ALMANACCO: 8 Maggio muore il pittore Paul Gauguin

Uno dei più grandi pittori francesi dell’ottocento, Paul Gauguin morì l’8 Maggio del 1903. Considerato tra i maggiori interpreti del post-impressionismo, rimane impresso nella mente per le sue opere esotiche e le sue donne mulatte, bellissime e placide. In esse, l’artista cercò l’essenza della vita, per dare un significato a quella maledetta irrequietezza che non lo avrebbe mai abbandonato.

Nato a Parigi il 7 giugno 1848, da genitori oppositori del regime napoleonico, e per questo condannati all’esilio e partire alla volta del Perù. L’adolescenza di Gauguin è indissolubilmente legata al viaggio e all’avventura. All’età di diciassette anni infatti il giovane Paul prese la via del mare per imbarcarsi come marinaio su un mercantile diretto in Brasile. Svolge inoltre vari viaggi a Panama, nelle Isole polinesiane e nelle Indie.

Il mondo dell’arte e lo stile del Cloisonnisme

Fu a ventitré anni che il giovane Gauguin sembrò trovare una certa stabilità, si trasferì a Parigi, diventando un agente di cambio. Fu in questi anni che cominciò a dedicarsi all’arte, dipingendo da autodidatta. Verso il 1875 strinse amicizia con il pittore Camille Pissarro, grazie al quale si avvicinò al gruppo degli Impressionisti, che influenzeranno il suo modo di dipingere. Nei suoi dipinti, infatti realizza le nature morte, in cui trae ispirazione da Claude Monet e dal suo stile pittorico.

Ma le sue opere non furono mai totalmente impressioniste, in quando mancavano di dinamismo cromatico. Lo stile pittorico di Gauguin è stato accostato invece al “Cloisonnisme”, per via dei contorni netti delle figure, i colori compatti, e l’assenza quasi totale di chiaroscuri. Il nome di questo stile pittorico fa riferimento ai compartimenti di metallo che compongono la struttura delle vetrate nelle chiese, ognuno dei quali racchiude un colore diverso. Viene quindi influenzato dall’arte dei vetrai.

Lo stile primitivo e deciso

 Il crollo della borsa di Parigi del 1883 segnò una svolta nella vita di Gauguin, che rimase senza lavoro e costretto a girovagare per la Francia e L’Inghilterra, in cerca di fortuna, ma con scarso successo. Così, si imbarcò alla volta di Panama per andare a lavorare alla costruzione del canale. Grazie a questo viaggio, le sue opere vennero fortemente influenzate da colori caldi e vivaci, iniziando ad utilizzare anche uno stile di pittura primitivo.

 I colori decisi, le linee nette, lo stile personale e primitivo, convinsero un famoso mercante d’arte, Theo Van Gogh, fratello del pittore Vincent, che gli offri uno stipendio in cambio di un quadro al mese. E’ di quel periodo l’idea di Gauguin di trasferirsi ad Arles, in Provenza per vivere assieme a Vincent van Gogh. Ebbero una bella amicizia durata fino al crollo nervoso del pittore olandese, che in seguito ad una discussione con Gauguin si tagliò una parte dell’orecchio con un rasoio.

Gli ultimi anni di vita

In seguito al litigio con Van Gogh, Gauguin decise di partire per per Tahiti, e non tornare mai più. In Polinesia Gauguin sembra trovare quell’anima primitiva che aveva sempre cercato nei suoi precedenti viaggi. Questo lo si può percepire osservando le sue opere di quel periodo, vive e potenti. A quel periodo appartengono alcuni dei suoi quadri più celebri come Manao tupapaula Orana Maria e Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?.

Morirà di sifilide nel 1903, a 56 anni.

Federica.

ALMANACCO: 7 Maggio avvenne l’inaugurazione della Reggia di Versailles

Re Luigi XIV, il 7 maggio del 1664, inaugurò la Reggia di Versailles, residenza della corte dei re francesi, posta nella cittadina di Versailles, nella regione dell’Île-de-France. La corte divenne il centro del potere politico francese, fino all’ottobre del 1789, in seguito allo scoppio della Rivoluzione Francese. Versailles è pertanto vista sia come un monumento storico, ma anche come simbolo della monarchia assoluta dell’Ancien Régime.

Diventata quindi ufficialmente residenza reale e sede del governo, Versailles fu la dimora per tre Re di Francia. Un luogo in cui si sono svolti numerosi fatti storici, dal primo volo in mongolfiera, alla firma nella celebre Galleria degli Specchi, che pose fine alla Prima Guerra Mondiale. Questo la portò ad essere oggi una delle regge più lussuose e incantevoli del mondo. La bellezza di questo monumento fu proprio la sintesi dello splendore artistico e dello sfarzo di cui si circondò colui che venne chiamato non a caso Re Sole.

Le origini della Reggia

Inizialmente i territori dove ora sorge l’attuale reggia di Versailles, furono di proprietà di un conte italiano, che ne costruì un semplice mulino a vento. Venne poi venduta al re francese Luigi XIII, sofferente di agorafobia e bisognoso di un ritiro spirituale, che realizzò una struttura rustica e mediocre, articolata per la caccia, che richiamava apertamente le costruzioni feudali.

Nel 1632, Luigi XIII decise di espandere la costruzione, acquistando definitivamente il dominio sulla signoria di Versailles. Vennero iniziati i lavori per l’ingrandimento della prima struttura, con un portico, cancellate in ferro, una terrazza, e quattro torri angolari. Il nuovo castello accolse anche le prime decorazioni floreali nei giardini, che vennero decorati “alla francese” con arabesche ed intrecci. Il castello ottenne così una pianta a “U” a formare quella che diverrà la Corte di Marmo.

Luigi XIV e l’ampliamento

Alla morte di Luigi XIII avvenuta nel 1643, salì al trono suo figlio, il giovane Luigi XIV. Da adolescente, fu molto interessato ai possedimenti di Versailles, decidendo di progettare una grandiosa dimora a suo gusto, proprio in quei terreni. Fu agli inizi del 1660 che avviò un programma per il recupero e di ampliamento, incaricando i migliori architetti, costruttori e decoratori dell’epoca. Si pensò di non demolire la costruzione precedente, ma includere il piccolo castello di suo padre nel nuovo progetto.

Intorno al vecchio castello, ovviamente abbellito e decorato, venne realizzato l’Enveloppe, due ali che lo circondavano in modo simmetrico, nel quale realizzare gli appartamenti del Re e della Regina. Inoltre dal lato della città, venne costruito l’edificio dei servizi, con una serie di padiglioni attorno alla Court Royale (il cortile reale). Le nuove costruzioni triplicarono la superficie del castello, realizzando così il desiderio di Luigi XIV, ovvero il castello nuovo e il castello vecchio di suo padre che coesistevano distinti.

Altre costruzioni e abbellimenti

A poca distanza dalla Reggia, fece inoltre costruire il Trianon, un edificio che gli consentisse di isolarsi dalla corte, e le residenze dei cortigiani che lavoravano a corte, una sorta di Hotels moderni, in modo che potessero rimanere vicini al re. Per quanto riguarda il castello nuovo, fu un edificio di concezione italiana, ma attraverso i volumi, le proporzioni e l’ornamentazione, ne fece un’opera dello spirito francese. Diviso in piano terra, piano nobile e secondo piano, venne completamente decorato con nicchie e statue, finestre con colonne ioniche, bassorilievi e trofei.

La galleria degli Specchi, il salone della Guerra ed il salone della Pace, furono le sale più importanti della Reggia, simbolo della potenza del monarca assoluto. Decorate con lo stile rococò, proponevano sfarzosissimi oggetti in oro e tremila candele. Fu realizzato inoltre l’appartamento del Re Sole, chiamato il Grand Appartement, utilizzato per i ricevimenti e vennero creati i meravigliosi giardini, l’Orangerie con le numerose fontane alimentate grazie all’acqua proveninnte direttamente dalla Senna.

Federica.

ALMANACCO: 6 Maggio nasce il neurologo Sigmund Freud

Sigmund Freud, nato il 6 Maggio del 1856, è stato un neurologo, psicoanalista e filosofo, conosciuto come fondatore della psicoanalisi. Di formazione medica, tentò di stabilire correlazioni tra la l’inconscio e le sue componenti con le strutture fisiche della mente e del corpo umano, teorie che hanno trovato conferma anche nella moderna neurologia e psichiatria.

Nato a Freiberg, nell’odierna Repubblica Ceca, da genitori ebrei laici, che non trasmettono al figlio un’educazione di stampo religioso-fideistico o tradizionalista. Si laureò in medicina, dedicandosi alla psichiatria e trasferendosi per un breve periodo nella città di Parigi, dove si interessò ai fenomeni isterici curati attraverso l’ipnosi.   

L’inizio degli studi medici

Freud trova impiego nell’istituto zoologico viennese di Carl Claus, ma ben presto si sposta all’Istituto di Fisiologia di Ernst Brücke, che diverrà una figura determinante nella formazione di Sigmund. Nonostante un certo successo ottenuto nel campo della ricerca, Freud decide di dedicarsi alla pratica clinica all’Ospedale Generale di Vienna, curando i pazienti del reparto psichiatrico.

Tra il 1885 e il 1886 collabora con Charcot a Parigi, e si avvicina così all’ipnosi come cura per l’isteria, metodo clinico che Freud vuol diffondere al suo ritorno a Vienna. Per questo aprì il suo studio privato, continuando a pubblicare i primi studi su questo metodo catartico. Diversamente dall’approccio medico, Freud cominciò ad osservare con occhio più curioso i fenomeni isterici e i sintomi nevrotici (fobie varie, tosse nervosa, anoressia), cercando metodi per curarli.  

La nascita della Psicoanalisi

Continuando ad indagare le cause dell’isteria, Freud arrivò alla conclusione che, alla base dei sintomi nevrotici, non c’erano dei problemi organici ma un conflitto tra forze inconsce. Da tale scoperta nacque la Psicoanalisi, letteralmente “studio della mente”, che, nello specifico, riguarda l’inconscio. La psiche di un soggetto, quindi non è dominata da processi consapevoli ma, soprattutto, da un’attività inconscia. Inoltre, Freud tenta una mappatura delle zone della psiche, dividendole tra inconscio, preconscio e conscio. 

Lo studio dell’inconscio, può seguire diverse strade, manifestandosi in 5 forme. I sogni, che per Freud sono l’appagamento di un desiderio. I contrattempi quotidiani, che costituiscono un compromesso tra l’intenzione cosciente e quella inconscia. I sintomi nevrotici che nascono nel momento in cui gli impulsi dell’Es rimossi si esprimono in altra forma. L’arte, è un desiderio inconscio e costituisce la forma più evidente di sublimazione. E la religione, l’appagamento dei desideri più antichi, più forti, più pressanti dell’umanità.

Altre considerazioni di Freud

Il successo dell’analisi, secondo Freud, presuppone un lavoro combinato del paziente e del terapeuta, e risulta davvero efficace quando si genera il Transfert, o traslazione. Consiste nel trasferimento sul medico di stati d’animo provati dal paziente, che avviene grazie ad un sentimento di fiducia e attaccamento verso il terapeuta.

Inoltre, secondo Freud la personalità dell’individuo si crea a partire dall’equilibrio di tre istanze inconsce. L’Es, che consiste nella parte oscura, il caos di impulsi del piacere; il Super-Io, l’insieme di proibizioni presenti nell’individuo; e infine l’Io, la parte organizzata della personalità che deve equilibrare le pressioni dell’Es, del Super-io e del mondo esterno.

Ripercussioni sulle altre discipline

Le sue teorie costituirono una vera e propria rivoluzione nel pensiero occidentale ed ebbero ripercussioni sulle più svariate discipline. tra cui letteratura, filosofia, arte, sociologia. Lo stesso Freud dichiarò di aver arrecato all’umanità “una terza umiliazione”, dopo Copernico che tolse alla Terra il suo posto al centro dell’Universo, e Darwin, che mostrò all’uomo le sue origini animali. Grazie a Freud si scoprì che l’io, la parte cosciente del soggetto, non è il vero padrone dell’uomo.

Federica.

ALMANACCO: 5 Maggio muore Napoleone Bonaparte

Per celebrare la sua morte, avvenuta il 5 Maggio del 1821, ci soffermiamo sulla vita di uno dei più famosi condottieri e uomini politici, Napoleone Bonaparte. Conosciuto come politico e generale francese, fu il fondatore del Primo Impero francese e protagonista della prima fase della storia contemporanea europea detta “età napoleonica”. Un genio militare salito al trono imperiale.

Nato nel 1769 ad Ajaccio, in Corsica, da una famiglia della piccola nobiltà. Fu proprio il padre a spingerlo ad intraprendere la carriera militare, e fin da giovane frequentò la scuola militare di Parigi, diventando sottotenente d’artiglieria nel 1785. Grandi rivolgimenti politici e sociali attendevano l’Europa e il giovane Napoleone ne sarebbe stato l’artefice principale.

Gli inizi in campo militare

Abbandonate le iniziali simpatie per Pasquale Paoli, colui che porterà all’indipendenza della Corsica dalla Francia, nel 1793 in piena Rivoluzione francese, il capitano Bonaparte decise di schierarsi a favore del governo giacobino. Napoleone così ebbe un ruolo decisivo nella riconquista di Tolone, occupata dagli Inglesi, e fu premiato con la nomina a Generale di brigata.

Dopo la fine del governo francese di Robespierre, cadde in disgrazia, ma si risollevò quando gli venne affidato l’incarico di reprimere i gruppi realisti che miravano alla restaurazione della monarchia. Nel 1796, dopo che il governo francese lo aveva scelto, come comandante dell’armata d’Italia, Napoleone sposò Giuseppina Beauharnais, in grado di favorire la sua carriera.

La Campagna d’Italia

A soli 26 anni, gli fu affidato il comando dell’armata francese impegnata nella Campagna d’Italia contro gli Austriaci, padroni dell’Italia del Nord dal Settecento. Con un esercito di 38.000 uomini, e contro tutte le aspettative, mise rapidamente alle strette gli eserciti austro-piemontesi, costringendoli alla fuga. Napoleone si trovò così a essere il padrone assoluto dell’Italia settentrionale e centrale.

Grazie alla Campagna d’Italia conquista il Piemonte, la Toscana, la Liguria e parte della Lombardia. Tra 1796 e 1797 Napoleone occupò anche l’Emilia e la Romagna e arrivò a dominare lo Stato Pontificio e sottomettere i ducati di Modena e Parma. Infine piegò la Repubblica di Venezia. Mentre da un lato fece saccheggiare i territori conquistati, dall’altro li riorganizzò, ad esempio creò la Repubblica Cisalpina e la Repubblica Ligure.

Dalla Campagna d’Egitto al Colpo di Stato

Conquistata gran parte dell’Italia, il Direttorio affidò a Napoleone l’incarico di attaccare l’Inghilterra. Non potendo fare un’invasione marina attraversando la Manica, Napoleone scelse di occupare l’Egitto, possedimento turco, ma adatto per colpire gli interessi economici inglesi. L’invasione era infatti rivolta a tagliare le vie del commercio inglese con l’Oriente. Nel luglio 1798, sbarcato ad Alessandria, vinse i Mamelucchi (le milizie turche che governavano l’Egitto), nella Battaglia delle Piramidi.

Intanto però in Europa, la guerra stava avendo un esito negativo per gli eserciti francesi, dove era in corso una grave crisi politica. Napoleone decise così di tornare in Francia, e risolvere la situazione. Grazie all’aiuto determinante del fratello Luciano, presidente del Consiglio dei Cinquecento, riuscì a mettere in atto un colpo di Stato che pose fine al governo del Direttorio.

Napoleone Imperatore dei francesi

Il Direttorio fu distrutto e la Francia fu affidata a un consolato di tre Membri, tra cui Napoleone come primo console, acquisendo pieni poteri. Di fatto, quindi, Napoleone assumeva il controllo di tutto, con l’appoggio della borghesia e dei diversi strati popolari. Ma nel 1802, attraverso un plebiscito, Bonaparte si fece eleggere console a vita, e non gli bastò, in quanto, solamente due anni dopo il popolo lo nominò Imperatore dei Francesi.

Questo suo nuovo incarico, portò molti frutti molto positivi che portarono la Francia da repubblica ad impero. Prima fra tutte fu l’istituzione della Banca di Francia, grazie alla quale le finanze dello stato migliorarono nettamente. Inoltre realizzò nel 1804 un Codice civile, detto Codice napoleonico, teso a proteggere e a favorire lo sviluppo del paese, garantendo la libertà delle persone, l’eguaglianza giuridica, l’autonomia dello Stato dalla Chiesa, e la libertà di impresa. Ovviamente ci furono anche i risvolti negativi come il divieto di coalizioni e azioni collettive da parte degli operai, oppure il grave ripristino di schiavitù nelle colonie.

Il Governo Napoleonico e l’espansione dell’Impero

Nel 1805 il nuovo Imperatore dovette fronteggiare una coalizione tra Gran Bretagna, Austria, Russia e Regno di Napoli. Questo scontro portò a 5 anni di guerre che sconvolsero del tutto la carta geografica d’Europa. Conquistata l’Austria ed altre parti dell’Italia, tra cui il Regno di Napoli, Toscana e il Lazio, dalle quali trafugarono importanti opere d’arte, ma non la Gioconda come si crede, portata invece dallo stesso Leonardo da Vinci in Francia nel 1517.   

Buona parte dell’Europa era già sotto l’Impero napoleonico, ma Napoleone dovette però abbandonare l’idea di invadere l’Inghilterra. Ecco perché decise di espandersi verso Oriente, creando la Confederazione del Reno e proclamando decaduto il Sacro Romano Impero. Inoltre per minare la potenza inglese, proclamò il Blocco Continentale, ovvero vietando ai Paesi europei di commerciare con l’Inghilterra.     

Gli ultimi 100 giorni di governo

Proprio quando Napoleone ebbe il massimo trionfo, si iniziarono a delineare le prime crepe. Vi fu infatti una nuova coalizione tra Inghilterra, Russia, Prussia e Austria nel 1813, che l’imperatore dovette fronteggiare. Dopo alcune vittorie, venne però sconfitto a Lipsia in quella che viene definita la Battaglia delle Nazioni. Gli eserciti alleati occuparono Parigi e Napoleone fu dichiarato decaduto dal Senato, e abdicò andando in esilio all’Isola d’Elba.

Ridotto a piccolo sovrano dell’isola, Napoleone tentò la fuga per fare ritorno a Parigi, dove riassunse il potere e venne salutato da una folla in delirio, speranzosi di una svolta liberale. Iniziarono gli ultimi Cento giorni di governo napoleonico, che si conclusero nel 1815 con la sconfitta di Bonaparte a Waterloo da parte delle potenze della coalizione. L’Imperatore si consegnò agli Inglesi, i quali lo deportarono a Sant’Elena, un’isoletta nell’Atlantico meridionale, dove morì il 5 maggio 1821.

Federica.


mARTEdì: l’alfabeto simbolico e segreto di KEITH HARING

In occasione della sua nascita, il 4 maggio, scopriamo quello che si cela dietro le opere iconiche dell’artista metropolitano Keith Haring. Molti possono pensano che i suoi murales e graffiti, non fossero altro che un’espressione un po’ pop e street dell’immaginario metropolitano, combinato alla cultura di massa e dei mass media, un mix simbolico fra arte di strada e mondo dei cartoni comix.  

Eppure queste vivaci  figurette animate, così semplici nella loro grafica minimal, sono in realtà parte di una complessa e ricca simbologia, di un alfabeto fortemente personale dell’artista ma estremamente potente. Ad oggi, infatti, attraverso studi sull’artista e le sue opere, si riuscì a gettare una nuova luce sul significato del complesso e personale linguaggio visivo dell’artista.

I pittogrammi simbolici nei murales

Fra le numerose mostre che tutto il mondo dedicò negli anni a questo iconico artista, tra cui anche in Italia a Milano, Bologna e Firenze, quella che si distinse da tutte le altre fu all’Albertina di Vienna. In questa mostra infatti si diede vita ad una nuova prospettiva che propone di decodificare il significato ancora segreto delle iconografie più ricorrenti di Haring, svelandone così il messaggio e le fonti che lo ispirarono.

Il famoso street artist, che aveva studiato semiotica alla School of Visual Arts a New York, fu da sempre affascinato dai diversi codici di linguaggio, che utilizzò per esprimersi nelle sue opere. Nell‘alfabeto di simboli pittorici simili a pittogrammi, creato da Haring, ogni figura ricorrente non è casuale o fine a sé stessa, ma legata ad una serie di fonti e messaggi che contribuiscono al senso più ampio che l’opera vuole comunicare. I suoi disegni quindi si rivelano molto più complessi di quello che una lettura superficiale farebbe intendere.

1: La folla

Nelle opere di Haring la folla è un soggetto molto frequente, volto a trasmettere un’immagine di forza, che può assumere sia una valenza positiva, che negativa. A volte la folla è rappresentata come potente e invincibile, come una forza collettiva contro l’oppressione. In altri casi può fare però riferimento anche a stragi e tragedie collettive. Su quest’ultima visione infatti, si legano le stragi che lui stesso vide in TV, della guerra in Vietnam o delle lotte razziali, eventi tragici che portarono una forte influenza nell’artista, sviluppando il suo interesse per la politica e per l’impegno sociale. Per questo la folla rappresenta per Haring anche una massa che può essere facilmente plasmata e portata fuori strada da dittatori e falsi idoli.

2: La croce

La simbologia della croce è legata all’infanzia dell’artista, cresciuto in una famiglia molto religiosa e credente. In realtà Haring crescendo, rifiuta completamente quella cristianità fondamentalista appartenente ai suoi genitori, e diventa contrario a tutti i dogmi con cui era stato educato. Le sue opere per questo sono spesso un motivo di critiche nei confronti della Chiesa, colei che cerca di controllare e reprimere i suoi fedeli. Ecco come il simbolo della croce viene spesso rappresentato in modo ironico e negativo, perché impiegate come strumento per legittimare torture e uccisioni. Alcune volte invece la croce si trova alla presenza di intere folle, come spettacolo collettivo, legate ad una profonda conoscenza delle storie bibliche, figure topiche dei testi sacri diventano simboli nelle sue opere.

3: Il cane

Cani che danzano, abbaiano o mordono sono altre simbologie ricorrenti nella produzione di Haring, e spesso sono diventate fra le immagini più iconiche associate all’artista. In realtà le figure che oggi identifichiamo come cani, inizialmente erano creature abbastanza indefinite, spesso rappresentate su due zampe. Potevano essere identificate come una rappresentazione mitica dell’essere umano, in riferimento all’Antico Egitto, dove il dio Anubi con la testa di sciacallo era il guardiano della morte. Nelle opere di Haring, l’immagine del cane che abbaia o attacca delle figure umane si ricollegherebbe proprio a questa doppia concezione della figura egizia di vita e morte, ma anche all’idea cristiana di “danza della morte”.

4: La tecnologia

Della tecnologia fanno riferimento radio, computer, robot, antenne e UFO. Haring ebbe sempre sentimenti ambivalenti nei confronti delle nuove tecnologie, sia legate ad uno sviluppo sociale ma che spesso rappresentavano un controllo sugli uomini. Nelle sue opere, infatti l’antenna è spesso usata come arma, il modo più elementare e facile per colpire, torturare e uccidere, anche se a volte è fonte di potere magico dando forza alle varie creature, tra cui gli UFO. Gli UFO sono spesso rappresentati in modo altrettanto ambiguo, simboleggiano in genere l’alterità, cioè individui che non rispondono alle convenzioni sociali, così come l’artista stesso e la sua omosessualità. A differenza di altre tecnologie, quindi hanno un significato positivo, forse a rappresentare un possibile rafforzamento e sostegno di queste minoranze.

5: La figura con il buco sullo stomaco

Legata sempre alle minoranze e alla sua sessualità, introduce un altro simbolo, l’uomo con un buco sullo stomaco e circondato da X, come bersagli, o figure sono decapitate. Divennero simbolo di forte posizione critica nei confronti degli eventi della propria epoca, soprattutto quelli che lo toccarono direttamente come l’omosessualità o la crisi dell’AIDS. Inoltre potevano riguardare altre minoranze come lo stato d’emergenza in Sud Africa o la guerra di Vietnam e le stragi di innocenti che stava provocando. Con la rappresentazione dei “diversi”, sottolinea temi politico/sociali molto sentiti dall’artista.

6: L’abbraccio

Gli abbracci rappresentati da Haring sono spesso fra figure che non guardano a differenze di genere o di razza, ma che si illuminano nel tenersi l’uno all’altro. Simbolo assoluto di accettazione delle diversità e delle minoranze, e perfetta espressione del messaggio centrale di tutta l’arte di Haring. Un messaggio d’umanità e d’amore, che parla di solidarietà fra tutti gli uomini, indipendentemente da differenze di genere, colore o status.

Federica.

ALMANACCO: 4 Maggio nasce l’artista Keith Haring

Artista e pittore di successo, Keith Haring nasce il 4 Maggio del 1958, in Pennsylvania, Stati Uniti. Conosciuto come uno dei padri della street art, famoso per i suoi murales che hanno colorato New York negli anni Ottanta. Ragazzo dolce e simpatico, ha l’abilità di creare un mondo attraverso la sua fantasia. Un mondo fatto di amore, di strani personaggi pieni di vita, che saltano, danzano e urlano.

La vita di Haring, fu da subito costellata di arte e disegno, anche grazie al padre, famoso fumettista e disegnatore di cartoni animati. Saranno proprio quei disegni, insiemi a quelli del celebre Walt Disney ad ispirare il giovane artista, che dimostra fin da subito un talento innato per le arti figurative. Studiò infatti grafica a Pittsburg, per poi trasferirsi a 19 anni a New York per studiare alla School of Visual Arts.

L’influenza metropolitana dei murales

Fu proprio nella scuola artistica di New York che conobbe molti pittori e disegnatori famosi, tra cui Jean-Michel Basquiat, artista con cui condividerà le folli notti newyorchesi e i party spinti fino all’alba. Iniziò a lavorare nel suo studio privato, sempre aperto per scambiare chiacchiere con i passanti del quartiere, grazie ai quali iniziò a dimostrare un particolare interesse per graffiti e murales, e si fece conoscere attraverso i propri disegni realizzati nella metropolitana di New York. 

Infatti amava usare come tavolozze i muri della città, decorando attraverso colori accesi le stazioni della metropolitana, i muraglioni in cemento e i playground nelle periferie. Famoso fu il murales  Crack is wack, nel quartiere di Harlem, a New York. La sua scelta di usare la città come un’immensa tela deriva dal suo approccio all’arte. Per Keith Haring infatti l’arte deve essere aperta a tutti, abbattendo le barriere tra arte di alto e basso livello.

Lo stile artistico dei graffiti

I suoi lavori iniziarono a circolare attraverso il suo stile unico e riconoscibile. I suoi graffiti si caratterizzarono per i colori accesi e vividi, tratti semplici ben definiti e personaggi essenziali con spessi contorni neri. Di maggior importanza fu il legame a un solo personaggio, il “bambino radiante”(The Radiant Child), creatura iperattiva senza caratteri somatici evidenti, di cui non si definisce, il sesso, l’età o l’etnia.

Vista la sua attività sui muri della città, più volte Haring ha dovuto fare i conti con le forze dell’ordine che non condividevano il suo modo di diffondere l’arte senza permesso. Questo fino al 1982 quando realizzò una mostra personale a New York, grazie al quale riscosse molto successo, tanto da diventare famoso in tutta Europa, realizzando opere nelle principali città. In Italia, ad esempio dipinge l’opera Tuttomondo sulla parete del Convento di Sant’Antonio, a Pisa.

Diffusione e collaborazioni

Da metà degli anni Ottanta, per Haring iniziò il riconoscimento a livello internazionale, esponendo opere in Australia, Brasile, Francia, Olanda e in Germania. Disegnò anche sul muro di Berlino un proprio murales nei pressi della Porta di Brandeburgo, tre anni prima della caduta. Divenne praticamente impossibile non imbattersi nella riproduzione di una sua opera.

Oltre ad avere talento, Haring ebbe anche un grande senso degli affari, inventando un vero e proprio brand con le sue opere, aprendo un negozio di gadget, magliette e disegni a SoHo. Con le sue opere collabora inoltre con noti marchi come Swatch e Absolut Vodka, portando la sua arte davvero a tutti, come ha sempre sostenuto. L’idea infatti era rendere i suoi disegni accessibili a tutti, in qualche modo.

Ultimi anni di vita

Apertamente omosessuale, Haring fu molto attivo alla sensibilizzazione del sesso sicuro e dell’utilizzo del preservativo per evitare le malattie sessualmente trasmissibili. Questo perché nel 1988 scoprì di essere malato di AIDS, tanto da creare una fondazione per raccogliere denaro per le associazioni di assistenza alle persone affette dal virus.

L’artista lotta con tutte le sue forze contro la malattia, continuando a lavorare fino a quando le forze glielo permettono, fino al 16 febbraio del 1990 quanto una complicazione del morbo lo ucciderà a soli trentuno anni.

Federica.

ALMANACCO: 3 Maggio nasce l’uomo politico Niccolò Machiavelli

Niccolò di Bernardo dei Machiavelli, noto semplicemente come Niccolò Machiavelli nasce a Firenze il 3 maggio 1469. Fu conosciuto come uno storico, filosofo, scrittore, drammaturgo, politico, diplomatico italiano, e secondo cancelliere della Repubblica Fiorentina dal 1498 al 1512. Ritenuto fondatore della scienza politica moderna.

Machiavelli nacque a Firenze nel 1469 da un famiglia modesta e di buona cultura, ricevendo un’educazione umanistica. Si concentrò sullo studio del latino, escludendo il greco antico. La vita di Machiavelli si scandisce in due fasi: nella prima parte della sua esistenza, fu impegnato negli affari pubblici, mentre nella successiva iniziata dal 1512, si dedicò alla scrittura di testi teorici e speculativi.

La carriera politica

Fin da subito fece un concorso, e diventò Segretario della Magistratura dei “Dieci di libertà e pace”, con l’incarico di tenere i rapporti con gli ambasciatori della Repubblica. Ebbe molte responsabilità sulle decisioni di politica estera e interna, missioni diplomatiche, ottenendo una grande esperienza nella realtà politica e militare e occupando quella che storicamente veniva chiamata la carica di «Segretario fiorentino».

Durante la sua carriera diplomatica, svolse diverse missioni alla corte di Francia, presso la Santa Sede e alla corte imperiale di Germania e Svizzera. Sono proprio le missioni diplomatiche a plasmare il pensiero di Machiavelli, osservando molto da vicino decisioni e atteggiamenti dei vari Principi, tra cui Cesare Borgia, da cui rimase profondamente colpito. Questa attenzione si concretizzò nei suoi trattati successivi, come ad esempio “Il Principe”, un’opera critica verso i governanti.

L’inizio della carriera letteraria

Nel 1512 l’esercito spagnolo, appoggiato dalle milizie papali di Giulio II, provoca la caduta della Repubblica di Firenze e i Medici tornano a governare la città. Machiavelli venne licenziato da tutti gli incarichi pubblici ed escluso dalla vita politica. Venne inoltre accusato di aver preso parte di una congiura contro i Medici e fu torturato e imprigionato, liberato in seguito grazie a Papa Leone X.

Fu un duro colpo per Macchiavelli, che si ritirò in esilio in un suo podere a San Casciano, nei pressi di Firenze, dove rimase per tutto il resto della sua vita dedicandosi allo studio, specialmente della storia romana, e alla sua attività di scrittore. Qui scrisse due delle sue opere più importanti: il trattato politico Il Principe e la commedia chiamata La Mandragola.

Il Principe

Con l’opera Il Principe si assiste alla nascita della scienza politica moderna, ovvero lo studio del comportamento politico efficace per i propri scopi. Esso si collegava ad un tipo di trattato medievale, ovvero gli Specula Principis (specchi del principe), che descrivevano la figura ideale e le buone qualità fornite al principe come lo specchio in cui riflettersi. Se da un lato Machiavelli si riallaccia a questa tradizione, da un altro lo rovescia.

Infatti nella sua opera spoglia la figura del principe di ogni moralità, concentrandosi sulla verità effettiva della politica. Secondo lui, un principe non deve essere buono ma capace di farsi rispettare e temere, per difendere lo Stato e il proprio potere. Per ottenere questo, potrà quindi ricorrere anche ad azioni malvagie, avidità ed egoismo. L’interesse di Machiavelli si concentra sull’esigenza della solidità del sistema politico, indipendentemente dalla libertà dei cittadini.

Il Principe è composto da 26 capitoli, diviso in 4 diverse sezioni. I capitoli 1-11 esaminano i vari tipi di principato (ereditari, misti, nuovi…). I capitoli 12-14 descrivono la milizia e tratta la necessità di un forte esercito di cittadini che combattono per denaro e non per l’amore di patria. I capitoli 15-23 trattano le qualità ideali del principe, dal punto di vista politico, e non morale. I capitoli 24-26 esaminano i motivi per cui i principi italiani hanno perso i loro stati, e il rapporto tra fortuna e virtù.

Proprio su questi ultimi capitoli, descrive la fortuna come influenza per metà il destino degli uomini, mentre l’altra metà è affidata alle loro azioni. La vera virtù di un principe, e di ogni uomo, sta quindi nell’adattarsi alle circostanze in modo da trarre vantaggio da ogni situazione. Questa “virtù” è però difficilissima, perché l’uomo non è capace di cambiare il proprio carattere, e rimane quindi un problema irrisolto.

Federica.

ALMANACCO: 2 Maggio avviene il primo avvistamento del mostro di Loch ness

Il primo avvistamento moderno del mostro di Loch Ness, venne riportato il 2 Maggio del 1933. Il famoso animale, soprannominato affettuosamente Nessie, sarebbe una creatura fantastica che abiterebbe nel lago di Loch Ness, nella valle di Great Glen in Scozia.

Sarebbe stato un tranquillo lago di montagna, ma passò alla storia per il mistero di questo mostro Nessie, di cui l’esistenza non è ufficiale. Chissà se si tratta di storia o leggenda, fatto sta è diventato famosissimo incuriosendo milioni di generazioni, tra cui studiosi e scienziati, che ancora non sono riusciti a trovare una soluzione convincente. Tutt’oggi l’enigma è rimasto irrisolto.

Primi avvistamenti

Secondo le dicerie e le leggende, il suo primo avvistamento risale addirittura all’anno 565. Fu infatti, un monaco irlandese che descrisse in un romanzo, la morte di un abitante della zona che venne assalito da una bestia selvaggia fuoriuscita dalle acque del lago. Il monaco riuscì però a scacciare il mostro attraverso le preghiere, e non venne più avvistato per tanto tempo.

Ma intorno agli anni Trenta del Novecento iniziarono nuovamente a circolare voci di alcuni avvistamenti mai confermati ufficialmente, fino al primo dichiarato del 2 maggio 1933. Furono i due coniugi MacKay, possessori di un albergo sulle rive del lago, ad affermare di aver visto qualcosa di gigante muoversi nell’acqua.

Le foto ufficiali

La prima foto ufficiale del mostro, venne scattata nell’aprile del 1934 da Robert Kenneth Wilson, che ritraeva una sorta di estremità, che potrebbe rappresentare la testa del mostro che fuoriesce dall’acqua. La comunità fu scossa da queste testimonianza in quanto rappresentava la prima prova concreta dell’esistenza di qualche essere che viveva nelle profondità delle acque. 

Per tutti anni Trenta continuarono gli avvistamenti del mostro da parte degli abitanti, che portarono ad una descrizione particolareggiata. Lungo circa dieci metri, con tre gobbe e una testa piccola che entrava ed usciva dall’acqua forse per mangiare o per divertimento. Decine furono le segnalazioni, alcuni dichiararono di aver visto due mostri, madre e figlio, che nuotavano nelle acque del lago. Nel 2009, Jason Cooke, usò addirittura Google Earth per fotografare Nessie.

I dubbi scientifici

Solamente nel 1994, ci fu il clamoroso annuncio giornalistico, che la foto di Wilson fu un falso! Non si trattava infatti di una vera foto di Nessie ma di un modellino di un sottomarino al quale era stata attaccata una testa ed una coda. Dal punto di vista strettamente scientifico infatti non esistono prove certe dell’esistenza del mostro. Le uniche fotografie furono poco chiare o poco nitide, e i racconti mai del tutto convincenti.

Inoltre dalla parte degli scettici c’è un dato importante, in quanto il lago è troppo piccolo per contenere un predatore di quelle dimensioni, che quindi non avrebbe avuto modo di trovare cibo a sufficienza. Se si trattasse di una creatura preistorica, come è stato spesso ipotizzato, avrebbe dovuto riprodursi nel corso del tempo e lasciare tracce sul fondale, che però non sono mai state rinvenute. Restano pertanto ancora molti dubbi da chiarire.

La popolarità di Nessie

Dal punto di vista della popolarità, il Mostro di Loch Ness è entrato a far parte dell’immaginario collettivo, tutti ne hanno sentito parlare almeno una volta nella vita. Film, documentari, cartoni, serie tv sono state ambientate sulle rive del lago o lo vedevano protagonista. Sia nelle sfumature horror che divertenti, Nessie divenne famoso ma sempre avvolto da un alone di mistero.

Uno dei film più divertenti ambientati in questi luoghi è Scooby- Doo e il mostro di Loch Ness (2004), in cui tocca alla banda di Mistery scoprire la verità sul misterioso ritrovamento. Tra i film più recenti c’è La Ballata di Nessie, cortometraggio animato statunitense del 2011, in cui Nessie è un simpatico mostro che vive nel lago. Tra la leggenda e la realtà, il mito del mostro resterà nella storia per sempre e chissà che forse un giorno non venga scoperta la verità.

Federica.

ALMANACCO: 1° Maggio si festeggia la Festa dei Lavoratori

La Festa del lavoro o Festa dei Lavoratori viene celebrata il 1º maggio per ricordare tutte le lotte dei lavoratori per ottenere i loro diritti e i traguardi raggiunti in campo economico e sociale. L’origine della Festa risale alla Rivoluzione industriale negli Stati Uniti d’America, in cui le manifestazioni furono guidate dall’Associazione dell’Ordine dei Cavalieri del Lavoro, i Knights of Labor.

La festa ricorda le battaglie operaie, in particolare quelle volte alla conquista di un orario di lavoro giornaliero fissato in otto ore. Legge che entrò in vigore soltanto il 1º maggio 1867. Molti artisti denunciarono tramite le loro opere lo sfruttamento e le condizioni in cui vivevano i lavoratori nelle diverse epoche. Vediamo insieme le opere più famose diventate anche simbolo di rivendicazione.

Giuseppe Pellizza da Volpedo – Il quarto Stato

È un celebre dipinto del 1901, inizialmente intitolato Il cammino dei lavoratori. E’ un corteo di operai in cammino, che avanza con grande determinazione. Sui volti infatti, si leggono fierezza e la volontà di rivendicare i propri diritti. In primo piano ci sono un uomo anziano, un giovane e una donna con il suo bambino in braccio, che rappresentano le componenti della classe sociale più umile dell’epoca.

Divenut0 manifesto della lotta operaia, esso rappresenta lo sciopero dei lavoratori e simboleggia la protesta sociale. Il titolo, si riferisce ad un termine utilizzato durante la rivoluzione industriale 800esca. Si indicava, così, la classe lavoratrice formata da operai contadini e artigiani, lo strato più basso della società’, quello dei subalterni al terzo stato cioè la borghesia. L’opera inoltre dimostra l’impegno del pittore in ambito sociale, attraverso la descrizione di questa manifestazione. Infatti egli pensava che l’artista avesse il compito di educare la popolazione attraverso le proprie opere.

Angelo Morbelli – Per 80 Centesimi

Nel 1893 Morbelli dipinge questo quadro, in cui denuncia il lavoro delle mondine. Il paesaggio è diviso da numerosi canali, usati per inondare le coltivazioni di riso, mentre in primo piano vi sono figure riprese di schiena. Sono chinate in avanti e affondano le loro mani dentro la terra fangosa. La loro immagine si riflette nello specchio d’acqua in primo piano.

Le mondine restano immerse nell’acqua sino alle caviglie e piegate nel duro lavoro del trapianto del riso, compensato con soli 80 centesimi. Il titolo si riferisce proprio alla paga destinata alle mondine, ovviamente sottopagate. L’artista, con questo dipinto volle denunciare lo sfruttamento di queste donne, richiedendo un salario migliore e la riduzione delle ore di lavoro.

Honoré Daumier – Vagone di Terza Classe

E’ un dipinto del pittore francese Honoré Daumier, che ha fatto della propria arte uno strumento di lotta politica. Ad esempio in quest’opera denuncia le condizioni sociali delle classi più povere e la loro condizione sociale umile e poco presa in considerazione dallo Stato. Infatti nel vagone di terza classe, appaiono figure ammassate e molto vicine.

Tra queste sono presenti i lavoratori, con facce stanche, e i borghesi che si mostrano, con la loro arroganza e malevolenza, sottolineando così il netto divario tra deboli. Infatti i ricchi voltano le spalle ai poveri popolani in primo piano e non si curano di loro. Il realismo dei dettagli però ci rimanda alla condizione povera e precaria dei personaggi in primo piano, nei quali sembra aleggiare un senso di impotenza e di tristezza senza speranza. Fra questi appare una mamma che allatta il neonato al seno, e una donna anziana stanca che sembra guardare nel vuoto.

Jean-François Millet – Le spigolatrici

Dopo 10 anni di studi e bozzetti preparatori, Millet realizzò quest’opera che diventò un simbolo dell’umile lavoro nei campi. Esso ritrae infatti, tre spigolatrici chine sul campo appena mietuto che raccolgono le poche spighe cadute a terra. Due di loro hanno la schiena curva verso il raccolto a terra, mentre la terza si sta rialzando per riporre i chicchi di grano nel sacco. Nonostante la povera condizione sociale l’artista rappresentò le donne in primo piano illuminate da una luce eroica e scultorea.

Infatti quest’opera venne realizzata come denuncia del duro lavoro delle donne, ma anche come celebrazione delle figure del proletariato rurale molto povero. Attraverso l’accostamento delle diverse realtà sociali, proprietari, lavoratori specializzati e povere spigolatrici, Millet rappresenta la vita dignitosa dei più umili lavoratori delle campagne francesi.

Federica.

ALMANACCO: 30 Aprile muore il pittore Edouard Manet

Nel giorno della sua morte che giunse il 30 Aprile del 1883, all’età di soli 51 anni, celebriamo l’artista francese Edouard Manet. Elegante e raffinato, possiamo considerare Manet un rivoluzionario, a cui si associa la nascita dell’Impressionismo. Fu lui infatti il primo che uscì dagli atelier per dipingere la realtà così come appariva all’occhio, ritraendola dal vero, all’aperto.

Manet nacque a Parigi, da una famiglia benestante e sembra destinato a diventare giudice come il padre. Fu però appassionato di arte, e per evitare la carriera giuridica, decide di fuggire e imbarcarsi come marinaio. La sua carriera sui mari dura poco ma gli basta per convincere la famiglia ad assecondare le sue passioni.

Le prime opere ed influenze

Manet torna a Parigi dopo questo viaggio e riesce a convincere il padre. Fu così che nel 1850 inizia a frequentare l’atelier del pittore francese Thomas Couture. Ma da personaggio rivoluzionario, Monet polemizza con il suo maestro, non accettando la rigidità dei ritratti tradizionali, troppo innaturali e ridicoli. Così, decise di dipingere i suoi soggetti in pose quotidiane, per ottenere una resa più realistica. Ne è un esempio il quadro Il bevitore di assenzio del 1859.

Manet dopo l’esperienza da Couture viaggerà molto, visitando l’Olanda, l’Italia, l’Austria, la Germania e studiando lo stile e le opere di grandi maestri che allargano i suoi orizzonti artistici. Rimase in particolare impressionato dalle opere di Giorgione, Goya, Velazquez, Tiziano e i pittori olandesi e fiamminghi del ‘500 e ‘600.

I suoi quadri iconici e rivoluzionari

Dal 1856 studia presso l’Accademie, iniziando a far parte del circolo dei pittori impressionisti insieme a Degas, Pissarro, Monet, Renoir, e Cézanne. Sotto tale influenza realizzerà le due opere più famose, presentate al Salon del 1863: Le déjeuner sur l’herbe (Colazione sull’erba) e Olympia. Opere che vennero rifiutate dagli accademici perché troppo rivoluzionarie, ottenendo giudizi molto negativi da pubblico e critica.

Queste due opere ebbero un effetto dirompente. Per la prima opera, gli spettatori furono indignati e offesi dal dipinto che mostra una donna completamente nuda seduta tra due uomini vestiti. Mentre la seconda opera, ispirata alla Maya Desnuda di Goya, venne ritenuta tanto scabrosa da venire spostata ad un’altezza tale da renderla meno visibile al pubblico in sala. Ovviamente, tutto questo scalpore rende l’artista “persona non gradita” al Salon che rifiuta le sue opere, ma trova spazio nel Salon des Refusés, aperto per la prima volta.

L’impressionismo e Claude Monet

Nonostante il suo esplicito distacco dall’impressionismo, in quanto non partecipò ad una loro esposizione, Manet fu considerato uno degli artisti che contribuì maggiormente alla nascita di questo movimento. Si può notare infatti come dal 1873 in poi, nelle sue opere è evidente l’utilizzo di uno stile impressionista, a cui però aggiunge il suo tocco personale del colore nero, firma distintiva della sua arte.

Una delle opere più celebri che egli realizza in questi anni è Bar aux Folies Bérgere, in cui utilizza uno stile pittorico simile a quello dell’artista impressionista Claude Monet. Insieme all’artista trascorse tutta l’estate del 1874 ad Argenteuil, imparando a dipingere “en plein air” sulla sua barca-atelier, sviluppando toni più luminosi e la leggerezza delle nature morte.

Edouard Manet muore a Parigi dopo lunga malattia il 30 aprile 1883 lasciando numerosi “imitatori”, oltre ai 420 quadri a olio, numerosi acquerelli e pastelli.

Federica.