ALMANACCO: 4 Aprile si festeggia la Santa Pasqua

La Pasqua è la principale solennità del cristianesimo e celebra la risurrezione di Gesù, avvenuta, secondo le confessioni cristiane, nel terzo giorno dalla sua morte sulla croce. La data della Pasqua, variabile di anno in anno, cade la domenica successiva al primo plenilunio della stagione primaverile, determinando anche la cadenza di altre celebrazioni come la Quaresima e la Pentecoste.

Quest’anno, si festeggia il 4 Aprile, e si può definire Pasqua Media perché compresa tra il 3 aprile e il 13 aprile. In occasione della Pasqua, dunque, non potevo non ripercorrere le opere che hanno raccontato il momento più alto di questo mistero: la Resurrezione.  Di seguito elencherò le opere più belle e note dedicate a questo tema.

Giotto – Resurrezione e noli me tangere

Dipinto da Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova, fa parte della serie delle Storie della Passione di Gesù. La scena mostra un doppio episodio: a sinistra l’evento della Resurrezione dove c’è il sepolcro vuoto con gli angeli seduti e le guardie addormentate. A destra, invece viene raffigurata la Maddalena inginocchiata davanti all’apparizione di Cristo trionfante sulla morte, con tanto di vessillo crociato, e il gesto del Salvatore che le dice di non toccarlo, pronunciando la frase latina Noli me tangere.

Piero Della FrancescaResurrezione di Cristo

Fra le opere dedicate alla Pasqua, celebre è “La resurrezione di Cristo” di Piero Della Francesca. La scena si apre in una cornice che dà sulla scena, al cui centro vi è la figura di Cristo che si solleva dal sepolcro, solenne e sacrale, con il vessillo crociato in mano. I soldati che dormono alla base del sepolcro, creano un contrasto con la divinità vigile. Sullo sfondo, il paesaggio ha una duplice visione a significare la continuità del ciclo della vita: di aspetto invernale e spoglio a sinistra, mentre rigoglioso e verde a destra.

Pinturicchio – Resurrezione di Cristo

Fa parte di una serie di opere decorative realizzate da Pinturicchio nei Palazzi Vaticani, e in particolare nelle stanze dell’Appartamento Borgia. Qui Cristo sorge dal sepolcro scoperchiato e si innalza in cielo con in mano sempre il vessillo crociato. La figura ha un atteggiamento sacrale, rigido, tipico dell’iconografia tradizionale, molto diverso dalla figura realistica e più terrena di Piero della Francesca. Dietro di lui vi è uno sfondo dorato a raggiera, per conferirgli ancora più sacralità. Ai piedi del Cristo, vi sono i soldati e anche la figura di Papa Alessandro VI Borgia, inginocchiato.

Raffaello SanzioResurrezione di Cristo

Di colori molto più vivaci è l’opera di Raffaello, grande maestro del Rinascimento. Al centro del quadro campeggia la figura del Cristo che si solleva da sepolcro aperto e ascende al cielo. Sempre raffigurato con il vessillo crociato in mano, e una piccola aureola intorno alla testa. Le figure iniziano a mostrare una maggiore plasticità rispetto al modello del Pinturicchio. Inoltre c’è una maggiore ricchezza di dettagli e di gesti differenti, che rendono i personaggi più vivi, realistici, naturali.

CaravaggioIncredulità di San Tommaso

Diverso dalle opere precedenti è il dipinto di Caravaggio. Non abbiamo la classica iconografia religiosa della resurrezione ma raffigura il momento in cui l’apostolo San Tommaso rimane incredulo alla vista di Gesù Cristo risorto. Caravaggio riesce a riprodurre fedelmente il momento in cui l’apostolo ispeziona il costato di Cristo, infilando un dito nella ferita, sotto la vista di altri due apostoli, che osservano la scena. Ovviamente l’estremo realismo e l’illuminazione cupa tipicamente caravaggesca, non mancò di scandalizzare il pubblico.

Federica.

ALMANACCO: 3 Aprile nasce lo scultore Giuseppe Penone

Nato il 3 aprile del 1947, Giuseppe Penone è un artista e scultore italiano, esponente della corrente dell’arte povera. Per la sua ricerca artistica incentrata sulla natura e i suoi processi di trasformazione, viene considerato uno scultore e un artista concettuale italiano.

Nato a Garessio in provincia di Cuneo, si trasferì sin da giovane a Torino, dove si formò all’Accademia di belle arti. Qui conobbe molti artisti famosi tra cui, Giovanni Anselmo Anselmo e Michelangelo Pistoletto, con i quali entra a far parte del movimento dell’arte povera nel 1967.

Il rapporto mutevole tra uomo e natura

Nel 1970 inizia a indagare sul rapporto tra il corpo umano e l’ambiente esterno. Sin dal suo esordio artistico, infatti la sua ricerca gira attorno al rapporto uomo-natura. L’uomo attraverso la conoscenza sensoriale acquisisce una coscienza empirica ed intuitiva dell’Universo e delle leggi che ne regolano accrescimento e decadenza. La natura è così percepita, come un processo organico di mutazione della forma.

La sua Arte non è pura presenza, ma continua trasformazione. L’oggetto non si pone inerme davanti all’osservatore, ma si arricchisce del soffio vitale che lo ha percorso, del fuoco che lo ha modellato, della mano che lo ha tracciato. La forza concettuale delle sue opere non si ferma alla modellazione della forma, ma si estende a quella della parola, mediante la quale arricchisce di significati ulteriori la sua ricerca.

La sua visione artistica

La concezione mutevole del mondo nella sua relazione con l’arte porta Penone ad esprimersi, sul foglio, passando dal segno grafico alla parola e, nello spazio, dalla materia inorganica a quell’organica. La storia della materia, dei legni, delle terre, dei bronzi, delle terrecotte, anima sempre le opere di Penone.

Successivamente entra in sintonia con le tendenze della body art, realizzando opere sulla propria pelle. E’ proprio nell’epidermide umana, che Penone individuo la superficie di confine tra l’“io” interno e il mondo. Deriva da qui l’uso del calco e del frottage, che permettono all’artista di partire da una semplice impronta, rafforzata successivamente con il disegno.

Mostre importanti

Le opere di Penone hanno varcato le porte dei più prestigiosi musei del mondo, tra cui il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, la Tate Gallery di Londra, la Kunstalle di Basilea, lo Stadelijk Museum d’Amsterdam, il Centre Georges Pompidou di Parigi.

Federica.

ALMANACCO: 2 Aprile nasce il pittore Max Ernst

Max Ernst nasce a Brühl, in Germania il giorno 2 aprile del 1891. E’ conosciuto come pittore e scultore tedesco, ma trapiantato in Francia, nello specifico a Parigi, per tutta la sua vita. Viene considerato uno dei maggiori esponenti del Surrealismo, pioniere della tecnica pittorica del grattage e del frottage.

Si iscrisse nel 1909 alla facoltà di filosofia dell’università di Bonn, dove studiò una vasta gamma di materie come filosofia, psicologia, psichiatria, letteratura e storia dell’arte. Come studente di psichiatria, e studioso d’arte, furono i detenuti e i malati di mente ad affascinare l’artista in lui.

La sua esperienza Dadaista

Nella sua vita ebbe modo di entrare in contatto con personaggi di spicco, come lo scrittore francese Guillaume Apollinaire, i pittori Robert Delaunay e August Macke, con il quale strinse una profonda amicizia. Grazie ad esso si unisce al gruppo di artisti Die Rheinische Expressionisten di Bonn. Fu proprio in quel momento che decise di diventare un artista professionista, iniziando ad esporre le sue opere in diverse mostre.

Visitare la mostra di Sonderbund a Colonia nel 1912 fu un altro importante evento nella vita di Max Ernst. Qui osservò opere di grandi artisti come Pablo Picasso, Vincent van Gogh e Paul Gauguin, che influenzarono profondamente il suo approccio all’arte. Tuttavia, la sua vita artistica fu interrotta allo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914, perché venne arruolato e mandato a combattere.

Il Surrealismo

Dopo la guerra, nel 1919, andò a Monaco e studiò i dipinti di Giorgio de Chirico, colui che fondò il movimento artistico della Metafisica grazie ad una profonda influenza del Surrealismo. Nello stesso anno Ernst intraprese il movimento artistico chiamato Dada, creando i suoi primi collages, nei quali convivono oggetti e figure diverse, dando vita a situazioni ambigue e surreali.

Sia la scoperta di De Chirico, che lo studio universitario sulla psicoanalisi di Freud e i malati mentali, contribuirono in modo importante alla definizione del Dadaismo di Ernst. Sulla base di questo movimento, fonda un gruppo a Colonia insieme ad altri artisti del periodo. Insieme ai componenti del gruppo, nel 1920, realizza uno dei più scandalosi happenings mai realizzati dai dadaisti.

L’invenzione di nuove tecniche

Nel 1926 lascia il movimento dadaista per dedicarsi esclusivamente al Surrealismo, al quale si appassiona in modo crescente, dandone un’interpretazione estremamente personale. Nello stesso periodo sviluppò delle nuove pratiche artistiche: la prima è il frottage, una tecnica di disegno e pittura basata sul principio dello sfregamento, che si avvicina alla decalcomania; la seconda è il grattage, consiste nel grattare con vari strumenti la pittura ancora fresca sulla tela.

Esplorando sempre più a fondo il mondo dell’irrazionale e del mistero innovativo, da vita alla serie dei romanzi-collages, le cui tavole venivano realizzate da Ernst con collage di immagini ricavate da opere scientifiche, enciclopedie mediche, cataloghi e racconti illustrati.

Ultimi anni di carriera

Quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale nel 1939, Ernst fu dichiarato straniero indesiderato e internato al Camp des Milles. Fortunatamente, con l’aiuto dei suoi amici, riuscì in qualche modo a raggiungere gli Stati Uniti. Qui, continuò con le sue opere artistiche e contribuì a sviluppare l’espressionismo astratto, una forma d’arte basata sul surrealismo.

Questo fu anche l’anno, nel quale iniziò a sperimentare la scultura. Proprio come nei dipinti, Ernst utilizzava mezzi improvvisati per creare magnifici oggetti d’arte. Inoltre, ha continuato a creare meraviglie attraverso il disegno, la pittura, i collage e le litografie.

Federica.

ALMANACCO: 1° Aprile e lo scherzo del Pesce d’Aprile

Il pesce d’aprile indica una tradizione, seguita in diversi paesi del mondo, che consiste nella realizzazione di scherzi da mettere in atto il 1º aprile. Gli scherzi possono essere di varia natura, con lo scopo bonario di burlarsi delle vittime di tali scherzi. Non è chiaro cosa c’entri il pesce con gli scherzi e con il primo di aprile, ma ovviamente sulla questione sono state proposte diverse teorie.

La denominazione farebbe subito ai pesci che abboccano all’amo, come la “vittima” abbocca ad uno scherzo. In realtà, la nascita del Pesce d’Aprile sarebbe legata a varie leggende. Una teoria tra le più accreditate colloca la nascita della tradizione prima dell’adozione del Calendario Gregoriano, avvenuta nel 1582. Infatti si celebrava il Capodanno tra il 25 marzo e il 1º aprile, occasione per scambiarsi doni. Oggi, il 1° Aprile si donano pacchi regalo vuoti volendo scherzosamente simboleggiare la festività ormai obsoleta.

La figura simbolica del pesce

Ovviamente il pesce, simbolo degli scherzi del 1° Aprile è puramente simbolico, ma come simbolo verrà da sempre utilizzato negli anni come rappresentazione di questa festività. Anche nella storia dell’arte, venne utilizzato molto il tema del pesce, a partire dall’antico Egitto. Il disegno dell’animale acquatico veniva utilizzato per decorazioni parietali all’interno delle tombe egizie. Così come i Cretesi, li dipingevano per decorare i vasi di ceramica.

I Greci, abili pescatori, realizzarono un piatto apposito per mangiare il pesce, con la tecnica a figure rosse su sfondo nero. Così come nei mosaici romani, nei quali si distinguono decine di specie diverse, attraverso dettagli delle squame e delle pinne.

Con l’avvento del Cristianesimo, il pesce riappare sulle tombe in forme stilizzate, questa volta per simboleggiare Cristo, simbolo che deriva dal nome greco del pesce (ICHTYS) che corrisponde alla frase “Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore”. La sua immagine fu legata agli episodi evangelici della chiamata dei pescatori, della pesca miracolosa e della moltiplicazione di pani e pesci. Fu per molti anche legato al simbolo del Battesimo.

Con l’arrivo del Rinascimento il pesce scompare quasi del tutto, in quanto l’interesse si concentrò più sulla figura umana, sacra o mitologica. Rimane sono qualche eccezione come offerta a Maria, nel celebre capolavoro di Raffaello, La Madonna del Pesce o l’Acqua di Giuseppe Arcimboldo.

La figura del pesce ritornerà nell’arte solo nel ‘600, attraverso la Natura morta. Con opere di puro realismo, gli artisti riuscirono a riprodurre fedelmente frutta, verdura, fiori e nel nostro caso anche il pesce. Le rappresentazioni testimoniava la ricchezza del committente e la complessità della tradizione culinaria del paese da cui venivano, e questo vale in particolar modo per l’Italia.

Nel Novecento la tradizione della natura morta si interrompe. Escono fuori artisti stranieri come Gustave Klimt che realizzerà l’opera Goldfish, paragonando la figura del pesce a quella di una donna. L’opera, di sapore simbolista ed erotica, è dominata dalle schiene nude di donne, simili a sirene sensuali, con atteggiamento provocante.

Solo negli ultimi decenni il pesce è tornato alla ribalta, ma in forme completamente nuove. Non più all’interno di quadri e affreschi ma come grandi sculture e installazioni, oppure fotografie moderne. Negli ultimi anni, la figura acquatica viene spesso realizzata con materiali di scarto quasi a volerci dire che anche quello che consideriamo spazzatura, può continuare a generare bellezza.

Federica.

ALMANACCO: 31 Marzo avvenne l’inaugurazione della Torre Eiffel

Esattamente un mese prima che cominciasse l’Esposizione Universale del 1889 a Parigi, ci fu l’inaugurazione del monumento più celebre della Ville Lumière, ovvero la Torre Eiffel. Inaugurata il 31 Marzo dello stesso anno, divenne iconica per la sua incredibile storia divisa tra la costruzione lampo, gli ascensori bloccati apposta e due milioni di bulloni.

La Torre Eiffel, conosciuta oggi a livello mondiale, é una torre di ferro che prende il nome dal suo ingegnere Gustave Eiffel. Con più di 7 milioni di visitatori l’anno, é il monumento più visitato al mondo. La Torre Eiffel é iscritta nei monumenti storici dopo il 24 giugno 1964 e iscritta nel patrimonio mondiale dell’UNESCO dopo il 1991.

Dal progetto alla realizzazione

Il progetto fu di Gustave Eiffel, ingegnere francese specializzato nella costruzione di ponti metallici, già famoso per aver contribuito alla realizzazione dell’ossatura della Statua della Libertà. L’ingegnere si impegnò per meravigliare tutto il mondo, realizzando una grande struttura di ferro appoggiata su quattro pilastri che formano una pianta quadrata che si snellisce progressivamente verso una sagoma piramidale molto allungata.

Venne costruita da circa 250 operai in solo due anni, e venne inaugurata il 31 Marzo 1889. Contava un altezza di circa 312 metri, e formata da 4 piani, di cui l’ultimo corrisponde alla più alta piattaforma d’osservazione accessibile al pubblico in Europa. Durante gli anni, la Torre fu innalzata con l’installazione di diverse antenne radiofoniche e televisive, arrivando a misurare oltre i 324 metri.

Critiche ed approvazioni

Ovviamente la struttura in ferro, due volte più alta della Cupola di San Pietro a Roma, destò molte critiche e perplessità nell’ambiente culturale del tempo. In molti la ritenevano esteticamente inferiore rispetto alle altre architetture parigine, tanto da essere soprannominata “l’asparago di ferro”. Addirittura nel 1909 rischiò la demolizione perché contestata dall’élite intellettuale di Parigi.

Fortunatamente, la torre ebbe anche apprezzamenti. La facilità di trasmissione radio raggiunta dalla sua sommità e l’apprezzamento dei turisti e della maggior parte dei parigini la salvarono dall’abbattimento. Ad oggi infatti, divenne una delle mete più ambite per parigini e turisti, vantando oltre i 7 milioni di visitatori l’anno.

Federica.

mARTEdì: l’ossessione per il giallo di VINCENT VAN GOGH

Nel giorno del suo compleanno, approfondiamo la figura di Vincent Van Gogh, pittore geniale, folle e visionario. Perfino il meno esperto dei conoscitori sarebbe in grado di attribuire la paternità di un van Gogh per via dello stile unico e della sintesi del segno. Le sue opere, infatti, sono intrise di una forza che erompe dalla tela per colpire occhi e cuore dello spettatore.

Questa forza è data soprattutto dall’uso di colori vivaci e luminosi. Uno fra questi è il colore giallo cromo, a base di cromato di piombo, si può considerare una sorta di firma pittorica che caratterizza i dipinti di Van Gogh. Il giallo per il pittore olandese era come il blu per Kandinskij o l’oro per Klimt: un colore vitale, una cifra stilistica, un simbolo della sua arte. 

La Xantopsia e il giallo di Arles

Non tutti sanno che Van Gogh era affetto da Xantopsia, una distorsione della percezione che gli faceva vedere il mondo più giallo della realtà. I suoi occhi mutavano il colore bianco in giallo e gli oggetti scuri in viola. Questo spiegherebbe l’ossessione per il colore che caratterizzava i suoi quadri.

L’avvicinamento a questo colore, avvenne nel 1888, anno in cui si trasferì ad Arles, in Provenza, dove comprò appositamente una Casa Gialla. Questo viaggio lo portò dalle tenebre e dal buio del Nord, verso la luce provenzale del Sud. I quadri in questo primo periodo sprofondano in un giallo scintillante, quello del sole che illumina i campi tramutandoli in distese d’oro. Nei grandi campi della Provenza trova le cromature malinconiche e inquiete che trasferisce anche nei petali dei girasoli o nella vorticosa luna delle notti stellate.

Dall’ossessione al suicidio

Alcuni dicono che Vincent andasse così pazzo per il giallo da arrivare a mangiare il colore direttamente dai tubetti di vernice nella convinzione che così avrebbe portato la felicità dentro di lui. Nel secondo periodo ad Arles, però questa ossessione si intensificò tanto da rendere la sua esistenza turbolenta e opprimente. Ecco perchè in questo periodo sostituì il colore giallo con elementi scuri, tendenti al blu e al viola.

Ovviamente continua a dipingere en plein air, ma il sole scomparse lentamente. Esso viene sostituito dalle stelle, unico tocco di colore giallo nell’oscurità dei suoi quadri. Le stelle appaiono come soli in piena notte, circondate da un’aureola sfavillante simile al luccichio delle pietre preziose. Di queste opere fanno parte il Caffè di Notte e l’iconica Notte stellata, due fra i dipinti più suggestivi. Questa sostituzione del giallo con colori oscuri e cupi, presagiva il suo periodo tormentato che sconfinò nel suicidio.

Federica.

ALMANACCO: 30 Marzo nasce il pittore Vincent Van Gogh

Vincent Van Gogh nacque il 30 marzo 1853. Fu considerato il pioniere dell’arte contemporanea, padre dell’Espressionismo ed emblema dell’artista tormentato. E’ un pittore geniale, folle, visionario, le cui opere sono intrise di una forza che erompe dalla tela per colpire occhi e cuore dello spettatore.

Figlio di un pastore protestante, Vincent durante la scuola imparò per la prima volta a dipingere, eseguendo i suoi primi disegni. Terminati gli studi, iniziò a lavorare come impiegato nella casa d’arte parigina Goupil e Cie, successivamente nelle sedi dell’Aja di Londra e di Parigi. Nel maggio del 1875 viene definitivamente trasferito a Parigi.

Il suo primo approccio alla pittura

Il trasferimento a Parigi, segna l’inizio del periodo francese, grazie al quale scoprì la pittura impressionista e approfondì l’interesse per l’arte e le stampe giapponesi. Ebbe modo di conoscere molti pittori tra cui Paul Gauguin che apprezza particolarmente. Importanti anche le amicizie con Monet, Renoir, Degas, Pisarro, Sisley e i pointillistes Seurat e Signac.

All’insegna della pittura si trasferì nei Paesi Bassi, luogo che contribuì alla realizzazione di circa duecento quadri e numerosissimi acquerelli e disegni. I temi ricorrenti furono operai, tessitori e contadini, immersi nel loro duro lavoro. Ad essi dedicò l’opera Mangiatori di patate, il capolavoro del suo periodo olandese.

La Provenza e le celebri opere

Nel 1888, si trasferisce ad Arles in Provenza, luogo fondamentale per la carriera e la vita di Van Gogh. Nella sua “Casa Gialla” realizza ben duecento dipinti come La sedia di VincentLa camera di Vincent ad ArlesIl caffè di notteTerrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles, oltre che la serie dei Girasoli.

Durante la prima parte dell’anno, lo stato di salute mentale di Vincent oscilla tra calmo e lucido, e forti allucinazioni e fissazioni. Questo stato di sofferenza si aggrava soprattutto durante la convivenza impossibile con Paul Gauguin, per la diversità dei caratteri e dalle differenti idee sull’arte. La loro sarà una relazione assi turbolenta, con esiti anche drammatici, come il famoso episodio del taglio dell’orecchio in seguito ad un litigio tra i due.

Ultimi anni di vita

Viene ricoverato nel manicomio di Saint Remy dove dipinge diverse tel, ben 140 dipinti. Come tema ritrae contadini e paesaggi caratterizzati dai luminosi vigneti o dagli uliveti grigio-argentei, come nell’opera Campo di grano. Sempre nello stesso periodo realizzò l’iconica Notte stellata, oltre a numerosi ritratti.

Dopo una serie incredibile di alti e bassi, sia fisici che emotivi e mentali, e dopo aver prodotto con incredibile energia una serie sconvolgente di capolavori, Vincent Van Gogh muore nelle prime ore del 29 luglio 1890, sparandosi in un campo nei pressi di Auverse. Il funerale ha luogo il giorno dopo, e la sua bara è ricoperta di dozzine di girasoli, i fiori che amava così tanto. 

Federica.

ALMANACCO: 29 Marzo avvenne l’ufficializzazione dell’Ordine Templare

Nel giorno 29 Marzo del 1139 avvenne l’ufficializzazione dell’Ordine Templare. I Cavalieri Templari, “Pauperes commilitones Christi templique Salomonis”, tradotto in Poveri Compagni d’armi di Cristo e del Tempio di Salomone, furono uno dei primi e più noti ordini religiosi cavallereschi cristiani medioevali.

La nascita dell’Ordine è da collocarsi territorialmente e storicamente nella Terrasanta. Nacquero durante le guerre tra forze cristiane e islamiche scoppiate dopo la prima crociata, indetta da papa Urbano II al concilio di Clermont nel 1096.

Le origine dell’Ordine Templare

In quell’epoca le strade della Terrasanta erano percorse da pellegrini provenienti da tutta Europa, che venivano spesso assaliti e depredati. Si pensò di risolvere il problema di difendere i luoghi santi e pellegrini, attraverso l’istituzioni di diversi ordini religiosi.  Nacquero così dei gruppi di cavalieri che si prefissero l’obiettivo di garantire l’incolumità dei devoti.

Intorno al 1118-1119 un pugno di cavalieri decise di fondare il nucleo dell’ordine templare, dandosi il compito proteggere i numerosi pellegrini europei che continuavano a visitare Gerusalemme. L’ordine venne ufficializzato nel 1129, rispettando una regola monastica, con l’appoggio di Bernardo di Chiaravalle. La mancanza di documenti dell’epoca rende impossibile l’esatta ricostruzione dei primi anni dell’Ordine, anche se ci risultano alcune testimonianze e documenti.

La vita dei Cavalieri

Nel 1118, alcuni nobili cavalieri, pieni di devozione per Dio, dichiararono di voler vivere secondo le consuetudini delle regole dei cattoliche, osservando castità e obbedienza. Il doppio ruolo di monaci e combattenti, che contraddistinse l’Ordine templare fu però da sempre fonte di perplessità in ambito cristiano.

L’ordine templare si dedicò nel corso del tempo anche ad attività agricole, creando un grande sistema produttivo, e ad attività finanziarie, costituendo il più avanzato sistema bancario dell’epoca. I templari furono identificabili per la loro sopravveste bianca con una croce patente rossa. Fra i loro simboli principali vi era il beauceant, caratterizzato appunto dalla croce patente rossa in campo bianco e nero.

Il loro contributo durante le Crociate

Nel 1096, durante la Prima Crociata, non furono protagonisti come corpo combattente in quanto non fu ancora creato formalmente il loro Ordine. Fu solo negli anni seguenti che si impegnarono nella protezione armata dei pellegrini. Infatti durante la Seconda Crociata del 1147, i Templari intervennero militarmente in aiuto dell’esercito di Luigi VII che, in seguito a numerose imboscate turche, rischiava di essere massacrato.

Ma fu durante la Terza Crociata, che i Templari risolsero in maniera decisiva la battaglia di Arsuf, sconfiggendo il Re Saladino e con lui il mito della sua invincibilità. Si diede inizio ad una serie di operazioni, intensamente volute da papa Innocenzo III e variamente attuate dalle signorie e dai regni europei, volte all’invio di armati verso il Vicino Oriente. La spedizione che ne conseguì, da molti considerata come Quarta Crociata, non raggiunse mai la Terrasanta.

La fine dell’Ordine

In seguito alle Crociate, l’ordine si inimicò il re di Francia Filippo IV il Bello che promosse delle accuse i Templari infamanti: sodomia, eresia e idolatria. Vennero in particolare accusati di adorare una misteriosa divinità pagana, il Bafometto. Questo portò ad un drammatico processo e alla dissoluzione definitiva del gruppo, in seguito alla bolla Faciens misericordam di papa Clemente V che soppresse l’ordine in modo perenne e irrevocabile.

Studi recenti confermano la teoria secondo la quale la vera causa della fine dei templari fu dettata dalla volontà di impossessarsi del loro patrimonio, tesi peraltro già sostenuta da Dante Alighieri nel canto XX del Purgatorio. Il motivo di tanto accanimento del Re fu, anche dovuto ai vari tentativi falliti di farne parte. Infatti, il sovrano, dopo aver tentato inutilmente di entrare nell’Ordine, incaricò di formulare delle precise accuse e di richiedere l’intervento del papato.

Nell’immaginario popolare la figura dei templari rimane controversa, sia riguardo al valore etico dell’ordine stesso, sia a causa delle leggende moderne circa una presunta prosecuzione segreta dell’ordine, non comprovata da fonti storiche.

Federica.

ALMANACCO: 28 Marzo muore la scrittrice Virginia Woolf

Nel 1941, precisamente il 28 Marzo, morì Virginia Woolf. Famosissima come scrittrice, fu anche conosciuta come saggista e attivista britannica, una tra le voci più importanti della letteratura del XX secolo. Le sue opere più famose comprendono i romanzi La signora DallowayGita al faroOrlando, tradotti in oltre cinquanta lingue.

Nata a Londra nel 1882, la sua giovinezza fu turbolenta, dovuta a due gravi episodi che la segnarono per tutta la vita: la tentata violenza sessuale da parte del fratellastro e la morte prematura della madre. A causa di queste esperienze negative, soffrirà di nevrosi e depressione, dalle quali non si riprese mai, culminando anche nel suicidio.

Le prime esperienze letterarie

Per superare la negatività si dedica all’attività letteraria, diventando una figura di spicco nella narrativa sperimentale del modernismo inglese. Prese inoltre parte alla fondazione del Bloomsbury set, un gruppo di intellettuali che domineranno la vita culturale inglese per circa un trentennio. In questi anni diede anche ripetizioni alle operaie la sera, militando nei gruppi delle Suffragette.

Nelle sue opere adottava spesso la tecnica del flusso di coscienza, che permetteva al lettore di entrare nella vita interiore dei personaggi, attraverso i loro flussi di pensieri. Virginia Woolf era interessata a dare voce al mondo interiore dell’uomo, la cui coscienza era concepita come un flusso continuo di emozioni e impressioni. Rifiuta le tecniche narrative convenzionali costruite in ordine cronologico, in quanto ciò che conta è il tempo psicologico, la vita della mente dei personaggi, dove passato, presente e futuro si sovrappongono.

Le opere più celebri

Il suo incontro con il gruppo delle Suffragette, la portò ad approfondire il suo interesse sul ruolo della donna nella società, lavorando come volontaria nel movimento che combatteva per il diritto di voto alle donne. Per esso scrisse opere sull’emancipazione femminile come A Room of One’s Own (Una stanza per se) che ebbe un grande impatto sul movimento femminista degli anni ’60 e ’70 del ‘900.

Nel 1917, insieme al marito, apre la casa editrice Hogarth Press, con cui pubblica le sue opere e le opere di nuovi talenti letterari. Due anni dopo Virginia Woolf scrive e pubblica prima il romanzo Kew Gardens e successivamente Notte e giorno, opera accolta con grande entusiasmo dalla critica letteraria londinese. Nel 1928 pubblicò Orlando che dedicò a Vita Sackville-West, una scrittrice con cui Virginia ebbe una relazione intensa.

La morte

Colpita ancora una volta dalle sue crisi depressive, che diventano via via più acute, non riuscì più a vivere momenti di serenità. All’età di 59 anni, il 28 marzo 1941 Virginia Woolf decide di porre fine alla sua esistenza, suicidandosi per annegamento in un fiume, non lontano dalla sua abitazione.

Federica.

ALMANACCO: 27 Marzo muore il pittore Giambattista Tiepolo

Muore all’età di 74 anni, il 27 Marzo del 1770, Giambattista Tiepolo, pittore e incisore italiano, cittadino della Repubblica di Venezia. È uno dei maggiori pittori del Settecento veneziano. Egli visse in un periodo storico-culturale particolarmente vivo, la cui formazione fu influenzata dalla diffusione dell’Illuminismo in tutta Europa.

Venezia, fu per lui importante, perché nella città ci nacque, visse e si formò. Meta per molti artisti europei, divenne un trampolino di lancio e stimolo culturale per la sua carriera. Qui entrò anche a far parte della bottega di Gregorio Lazzarini, artista veneziano, fondamentale per le sue opere, soprattutto legate alle committenze.

Prime committenze

Proprio nell’ambito delle committenze, Tiepolo fu un vero e proprio maestro nelle opere di iconografia celebrativa, peculiarità che gli venne proprio dagli insegnamenti del Lazzarini. La prima commissione importante avvenne nel 1724 con la decorazione del Palazzo Sandi a Venezia, riuscendo perfettamente ad interpretare gli insegnamenti del Lazzarini.

Con l’affresco il Trionfo dell’Eloquenza per l’avvocato Tommaso Sandi infatti, Tiepolo esaltò la virtù del suo committente, l’eloquenza: una delle peculiarità più importanti che un uomo di legge deve possedere. In quest’opera è evidente l’accostamento al linguaggio del Veronese, specialmente nella crescente trasparenza dei toni, e soprattutto per l’utilizzo delle ombre colorate.

Da Udine a Venezia

Appena un anno dopo, nella commissione per la decorazione del Palazzo Patriarcale di Udine infatti, i toni risultano essere maggiormente schiariti, attraverso l’utilizzo di colori complementari. Una peculiarità che dà vita a quell’effetto colore-luce che del Veronese costituì la principale caratteristica. Insomma, Tiepolo si avvicinò ad una reinterpretazione della pittura veronesiana, tanto da essere definito “Il Veronese redivivo”.

A Venezia realizzò inoltre una dei suoi massimi capolavori, ovvero la decorazione per la sala da ballo di Palazzo Labia. Nel soffitto, Tiepolo fece apparire Bellerofonte su un Pegaso alato mentre vola verso la Gloria e la Dignità, mentre le pareti furono arricchite da figure allegoriche dell’Incontro di Antonio e Cleopatra. Le storie che rappresenta diventano realtà grazie ad un narrazione frivola e spiritosa, attraverso una gamma di colori delicata, luminosa, ma allo stesso tempo vivace.

Opere all’estero

Nel 1750, decorò per il principe tedesco Karl Philipp, la sua Residenza a Würzburg. Nelle pareti della sala da pranzo diede vita alle Storie di Federico Barbarossa, dalle sue nozze all’Investitura del Vescovo Aroldo. La ricca cromia è stesa straordinariamente nelle vesti eleganti dei personaggi, così come nel cielo sullo sfondo. Tiepolo mostrò una maggiore familiarità con l’incorniciatura degli stucchi bianchi, utilizzata per creare ed enfatizzare degli splendidi effetti di trasparenza atmosferica.

Nel mentre, Carlo III re di Spagna non cessava di far pressione al Tiepolo per far sì che si recasse là a lavorare. Così, nel 1762, cominciò la decorazione per il Palazzo Reale di Madrid. Ormai anziano, per realizzare questi affreschi, si fece aiutare dai figli Lorenzo e Giandomenico. Sul soffitto della Sala del Trono, dipinge la Gloria della Spagna, ove, sotto una delle Caravelle di Cristoforo Colombo, possiamo leggerne l’anno di ultimazione: 1764.

Ultimi anni di vita

Nel 1770 Giambattista Tiepolo morì a Madrid, poco dopo aver terminato la decorazione del Palazzo Reale. La notizia della sua morte scosse profondamente la città di Venezia, ove Tiepolo non verrà mai dimenticato.

Federica.