Il Purple Day, che ricorre ogni anno il 26 Marzo, è un evento globale formato con l’intenzione di aumentare la consapevolezza mondiale dell’epilessia e di dissipare i miti e le paure comuni di questo disturbo neurologico. Ogni anno, le persone nei paesi di tutto il mondo sono invitate a indossare il colore viola e ospitare eventi a sostegno della consapevolezza dell’epilessia.
Ulteriori intenzioni di questo movimento sono ridurre gli stigmi sociali comunemente sopportati da molti individui affetti da questa condizione, fornire sicurezza e sostegno a coloro che vivono con l’epilessia e incoraggiare le persone che vivono con la condizione ad agire nelle loro comunità per raggiungere questi obiettivi.
L’importanza del colore Viola
Il colore viola, che prende il nome dal fiore omonimo, in pittura si dice essere un colore secondario, in quanto deriva dalla mescolanza dei colori primari blu e rosso. Questo colore si riscontra spesso legato al potere e prestigio del Re e dei principi, sia negli abiti che nelle pietre preziose, come l’ametista, e nel velluto di seta che foderava in parte le corone d’oro dei regnanti.
Nell’ambito religioso, invece, il viola è importante nel Cristianesimo, in quanto simboleggia il colore dei paramenti liturgici nei periodi di purificazione penitenziale (Avvento e Quaresima). Ma il colore viola fu anche legato a superstizioni, risalenti al Medioevo, con il divieto di tutti i tipi di rappresentazioni teatrali e spettacoli pubblici, considerato di cattivo auspicio ancora oggi.
Il colore Viola nelle opere d’arte
Di seguito una carrellata di opere d’arte di artisti famosi, che utilizzarono il viola come colore principale per suggestionare il pubblico.
Signora marchesa de la Pompadour – François Boucher
Waterloo Bridge – Claude MonetCocktails – Archibals J. MotleyPainture/Nature Morte – Patrick Henry Bruce
Taddeo Carlone, morto a Genova il 25 Marzo 1613, è stato uno scultore e architetto italiano di scuola tardo manierista genovese. Allievo del padre scultore Giovanni Carlone, si recò a Roma per un viaggio di istruzione e di studio, avvicinandosi alla scultura.
A Genova ritornò probabilmente entro il 1570 per lavori di scultura a porte e balaustrate dei palazzi genovesi. Un esempio fu il suo impiego nella Chiesa di Santa Maria della Cella a Sampierdarena, nella costruzione dei monumenti funerari di Ceba Doria e di Gian Battista Doria.
Le opere più importanti
Fra le commissioni più prestigiose seguono la decorazione della facciata di palazzo Tursi a Genova, e le cappelle della distrutta chiesa di San Francesco di Castelletto. Degli anni ottanta del Cinquecento sono il portale con i telamoni del palazzo Lercari e i due busti marmorei dello stesso Franco Lercari e della moglie, due benefattori per il Banco di San Giorgio e per il Pammatone.
Realizzo inoltre, la Cappella dell’Immacolata Concezione per la Chiesa di San Pietro in Banchi. Sul finire del secolo, titolare di una fiorente bottega con numerosi collaboratori, ottiene le commissioni di più alto prestigio della città, quali la decorazione della loggia dei Mercanti a Banchi e le decorazioni di Palazzo Tursi a Genova. Inoltre realizza la famosa fontana di Nettuno per il giardino della Villa del Principe Andrea Doria a Fassolo e la statua diGiovanni Andrea Doria per la scala esterna di palazzo ducale, oggi distrutta.
Jules Verne, scrittore all’avanguardia, muore il 24 Marzo 1905. Nella sua vita conquista intellettuali e grande pubblico con i suoi libri memorabili. Romanziere ispirato dal progresso tecnologico, spinse il suo sguardo al futuro, creando trame anticipatrici e avveniristiche. Per questo, da più parti, viene considerato un grande indagatore del fantastico e il primo vero scrittore di fantascienza.
A sei anni prende le sue prime lezioni in un collegio e si appassiona allo studio della geografia, materia che influenzerà molto i suoi scritti. Crescendo avviò gli studi giuridici, ma li abbandonò per dedicarsi totalmente alla letteratura. L’unione delle sue due passioni, lo porta a produrre opere letterarie che descrivono la terra in tutta la sua interezza. Questo lo spinge a cercare mappe, consultare enciclopedie, leggere riviste più curiose e scovare informazioni bizzarre in ogni tipo di documento.
La poetica dei suoi Viaggi Straordinari
Il desiderio di conoscere i segreti della scienza e della tecnica, congiunti all’amore per la letteratura, portano Verne a scrivere quella serie di romanzi uniti sotto il ciclo dei Viaggi straordinari. Viaggi che produrrà grande alla sua immaginazione che supera i confini del possibile e si spinge ben oltre l’esperienza umana.
Il suo successo dipende principalmente dalla capacità di evocare vivide immagini e di rendere visibile il mondo che sta raccontando. Per esplorare il mondo, adotta uno sguardo che lo spinge a osservare ciò che è appartato, segreto e nascosto dietro la realtà visibile. Per fare ciò parte da altre prospettive, descrivendo lo spazio sopra di noi, le profondità dentro la Terra, le vette più alte, gli abissi più profondi. Narra quindi di Terra, Aria, Mare e Luna.
Dalla Terra agli Abissi
Parlando di terra, non possiamo che citare uno dei suoi 4 romanzi più celebri, Viaggio al centro della Terra. Verne ci accompagna attraverso il cratere di un vulcano spento, fino alle viscere del nostro pianeta. A tentare l’impresa avventurosa sono Otto Lidenbrock, stravagante professore di mineralogia, e suo nipote Axel, alle prese con con cunicoli oscuri e intricati, labirinti di rocce e pericolosi mostri preistorici. Il viaggio chiaramente impossibile, viene reso dall’autore, credibile e appassionante, attraverso una descrizione particolareggiata di ogni singolo dettaglio.
Nel 1970, Jules Verne ritorna alla più classica delle avventure, quella di mare, con Ventimila leghe sotto i mari. Porta i suoi lettori nell’affascinante, ma estremamente inquietante e pericoloso mondo delle profondità oceaniche, popolato tra l’altro, da un mostro marino lungo e talvolta fosforescente. Si tratta, in realtà, di un potente sottomarino, il Nautilus comandato dal capitano Nemo, al quale dà la caccia la veloce fregata Abraham Lincoln. Inizia così, per essa, un mirabolante viaggio sottomarino che li porterà a visitare le rovine di Atlantide, a raccogliere tesori sommersi e a rimanere temporaneamente bloccati tra i ghiacci polari.
Dalla Terra alla Luna
Fra le altre moltissime opere di Verne va ricordato almeno il romanzo Il giro del mondo in ottanta giorni, che narra del protagonista Phileas Fogg. Questo temerario ragazzo scommette davanti ai soci dell’esclusivo club di cui fa parte, di riuscire a fare il giro del mondo in ottanta giorni. Accompagnato dal fedele domestico Passepartout, realizza un viaggio verso est, tra continui colpi di scena, scegliendo ogni tipo mezzo di trasporto: piroscafi, treni, carrozze, yacht, navi mercantili, slitte e perfino elefanti.
Il desiderio di esplorazione e di avventura spinge Verne a realizzare storie ben oltre i confini della Terra, fino a raggiungere la Luna. Nell’opera Dalla Terra alla Luna, infatti, racconta di come, terminata la guerra di Secessione statunitense, gli inventori di cannoni soci del Gun-Club di Baltimora siano rimasti disoccupati. Per superare la demoralizzazione, iniziano la costruzione di un cannone grazie al quale un piccolo equipaggio può partire per l’incredibile viaggio. L’impresa, però, riesce solo in parte perché, mancata la Luna, il proiettile comincia a orbitarle attorno.
La Ragazza con l’orecchino di perla, o Ragazza con il turbante è una delle opere più famose di Jan Vermeer. Il pittore olandese, realizzò questo capolavoro intorno al 1665, e diventò così famosa e popolare da essere ribattezzata “la Gioconda olandese”.
Il quadro, privo di sfondo, ritrae una donna delicata ed elegante, con il busto di profilo e il volto ruotato verso l’osservatore, come se si fosse girata per rispondere al suo richiamo. Dietro questo quadro apparentemente tranquillo però si nascondono numerosi segreti, che rendono la donna affascinante e misteriosa.
Il mistero della ragazza
Primo mistero fra tutti, è l’identità della ragazza, di cui non si conosce né il nome, né le circostanze della commissione o della realizzazione del quadro. La giovane modella sembrerebbe appartenere al popolo, per il comune abito giallo-verde, per il curioso copricapo, per i tratti somatici e l’atteggiamento. L’orecchino, però, essendo molto prezioso, si può ricondurre ad una dama aristocratica o dell’alta borghesia.
È stato ipotizzato che questo dipinto sia, in realtà, un finto ritratto di pura fantasia chiamato tronie, una sottocategoria della ritrattistica olandese. I tronie raffiguravano, infatti, volti d’invenzione e non persone reali. Il mistero non è quindi svelato. La ragazza con l’orecchino di perla raffigura una donna realmente esistita? E se così fosse, chi era quella ragazza?
Altre scoperte scientifiche
Attraverso tecniche di scanning, esami di pittura e indagini al microscopio, si arrivò ad una scoperta sorprendente sullo sfondo. In origine non fu un semplice sfondo nero, come ci appare oggi, ma Vermeer posizionò dietro la ragazza una tenda verde. Questo lo possiamo notare soprattutto dalle linee orizzontali nell’angolo in alto a destra, riconducibili proprio alle pieghe di una tenda (fig. in basso).
Questi tendaggi vennero realizzati da Vermeer attraverso tecniche di ombreggiature marroni e nere. Sono state scoperte grazie alla riflettografia infrarossa, che ha rivelato forti pennellate di questo tipo sotto i colori che oggi vediamo a occhio nudo. Peraltro, Vermeer ha apportato alcune modifiche in corso d’opera, soprattutto riguardo l’orecchio, l’altezza del turbante, la parte posteriore del collo. Infine, aveva anche firmato il dipinto nell’angolo in alto a sinistra, firma che senza raggi X non avremmo trovato.
Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che l’orecchino di perla è solo una “illusione” data dal rapporto tra luci ed ombre. Esso galleggia semplicemente nello spazio, perché non c’è un gancio che lo attacca all’orecchio della ragazza. Nella rappresentazione del gioiello si può notare come la forma sia data solo da un tocco di colore bianco, che ricorda l’idea del perlato.
E ancora, è stato scoperto che Vermeer aveva dipinto le ciglia della ragazza, oggi però scomparse. Grazie alla tecnica dello scanning con la fluorescenza a raggi X, anche in questo caso, ha rivelato che l’artista aveva in mente un’immagine degli occhi della ragazza diversa da quella che vediamo oggigiorno. Aggiunse infatti, delle ciglia per rendere la ragazza ancora più femminile ed intrigante. Ciglia che però con il tempo si sono rese invisibili ad occhio nudo.
Un’altra particolarità è la provenienza dei colori, di origini disparate, dal Messico, dall’America Centrale, dall’Inghilterra, e probabilmente anche dalle Indie Occidentali. Il blu oltremare del turbante, per esempio, è ottenuto da una varietà di lapislazzuli dell’odierno Afghanistan. Un materiale molto pregiato e che richiedeva lunghe procedure di preparazione, considerato per questo ancora più prezioso dell’oro.
José Victoriano Gonzàlez-Pérez, meglio noto come Juan Gris nasce il 23 marzo del 1887 a Madrid. E’ conosciuto in tutto il mondo per essere un pittore spagnolo, che diede il suo contributo alla ricerca del Cubismo sintetico. Mette a punto un cubismo razionale e misurato attraverso una geometrizzazione delle forme.
Iniziò in tenera età a studiare disegno industriale, contemporaneamente alla realizzazione di vignette umoristiche per i quotidiani locali, passione che continuò per tutta la sua vita. Dal 1904 al 1905 studia pittura nel mondo accademico dell’artista José Maria Carbonero, decisivo per la sua carriera.
L’esperienza a Parigi e l’influenza cubista
Un anno dopo, si trasferisce a Parigi, diventando amico degli artisti emergenti francesi come Henri Matisse, Georges Braque, Fernand Léger. Ebbe anche modo di conoscere Pablo Picasso, suo connazionale, di cui diventa amico, e per il quale realizza un ritratto che sarà un precoce dipinto cubista analitico.
La maturazione artistica di Juan Gris si verifica tra il 1914 e il 1918, quando il pittore iberico si discosta parzialmente dal cubismo analitico, per mettere a punto uno stile cubista molto personale. Da’ vita al cubismo sintetico, diventandone uno dei massimi esponenti. A differenza di Braque e di Picasso, il suo cubismo si fonda su uno spirito razionale e scientifico, che lo conduce verso un intellettualismo classicheggiante.
Si allontana dal monocromatismo, utilizzando colori luminosi, vivaci e armonici, dando più importanza alla struttura che al soggetto. In altre parole, l’immagine viene sintetizzata e analizzata sulla base di modelli matematici e geometrici.
Gli ultimi anni
Negli ultimi anni, Gris prosegue il suo studio teorico, continuando la ricerca di nuovi modi nell’arte cubista di identificare mediante modelli astratti la realtà, e prendendo parte a numerose conferenze e interventi pubblici. Inoltre, espone i propri dipinti in occasione di mostre tenute a Berlino, Parigi e Dusseldorf.
Juan Gris muore, a soli quaranta anni di età, l’11 maggio 1927 a Boulogne-sur-Seine, a causa di una crisi renale conseguenza di problemi cardiaci.
Il 22 Marzo del 1589, muore ad Anversa Lodovico Guicciardini, scrittore e mercante italiano. Nato a Firenze nel 1521, è conosciuto per la sua opera famosa, la Descrittione di Lodovico Guicciardini patritio fiorentino di tutti i Paesi Bassi altrimenti detti Germania inferiore, un resoconto di tutta la storia dell’arte nei Paesi Bassi.
Si da giovane si avvicinò al mondo del padre, impegnandosi negli affari mercantili e commerciali anche se non ebbe grande successo. Si trasferì insieme alla famiglia, ad Anversa nel 1541 dove continuò la sua attività commerciale.
La strada della letteratura
Dopo circa 10 anni decise di cambiare vita, lasciando le attività mercantili per avvicinarsi alla scrittura. Egli ebbe modo di stringere contatti con letterati locali e forestieri quali i letterati fiamminghi tra cui il noto Jan Jonker van der Noot.
Mentre attendeva la stesura delle sue prime opere, ebbe l’idea di diventare editore della Storia d’Italia dello zio Francesco, per un rientro economico. In realtà una delle due opere a cui il Guicciardini lavorava, i Comentarii, erano stati progettati come ideale continuazione dell’opera dello zio.
La Descrittione di Guicciardini
L’opera i Comentarii fu concepita come supporto storico alla Descrittione dei Paesi Bassi, l’opera di maggior impegno che il Guicciardini pubblicò nel 1567. Capolavoro della letteratura descrittiva rinascimentale, fu fonte primaria per la storia economica, artistica e religiosa dei paesi bassi cinquecenteschi. Venne scritta con il preciso intento di superare il particolarismo delle cronache e delle corografie esistenti, che si limitavano alle singole province.
L’opera, dedicata a Filippo II di Spagna, si divide in due parti: la prima una descrizione generale dei Paesi Bassi, dal punto di vista geografico, politico, amministrativo e culturale. La seconda parte è una descrizione particolare di ogni provincia. Lo scrittore documenta la prosperità e gli splendori dei Paesi Bassi, e soprattutto di Anversa prima del suo declino. Secondo lui la città, possiede i connotati di un ideale governo misto in grado di garantire la civilità.
Nato il 21 Marzo 1880, Hans Hofmann è un pittore tedesco, considerato uno dei più significativi esponenti dell’Espressionismo astratto. Come insegnante d’arte per quattro decenni, ha influenzato alcuni dei più grandi pittori del 20 ° secolo.
Trascorse i primi anni della sua vita a Monaco di Baviera, dove da subito dimostra un vivo interesse per la scienza e la matematica. Seguì suo padre e iniziò a lavorare per il governo all’età di 16 anni. Il giovane Hofmann ha lavorato come assistente del direttore dei lavori pubblici.
L’avvicinamento al mondo dell’arte
Durante il suo impiego nel governo, Hofmann iniziò ad avvicinarsi al mondo dell’arte. Fece anche amicizia con Philipp Freudenberg, proprietario del grande magazzino Kaufhaus Gerson e appassionato collezionista d’arte. Grazie a quest’ultimo poté trasferirsi a Parigi, frequentando corsi di disegno all’Ecole de la Grande Chaumière.
A Parigi rimase per dieci anni, dove si immerse profondamente nella scena della pittura d’avanguardia. Qui incontrò grandi artisti come Picasso, Braque, Matisse e Delaunay, avvicinandosi al gruppo dei cubisti. Con la crescita della sua reputazione, il dipinto “Akt (Nude)” apparve nello spettacolo della Secessione di Berlino del 1908.
L’inizio dell’insegnamento nelle scuole d’arte
Al momento dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, fu costretto a lasciare Parigi, e tornare a Monaco. Qui aprì una scuola d’arte nel 1915, intitolata a suo nome, nella quale insegnò per oltre 15 anni. La sua reputazione come istruttore d’arte raggiunse oltreoceano, tanto che nel 1930 fu invitato a tenere una lezione artistica all’Università di Berkeley in California.
Dopo aver trascorso due anni viaggiando tra gli Stati Uniti e la Germania per insegnare e lavorare, decise di vivere negli Stati Uniti per il resto della sua vita. Nel 1939 a New York, aprì la sua seconda scuola d’arte, offrendo corsi per i successivi 24 anni. Si è guadagnato un enorme rispetto come istruttore lavorando come mentore di Eames, Frankenthaler, e Krasner , oltre a diventare intimo amico di Jackson Pollock.
La tecnica pittorica
Verso il 1940 divenne uno dei massimi esponenti della pittura astratta, attraverso una tecnica chiamata Tachisme, ovvero la tela cosparsa da macchie colorate senza un ordine apparente, conferendo il fattore movimento. Nel suo lavoro, ha esplorato il colore e la forma dando voce all’arte distillandola alle sue basi e rimuovendo materiale non necessario. Tecnica sperimentata in contemporanea con la tecnica a goccia di Jackson Pollock
A lui è stato riconosciuto il merito di aver reso popolare l’espressionismo astratto, riuscendo a colmare il divario tra due delle più grandi comunità artistiche del XX secolo. Ebbe funzione di maestro sull’avanguardia americana anticipando, se pur non realizzandoli completamente, i modi dell’Action Painting.
Ultimi anni di vita
Ha smesso di insegnare nel 1958 e si è concentrato sulla creazione di arte per gli ultimi anni della sua vita. Artisti e critici hanno celebrato il suo lavoro in tutto il mondo. Durante gli anni ’60, subì una notevole tristezza a causa della scomparsa di molti dei suoi amici artisti e di sua moglie. In risposta alla morte di Franz Kline e Jackson Pollock e di altri, ha dedicato nuovi pezzi alla loro memoria.
Hofmann morì per un attacco di cuore il 17 febbraio 1966.
Cominciamo con il dire che quest’anno l’equinozio di primavera avverrà il 20 marzo. Durante questa particolare giornata la durata del giorno sarà uguale a quella della notte, un fenomeno raro che si verifica solo due volte l’anno. In questa giornata farà il suo ingresso ufficiale la Primavera.
Come ogni anno, questo affascinante fenomeno sancisce l’inizio dei mesi più luminosi dell’anno, nel quale la natura si risveglia, le chiome degli alberi fioriscono e il clima si addolcisce. In quel giorno la terra ritrovava la sua fertilità e la luce prevaleva sull’oscurità, rievocando il concetto del trionfo della vita sulla morte. Da questo evento, sono scaturiti, miti, leggende e rituali che risalgono alla notte dei tempi. Miti ripresi dalla letteratura e soprattutto dal mondo dell’arte.
Arte e primavera
Prima opera fra tutte è il Ritorno della Primavera di William-Adolphe Bouguereau. La ninfa centrale nella pittura, è circondata da nove amorini, su uno sfondo di campagna fiorita. Gli amorini sembrano essersi appena svegliati, suggerito dai tre nella parte inferiore del quadro. I due in alto le raccolgono i capelli mentre un altro la contempla. La ninfa, appena sveglia, pare sorpresa di prima impressione, come suggeriscono le braccia intorno al petto, ma poi diventa parte della situazione, data dall’espressione estasiata del suo volto.
Nel genialissimo quadro dell’Arcimboldo, invece la Primavera è una donna composta da una grande varietà di fiori, con il capo rivolto verso sinistra. Tutta la figura ha origine da una composizione floreale, la pelle del viso e le labbra sono petali rosa, boccioli e corolle, i capelli sono un bouquet variopinto e rigoglioso, gli occhi sono bacche di bella donna. Una collana di margherite ne orna il collo, mentre il corpo è coperto da una vasta selva di foglie di differenti fogge.
Nell’opera Dans la Prairie di Monet, vi è una donna circondata dai colori dei fiori a vestire i panni della primavera. In italiano “Nell’erba” ritrae una dama distesa con ombrellino parasole, circondata dal verde intenso del prato che si confonde con quello degli arbusti. La modella è la sua prima moglie, Camille Doncieux, e il giardino dove siede intenta a leggere un libro è quello della loro abitazione nel piccolo villaggio di Argenteuil.
I colori vivaci e gioiosi dell’opera Field of Flowers di Egon Schiele ricordano la primavera, anche se questi fiori di campo, mostrano un concetto più emozionale che simbolico della di essa. Nonostante il pittore espressionista austriaco sia più conosciuto per i suoi ritratti e i disegni figurativi, nella sua breve vita realizzò anche numerose opere dedicate ai fiori e agli alberi.
Le printemps di Renè Magritte risulta un’opera sofisticata e surreale, colma di simboli e illusioni, così come vuole lo stile dell’artista. Il pittore usa elementi comuni e familiari per stravolgere la visione della realtà oltre i confini dell’apparenza. La colomba in volo ha il corpo fatto di alberi e foglie, che si ripetono anche nel bosco sottostante con la stessa fitta trama. Sopra un muro di pietra è, inoltre appoggiato un nido contenente tre uova, simbolo della fertilità della primavera. Primavera che riscontriamo anche nel cielo azzurro e le nuvole bianche che rappresentano l’atmosfera inondata di calore e di luce della bella stagione.
Che cos’é la felicità? E’ uno stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri. L’esperienza di gioia, contentezza, o benessere, unito alla sensazione che la propria vita sia buona, significativa e utile. Le sue caratteristiche sono variabili secondo l’entità che la prova. Ad esempio: serenità, appagamento, eccitazione, ottimismo, ecc.
La letteratura, il cinema, l’arte, ecc, nel corso della storia, hanno saputo rappresentare queste emozioni producendo opere di grande bellezza. La storia dell’arte, ad esempio, è piena di artisti le cui opere altro non sono che la loro personale, felice e positiva visione della vita. Ecco come la felicità viene rappresentata e addirittura suscitata negli occhi di chi guarda. Di seguito verranno elencate alcune delle opere più gioiose realizzate fino ad oggi.
Andrea Mantegna, La camera degli sposi, 1465-1474 – Photo Credits: Wikipedia
Mantegna, La camera degli sposi, 1465-1474
Mantegna studiò una decorazione ad affresco che investisse tutte le pareti e le volte del soffitto, sfondando illusionisticamente le pareti con la pittura, come se lo spazio fosse dilatato ben oltre i limiti fisici della stanza. Il tema generale è la celebrazione del matrimonio di Ludovico Gonzaga, tema di felicità, gioia e serenità.
Si tratta di un tondo aperto verso il cielo, che doveva ricordare il celebre oculo del Pantheon. Scorciati secondo prospettiva, si vede una balaustra dalla quale si sporgono i due sposi, un gruppo di domestiche, una dozzina di putti allegri, un pavone e un vaso. La varietà delle pose è estremamente ricca, improntata sulla tematica della felicità ed emozione per il lieto evento. Il tutto racchiuso da una ghirlanda di fiori e frutta circolare, segno dei festeggiamenti gioiosi per le nozze.
Bronzino, Allegoria della Felicità, 1567 – Photo Credits: alamy.it
Bronzino, Allegoria della Felicità, 1567
Artista manierista ed esponente di spicco della pittura fiorentina del Cinquecento. I suoi committenti furono per lo più personaggi nobili e di corte, come in questo caso Francesco I de’ Medici. In quest’opera l’artista descrive come secondo lui, dovrebbe essere il governo di un principe. Deve, innanzitutto, tendere alla felicità sua e dei sudditi, affinché la sua fama trionfi, il suo governo duri nel tempo e i nemici della pace sconfitti.
Questa allegoria raffifura la Felicità, con nelle mani il simbolo della Medicina e la cornucopia dell’Abbondanza carica di frutti maturi. Accanto a lei c’è Cupido, simbolo di amore, la Giustizia con la bilancia e la Prudenza che abbraccia amorevolmente tutto il mondo. Ai piedi della Felicità sono inginocchiati il Tempo e la Fortuna che tiene ferma la sua ruota. I nemici della Pace giacciono a terra, rovesciati e sconfitti, mentre in alto, volano la Fama con la sua tromba e la Gloria con una corona di alloro.
Pierre-Auguste Renoir, Bal au moulin de la Gallette, 1876 – Photo Credits: Culturaitalia.it
Renoir, Bal au moulin de la Gallette, 1876
Il Moulin de la Galette era un locale molto amato dalla gioventù parigina, ottenuto dalla ristrutturazione di due mulini a vento abbandonati, sulla sommità della collina di Montmartre. Renoir, pensò di dipingere uno spaccato di vita mondana parigina della Belle Époque, infatti il luogo brulica di gente. Erano moltissimi i giovani e artisti che decidevano di trascorrere le loro domeniche pomeriggio al Moulin, per ballare, bere e trascorrere del tempo in compagnia e divertirsi.
Infatti quest’opera raffigura un ballo domenicale sulla terrazza alberata di questo locale. Le varie figure che popolano la scena sono gaie, spensierate, e si lasciano travolgere pienamente dalle emozioni e dalla joie de vivre. In primo piano vi è una tavolata di persone radiose che amorevolmente conversano, concedendosi un momento di svago. Sullo sfondo, invece, nella piazzetta del locale, ha luogo un vorticoso e gioioso ballo. Renoir coglie con grande sensibilità l’umanità festaiola e danzante, e sembra quasi che si possano udire il ritmo popolare e divertito suonato dalle fisarmoniche e dai clarinetti.
Henri Matisse, Gioia di vivere, 1906 – Photo Credits: artesplorando.it
Matisse, Gioia di vivere, 1906
Così come suggerisce il nome del dipinto, La gioia di vivere, è un nuovo modo, non più negativo, di guardare ed osservare l’esistenza. Lo stesso Matisse, cercò di raggiungere una condizione di piena felicità e gioia, fondamentali a qualsiasi essere umano, per vivere bene la propria vita. Dunque, proprio quest’ottimismo, questa voglia di positività, si legge nell’opera, attraverso colori allegri e strutture semplici, che contribuiscono a creare un dinamismo che va oltre il semplice sguardo complessivo.
Ritrae un’immagine mitica del mondo come vorremmo che fosse, dove non esistono differenze tra mondo naturale e umano. Tutto è armonico, grazie alla fusione tra uomo e natura, sottolineata dall’utilizzo di colori innaturali per entrambi. Matisse ritrae dei nudi femminili gioiosi e spensierati in diverse posizioni. Troviamo svariate citazioni nell’opera: l’uomo e la donna abbracciati a destra alludono a Tiziano, le bagnanti sulla sinistra richiamano Cézanne e la posa delle due donne distese al centro della composizione è ripresa da Manet.
Umberto Boccioni, La risata, 1911 – Photo Credits: arteinweb.it
Boccioni, La risata, 1911
Questo quadro fu dipinto subito dopo il viaggio a Parigi nel 1911, caratterizzato dalla suggestione delle opere dei cubisti di grammatica divisionista. Boccioni ritrae una donna divertita e felice in primo piano. Intorno a lei vi sono riferimenti alla vita notturna delle grandi metropoli, in questo caso Milano. La tela è una celebrazione di questa città e della Città futurista per eccellenza, caratterizzata dalla sfrenata vitalità.
Secondo la matrice cubista, l’ambientazione appare coloratissima e scomposta in segmenti. I colori rosso, giallo, blu e verde, accentuano ancor di più i “tagli” scompositivi, dando origine a volumi e punti di vista differenti all’interno della scena. Se il corpo della donna e l’intera ambientazione sono tagliati da piani e linee, il volto invece è realistico, perfettamente riconoscibile. Era interessato, infatti, ad una trascrizione emozionale del sentimento umano, sottolineando lo stato d’animo gioioso e divertito della donna circondata da tavoli gremiti, bicchieri e bottiglie di vino, illuminati dalle luci dei bar milanesi.
Il 19 marzo, come ogni anno, si festeggia la Festa del papà, una ricorrenza civile diffusa in alcune aree del mondo. Si celebra la figura del padre, della paternità e dell’influenza sociale dei padri. In alcuni Paesi di tradizione cattolica, la festa del papà viene associata al giorno di san Giuseppe.
Proprio dal punto di vista cattolico, questa festa venne ripresa da vari artisti per festeggiare la figura di San Giuseppe, e del papà in generale. San Giuseppe, nel corso dei secoli e con il passare di diversi movimenti artistici, fu sempre rappresentato come uomo anziano, per sottolinearne la sua saggezza.
Trittico Robert Campin
Sviluppi iconografici
Questo dipese dalla influenza del pensiero della Chiesa che nel corso della storia ha elaborato su di lui. L’epoca medioevale è affascinata dall’uomo che Dio ha voluto accanto a Maria, un uomo prudente e fedele servo della Madonna. Ma dal 1300, si avrà un progressivo aumento di interesse dovuto sia allo sguardo nuovo che la Chiesa riserva alla famiglia e alla figura paterna sia allo sviluppo della società borghese.
Pregevole è un trittico del pittore Robert Campin, dipinto intorno al 1425-30(in alto). Dove al centro vi è l’Annunciazione mentre nelle due ante laterali compaiono, da una parte i committenti della borghesia degli affari, mentre dall’altra è ritratto Giuseppe, vestito come loro e a lavoro, nella sua falegnameria. Viene raffigurato come l’uomo lavoratore, con un mestiere faticoso
Natività di Botticelli
La svolta del XV secolo
Ma ci fu un avvenimento che determinerà una svolta nella storia della raffigurazione di Giuseppe. Ai primi del XV secolo, nel contesto del Concilio di Costanza, si instituì una festa universale proprio dedicata al padre per eccellenza, tanto da essere inserito nel calendario romano da papa Sisto IV. Da quel momento è tutto un fiorire di opere, per alcuni artisti Giuseppe diviene addirittura il personaggio preminente della Natività.
Possiamo citare, la pala d’altare di Francesco di Giorgio nel quale in posizione centrale, proprio sopra il Bambino, vi è Giuseppe in veste di protettore e custode. Oppure l’opera di grande potenza espressiva quale la Natività di Sandro Botticelli, (in alto) che pone in primo piano Giuseppe inginocchiato e pronto ad accogliere Gesù. L’opera più suggestiva rimane però il Tondo Doni di Michelangelo, in quanto riporta la “scandalosa” novità di posizionare Gesù in braccio non più a Maria, ma a suo padre.
Altri esempi di opere d’arte
Le opere chiamate lo Sposalizio della Vergine, di Raffaello e di Perugino, mostrano Giuseppe in primo piano, nell’atto di mettere l’anello a dito di Maria. Dietro i personaggi vi è una piazza e una grande chiesa ottagonale la cui porta è aperta. Questo ha un significato preciso in quando Maria è la figura associata alla Chiesa, mentre Giuseppe è la figura protettrice di Maria, e di conseguenza della Chiesa. Gli viene quindi dato un titolo ancora più importante.
Altra opera è La fuga in Egitto di Battista Dossi, nel quale Maria, Giuseppe e il bambino scappano su degli asini. E’ proprio Giuseppe che tiene Gesù tra le sue braccia, mentre la Vergine sembra dargli istruzioni, quasi a dirgli di stare attento. Sullo stesso tema si basa anche la Fuga in Egitto di Cristoforo Blanco, dove Giuseppe cammina portando sulle spalle Gesù. Ci avviciniamo al periodo Barocco, e il grande realismo di queste ultime opere ci mostra l’attenzione alla dimensione umana della Sacra Famiglia.
Fuga in Egitto – Battista Dossi
Sulla base di questo realismo non possiamo dimenticare il Riposo durante la fuga in Egitto di Caravaggio. Essa ritrae una Maria addormentata dopo aver allattato il Bambino, assopito fra le sue braccia. Giuseppe, appare come un rustico, tiene in mano uno spartito letto da un angelo intento a suonare la viola davanti alla famiglia. Caravaggio esplora l’anima di quest’uomo semplice e buono che, con stupore viene rapito dalla musica celeste, un uomo dunque che sa ascoltare il Cielo.
Riposo durante la fuga in Egitto – Caravaggio
Nei secoli successivi, il Settecento e l’Ottocento, gli artisti propongono temi e sviluppano riflessioni avviate nei secoli precedenti. Molto frequenti saranno le opere che raccontano la Sacra Famiglia come espressione terrena, domestica.