, tormentato e romantico, un po’ come era lei. Infatti in ognuna di loro c’è un pezzo di lei, che si racconta dipingendo le donne più belle del Novecento.

Il luogo della sua nascita non è certo, forse nata a Varsavia da una donna polacca e un ricco ebreo russo, che scappò quando lei era bambina. Durante la sua adolescenza visse con la nonna materna, che la spinse a frequentare una delle scuole più prestigiose della Polonia, dove scoprì la sua passione per l’arte. Grazie alla nonna, fece moltissimi viaggi alla scoperta delle opere d’arte più famose Firenze, Venezia e Roma.

L’inizio della brillante carriera

Alla morte della nonna, Tamara si trasferisce a San Pietroburgo, dove sposa il ricco e giovane avvocato Tadeusz Łempicka, conteso dalle più belle donne della città. Ma con lo scoppio della Rivoluzione Russa, e il coinvolgimento del marito, i due decisero di traslocare a Parigi. Qui Tamara decise di dedicarsi alla pittura, iniziando a vendere i suoi quadri per guadagnare.

E così Tamara si iscrisse all’Académie de la Grande Chaumiere, dove conobbe i grandi maestri parigini, che influenzarono le sue opere, che avevano già uno stile del tutto personale. Iniziò anche ad esporre al pubblico, nella sua prima mostra al Salon d’Automne nel 1922. Fu una manifestazione di rottura nei confronti delle esposizioni più ufficiali, tanto che lei stessa si presentò in modo originale con uno pseudonimo maschile.

La vita mondana nelle sue opere

Grazie all’esposizione al Salon d’Automne, divenne famosa come ritrattista disegnando le dame più note di Parigi. Iniziò un’intensa vita mondana, con amanti, feste, cocaina e dipinti realizzati a tarda notte. La sua vita, del resto, fu l’incarnarsi di ciò che rappresentò nei suoi quadri, ovvero una costante ricerca della ricchezza, vivendo con teatralità e sfacciataggine.

Nelle sue opere appaiono infatti telefoni, automobili, e yachting club, come inquadrature di film o copertine di riviste. Utilizzava colori che luminosi, forti e decisi, con linee nette e precise che disegnano donne fredde, malinconiche, irraggiungibili. Visse infatti infatti in totale adesione con l’idea di femme fatale che andava di moda in quegli anni. Questa vita frenetica la portò in giro per tutto il mondo, visitando più volte l’Italia, ospitata da Gabriele D’annunzio, e allestisce mostre a New York, Los Angeles e San Francisco. 

Dalla depressione alla morte

Il suo successo fu però oscurato da un’intensa forma di depressione che non le darà mai tregua. Questa crisi esistenziale, influenzò moltissimo i suoi soggetti artistici, tanto da abbandonare il vizio e la mondanità, per ritrarre personaggi di contenuto pietistico e umanitario. Un desiderio di sobrietà colpì le sue donne, che da quel momento rappresentò velate da scialli o fazzoletti annodati sotto il mento. Il loro ammiccamento non si rivolse più allo spettatore, perché gli occhi guardarono al cielo, quasi piangenti.

Le sue nuove opere vennero però accolte freddamente dalla critica, e in contemporanea all’aggravarsi della sua depressione, decise di abbandonare la pittura. Depressa e addolorata, tentò diverse case di cura in Italia, e anche un convento a Parma, senza ottenere successi. Nel 1978 si trasferì a Cuernavaca in Messico dove si spense nel sonno il 18 marzo 1980. Impressionata dalla storia dell’eruzione del Vesuvio, chiese di spargere le proprie ceneri sul vulcano messicano.

Federica.

ALMANACCO: 15 Maggio muore la poetessa Emily Dickinson

Considerata una fra le più grandi ed originali poetesse di tutti i tempi, Emily Dickinson morì il 15 Maggio del 1886. Definita una delle fondatrici della poesia americana, nelle sue poesie i temi fondamentali furono l’amore per la natura, la solitudine, ma anche la felicità della vita quotidiana. Dando vita al Rinascimento Letterario Americano, scrive attraverso uno stile intimistico e personale.

Nata in Massachusetts nel 1830, trascorre un’adolescenza tranquilla, ricevendo dalla famiglia un’educazione libera e completa. Frequentò la Mount Holyoke Female Seminary, ma solo per poco tempo, poiché costretta a professare la religione cristiana, che rifiutò pubblicamente. L’esperienza a scuola diede l’avvio a un suo progressivo distacco dalla religione, che lasciò un’impronta indelebile sulla sua poesia futura. 

L’inizio dell’attività letteraria

Lasciata la scuola, i suoi studi si svolsero per lo più come autodidatta, iniziando inoltre a scrivere lettere, considerate un modo intimo per entrare in contatto con il mondo. Lettere e poesie che però conservava gelosamente su foglietti sgualciti e cuciti, chiusi in un cassetto della sua camera. Infatti solo pochissime delle duemila poesie composte furono pubblicate durante la sua vita.

Tuttavia, la scrittrice prese contatto con alcuni editori per pubblicare le sue opere, ma il suo reale valore non fu riconosciuto. Continuò a scrivere per se stessa e per coloro che la amavano, includendo molte delle sue poesie nelle lettere che scriveva a parenti e amici. Solo nel XX secolo i critici moderni rivalutarono le opere di Emily Dickinson, definendola una delle fondatrici della poesia americana. La maggior parte delle sue poesie furono pubblicate postume.

L’idea di solitudine e reclusione

Vestiva esclusivamente di bianco, simbolo di purezza, si rifiutava di vedere gente non uscendo mai dalla sua stanza, neanche quando morirono i genitori. Gli unici rapporti che aveva con il mondo esterno furono dati dall’intensa corrispondenza con alcuni amici. I motivi che l’indussero a vivere in una sorta di volontaria clausura per circa trent’anni non sono mai stati chiariti. Forse a causa di un amore impossibile, o il poco soddisfacente rapporto che aveva con il mondo esterno.

Nelle sue poesie descriveva infatti il suo “spazio” interiore, quello dell’animo umano e la distanza che esiste tra mondo interiore e mondo esterno. Una sorta di stile intimistico e personale, raccontava di se stessa e delle emozioni che provava, tanto da chiamare la sua prima raccolta semplicemente le Poesie di Emily Dickinson. E così anche le raccolte successive, Poems: Second Series, e Poems: Third Series

La poetica della Dickinson

La sua poesia fu influenzata da Shakespeare, Milton, i poeti metafisici e la scrittrice Emily Brontë, a lei contemporanea, ma anche la tradizione puritana e il trascendentalismo di Emerson contribuirono a formare il suo pensiero. Tutte queste influenze sfociarono in uno stile poetico originale e del tutto personale. I suoi componimenti sono brevi, composti da quartine con lo stesso schema metrico: abab.

Usa inoltre un linguaggio semplice, ma l’uso della punteggiatura è insolito e originale. Fa un uso frequente di lettere maiuscole per enfatizzare le parole, e ricorre a paradossi e metafore che sorprendono il lettore. Tutto ciò fa si che il significato delle sue poesie sia ambiguo e di difficile interpretazione, e ruota attorno agli stessi temi, come la natura, la vita, la morte, l’eternità e Dio. Non si concentrò però sul punto di vista religioso, ma su una sfera spirituale, in quanto furono temi che rimasero per lei sempre un mistero.

Gli ultimi anni di vita

A partire dall’anno successivo inizia un periodo durissimo, vedendo scomparire entrambi i genitori e il piccolo nipotino Gilbert. Nel 1886 si ammala, morendo il 15 maggio nella sua camera.

Federica.

ALMANACCO: 14 Maggio nasce il pittore Franco Angeli

Franco Angeli, fu un pittore italiano nato a Roma il 14 Maggio del 1935. Conosciuto come esponente dell’arte astratto-materica in Italia, ha sperimentato tecniche e materiali vari, attraverso una ricerca indirizzata a superare l’informale. Divenne famoso per essere uno degli artisti appartenenti alla “Scuola di Piazza del Popolo”, un gruppo di artisti romani tra cui Mario Schifano e Tano Festa.

Nato a Roma, nel quartiere San Lorenzo, da una famiglia umile di tradizione socialista e antifascista. Dopo la morte del padre, divenne l’uomo di casa, provvedendo sin da giovane a lavorare per aiutare la madre malata. Non frequentò mai scuole di pittura, ma si appassionò all’arte da autodidatta.

L’influenza astratta-materia e l’impegno politico

Intorno al 1957 nascono i suoi primi lavori, come esigenza di affermare la sua libertà. Nelle sue opere venne fortemente influenzato dalle esperienze astratto-materiche di Alberto Burri e dalla sua poetica informale. Infatti, dalla fine degli anni Cinquanta ha sperimentato tecniche e materiali diversi, come tele monocrome e materiche dai colori scuri, trattate con calce e ricoperte di garze, veline, smalto, ricalco, calze di nylon. Tutto era strappato e lacerato, simbolo di povertà e dolore. 

Questi primi approcci con la pittura avvengono contemporaneamente ad un’attività intensa in campo politico, iscrivendosi al Partito comunista italiano. Qui nel 1955, conobbe due artisti come Tano Festa e Mario Schifano, con i quali instaura un rapporto di amicizia profondo condividendo l’esperienza e il dramma della guerra. Di questo periodo fanno riferimento molte opere esposte nelle gallerie romane, realizzando anche una sua prima mostra personale.

Dalla Scuola di Piazza del Popolo all’Imagerie

Insieme a Festa e Schifano, daranno vita alla “Scuola di Piazza del Popolo”, un gruppo di artisti romani che si riunivano nelle gallerie La Tartaruga e La Salita. Grazie a questo gruppo la sua poetica artistica si concentra su segni e simboli, come la lupa capitolina, il dollaro, la svastica, la falce e martello, simboli che denunciano apparentemente il suo impegno sociale, ma che in realtà nascondono nuove valenze, come memoria, riflessione, contemplazione, distacco. La sua arte diventa decisamente più figurativa.

Negli anni sessanta, questo interesse dell’artista per immagini e simboli stereotipati crebbe, soprattutto allo svilupparsi dell’Imagerie di massa. E’ evidente l’influenza della pop art americana nelle sue opere, che però viene superata tramite l’utilizzo di simboli ancestrali ed emblemi ideologici che agiscano direttamente sull’inconscio dell’osservatore. Con l’accrescere della sua fama, inizia a partecipare alla Biennale di Venezia e, l’anno successivo, alla IX Quadriennale romana. Nel q967, fece parte anche della Biennale di San Paolo in Brasile.

Ultimi anni di vita

Franco Angeli muore di Aids all’età di 53 anni. Il funerale si celebra nella Chiesa di Santa Maria del Popolo, scelta per l’amore sconfinato dell’artista nei confronti di Caravaggio.

Federica.

ALMANACCO: 13 Maggio nasce il pittore Georges Braque

Pittore e scultore francese, Georges Braque nacque il 13 Maggio del 1882, ad Argenteuil in Francia. Conosciuto come uno dei padri del Cubismo, in quanto all’inizio del 900, assieme al suo amico Pablo Picasso, diede vita ad un modo del tutto nuovo di dipingere il mondo. Inizia così il movimento cubista, capace di raffigurare la realtà da più punti di vista contemporaneamente attraverso frammenti di forme e oggetti.

Nato da una famiglia di artisti, si dedicò fin da subito allo studio dell’arte. Frequentò inizialmente l’Accademia di Belle Arti a Le Havre e poi a Parigi, la città più importante per gli artisti del secolo. Si accorse ben presto di non amare lo studio, così lasciò la scuola per entrare nella bottega di un decoratore artigiano, imparando il mestiere e frequentando allo stesso tempo corsi serali di disegno.

Le prime influenze artistiche per Braque

Dal 1902 frequentò spesso il Louvre, restando affascinato dall’arte greca e da quella egizia. Nel frattempo, studia gli Impressionisti al museo del Lussemburgo, dove fece la conoscenza di Henri Matisse, grande artista appartenente al gruppo delle “Belve”( i Fauves). L’influenza del gruppo lo portò ad utilizzare colori puri e fiammeggianti non rinunciando mai alla libertà della composizione. A questo periodo risale la creazione di “Paysage à l’Estaque“.

Ma è l’incontro con Picasso nel 1907 a segnare la sua vita. Tale incontro lo influenza a 360 gradi, al punto da interessarsi all’arte primitiva. La forza espressiva dell’arte primitiva e africana, venne ripresa attraverso le sculture in legno, le maschere e i totem, carichi di energia e di colori caldi. Braque e Picasso, vennero inoltre influenzati da un altro grande artista morto da poco, Paul Cézanne, che rinnovò la pittura, rappresentando la realtà attraverso figure geometriche da scomporre e ricostruire.

La nascita del Cubismo

Ispirandosi alla forza dell’arte africana e alla geometria di Cézanne, Braque e Picasso crearono insieme un nuovo movimento artistico chiamato il Cubismo, una delle più importanti rivoluzioni della forma pittorica moderna. I quadri cubisti non rispettano le solite regole pittoriche, in quanto non hanno prospettiva e profondità, e le forme appaiono appiattite e geometriche. Ci si accorge immediatamente che le cose non sono più riconoscibili. 

Per Braque, l’artista deve rappresentare la scena totale attraverso diversi punti di vista e diverse dimensioni che si mescolano l’una con l’altra. L’obiettivo per Braque e per i cubisti era infatti mostrare i molteplici lati distesi su uno stesso piano, ingannando la mente. Ed è qui che nasce il cubismo analitico, con sfaccettature e oggetti smembrati e spezzettati su piani diversi. Su questo stile realizza “Violon et Palette” e “Grand Nu

Da cubismo analitico al cubismo sintetico

Con il passare del tempo, le opere di Braque diventano sempre più incomprensibili ma mai astratte. Questa è una conseguenza della volontà di rappresentare i volumi sempre più complessi in tutte le loro sfaccettature. Secondo questa tendenza, Braque avvia la fase del cubismo sintetico, contraddistinta per l’inserimento all’interno delle sue opere di segni riconoscibili come cifre stampate e lettere, spesso date dalla tecnica del collage.

Nel 1914 la sua produzione artistica si interruppe per un breve periodo, in quanto Braque venne chiamato per combattere durante la Prima Guerra Mondiale e venne gravemente ferito. Ma continuerà la sua produzione artistica, con l’ultima fase cosiddetta fase classica, attraverso una rappresentazione più fedele della realtà ma sempre caratterizzata da uno spirito cubista. Si dedica inoltre alla scenografia, alla scultura in gesso, alle incisioni e al disegno di gioielli, prima di morire il 31 agosto del 1963 a Parigi.

Federica

ALMANACCO: 12 Maggio nasce il pittore Dante Gabriel Rossetti

Dante Gabriel Rossetti, è stato un pittore e poeta britannico, nato il 12 Maggio del 1828. Famoso per aver fondato nel 1848, insieme ad altri artisti, il movimento dei Preraffaelliti, corrente appartenente al periodo della pittura vittoriana dell’Ottocento, riferibile in un certo modo al Simbolismo. Proprio per questo nelle sue opere mette in campo la luminosità diffusa da colori brillanti, l’attenzione meticolosa per i particolari e lo studio di soggetti ambientati in esterni.

Nato nel 1828 a Londra, visse fin dall’infanzia in un ambiente saturo di letteratura e arte, grazie al padre poeta e patriota, Gabriele Rossetti. Fu in continuo contatto con le opere dei poeti inglesi, francesi e soprattutto di Dante, di cui il padre ne fu profondamente folgorato, tanto da dare lo stesso nome a suo figlio.

Gli inizi divisi tra letteratura e pittura

Ad ogni modo, da adolescente prevalse la sua passione per le lettere, divorando i volumi di poesia medievale e iniziando a scrivere da autodidatta alcuni poemi, colmi di personaggi eroici o drammatici. Questo tipo di sensibilità lo avvicinerà allo stile del Romanticismo letterario e in particolare le influenze di Mary Shelley, Philip James Bailey, Edgar Allan Poe, e ovviamente Dante Alighieri.

Artista alquanto complesso e versatile, si dedicò anche alla pittura, concentrandosi anche qui su gli aspetti più svariati del Romanticismo, uniti a riferimenti alla sua stessa vita. La sua pittura, essenzialmente estetizzante e sensuale, soprattutto nella raffigurazione delle figure femminili e degli animali esotici, si fa ossessionante.

La Confraternita dei Preraffaelliti

Nel 1848, insieme ad altri due artisti del calibro di William Holman Hunt e J. Everett Millais, fondò la “Confraternita dei Preraffaelliti“, un progetto che intendeva essere sia un gruppo di lavoro sia la concretizzazione di un movimento artistico che rifiutava la pittura accademica rinascimentale, soprattutto legata a Raffaello. Inoltre, il gruppo desiderava ribellarsi alla natura convenzionale della società Vittoriana.

Sul piano ideologico, invece, essi desideravano ritornare teologicamente e esteticamente al mondo della cristianità medievale e al primo rinascimento, recuperando un’arte più spontanea, genuina e semplificata, radicata nel realismo e nella verità della natura. Non fu un caso che i pittori Preraffaelliti, rivisitarono la tecnica dell’affresco e i lavori dei Nazareni. Rossetti realizza L’adolescenza di Maria Vergine ed Ecce Ancilla Domini, lavori di spirito e stile preraffaellita per il fervore religioso e il candore mistico che li caratterizza.

Il Decadentismo e la Beata Beatrix

Nelle sue opere tuttavia si manifestò ben presto anche una tendenza verso l’esotico, l’elegante e l’arcano, indice di un atteggiamento estetizzante che preannuncia il Decadentismo e che contribuì a distinguerlo dagli altri membri del gruppo. Nell’intento di suggerire e sottolineare atmosfere e significati nascosti, egli iniziò a rappresentare stereotipi, come le sue bellezze asessuate, ambingue e androgine, spesso legate dal candore angelicato. Ricordiamo Il Sogno di Dante, Astarte siriaca e soprattutto la Beata Beatrix.

Nella Beata Beatrix, riproduce la sua amata Elizabeth Siddal, per cui ebbe una passione travolgente ma anche un sentimento fortissimo, che durerà fino alla morte dei due. Nell’opera la donna viene rappresentata come Beatrice, la musa di Dante Alighieri, narrata attraverso un gusto tardo quattrocentesco ma allo stesso tempo decadente. C’è una ricerca dell’anima evanescente delle cose, la suggestione profonda che emana da una realtà sfumata nel sogno e nel ricordo, la capacità di evocare visioni mistiche o tragiche, arcaiche o allegoriche con una forza emotiva che unisce acutezza di percezione, ardore sensuale e sontuosità di forme.

Ultimi anni di vita

Questo, fra l’altro, è un momento della sua ricerca estetica, connesso con l’assunzione di droghe, che lo debiliteranno non poco, fino quasi alla morte. Quando Rossetti morì, il 9 aprile 1882, si trovava in debiti finanziari.

Federica.

mARTEdì: il sogno inconscio di SALVADOR DALI’

In occasione del suo compleanno dell’11 Maggio, approfondiamo il pensiero filosofico e surreale dell’artista Salvador Dalì. Attraverso la sua arte, Dalí cercò sempre di scuotere la mente dell’osservatore, attraverso il forte legame tra realtà ed surrealtà, dichiarando come l’inconscio sia presente nella vita quotidiana, ed eserciti continuamente un potere sull’uomo e sugli oggetti da lui creati nel mondo reale.

Sulla base di questa visione artistica, possiamo stabilire la sopprimente influenza del neurologo e psicoanalista Sigmund Freud. Anch’esso come il pittore, credeva che per accedere all’inconscio l’uomo doveva considerare i sogni e le immaginazioni, chiavi fondamentali per la conoscenza del pensiero umano. In occasione di questo, ci soffermiamo su una delle sue opere iconiche di Dalì che meglio lo rappresentano questo pensiero.

Salvador Dalì – Sogno causato dal volo di un’ape

Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio, è il titolo completo di quest’opera. Ispirato ad un sogno della amata moglie e modella Gala, è un dipinto visionario e surreale, che gira attorno al tema del sogno e dell’inconscio. Creò questo quadro subito dopo che il ronzio di un’ape aveva disturbato il sonno della moglie. Il quadro è quindi il racconto visivo di questo passaggio dal mondo del sogno al momento del primo risveglio, momento in cui si è in grado di raccontare il sogno seppur in modo confuso. 

Il corpo nudo di una donna distesa, levita su di uno scoglio perfettamente liscio, sospeso sopra un mare piatto e vetrificato. La donna sembra dormire serenamente mentre due tigri la stanno per aggredire. In realtà tutta la scena è, tipicamente, surreale. All’estrema sinistra del dipinto, da una grande melagrana spaccata esce un pesce con la bocca spalancata. Dalla bocca dell’animale fuoriesce una grande tigre, e dalle fauci spalancate di quest’ultima esce fuori un’altra tigre più piccola. L’azione prosegue con un fucile a baionetta che sta per toccare il braccio della donna distesa. La scena riserva altre visioni surreali.

In primo piano un’ape minuscola vola intorno ad una melagrana. Sullo sfondo, invece un elefante dalle zampe lunghissime simili a quelle di un ragno attraversa tranquillamente la scena portando sulla sua groppa un obelisco di pietra. A completare l’intera scena, sul bordo destro del dipinto un promontorio frastagliato si affaccia sul mare.

Significato nascosto dell’opera

Il dipinto suggerisce che l’evento sia frutto di un sogno, in quanto le diverse scene ricordano la dinamica dei sogni, surreali ma con un aggancio alla realtà, come ad esempio i colori realistici. La logica dell’attività onirica, infatti si aggancia alla realtà ma seguendo le regole dell’inconscio. Nell’opera sono quindi rappresentate delle Metamorfosi che, come in un gioco di matrioska, sono ricche di significati e significanti.

Si tratta quindi di una associazione di immagini scatenata dal rumore ronzante di un’ape che, volava intorno all’orecchio della donna durante il sonno. L’ape, oltre ad essere rappresentata minuscola alla base del dipinto, viene ricreata da Dalì sotto la forma della baionetta, la cui punta richiama al pungiglione dell’ape. Le tigri invece, attraverso il loro manto giallo e nero, ricordano, per associazione di colori il dorso delle api.

Oltre a rappresentare fedelmente il racconto della modella, Dalì dipinse nell’opera alcuni soggetti che sono la sua firma stilistica. Uno fra questi è l’elefantino con le zampe allungate e scheletriche, una costante nelle sue opere, probabilmente ispirato dall’obelisco con l’elefantino scolpito da Bernini nel XVII° sec in piazza Minerva a Roma.

Federica.

ALMANACCO: 11 Maggio nasce il pittore Salvador Dalì

Definito uno dei più importanti esponenti del surrealismo, Salvador Dalì nacque l’11 Maggio 104. E’ stato un pittore, scultore, scrittore, fotografo, cineasta, designer e sceneggiatore spagnolo, famoso per i suoi baffi lunghi e sottili, i suoi abiti di velluto con colori sgargianti e per la sua vita intensa, a cavallo tra sogno e realtà.

Nacque nel piccolo villaggio agricolo di Figueres, in Spagna, trascorrendovi tutta l’infanzia. Dalí, stimolato dal padre a praticare la sua arte, finì per studiare presso l’Accademia di Belle Arti di Madrid. La sua eccentrica personalità si manifestò già attraverso il suo abbigliamento eccentrico in stile dandy britannico, e soprattutto nel suo carattere. Nel 1926, infatti, fu cacciato perché si rifiutò di dare l’esame finale dichiarando che la commissione non era abbastanza competente per giudicarlo.

Gli esordi artistici

Lasciata Madrid, Dalí si recò a Parigi dove fece la conoscenza di artisti del calibro di Picasso, Magritte, Mirò e Velàzquez, il che lo portò al suo primo periodo surrealista. In omaggio proprio a Velázquez, Dalì decise di farsi crescere dei lunghi baffi, che con il passare del tempo, divennero un tratto unico e distintivo della sua figura.

 Su questa influenza realizzò nel 1931, l’opera nota come “La persistenza della memoria”, quadro più popolare di tutta la sua produzione che contribuì enormemente a far crescere la sua fama. Gli orologi molli sono considerati da molti osservatori il segno della memoria che, col trascorrere degli anni, perde consistenza e forza. La raffigurazione degli orologio molli, appare su uno sfondo del tutto surreale.

L’esperienza Newyorkese

Sempre nello stesso anno conobbe Gala Eluard, donna che sposò e che professionalmente   riuscì a promuovere le opere e l’immagine pubblica di suo marito. Insieme volarono a New York per partecipare a Gran Gala e feste, dove Dalì venne accolto come una star. In una di questa festa lui e la moglie scelsero di vestirsi come Charles Augustus Lindbergh Jr. ed il suo rapitore.

Questa scelta non venne molto apprezzata e nacque uno scandalo, che portò, successivamente ad affrontare le accuse da parte degli altri pittori surrealisti. La lite portò Dalí ad abbandonare il gruppo, dicendo una delle frasi più celebri di Dalì “Il surrealismo sono io”. Ma la carriera dello spagnolo continuò nonostante il suo abbandono dei Surrealisti. Collaborò nei film di Hitchcock lavorò con Walt Disney, disegnò gioielli, complementi d’arredo e mobili.

Gli ultimi anni di carriera

Nel 1951, Dalí tornò in Catalogna, e la sua popolarità divenne sempre più grande. In questa ultima fase artistica, cominciò ad introdurre nelle sue opere innumerevoli illusioni ottiche, unite a nozioni di matematica e scienze. Queste innovazioni colpirono immediatamente Andy Warhol, che venne influenzato da Dalì per la realizzazione dei suoi iconici quadri pop art.

Nel 1980, sua moglie Gala venne colpita da una lieve demenza senile, che costrinsero Dalì ad abbandonare per sempre il mondo della pittura. Con la morte dell’amata, perse la sua voglia di vivere, smettendo di mangiare e bere, non frequentando più persone. Cercò di suicidarsi in più occasioni, fino a che nel 1989, ad 84 anni, morì in ospedale a causa di un attacco di cuore.

Federica.

ALMANACCO: 10 Maggio Nelson Mandela diventa presidente del Sudafrica

Nell’aprile del 1994, si tennero in Sudafrica le prime elezioni multirazziali della sua storia, dopo anni e anni di dominio dei bianchi sui neri, di segregazione razziale e di violenze contro la maggioranza nera. Tutto questo ebbe fine quando il 10 maggio 1994 il Parlamento votò la nomina di Nelson Mandela, primo Presidente nero del Sudafrica.  

Furono quasi 20 milioni i Sudafricani che si recarono al voto, la stragrande maggioranza di loro per la prima volta. Con il 62,6% dei consensi, conquistò la maggioranza assoluta dei seggi e potè finalmente governare il paese. Da straordinario leader quale fu, si fece carico della difficile transizione del Sudafrica, dal 1994 al 1999.

L’inizio del suo impegno politico

Tutto iniziò nel 1944, contribuendo alla nascita dell’African National Congress (Anc), il più importante partito sudafricano, con l’obiettivo di porre fine alle ingiustizie e alle sofferenze dei neri provocate dalla popolazione bianca: gli Afrikaner. Le azioni di resistenza contro l’apartheid cominciano qualche anno dopo, rivoluzioni così cruente che portarono molti morti e un grande massacro nel 1960. A questo episodio tragico fa seguito la decisione del governo di dichiarare l’Anc illegale, portando all’arresto di Mandela accusato di tradimento, dalla quale venne però successivamente assolto.

Nel 1962 Mandela venne arrestato per la seconda volta per aver abbandonato il paese senza autorizzazione e per aver organizzato alcune manifestazioni di protesta. Venne condannato inizialmente a cinque anni di reclusione e ai lavori forzati. L’anno seguente, Mandela fu coinvolto in un processo ad altri membri, con l’accusa di aver complottato contro il governo con la forza, e venne condannato all’ergastolo nel 1964 e rinchiuso nel carcere di massima sicurezza sull’isola di Robben Island, al largo di Città del Capo.

Dal carcere al Nobel per la Pace

Durante i 27 anni passati in carcere, la fama di Mandela crebbe in modo costante, diventando simbolo internazionale di resistenza, un martire della lotta contro il razzismo, aumentando le pressioni sul governo sudafricano e sull’apartheid. Nel 1988 Mandela venne ricoverato in ospedale per una malattia, ma nonostante questo si rifiutò sempre di scendere a compromessi politici per ottenere la libertà.

L’11 febbraio del 1990 Nelson Mandela, a quasi 72 anni, torna a essere un uomo libero. Il suo unico scopo fu portare a termine il lavoro iniziato quarant’anni prima, dedicandosi completamente all’emancipazione del popolo nero. Dopo aver sospeso la lotta armata, nel 1991 Mandela diventa presidente dell’Anc, instituendo la Convenzione per un Sudafrica democratico finalizzata a dar vita a un nuovo governo eletto da tutti i cittadini. Gli sforzi di Mandela convinsero il comitato per il Nobel a conferire al leader il premio per la Pace nel 1993 per aver creato le basi per un Sudafrica nuovo e democratico.

Il governo di Mandela

Nell’aprile del 1994 si svolgono le prime elezioni democratiche e aperte a tutti i cittadini, facendo vincere l’Anc e Mandela, che diventò presidente del Sudafrica. Durante la presidenza, Mandela lavora per la pacificazione e per dare una spinta all’economia. Alla vendetta preferisce il perdono dei nemici politici, istituendo un tribunale speciale, sotto il nome di Commissione per la verità e la riconciliazione (TRC). Persino coloro che hanno commesso abusi e violenze durante il periodo dell’apartheid vengono assolti.

Nel suo governo ebbe però anche degli intoppi, soprattutto legati alle mancate conquiste sociali e all’incapacità di fermare il dilagarsi dell’HIV/AIDS nel Paese. Mandela cercò di realizzare un progetto ambizioso, creando il National AIDS Plan, secondo il quale tutti i ministeri vennero chiamati a sviluppare programmi sul tema. Progetto che però fallì totalmente per mancanza di coordinamento, e per un sistema sanitario frammentato ereditato dall’apartheid, che portò il numero delle infezioni addirittura a raddoppiare.

Gli ultimi anni

Mandela alla fine del mandato avvenuto nel 1999, non si ricandidò, ma continuò ad impegnarsi a sostegno alle organizzazioni per i diritti sociali, civili e umani. Ricevette numerose onorificenze, come quella dalla Regina Elisabetta II e da George W. Bush. Ma intorno al 2004, all’età di ottantacinque anni, Mandela annunciò di volersi ritirare dalla vita politica e di voler passare il maggior tempo possibile con la sua famiglia.

Mandela muore a Johannesburg il 5 dicembre 2013.

Federica.

ALMANACCO: 9 Maggio si festeggia la Festa della Mamma

Quest’anno la Festa della Mamma si festeggia il 9 Maggio, che coincide sempre con la seconda domenica di Maggio, essendo una “festa mobile”. La scelta di questa giornata di festa permette a tutti di viverla fino in fondo, perché non oberati da impegni di lavoro o di altro genere. Un festeggiamento che ha diritto di esistere, per riconoscere ed esaltare le qualità e l’umanità che una madre ha.

La Mamma e la maternità è stata celebrata da artisti di ogni manifestazione dell’arte, come musica, poesia, letteratura, scultura, e anche pittura. La storia dell’arte è piena di figure materne, simboli di amore e vita, ma non solo: per molti artisti il rapporto con la maternità si trasforma in un’occasione di indagine sul rapporto dell’uomo con la sofferenza, il lutto e la morte.

Gustav Klimt – Le tre età della donna

Si tratta senz’altro di una delle opere più affascinanti di Klimt, che fa parte del quadro Le tre età della donna. Esso si colloca nel periodo più maturo e complesso dell’artista austriaco. Le figure asciutte ma allo stesso tempo estremamente eleganti, sono circondate da raffinate stoffe e pietre preziose, e rappresentano in chiave simbolica, l’intero ciclo vitale. L’infanzia, in primo piano, e la vecchiaia sullo sfondo, sembrano legate proprio dall’esperienza della maternità che nel quadro assume una valenza centrale, racchiudendo nel tenero abbraccio di madre e figlio la vita e il suo scorrere inevitabile.

Picasso – La maternità “rosa” e “blu”

La maternità è uno dei temi ricorrenti nella produzione artistica di Pablo Picasso fin dai primi anni. Esistono almeno dieci opere dedicate al rapporto, intimo ed essenziale, fra madre e figlio. Già prima del Novecento, lontano da quello che poi sarà il suo iconico cubismo, realizza opere blu e rosa. Per il suo periodo blu, realizza opere avvolte da una fredda tonalità blu, legame agli anni più bui di Picasso, riempiti solamente attraverso la vita. Nel periodo rosa successivo, le nuance dei suoi quadri si fanno rosa e le composizioni desolate mutano in scene più allegre ma allo stesso tempo malinconiche. In entrambi i periodi però, Picasso raffigura con un’intensità umana fuori dal comune l’abbraccio amoroso della maternità.

Adolphe Bouguereau – Alma Parens

Con Adolphe Bouguereau il tema della maternità si sublima, trascende il piano umano per trasformarsi in mito, storia ed eternità. Il pittore francese infatti nell’opera “Alma Parens”, riproduce tutte le suggestioni religiose e politiche dell’epoca dando vita ad una figura materna fiera, forte e superba. Un’allegoria solenne che in realtà rappresenta la Patria, circondata da tantissimi bambini che altro non sono che i “cittadini” alla ricerca di rifugio e sicurezza.

ELisabeth Le Brun – Maternità

Elisabeth Le Brun, pittrice prediletta da Maria Antonietta, per la quale realizzò numerosi elegantissimi ritratti, incarnando il lusso e la raffinatezza di fine Settecento. Il suo stile elegante a cavallo fra Rococò e Neoclassicismo, venne sempre ricercato all’interno delle sue opere, come in questo caso. La particolarità dell’opera Maternità, sta però nel fatto che per la prima volta abbandona i personaggi nobili e raffinati, per dedicarsi ad un auto rappresentazione di se stessa, intima e familiare, di lei e della sua unica figlia Jeanne Julie Louise. Si ritrae in un abbraccio affettuoso, caratterizzato da un’eleganza e una semplicità amorevole fuori dal comune.

Vincent Van Gogh – Ritratto madre dell’artista

Molti artisti, come Rembrandt, Chagall e perfino Andy Warhol, hanno dedicato almeno un’opera alla celebrazione delle loro madri. Fra questi spicca l’appassionato ritratto di Vincent Van Gogh, che ritrae sua madre Anna Carbentus, una figura fondamentale nella sua vita. Colei che diede il via alla carriera artistica del giovane Van Gogh, avendogli trasmesso fin dalla tenera età la passione per il disegno e la pittura. Un rapporto amorevole, ma anche pieno di rispetto, quasi sacrale, che traspare appieno nella tela. Infatti nel dipingere il ritratto di sua madre, Vincent scelse di raffigurarla in un atteggiamento fiero, pieno di colore e movimento, rappresentandola con il volto di tre quarti, una posa utilizzata in epoca moderna per i ritratti dei nobili.

Federica.