mARTEdì: la Massoneria e l’Esoterismo di LEONARDO DA VINCI

Pittore, scultore, inventore, ingegnere militare, scenografo, anatomista, pensatore, uomo di scienza. Tutto questo fu Leonardo da Vinci, uno dei geni più grandi dell’umanità.

Anche grazie al film con milioni di incassi, Il Codice Da Vinci, abbiamo imparato come ebbe una vita segreta parallela a quella che tutti studiamo sui libri d’arte. È risaputo come Leonardo Da Vinci fosse solito a nascondere messaggi segreti all’interno delle sue opere pittoriche, dei veri e propri messaggi criptati, legati sia al mistero che al suo ingegno.

Il disegno come centro di tutto

Questo simbolismo misterioso ebbe apice soprattutto attraverso l’utilizzo del disegno, fondamentale strumento di indagine della realtà e nel quale nascose i messaggi più segreti e inaccessibili. Questi messaggi furono legati soprattutto alla Massoneria e alla visione dell’uomo come centro dell’Universo. Elementi alquanto discutibili e contrastanti rispetto alla tradizione cattolica, professata pubblicamente da Leonardo.

Un’esempio fondamentale fu l’Uomo Vitruviano, in cui l’artista, dietro un disegno apparentemente artistico, ci suggerisce il segreto fondamentale per comprendere “la chiave massonica per la quadratura del cerchio, ovvero l’uomo geometrico come centro di tutto. La chiave massonica si diceva essere l’unica in grado di risolvere l’enigma matematicamente impossibile dell’Esoterismo.

L’ultima cena

Capolavoro di Leonardo e del Rinascimento italiano in generale, Il Cenacolo o Ultima Cena è uno degli esempi più pregni di simboli e mistero. L’affresco rappresentala tavola con gli apostoli e Gesù al centro, punto di fuga su cui ricade l’attenzione. Racconta un momento sacro per la cristianità, quando Gesù fece la prima comunione secondo le leggende medioevali, apparve per la prima volta il Santo Graal.

A tal proposito, i tratti gentili di Giovanni ricordano una donna, in particolare a Maria Maddalena (personificazione del Sacro Graal). Questo a prova del fatto che Leonardo credesse nell’unione tra Gesù e quest’ultima, idea sostenuta dalla fantomatica associazione massonica chiamata Priorato di Sion. Il problema fondamentale però è la rappresentazione della mano col coltello dietro la schiena di Giuda, che sembrerebbe priva di proprietario. Non appartenente a nessuno dei personaggi, viene ricondotta ad un personaggio sacro che adotta degli atteggiamenti eretici.

Dalla Vergine delle rocce alla Gioconda

Anche in un’altra opera di Leonardo, sono legate leggende misteriose riconducibili al complotto massonico. Si tratta della Vergine delle Rocce, in cui le figure di Maria, Gesù, San Giovanni e dell’angelo si ritrovano all’ingresso di una grotta. Sono legati tra loro, in una sorta di cerchio fatto di gesti, circoscritto in una piramide con al vertice Maria, ricorderebbe la stessa chiave massonica, dell’Uomo Vitruviano. Inoltre, alcuni hanno notato un ribaltamento dei personaggi sacri, ovvero lo scambio di posizione tra Gesù, protetto dal braccio materno e Giovanni, che invece lo benedice. Ruoli capovolti, che lascerebbero supporre ad una visione differente di Leonardo.

L’enigma per eccellenza nel campo della pittura è la Gioconda, nella quale Leonardo avrebbe lasciato l’ultimo inquietante messaggio. Secondo alcuni la Monna Lisa conteneva indizi sul nascondiglio del Sacro Graal, sotto forma di codice negli occhi, tra le labbra, tra le mani e tra i capelli. Si dice nascondersi le lettere L e V (probabilmente le sue iniziali) e il numero 72 nel piccolo ponte sullo sfondo, riconducibile al pensiero filosofico, esoterico e massonico.

Di tutte queste supposizioni dell’appartenenza di Leonardo da Vinci non ne abbiamo mai avuto conferma. Anche se c’è da specificare che gran parte di queste, derivano dalle idee di Dan Brown, e dalla sua opera Il Codice da Vinci. Forse inventate o forse romanzate non si sa, sappiamo solo che queste leggende sono veramente intriganti, stimolano la curiosità.

Federica.

ALMANACCO: 9 Marzo nasce il pittore André Favory

Nato il 9 Marzo del 1888, Andrè Favory è stato un pittore e illustratore francese. Allievo dell’Académie Julian, venne fortemente influenzato da Paul Cézanne. proprio per questo Favory dipinge in stile cubista durante i primi anni della sua carriera.

Ma nel 1914 fu arruolato e dovette partire per il fronte. Quando riprese a dipingere, nel 1919, l’esperienza della guerra e della vita nelle trincee aveva modificato profondamente la sua concezione dell’arte. Si distaccò dal cubismo, che giudicava troppo intellettuale, e si accostò molto di più agli aspetti materiali e financo carnali della natura e della vita.

Tra pittura e illustrazione

Fece, allora, frequenti viaggi alla ricerca di nuovi stimoli artistici. Andò in Belgio per studiare Pieter Paul Rubens, che da quel momento esercitò su di lui un’influenza determinante. Ecco perché divenuto ormai padrone della tavolozza, iniziò a dipingere paesaggi dai toni caldi, nudi femminili voluttuosi e ritratti di donne molto sensuali, sull’onda artistica di Rubens.

Parallelamente lavorò come illustratore per delle opere di scrittori francesi. Alcuni esempi sono Les Poèmes de l’humour triste di Jules Supervielle, una riedizione de L’educazione sentimentale di Gustave Flaubert, Ouvert la nuit di Paul Morand, Le Jeu de la “Madame malade” di Maurice Beaubourg e Drogues et peintures, un album di arte moderna di François Quelvée.

Dalla fama alla morte

La fama di Favory crebbe ed iniziò ad esporre regolarmente nei grandi Salon, come quello d’Automne nel 1921-1922 e quello delle Tuileries nel 1923-1924. Durante tutti gli anni venti le opere di Favory comparvero in numerose gallerie internazionali ad esempio a Parigi, Bruxelles, Londra, Amsterdam, New York e Tokyo.


Per i critici influenti, come Louis Vauxcelles, egli era uno dei maggiori artisti della sua generazione. All’inizio degli anni trenta una grave malattia lo colpì e lo rese invalido, al punto da rendergli impossibile continuare a dipingere. Sette anni dopo il 5 febbraio 1937 morì, a Parigi.

Federica.

ALMANACCO: 8 marzo è la festa della donna

La Giornata internazionale dei diritti della donna, ricorre l’8 marzo per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in molte parti del mondo. Moglie, madre, comunque donna, indiscussa protagonista del proprio tempo, nelle sue molteplici valenze.

Fin dall’antichità la figura femminile è stata protagonista della storia umana, ma anche come essenza di vita, compagna, modella, fonte di inesauribile ispirazione artistica e rappresentazione simbolica e filosofica di valori fondanti nelle diverse culture e regioni del mondo. Ecco come la donna viene rappresentata e valorizzata grazie alla storia dell’arte

Evoluzione nella rappresentazione della donna

Nell’iconografia antica, la donna era associata alla fecondità, alla bellezza e l’armonia. Ma furono i Greci che si avvicinarono ancor di più all’immagine della donna madre o dalla vergine vestita, passando al nudo puro dell’Afrodite. Nell’arte romana e bizantina tornò invece la figura ricoperta di vesti fluenti, dove aumentò lo sfarzo e la raffinatezza.

Si passò poi all’iconografia medievale, influenzata dalla diffusione del Cristianesimo. La donna appariva sacra, mistica e svuotata di ogni connotato sensuale. Furono per questo dipinte soprattutto Madonne e Sante. Con il profondo rinnovamento dell’arte rinascimentale, la donna viene vista in tutti i suoi aspetti fisici ed introspettivi, quindi sia esuberante e sensuale che semplice e graziosa.

Le grandi artiste della storia dell’arte

Nella storia dell’arte, raramente troviamo un’artista di sesso femminile. Solamente dal 1500 vi fu un contingente numero di donne dedite all’arte, anche se la maggior parte figlie di artisti noti. Tra queste Marietta Robusti, Artemisia Gentileschi, Lavinia Fontana, Barbara Longhi e tante altre.

Ma è l’800, con il movimento Romantico, ad abbattere tutti i preconcetti sulla figura femminile nell’arte, segnando un punto di non ritorno nell’affermazione delle donne. Ed infatti questa accresciuta consapevolezza si vedrà soprattutto nel Novecento che vede le donne praticamente affiancate agli uomini. Citiamo Natalia Goncarova, Frida Khalo, Tamara de Lempicka.

Federica.

ALMANACCO: 7 Marzo nasce l’architetto Baldassarre Peruzzi

Baldassarre Peruzzi, nato a Siena il 7 Marzo 1481, fu un architetto, pittore e scenografo italiano, interessato allo studio dell’architettura e dell’ingegneria militare. Impegnato in vari campi, fu uno dei pochi da potersi considerare un “uomo universale”, capace di incidere sullo sviluppo delle arti in moltissimi settori.

Nato ad Ancaiano, nella provincia di Siena, si formò con Pinturicchio e Francesco di Giorgio Martini, dai quali venne fortemente influenzato nella produzione architettonica. Un esempio fu la progettazione della Villa le Volte della famiglia Chigi.

L’influenza Romana

Appena ventiduenne si trasferì a Roma, entrando in stretto contatto con l’arte romana classica e antica. Collaborò con i più celebri artisti del Rinascimento Italiano come Bramante e Raffaello. Con quest’ultimo, realizza gli affreschi della Stanza di Eliodoro in Vaticano.

I riferimenti classici costituiranno la solida base delle sue molteplici attività di scenografo, decoratore di apparati effimeri e soprattutto di architetto. Questo a partire dalla sua più celebre creazione romana, la Villa Farnesina del banchiere senese Agostino Chigi, progettata tra 1506 e 1509. Come pittore, ne affrescò anche la celebre Sala delle Prospettive e la Loggia di Galatea, con l’oroscopo del committente sulla volta. 

Parallelismo tra pittura e architettura

L’attività di pittore proseguì parallelamente a quella di architetto. Nel 1516 affrescò la cappella Ponzetti in Santa Maria della Pace e 2 anni dopo partecipò al concorso per la facciata di San Giovanni dei Fiorentini.

Negli stessi anni collaborò con Antonio da Sangallo il giovane e Bramante nella fabbrica di San Pietro, ruolo che poi mantenne anche con il successore Raffaello. Fu egli stesso a proporre una soluzione a pianta centrale. Ma il Sacco di Roma lo costrinse nel 1527 a fuggire dalla città riparandosi nella città natale, Siena.

Palazzo Massimo alle Colonne

Negli ultimi anni tornò a Roma dove realizzò uno dei suoi massimi capolavori: Palazzo Massimo alle Colonne. E’ un esempio dell’influenza dall’Antico e una ricerca di nuove tipologie ed esperimenti innovativi. La facciata curva del palazzo venne talmente apprezzata, che nel 1534 Peruzzi venne nominato Architetto capo della Fabbrica di San Pietro, ruolo che manterrà fino alla sua morte nel 1536.

Questo palazzo ricorda la memoria dei teatri romani, propone un effetto prospettico-scenografico nel diverso allineamento delle colonne dell’atrio con il cortile. Inoltre la successione del cortile e dei loggiati alludono a una grandiosità non consentita dagli angusti e irregolari limiti spaziali, raggiunta con sorprendenti e raffinati esiti formali. 

Ultimi anni di vita

Baldassarre Peruzzi negli ultimi anni della sua vita si dedica alla scenografia per alcuni eventi, soprattutto legati a papa Leone X. Il successo riscontrato dal Peruzzi durante la sua carriera artistica non è però sufficiente a dargli serenità sul finire dei suoi anni.

Maggior fama sarà da lui ottenuta dopo la sua morte. Il pittore, architetto e scenografo Baldassarre Peruzzi muore a Roma nel 1536 e viene sepolto nel Pantheon proprio vicino a Raffaello.

Federica.

ALMANACCO: 6 Marzo nasce Michelangelo Buonarroti

Il 6 Marzo del 1475 nasce a Caprese presso Arezzo, il famosissimo artista Michelangelo. Fu scultore, pittore, architetto e anche poeta. Culmine della civiltà rinascimentale, celebrato come il massimo genio del suo tempo, ne rappresentò anche la drammatica conclusione.

Crebbe a Firenze, e avviato dal padre agli studi umanistici, sotto la guida di Francesco da Urbino, dimostra una forte inclinazione al disegno. Seguì questa sua passione tanto da diventare allievo nella bottega di Domenico Ghirlandaio, compiendo i primi passi come scultore.

Gli esordi alla corte di Lorenzo il Magnifico

Si trasferì nel Giardino di San Marco, una libera scuola di scultura e di copia dell’antico che Lorenzo de’ Medici aveva istituito nei giardini di San Marco. Qui eseguì le sue prime sculture come la “Battaglia dei Centauri” e la “Madonna della Scala“.

Notato da Lorenzo il Magnifico, Michelangelo venne accolto nel suo palazzo dove entrò in contatto con una raffinata cerchi di intellettuali e artisti che animavano la corte. Furono soprattutto i grandi pensatori umanisti, che ebbero modo di arricchire e influenzare l’operato di Michelangelo.

Pietà Vaticana – Michelangelo

L’attività artistica tra Roma e Firenze

Ma nel 1494, con la cacciata dei Medici da Firenze, si diresse a Roma dove scolpì i suoi grandi capolavori, tra cui la Pietà Vaticana. Dopo 7 anni, tornò a Firenze, dove realizzò il famosissimo David in marmo, collocato all’ingresso di Palazzo Vecchio. Questa scultura divenne l’emblema degli ideali civili, perché fu simbolo della Seconda Repubblica e dell’uomo libero e artefice del proprio destino.

Successivamente, l’artista rispose a varie commissioni private. Fra esse quella per il Tondo Doni, per i signori Doni e gli affreschi della sala del Maggior Consiglio per il gonfaloniere Soderini, nel quale riprodusse la Battaglia di Cascina.

David di Michelangelo

L’impresa della Cappella Sistina

Michelangelo tornò a Roma alla corte di Giulio II della Rovere, ambizioso pontefice intenzionato a restituire alla città eterna lo splendore antico. Qui l’artista affrontò la titanica impresa pittorica della volta della Cappella Sistina, portata a termine dopo quattro anni di lavoro duro e solitario.

Realizzò una complessa intelaiatura di cinquecento metri quadri, nel quale si dipanano le storie dell’Antico Testamento con le eroiche figure dei personaggi dell’antichità biblica e pagana. Essa rappresenta la piena espressione degli ideali artistici del Rinascimento affidati a un’interpretazione neoplatonica della Genesi.

Volta della Cappella Sistina – Michelangelo

Il Giudizio Universale e i progetti architettonici

Dopo un breve periodo a Firenze sotto il servizio dei papi Medici, Leone X e Clemente VII, l’artista si stabilì definitivamente a Roma, fino alla sua morte. Qui per volere di Papa Paolo III Farnese, si impegnò in maniera esclusiva al progetto del Giudizio Universale, un affresco sull’altare di fondo della Cappella Sistina.

Inoltre si dedicò a imponenti progetti architettonici e urbanistici come la sistemazione di Piazza del Campidoglio, i progetti per Porta Pia e la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini. Divenuto in seguito responsabile della Fabbrica di San Pietro, progetto la cupola e ne avviò l’edificazione.

Giudizio Universale nella Cappella Sistina – Michelangelo

Ultimi anni di vita

Negli ultimi anni di vita, tornò a meditare sul tema della Pietà realizzando disegni e diverse sculture come la Pietà Rondanini. Questa tematica arrivò in corrispondenza alla meditazione insistita sulla fragilità umana e sulla morte.

Dopo la morte di Michelangelo, avvenuta il 18 febbraio 1564, trasferirono il suo corpo a Firenze. Qui vennero allestite le esequie nella chiesa di San Lorenzo, dagli artisti dell’Accademia delle arti del disegno, istituita dal duca Cosimo I de’ Medici.

Federica.

ALMANACCO: 5 Marzo nasce Pier Paolo Pasolini

Nasce il 5 Marzo 1922 a Bologna, Pier Paolo Pasolini uno degli intellettuali più importanti e versatili del secondo dopoguerra. Dotato di un’eccezionale versatilità culturale, si distinse in numerosi campi, lasciando contributi come cineasta, pittore, romanziere, linguista, traduttore e saggista non solo in lingua italiana, ma anche friulana.

Attento osservatore dei cambiamenti della società italiana dal secondo dopoguerra sino alla metà degli anni Settanta, suscitò spesso forti polemiche e accesi dibattiti per la radicalità dei suoi giudizi, assai critici nei riguardi delle abitudini borghesi e della nascente società dei consumi. Il suo rapporto con la propria omosessualità è stato al centro del suo personaggio pubblico.

L’arrivo a Roma

Dopo aver seguito nell’infanzia gli spostamenti del padre, si laurea in Lettere nell’Università di Bologna. Nel 1943 si trasferì nel paese materno in Friuli, con la madre e il fratello minore Guido, e vi rimase fino al 1950 quando fuggì a Roma a causa dello scandalo della sua omosessualità. Nella capitale ci rimase fino alla sua morte.

Da questo momento la sua vicenda biografica coincide appieno con la tumultuosa attività dello scrittore, del regista e dell’intellettuale. La sua caratteristica più evidente  sarà la sua poliedricità, cioè il suo dedicarsi a diverse forme d’arte. Scrisse romanzi, poesie, saggi di critica letteraria, opere teatrali, fu sceneggiatore e regista di cinema, traduttore e giornalista.

Le fasi della sua carriera

La sua carriera può essere suddivisa in 2 fasi. La prima fase è legata al simbolismo e all’impegno civile e ideologico, nella quale domina il tema dell’adolescenza divisa tra purezza e maturità peccaminosa.

La seconda invece coincide con la moderna civiltà industriale. In essa viene valorizzata la carica positiva e vitale del popolo, mettendo in discussione anche la letteratura, incapace di soddisfare i nuovi bisogni della società di massa. Ecco perché in questa fase ricorrerà al cinema.

Pasolini scrittore

Il Pasolini scrittore, della prima fase, produsse molteplici raccolte letterarie poetiche, tra cui “La meglio gioventù”, “Le Ceneri di Gramsci”, “Il canto popolare” e la più importante “Poesie a Casarsa”, raccolta di liriche in dialetto friulano con corrente autobiografica della sua giovinezza.

Una delle opere che fece più scalpore fu “Ragazzi di vita” in quanto l’argomento trattato fu l’omosessualità e la prostituzione maschile. Ricevette per questo molti attacchi e polemiche. Anche il linguaggio fu originale per l’uso misto di dialetto romanesco e italiano borghese.

Pasolini regista

Dal 1961 si dedico alla cinematografia e teatrale, seconda fase della sua carriera. realizzò una serie di film che suscitarono scalpore e scandalo. Il suo primo film come regista e soggettista fu Accattone, vietato ai minori di 18 anni, suscita polemiche.

Pasolini dirige moltissime pellicole, praticamente una all’anno, ottenendo moltissimo successo. Il lavoro di regista lo fa girare parecchio tra India, Africa e Medioriente.

Ultimi anni di vita

Pier Paolo Pasolini muore assassinato il 2 novembre 1975, a 53 anni. Dell’omicidio verrà accusato Piero Pelosi, un giovane che racconta di essere stato adescato da Pasolini alla stazione Termini di Roma, con un approccio di tipo sessuale.

Federica.

Piccoli problemi di… Hobby!

Ciao a tutti, anche oggi vi vorrei parlare un po’ di me e del mio mondo.

Ma purtroppo ho un grande problema da affrontare. Non riesco a rispondere a una delle tante domande che la gente mi pone appena mi conosce.

Quali sono i tuoi Hobby? Cosa fai nel tempo libero?

Dramma! Non so mai cosa rispondere. E non perché io non abbia argomenti o voglia di fare, ma perché ho veramente l’imbarazzo della scelta.

Partiamo dal presupposto che di tempo libero non ne ho molto. Tra lavorare tutto il giorno durante la settimana e uscire nel weekend, è davvero dura. Ma riesco sempre a ricavarmi 20-30 minuti al giorno per dedicarmi a qualcosa che mi appassiona e mi faccia rilassare.

Non vi elencherò tutti i miei hobby, perché sono veramente un’infinità. Vi risparmio la noia, ma almeno qualcuno da citare, concedetemelo.

Adoro la pittura. Tempera, acquerello, colori a cera, pennarelli, su qualsiasi tipo di materiale dal foglio di carta alla tela, dal legno al tessuto. Ho addirittura sperimentato il disegno sull’IPad grafico, ma l’idea di non poter toccare con mano il risultato non mi ha entusiasmato più di tanto.

Durante la quarantena mi sono avvicinata all’uncinetto. Lo so che è un hobby per vecchiette in pensione, ma mi è piaciuto anche quello. Per Natale ho realizzato dei ricami personalizzati per tutta la famiglia, e sono rimasti davvero contenti. (O forse me l’hanno fatto credere).

Ho imparato a produrre opere di mosaico, il decoupage su legno e addirittura mi sono cimentata nella produzione di gioielli. Non ricordatelo a mia madre, che trovava perline sparse ovunque per casa. Adoro inoltre cantare, ballare, cucinare e azzarderei anche scrivere. Scrivere su un blog soprattutto.

Qual’è il lato negativo nell’avere tutti questi hobby? Forse non saper rispondere a domande semplici. O forse perché preferirei avere un unico grande interesse, per il quale dare tutta me stessa con grande tenacia, tanto da crearne un lavoro. E invece no.

Sapete una cosa riguardo a questo? L’altro giorno su Facebook ho letto un post che parlava del dramma dei MULTIPOTENZIALI. Persone estremamente versatili che si appassionano a tantissime cose e desiderano approfondirle tutte con lo stesso ardore.

È una virtù, certo, ma anche il loro grande problema. È che l’appassionarsi con anima e corpo a tutto quello che li incuriosisce, comporta non avere il tempo materiale per “chiudere” tutti i cerchi che aprono.

E la mia vita è un po’ così. Mi trovo sempre bene a fare tutto, dove mi metto trovo la curiosità per apprezzare anche la cosa meno apprezzabile. Ma allo stesso tempo mi sento inadeguata e in difficoltà, perché non riesco a trovare la strada, la mia strada.

Ci sarà mai posto a questo mondo per i multipotenziali come me? Non lo so, ma è probabile che riusciremo a crearci da soli anche quello!

Sarà forse questa la mia strada? Dico la verità, sarebbe veramente fico..

E voi? Vi sentite parte dei Multipotenziali? Scrivetemi nei commenti cosa ne pensate!

Ps. Per lavoretti fatti in casa e regali fatti a mano, contattatemi 😂

Federica.

ALMANACCO: 4 Marzo nasce il pittore Afro Basaldella

Grande artista esponente dell’Astrattismo italiano, Afro Libio Basaldella nasce a Udine il 4 Marzo del 1912. Considerato tra i più importanti artisti del dopoguerra e tra i principali esponenti dell’Informale italiano insieme ad Alberto Burri e a Lucio Fontana, appartenne negli anni trenta anche alla Scuola Romana.

Fin da ragazzo mostra talento e passione per l’arte, tanto che a soli sedici anni ha la sua prima esposizione presso la Mostra della Scuola Friulana d’Avanguardia nel 1928 insieme ai fratelli Dino e Mirko. Successivamente vinse una borsa di studio che gli permise di andare a Roma, ed entrare in contatto con l’ambiente artistico romano.

L’esperienza americana

Solamente intorno al 1950 Afro si reca negli Stati Uniti iniziando la ventennale collaborazione con la Catherine Viviano Gallery. Il differente clima culturale ed i molteplici movimenti artistici americani, influenzeranno l’operato dell’artista, rielaborati in maniera del tutto personale.

Infatti la sua arte si avvicina sempre di più alla produzione degli artisti americani dell’Action Painting, dell’arte informale, di Kline e di De Kooning in particolare. L’esperienza ventennale con la Viviano in America lascerà un forte segno nella produzione futura del Basaldella, tanto che ottenne consensi e fama a livello internazionale.

Gli ultimi anni di vita

Nel 1956 ottiene il premio come miglior pittore italiano alla Biennale di Venezia. Prende parte alla decorazione della nuova sede del palazzo dell’Unesco a Parigi insieme ad altri artisti di fama internazionale.

Dopo la morte del fratello Mirko, avvenuta nel 1969, Afro subisce alterne vicende di salute. Gli anni ’70 sono caratterizzati dall’intensificarsi dell’opera grafica e da un diradarsi dell’attività pittorica ed espositiva.
Muore a Zurigo nel 1976.

Federica.

ALMANACCO: 3 Marzo primo numero della rivista Time

Il 3 Marzo del 1923, venne lanciata per la prima volta la rivista americana Time. In piena America degli anni Venti la stampa fu investita dal boom dei periodici rappresentato dai tabloid, e dai newsmagazine, ovvero settimanali d’attualità di cui il TIME fu il primo esempio negli USA.

La venne fondata quasi per gioco da due studenti di Yale, Henry Luce e Briton Hadden. Intenzionati a chiamarla inizialmente Facts, i due non nutrivano grandi aspettative dal loro progetto. Tuttavia già dal primo numero ebbero la prova che sarebbero andati molto lontano.

Identità e carattere

Diedero infatti una personale identità al settimanale, conferendogli alcuni aspetti identitari, come l’immagine di copertina riservata a un personaggio pubblico a settimana. Sul numero d’esordio, ad esempio, fu raffigurato Joseph G. Cannon, presidente della Camera dei rappresentanti e tra i politici più influenti della storia americana.

Da Mahatma Gandhi alla regina Elisabetta II, da politici, scienziati, premi Nobel, uomini di cultura e spettacolo, così come tutti i presidenti degli Stati Uniti d’America. Se le immagini di feroci dittatori come Hitler e Stalin suscitarono forti critiche, con grande sorpresa nel 1982 venne accolta la scelta di assegnarlo dal computer.

Man e Person of the Year

Dal 1927 fu introdotta l’iniziativa Man of the Year, con la quale veniva designata la personalità più influente dell’anno tra quelle segnalate settimanalmente, dedicandole una copertina speciale. Il primo a esserne insignito fu il famoso aviatore Charles Lindbergh, che nel 1927 compì la prima traversata aerea dell’Oceano Atlantico, senza scalo.

Rinominato Person of the Year dal 1999, ebbe anche delle piccole eccezioni, ovvero assegnare il premio non solo a singoli individui, ma anche a gruppi di persone. Ad esempio i manifestanti della “Primavera araba” nel 2011, gli “Ebola fighters”, ossia gli operatori sanitari impegnati contro il virus, oppure le “Silence Breakers”, donne che hanno subito e denunciato molestie.

Diffusione in tutto il mondo

Sfruttando la risonanza che offrivano altri media come la radio e il cinema, TIme aumentò la sua popolarità toccando gli altri continenti. aprendo altre sedi per altrettante edizioni della rivista. Per questo divenne da destinare al pubblico europeo unitamente a quello africano e dell’America Latina, asiatico e del Sud del Pacifico per Australia e Nuova Zelanda.

Federica.

mARTEdì: le maniacali ossessioni di CLAUDE MONET

<<Ho dipinto tante di queste ninfee, cambiando sempre punto d’osservazione, modificandole a seconda delle stagioni dell’anno e adattandole ai diversi effetti di luce. E, naturalmente, l’effetto cambia costantemente, non soltanto da una stagione all’altra, ma anche da un minuto all’altro, poiché i fiori acquatici sono ben lungi da essere l’intero spettacolo, in realtà sono solo il suo accompagnamento. L’elemento base è lo specchio d’acqua il cui aspetto muta ogni istante per come brandelli di cielo vi si riflettono conferendogli vita e movimento.>>

Claude Monet

Quando parliamo del pittore Claude Monet ci viene subito in mente uno tra i più grandi artisti, conosciuto in tutto il mondo per la delicatezza e l’espressività dei suoi quadri. 

Considerato il massimo esponente dell’Impressionismo, il suo obiettivo era introdurre all’interno delle sue opere l’impressione visiva. Riproduceva, quindi, la realtà in ogni attimo e in ogni condizione differente. 

Serie più famose

Fra le opere più famose ricordiamo la serie di circa 50 quadri sulla Cattedrale di Rouen, nella quale Monet, mantiene lo stesso punto di vista e la stessa inquadratura. Ogni tela rappresenta l’esterno della cattedrale durante differenti momenti della giornata e in diverse situazioni climatiche, tracciando il cambiamento della luce attraverso le pietre della struttura medievale. In poche parole, il suo obiettivo fu riprodurre il tempo di una singola giornata, rendendolo visibile e concreto.

Ma famosissima fu la serie delle Ninfee, che arriva a contare circa 250 opere sulle ninfee che vedeva nel suo giardino in stile orientale della sua casa a Giverny. È il ciclo pittorico a cui Monet si dedica durante la vecchiaia, fino alla morte. Oggi le grandi tele ci trasmettono pace e armonia, ma per Monet fu molto difficile. La sua ricerca formale sembrava non arrivare mai a una conclusione, sembrava ci fosse sempre di più da indagare e sempre più lavoro da fare.

Claude Monet Water Lilies Series

La mania di riprodurre fedelmente la realtà

Questa sua tecnica impressionista però lo porto ad una maniacale attenzione nella rappresentazione della realtà. Diventò ossessionato dal riprodurre attimo dopo attimo quel che vedevano i suoi occhi, e quello che si trasformava subito dopo. 

Ecco perché iniziò la riproduzione in serie delle sue opere come forma di assoluta impressione visiva. Riproduceva quadri molto simili che si distinguevano esclusivamente per luce differente, per orario del giorno diverso o addirittura per condizioni climatiche. 

Dall’ossessione alla pazzia

Questo tentativo ossessivo di riprodurre la realtà in ogni suo cambiamento lo portó ad essere irascibile e autodistruttivo. Ogni volta che finiva di realizzare un’opera, essa doveva per forza rispecchiare ciò che aveva davanti. Ma questo non poteva mai accadere, in quanto l realtà è in continuo trasformarsi e il divenire risultava sempre diverso rispetto al secondo precedente.

Notata questa differenza, l’artista si arrabbiava con se stesso e con la tela, che non rispecchiava la realtà in quell’attimo. Distruggeva e faceva a pezzi il disegno appena finito, accoltellando la tela, dandogli fuoco e facendola in mille pezzi.

Federica.