ALMANACCO: 18 Marzo nasce lo scrittore Stèphane Mallarmè

Nato il 18 Marzo del 1842 a Parigi, Étienne Mallarmé, detto Stéphane è stato un poeta, scrittore e drammaturgo francese. Fu un noto esponente della poesia Simbolista, caratterizzante dall’antirealismo e incontaminata dalle problematiche sociali, al contrario del Naturalismo, di cui Émile Zola fu il principale autore.

Durante la sua giovinezza venne fortemente influenzato da avvenimenti tristi, come la morte del padre e della sorella Marie. Scopre il mondo della letteratura e si entusiasma per Baudelaire, appartenente al movimento Decadentista. Viene influenzato dall’atteggiamento apatico e languido assunto dai ‘poeti maledetti’, esprimendo lo smarrimento delle coscienze rispetto alle disillusioni della cultura positivista.

Il principe dei poeti

Nel 1871 Mallarmé viene nominato insegnante a Parigi, porta avanti diverse collaborazioni con riviste e si dedica alla sua scrittura personale durante la notte. Nell’ambiente parigino strinse l’amicizia con Manet, Verlaine e Zola, figure che influenzeranno la sua scrittura. Con queste importanti figure artistiche si ritrovava presso il suo domicilio, divenuto un vero e proprio salotto letterario.

All’interno del salotto, viene eletto dai suoi pari “principe dei poeti” per aver pubblicato un infinità di opere come Erodiade, considerato il capolavoro della scuola parnassiana e Il meriggio di un fauno, poemetto di 110 versi ambientato in Sicilia.

Pensiero e Poetica

Mallarmé viene influenzato dal Decadentismo di Baudelaire, tradotto attraverso il Simbolismo. Ovvero è convinto che l’unico strumento per arrivare al pubblico è l’idea di Ermetismo, che crea la struttura stessa della poesia. Il principale soggetto nei suoi versi, infatti, è lo Spleen, la forma di disagio esistenziale, che prova il poeta davanti alla pagina bianca, davanti alla creazione dell’opera.

Ovviamente però, trasforma le idee baudeleriane, grazie all’uso di simboli e un lessico prolifico che rende le opere affascinanti ma allo stesso tempo scure. La fusione tra il Decadentismo e il Simbolismo, è una tecnica innovatrice che riesce a stregare tutti i lettori, compreso Verlaine e Rimbaud. Tanto da rendere Mallarmè il capo scuola dei Simbolisti.

Padre del Simbolismo

Mallarmé accorda un’importanza estrema alla lingua. I suoi versi sono pieni di termini rari o desueti, che non usa generalmente con il loro senso corrente. Ai termini dà invece significati diversi, riprendendone il senso etimologico derivante da parole in greco, in latino, in sanscrito e in altre lingue morte.

Questo vocabolo eccentrico, la sintassi disarticolata, la disposizione stessa del testo, non rispettano nessuna tradizione e obbligano il lettore a mettersi sulle tracce di un messaggio che ha perso ogni evidenzia, ogni caratteristica immediata. Inoltre i termini carichi di significati multipli, sono accentuati ancora di più dal ricorso sistematico al simbolo, che contribuisce a orientare gli studi linguistici dei secoli successivi. L’opera testamento che descrive la poetica di Mallarmè è Un colpo di dadi mai abolirà il caso.

Un colpo di dadi mai abolirà il caso

Quest’opera è l’esperienza più estrema del simbolismo e più probabilmente di tutta la poesia del Novecento. Fu composta da un’unica e immensa frase che si stende su venti pagine e che mimetizza tipograficamente il gesto del lancio dei dadi. Ovviamente nell’opera ci sono versi che esplicitano il rapporto tra il lancio dei dadi e la brevità folgorante del pensiero.

Mallarmé ha pensato di realizzare non una semplice raccolta di versi, ma “IL” libro perfetto. Secondo lui è una sintesi impersonale di tutti i libri possibili che possa esprimere la significazione del mondo, in modo definitivo e totale. Non è riuscito a farlo ma questo progetto è rimasto l’obiettivo finale della missione quasi sovraumana che attribuisce alla poesia. 

Federica.

ALMANACCO: 17 Marzo anniversario dell’Unità d’Italia

Il 17 marzo 1861, ci fu l’atto formale che sancì la nascita del Regno d’Italia. Avvenne attraverso un atto normativo del Regno di Sardegna sabaudo col quale Vittorio Emanuele II assunse per sé e per i suoi successori il titolo di Re d’Italia. Il 17 marzo viene quindi ricordato annualmente come l’anniversario dell’Unità d’Italia, festa nazionale istituita nel 1910 in occasione del cinquantenario della ricorrenza.

Ovviamente la nascita del Regno d’Italia, influenzò molto la vita di quell’era, soprattutto dal punto di vista culturale. Letteratura, poesia, musica, geografia e in maggior modo l’arte, iniziarono a mettere in mostra i cambiamenti che stavano avvenendo durante e dopo quest’evento.

Il Risorgimento pittorico

Quasi tutti i pittori vissero in prima persona le vicende del periodo, tanto da essere definiti ‘pittori-soldati’, per la partecipazione attiva alle battaglie e rivoluzioni. molti di loro parteciparono ad almeno una delle tre guerre d’Indipendenza. Tutto ciò che vedevano e provavano sul campo, veniva riportato all’interno dei loro quadri, assumendo così valore di testimonianza e documento visivo pubblico.

Questo periodo storico-artistico che viene definito Risorgimento, coinvolse numerosi artisti, provenienti dalle fila del Romanticismo, del Verismo, dei macchiaioli. Furono tutti accomunati dalla volontà di celebrare un momento così straordinario della storia italiana, rendendone lo spirito, le ansie, le speranze, gli entusiasmi.

Campo italiano dopo la battaglia di Magenta – Fattori

Esempi di opere Risorgimentali

Appartenendo a un ambito verista, i pittori-soldati evitarono la celebrazione dei comandanti e il virtuosismo dei trionfi. Al contrario, amarono dare spazio ai soldati semplici, ai feriti, ai caduti, ai prigionieri. Raccontano della fatica, del sudore, della sporcizia, della paura e anche dell’eroismo, quello degli sconosciuti, dei ragazzi comuni che spesso partirono carichi di speranze e di entusiasmo per non tornare più.

Uno degli esempi più importanti fu Campo italiano dopo la battaglia di Magenta, opera di Giovanni Fattori. Non mostra battaglie, né cariche di cavalleria o cannonate, ma solo quello che c’è dietro. Nel dipinto si mostrano le retrovie della battaglia con i soldati che vanno e vengono, i feriti trasportati da un carro con le suore. La battaglia, a guardar bene, è lontana, se ne scorge il fumo delle cannonate e la polvere.

La battaglia di Varese– Faruffini

Un altro esempio di opera Risorgimentale fu La battaglia di Varese, realizzata da Federico Faruffini. Combattuta fra i Cacciatori delle Alpi comandati da Garibaldi e gli austriaci, ci offre l’equivalente di uno scatto fotografico, di straordinaria efficacia comunicativa. Alcuni giovani soldati con poche armi, valicano una trincea e si scagliano contro il nemico. Lo spettatore viene immerso nella battaglia, come se ne fosse partecipe.

Interpretazione moderna, fu quella di Renato Guttuso realizzata quasi 100 anni più tardi nel 1951. La Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio, celebra la battaglia che Garibaldi guidò nella piana di Ponte dell’Ammiraglio, in Sicilia il 27 maggio del 1860. Si scontrarono i volontari in camicia rossa e i soldati dell’esercito Borbonico. Guttuso, attivamente impegnato nella lotta partigiana durante la Seconda Guerra Mondiale, rappresentò questa battaglia del passato per ricordare il sacrificio compiuto da tutti i popoli oppressi per liberare la loro terra.

Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio – Guttuso

Federica.

mARTEdì: il polmone misterioso di SANDRO BOTTICELLI

Sandro Botticelli, artista che ha scritto un pezzo di storia dell’arte italica ed anche di quella mondiale. E’ stato uno dei grandi interpreti della stagione del Rinascimento italiano. Conosciuto a livello mondiale per le sue opere allegoriche.

Botticelli cresce con molti problemi di salute, cosa che lo porta a sviluppare un carattere introverso, che ripercuoterà nelle sue opere. Attraverso l’uso delle allegorie, infatti, riuscì ad esprimere tutto quello che aveva dentro, e nascondere sotto l’opera, un significato nascosto e impercettibile.

L’opera La nascita della Venere, siamo abituati ad interpretarla come simbolo di bellezza femminile, materiale e spirituale. Le nudità della Venere, infatti rappresentano la forza motrice della terra ovvero la donna che, con il dono della maternità, riesce a muovere il mondo. In realtà, Botticelli ne da una propria interpretazione, attraverso una simbologia nascosta e misteriosa.

E proprio questo quello che è accaduto con la famosa “Venere” che, a quanto pare, nasconderebbe un dettaglio anatomico vitale. Si tratta di un polmone, simbolo del respiro divino, disegnato nel mantello tenuto tra le mani da Flora, nell’atto di coprire Venere. A indicare questa interpretazione fu Davide Lazzeri, chirurgo plastico e studioso di medicina nell’arte. Lo stesso medico che nel 2016 ipotizzò l’artrosi di Michelangelo.

Ispirato dalla filosofia neoplatonica che circolava alla corte dei Medici, Botticelli potrebbe aver usato il polmone come simbolo per rappresentare la celebrazione allegorica del ciclo della vita generato dal respiro divino. Questo spiega come il mantello fiorito è esattamente trattato come una rappresentazione anatomica del polmone destro.

Il colore rosa scuro del mantello richiama quello del parenchima polmonare, mentre l’anomalo drappeggio, generato dal vento, ricorda l’infossatura chiamata ‘il polmonare’ da cui passano bronchi, vasi sanguigni e nervi.

Stessa teoria del polmone come simbolismo nascosto, partì da alcuni ricercatori americani di nome Blech e Doliner nel 2009. Questo studio precedente riuscì a individuare in un’altra grandissima opera di Botticelli, ovvero La Primavera, la sagoma di due polmoni. In questo caso vennero collocati dall’artista dietro la testa dell’allegoria della Primavera, nascosti nella vegetazione.

È possibile che ci sia un’ulteriore simbologia legata al polmone, in quanto potrebbe ricordare anche la morte prematura della sua giovane musa. La nobildonna fiorentina Simonetta Cattaneo Vespucci, che ispirò il volto della stessa Venere, e della Primavera che morì proprio di tubercolosi.

Federica.

ALMANACCO: 16 Marzo nasce il fumettista Rudy Salvagnini

Rudy Salvagnini, pseudonimo di Rodolfo, nasce a Padova, il 16 marzo 1955. E’ conosciuto come fumettista, scrittore e critico cinematografico italiano e soprattutto autore di oltre 500 storie a fumetti della Disney.

Sin da giovane ha capito subito che cosa gli piaceva: cinema, fumetti e calcio, in ordine sparso e variabile. Esordì come autore nel 1971 collaborando alla realizzazione dell’inserto a fumetti della rivista cattolica Il Santo dei Miracoli, al quale seguì il fumetto horror sulla rivista SorrySicilia 1972: vampiri? disegnato da suo fratello.

Collaborazione con Topolino

Durante gli anni settanta collaborò con molte altre riviste di fumetti come Horror PocketCorrier Boy e Il Mago. Fino ad esordire come autore di sceneggiature per il settimanale a fumetti Topolino, collaborazione che si protrarrà fino al 2011.

Per Topolino realizzò oltre 500 storie e ideando diversi cicli come Topolino e Pippo space-cabsTopan il barbaro e I Mercoledì di Pippo, serie iconica in cui Pippo si improvvisa scrittore di stravaganti romanzi che legge all’amico Topolino. Diede risalto a personaggi comici fino ad allora rimasti in secondo piano come il papero Ciccio, aiutante di Nonna Papera.

Altre collaborazioni

Durante gli anni novanta affianca alla collaborazione con Topolino, quella con altre riviste di fumetti come il Giornalino. Inoltre per la rivista Il Messaggero dei Ragazzi, scrive la serie La banda e Ronnie Camera e, disegnata dal fratello Gianni Salvagnini, fino al 2003.

Dopo aver tentato e abbandonato la carriera di giornalista, Salvagnini si è occupato di cinema scrivendo articoli e recensioni per le riviste SegnoCinemaAliens e Nosferatu e per il quotidiano Il Mattino di Padova. Ha scritto inoltre diversi libri, come la monografia sul regista Hal Ashby, il Cinema di Bob Dylan e il Dizionario dei Film Horror.

Federica.

ALMANACCO: 15 Marzo nasce il pittore Francis Gruber

Francis Gruber nasce a Nancy, città francese, il 15 marzo 1912. E’ stato un pittore francese del gruppo degli Espressionisti e passato alla storia per essere fondatore capo della scuola del Nouveau Réalisme.

Seguì la passione del padre Jacques Gruber, artista del vetro colorato e fin da subito si innamorò del mondo dell’arte. Trasferitosi da giovanissimo a Parigi con la famiglia, cominciò a dipingere sotto la guida di Georges Braque, conoscente di famiglia e iniziatore del Cubismo insieme a Picasso.

Influenza post-impressionista

Grazie all’influenza di Georges Braque, inizia ad usare lo stile post-impressionista nelle sue opere. Esponendo per la prima volta all’età di 18 anni, realizza scene immaginarie e fantastiche.

Mentre altri artisti stavano diventando sempre più astratti, preferiva dipingere figure umane scolpite. Ecco perché col tempo la sua produzione passò alle scene d’interno, dove figure irreali comunicano senso di solitudine e desolazione.

Job 1944 Francis Gruber 1912-1948 Purchased 1958 http://www.tate.org.uk/art/work/T00180

l’Espressionismo di Gruber

I personaggi e gli elementi della scena diventavano sempre più distorti, secondo il movimento che stava prendendo piede in quegli anni in Francia, ovvero l’Espressionismo.

Fu influenzato da Hieronymus Bosch e Albrecht Dürer e dall’incisore Jacques Callot, che lo portarono ad una pittura ancora più astratta. Si valse infatti delle esperienze fauves e espressioniste per inasprire le forme e i contorni delle scarne e desolate immagini che denunciano l’ansia per l’abbandono e la solitudine.

Sue opere sono conservate presso la Tate Gallery di Londra e presso il Centro di arti visive di Salisbury. Morì a Parigi il 1° dicembre del 1948.

Federica.

ALMANACCO: 14 Marzo nasce il pittore Giuseppe Maria Crespi

Pittore, disegnatore e incisore, Giuseppe Maria Crespi, nasce a Bologna il 14 marzo 1665. Fu un pittore del tardo Barocco, un talento unico nella scuola pittorica bolognese. Realizzò opere religiose, ma la sua eredità è legata soprattutto ai suoi contributi alla pittura di genere, o scene di vita quotidiana.

All’età di 12 anni anni, risulta apprendista del pittore della Scuola Bolognese Angelo Michele Toni, per entrare poi nella bottega del pittore Barocco Domenico Maria Canuti. Dai suoi compagni di studi venne soprannominato “lo Spagnolo” o “lo Spagnoletto” per la sua abitudine di vestire abiti attillati di foggia spagnola. Soprannome che gli rimase per tutta la vita.

Lo studio del disegno in giro per l’Italia

All’età di 16 anni, venne invitato a lavorare nell’ Accademia del Nudo nella bottega del pittore Carlo Cignani, Qui rimase per circa due anni allo scopo di studiare disegno e incontrerà Giovanni Ricci, un agiato cittadino che gli acquisterà dipinti, procurerà commissioni e finanzierà viaggi di studio a Parma, Pesaro, Urbino e Venezia.

Viaggiò in giro per il nord Italia, continuando la sua formazione artistica attraverso lo studio delle grandi opere della scuola emiliana del Tardo Rinascimento. In particolar modo il Correggio e Federico Barocci, venendo a contatto con la coloristica veneziana che lo influenzerà particolarmente.

Le famose scene di genere

Giuseppe Maria Crespi oltre ad essere influenzato dai colori della pittura veneziana, viene fortemente rapito dai soggetti preferendo, dopo le opere religiose e mitologiche, vivaci scene di genere.

I suoi dipinti, caratterizzati da pennellate libere e istintive, si distinsero per quantità, qualità e contenuti classificandolo come uno dei primi pittori italiani dedicati alla rappresentazione della vita contemporanea. Raffigura scene di semplici lavori domestici in ritratti che sono sorprendentemente innovativi, anticipando gli stili dei pittori francesi del secolo dopo.

Commissioni e opere

Giuseppe lascia testimonianza del proprio talento anche quando si tratta di produrre ritratti, come in quello di Virginia Sacchetti Caprara o negli Autoritratti degli Uffizi e dell’Ermitage. Su commissione del principe Ferdinando de’ Medici dipinge l’Estasi di Santa Margherita e la Strage degli innocenti.

Nel 1709 è ospite di Ferdinando nella villa di Pratolino, dove esegue diverse tele: la Fiera di Poggio a Cajano, le Lavandaie alla fonte, i Fanciulli al giuoco del cappelletto, e, verosimilmente, anche il Cupido e Psiche e la Pulce, entrambe agli Uffizi. Negli stessi anni il cardinale Pietro Ottoboni gli commissiona sette tele per la serie dei Sacramenti (il Battesimo è del 1712).

Ultimi anni di vita

A riconoscimento della fama guadagnata, all’età di settantacinque anni, riceve da Benedetto XIV una croce d’oro e il titolo di cavaliere. Divenuto cieco nel 1745, muore due anni dopo nella sua casa di Bologna.

Federica.

ALMANACCO: 13 Marzo muore l’attivista Susan B. Anthony

Il 13 Marzo muore Susan Brownell Anthony, conosciuta come attivista statunitense per i diritti delle donne. Svolse un ruolo di primo piano nella campagna per il diritto al voto delle donne e viene ricordata per il suo significativo contributo al movimento abolizionista.

Nata e cresciuta nel Massachusetts, il suo attivismo sociale e il suo impegno per la ricerca della giustizia erano evidenti fin dalla giovane età. Da adolescente, fu già attiva nel movimento abolizionista, raccogliendo firme per petizioni contro la schiavitù.

Primi cenni di attivismo

Durante i suoi primi anni di carriera, Susan lavorò come insegnante e direttrice, scoprendo che gli uomini venivano pagati più di lei per lo stesso lavoro. Questa fu una delle molte ingiustizie che l’hanno ispirata a perseguire una carriera a tempo pieno in attivismo sociale.

Come insegnante, ha anche partecipato a campagne di riforme educative, sostenendo un’equa istruzione indipendentemente dal genere o dalla razza. Dopo aver assunto brevemente la fattoria di famiglia, Susan si dedicò completamente all’attivismo e alla giustizia sociale e fu in grado di guadagnarsi da vivere e sostenersi sulle tasse che guadagnava come oratore.

La collaborazione Anthony-Stanton

Fu presentata ad un’altra femminista e attivista sociale Elizabeth Cady Stanton nel 1851 e la coppia si avvicinò, lavorando a una serie di progetti insieme. Da questa collaborazione nacque l‘Associazione nazionale per il suffragio delle donne (NWSA) un’organizzazione che si batteva per il suffragio femminile.

Elizabeth e Susan rimasero grandi amiche e colleghe per tutta la vita. Insieme attraversarono gli Stati Uniti tenendo discorsi e tentando di persuadere il governo che uomini e donne dovevano essere trattati in modo uguale nella società. Grazie a questo cominciarono ad ottenere vasta notorietà come potenti sostenitrici pubbliche dei diritti delle donne e attive voci per il cambiamento.

Eventi importanti per la sua carriera

Come avvocato antischiavista, Anthony fece parte della “Underground Railroad”, una rete che aiutò gli schiavi a fuggire, diventando successivamente l’agente di stato per la American Anti-Slavery Society. Le 400.000 firme che raccolse contro la schiavitù contribuirono allo slancio che alla fine portò al passaggio del 13 °Emendamento, che proibiva la schiavitù.

Il 5 novembre 1872 si fa arrestare per aver votato. Il 18 giugno 1873 Susan deve affrontare un processo contro gli Stati Uniti d’America. Il giudice le impone di pagare una multa di cento dollari e di chiudere lì la faccenda, ma lei rifiuta dicendo: «Non pagherò mai nemmeno un dollaro»

Ultimi anni e onorificenze

Tenne dai 75 ai 100 discorsi all’anno per far sì che non si smettesse di parlare di diritti civili per i neri e la popolazione femminile, fino a che tutti non fossero stati in grado di votare. Ma Susan divenne famosa soprattutto per la “Susan B. Anthony Amendment“, ovvero il 19° emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti che prese il nome in suo onore.

Susan B. Anthony muore 14 anni prima dell’approvazione del Diciannovesimo Emendamento, la legge americana che in Usa sancisce il diritto di voto alle donne. In suo onore venne realizzata anche una moneta americana con il suo volto, diventando così una delle primissime donne ad essere rappresentata sulle monete.

Federica.

ALMANACCO: 12 Marzo nasce lo scultore Anish Kapoor

L’artista Anish Kapoor, nato a Bombay il 12 Marzo 1954, è considerato uno dei maggiori artisti della scena contemporanea, legato alla Street Art. I suoi lavori sono nelle più importanti collezioni private e istituzioni museali in tutto il mondo, e soprattutto nelle piazze più importanti del mondo.

A soli 19 anni si sposta in Inghilterra, nello specifico nella città frenetica di Londra, per iscriversi alla scuola d’arte, sua grande passione. Qui si appassiona alle macchine celibi di Marcel Duchamp e conosce colui che diverrà il suo maestro, Paul Neàgu.

Pensiero e idee

Il percorso artistico di Anish Kapoor si sviluppa sugli opposti, come luce e ombra, negativo e positivo, maschile e femminile, concavo e convesso, ordine e disordine, ecc. Tramite esso investiga sulle condizioni della materia, in evoluzione. Affronta diverse tematiche come l’extraterritorialità, la dualità e l’androginia, intesa come dualismo tra l’ uomo e la forza generatrice femminile.

Le sculture sono composte da elementi riflettenti o da altri materiali che lavorano sulla dimensione fisica e percettiva dello spazio. L’immagine riflessa viene sublimata, trasformata o addirittura annullata. Il senso sta nella creazione di una dimensione atemporale, immateriale, spirituale dove gli opposti si attraggono e coincidono in una nuova unità. Questa tematica è improntata sull’esempio di dottrine derivate da religioni orientali, prima fra tutte l’induismo.

Alcune opere dell’artista

Opere come La guarigione di San TommasoMadonna sono installazioni dal titolo esplicativo che indagano il mistero del sacro. La prima consiste in un piccolo taglio rosso sulla parete bianca della sala espositiva, ricorda la ferita sul costato di Cristo che San Tommaso bramava di toccare. La seconda è invece un disco sospeso in aria dall’aspetto illusorio e dalla misteriosa forza attrattiva. Nella curiosità di svelare il significato dell’opera, lo spettatore si trova di fronte ad un mistero inafferrabile come la verginità di Maria.

Turning The World Upside Down (1995) è un’enorme scultura collocata all’esterno dell’Israel Museum di Gerusalemme. Una struttura in acciaio cilindrica su cui si riflette il pavimento fino al cielo e in cui lo spazio concavo sembra risucchiare lo spettatore, senza la possibilità di uscire fuori. L’opera la Taratantara (2001) è una delle 5 sculture del progetto ‘Tees Valley Giants’. L’opera è costituita da un’enorme tela rossa in PVC su un supporto di 50 metri. Il colore rosso è simbolo del tramonto, della passione, ma soprattutto del sangue all’interno del nostro corpo. L’opera è allo stesso tempo luogo mentale e materiale, tangibile e intangibile, infinito e illusorio.

Il Cloudgate (2006) è un’imponente scultura pubblica installata nel Millennium Park di Chicago e soprannominata“Il Fagiolo”, per la sua caratteristica forma allungata. Si ispira al mercurio liquido ed è nota anche per il periodo di costruzione molto lungo, dovuto alla complessità dell’assemblaggio. E’ un arco di quasi 4 metri, sotto il quale si trova una camera concava che curva vertiginosamente le immagini riflesse, mentre il resto della superficie distorce il cielo, la terra e i grattacieli di Chicago.

Altre opere simili sono lo Sky Mirror e Tall Tree And The Eye, entrambe del 2009. La prima consiste in un grande specchio circolare esposto in varie parti del mondo, tra cui il Kensington Park di Londra e il Rockefeller Center di New York. La seconda, esposta al Guggenheim Museum di Bilbao, è una torre alta 15 metri composta da 75 sfere a specchio che danno l’effetto di immaterialità e leggerezza.

Federica.

ALMANACCO: 11 Marzo nasce Torquato Tasso

Nato nella città campana di Sorrento l’11 Marzo 1544, Torquato Tasso divenne famoso per essere un poeta, drammaturgo italiano del Cinquecento. Principale scrittore in età della Controriforma, nonché l’autore di uno dei maggiori capolavori del poema epico del Cinquecento, la Gerusalemme liberata.

Iniziò gli studi presso i gesuiti di Napoli fino al 1554. Seguendo suo padre, illustrissimo letterato, comincia una lunga serie di viaggi e spostamenti che ne caratterizzano tutta la vita. Si trasferì da Roma a Venezia, Padova e Bologna, tutte città in cui strinse contatti con membri delle nobiltà e delle corti italiane.

L’attività letteraria sotto la famiglia d’Este

Nel 1565 viene chiamato alla corte di Ferrara, prima come cortigiano di Luigi d’Este, e poi del duca Alfonso d’Este. Qui gli vengono affidati compiti di rappresentanza e, soprattutto, culturali, nel quale inizia un periodo di grande attività letteraria.

Nel 1573 Tasso compone l’ “Aminta”, ricalca il genere drammatico della favola pastorale di genere bucolico e quello cortigiano. Narra, infatti, la storia del pastore Aminta, innamorato della ninfa Silvia che però lo rifiuta. Nello stesso periodo, nel 1575, termina la composizione della “Gerusalemme liberata”. 

La Gerusalemme Liberata

Una delle più famose opere di Torquato Tasso, fu la Gerusalemme Liberata, un poema eroico che ha come tema la prima crociata. E’ un racconto plurale in cui i due schieramenti sono completamente separati: da un lato i crociati sostenuti dall’intervento divino, dall’altra i pagani sostenuti dalle forze infernali. 

Nel descrivere i protagonisti del racconto il Tasso si distacca dalle raffigurazioni abituali dei poemi cavallereschi, creando dei personaggi ricchi di contraddizioni ed incertezze. Tasso scrive il suo poema, pregno di riferimenti religiosi, ed è ossessionato dall’idea che l’opera non sia corretta dal punto di vista teologico, tanto da autoaccusarsi eretico. Il tribunale dell’Inquisizione però lo giudica innocente.

Dubbi e tormenti

Tuttavia è ossessionato dall’idea di aver scritto un poema non allineato ai dettami religiosi della Controriforma al punto da sottoporre l’opera al giudizio di revisori e critici. Il suo malessere cresce. Si allontana da Ferrara per farvi ritorno nel 1579, quando aggredisce il duca durante il suo matrimonio.

Di fronte a questo nuovo eccesso, Tasso venne rinchiuso in un ospedale per pazzi, in cui rimane fino al 1586. Nonostante la difficoltà del periodo, portò alla luce numerose opere come le Rime e la maggior parte dei Dialoghi. In questo periodo viene anche pubblicata, a sua insaputa, la Liberata, cosa che gli provoca grande disagio perché la considerava ancora in fase di revisione. 

Ultimi anni di vita

Abbandona Mantova nel 1587 per trascorrere gli ultimi anni della sua vita a Napoli e poi a Roma. Qui compie un profondo lavoro di revisione del suo poema che pubblica in versione definitiva nel 1593 con il titolo di “Gerusalemme conquistata”. Muore a Roma nel 1595.     

Federica.

ALMANACCO: 10 Marzo donne al voto

Dopo la festa dell’8 marzo, in Italia festeggiamo un altro anniversario importante tutto femminile. Il 10 marzo 1946 le italiane per la primissima volta hanno l’opportunità di votare ed essere votate. Da questa data in poi le donne possono considerarsi cittadine con pieni diritti.

Quando pensiamo al voto delle donne in Italia ci viene subito in mente il 2 giugno 1946, votazione del Referendum per scegliere tra monarchia e repubblica. In realtà il decreto sulla loro eleggibilità fu datato proprio il 10 marzo, qualche mese prima.

L’aggiunta del Decreto Legislativo del 10 Marzo

In realtà l’estensione del voto alle donne era stata infatti prevista con il decreto legislativo n.23 del 2 febbraio 1945 che estendeva alle donne, che avessero compiuto i 21 anni, il diritto di voto. Questa legge però aveva un vuoto, non faceva menzione della possibilità per le donne di essere elette.

Ecco perché un anno dopo, ovvero il 10 marzo del 1946, il decreto aggiunse la possibilità di comprendere liste elettorali femminili in tutti i Comuni. Esso stabiliva l’eleggibilità all’Assemblea Costituente di cittadini e di cittadine italiane che, al giorno delle elezioni, avessero compiuto il 25° anno di età, inserendo così a pieno titolo i diritti politici delle donne e riconoscendo la loro piena cittadinanza politica.

Finalmente le donne votano le donne

Alle prime elezioni amministrative, dove i cittadini parteciparono attivamente, non mancarono le donne elette, furono circa 2.ooo. Mentre al referendum del 2 giugno le donne, votarono con l’affluenza altissima dell’82%. Inoltre tra i 556 deputati dell’Assemblea furono elette 21 donne.

Ovviamente i pregiudizi sul voto alle donne furono ancora molti. Ad esempio il Corriere della Sera in un articolo invitò tutte le donne a recarsi al seggio elettorale “senza rossetto sulle labbra” per evitare di macchiare le schede e rischiare di annullare i voti.

Federica.