mARTEdì: l’iconico “Cristo Verde” di PAUL GAUGUIN

Paul Gauguin è stato un pittore francese, considerato tra i maggiori interpreti del post-impressionismo, famoso per l’uso sperimentale del colore e dello stile sintetista. Se pensiamo alle sue opere, sicuramente ci vengono in mente le sue esplorazioni polinesiane, capolavori dal gusto esotico, mistico e sensuale, in cui giovani ragazze sono ritratte tra palme e onde.

In realtà Gauguin realizzò anche altri tipi di opere. Un’esempio fu l’iconico Calvario bretone, realizzato nel 1889 durante il suo secondo soggiorno in Bretagna, nel nord della Francia. Siamo infatti nell’anno in cui Gauguin non aveva ancora scoperto la Polinesia, e che quindi le sue prime opere erano molto diverse per tematiche, anche se le tonalità iniziano ad avere qualcosa di tropicale ed esotico. Questo perchè aveva già viaggiato e visitato il Perù, i Caraibi e l’India, imprimendo nella mente tinte e luci.

Descrizione

Il Calvario bretone è un tipico gruppo scultoreo medievale del nord della Francia. Vi è infatti un gruppo di sculture di marmo verde composto da tre donne velate che sorreggono il corpo di Cristo morto. Il tema rappresentato è quello della deposizione dalla croce, rimandando alla raffigurazione della Pietà. Una crocifissione che però appare minimale, senza dettagli, adornata solamente dalle linee guida delle figure.

Ai piedi delle sculture, all’ombra di esse, vi è una contadina vestita con abiti tipici della Bretagna, che porta un cesto, frutto del suo lavoro. A destra in corrispondenza della sua mano si trova anche il muso una pecora di colore nero. La donna dovrà percorrere una tortuosa e collinare strada di campagna incassata tra due alture, stessa strada che percorre un contadino con un forcone sulle spalle, e un’altra donna con il velo. Tutti i personaggi sono diretti verso il mare, che si perde all’orizzonte. Il cielo infine è traversato da nuvole leggere e veloci.

Tecnica

Per capire quest’opera a prima vista enigmatica, dobbiamo esaminare due fattori, ovvero la tecnica, attraverso l’analisi del colore e delle pennellate, ma soprattutto il significato degli elementi raffigurati. La tecnica utilizzata è quella del Cloisonnisme, che consiste nell’uso di campiture quasi monocromatiche racchiuse da contorni scuri e ben definiti, ispirata alle vetrate delle cattedrali medievali. Una tecnica molto utilizzata nella Bretagna in quel periodo.

Ai vetri colorati Gauguin sostituì campiture bidimensionali riempite con pennellate parallele sovrapposte. Non esiste quasi il chiaroscuro e le figure sono definite da contrasti di tono e di luminosità. Per essere più vicino alla religiosità contadina, abbandonò anche la prospettiva lineare semplificando la rappresentazione spaziale. Infatti vi sono solo due piani che si distinguono, quello del gruppo statuario davanti, e il paesaggio collinare dietro. Non è presente la prospettiva aerea e le forme, anche le più lontane, sono definite dal contorno.

Interpretazioni

Tornando invece al soggetto, un particolare interessante è sicuramente quello della donna, vestita in modo così tradizionale, e raffigurata vicino ad una statua senza tempo, ispirata ai momenti di calvari che spesso adornano le piazze bretoni. Questo particolare mistero si risolve ripensando al legame che Paul Gauguin ebbe con la Bretagna, luogo che per lui fu primitivo e puro, lontano dalla modernità parigina, che invece tendeva indebolire lo spirito delle cose.

Proprio per questo sceglie Pont-Aven come sua residenza, per dipingere un mondo più puro, autentico e intenso. Inoltre l’artista fu motivato anche da una forte esigenza spirituale che lo spinse a cercare luoghi nei quali la religione era praticata in modo più partecipe. Ecco come verranno spiegati i riferimenti al Cristianesimo, attraverso quest’opera che racconta le tradizioni religiose dei contadini bretoni attraverso le opere d’arte spontanee presenti sul territorio come statue e crocifissi medievali.

Conclusioni

Che cosa rappresenti poi lo sfondo oppure da cosa si nasconda la donna io non lo so, e probabilmente non so sa nessuno, ma credo che questo aspetto enigmatico riesca a dare fascino all’intera opera e sia un po’ una caratteristica dei suoi dipinti. Insomma, possiamo dire che la passione per il primitivo e per il misticismo sia qualcosa che accompagna l’intera produzione di Paul Gauguin, e che forse una delle sue grandi capacità sia quella di declinarla sempre in maniera diversa.

Federica.

ALMANACCO: 8 Febbraio muore il pittore Max Liebermann

Importante pittore e grafico tedesco, Max Liebermann muore l’8 Febbraio del 1935. Venne considerato uno dei più importanti artisti a capo della Secessione di Berlino, e soprattutto uno dei più brillanti rappresentanti dell’Impressionismo al di fuori della Francia.

Nato il 20 luglio 1847 a Berlino, da una famiglia ebraica, con il padre produttore tessile benestante. Fu proprio grazie al padre che ebbe, fin da subito la passione per la pittura, tanto che avviò la sua formazione sulla base di questa materia. Si iscrisse presso l’Accademia d’Arte di Weimar, studiando molti artisti dell’opera, ma venendo anche influenzato dalla pittura europea, in particolare quella francese.

Dal Naturalismo all’Impressionismo

Durante il periodo universitario venne attratto particolarmente dalle innovazioni della pittura francese, cosa che lo spinse nel 1873 a lasciare la Germania per trasferirsi a Parigi. Qui venne influenzato dal pittore francese Jean-François Millet e dalla olandese Frans Hals, ma anche da Rembrandt che divenne uno dei più forti sconvolgimenti culturali della gioventù.

Grazie a queste influenze iniziò a creare opere naturalistiche e raffiguranti questioni sociali. La sua prima opera di nicchia fu infatti l’immagine dei lavoratori, così realista senza nessun tipo di sentimentalismo e moralismo. Le sue opere del periodo raffigurano realisticamente contadini e proletari, interni di ospedali, di ospizi e di orfanotrofi, con uno stile incisivo e diretto, in un cromatismo vigoroso. Ricordiamo ad esempio Casa di riposo ad Amsterdam, in cui sono apparse per la prima volta le famose “macchie solari di Liebermann”. 

La Secessione di Berlino

Fu però nel 1884, che decise di tornare in Germania, entrando a far parte della Secessione di Berlino, un gruppo di artisti di recente formazione, di cui ne divenne il Presidente. Questo gruppo era una variazione peculiare sul tema del Salone francese degli emarginati, emersa anche come opposizione all’accademismo che dominava in quel momento. La prima vera mostra della Secessione di Berlino nel 1899 fu un clamoroso successo, tanto che Liebermann diventò a quel tempo l’artista tedesco più famoso. 

Divenne il simbolo del passaggio dall’arte del XIX secolo al Modernismo classico, dando vita al cosiddetto Impressionismo tedesco. Nelle sue opere i colori si illuminarono, aumentarono i colori e le sue immagini passarono da motivi di artigianato semplici e contadini, a scene borghesi e piacere ricreativo. Anche se la costruzione spaziale restò legata saldamente a strutture naturalistiche, l’influenza dell’impressionismo fu notevole soprattutto per la ricerca del movimento e la nuova eleganza della pennellata.

Ultimi anni

Nel 1920 divenne presidente dell’Accademia prussiana delle arti,  mostrando ancora una volta qualità diplomatiche virtuose. Fu però qualche anno più tardi, che nel 1933, con l’ascesa al potere di Adolf Hitler e con la politica antisemita, che cominciarono le persecuzioni naziste verso gli ebrei, e anche contro di lui a causa delle sue origini familiari. Fu così costretto così a dimettersi e fuggire, dopo che gli fu proibito anche di dipingere in quanto incluso tra i rappresentanti dell’arte degenerata. Morì a Berlino l’8 febbraio 1935.

Federica.

ALMANACCO: 7 Febbraio muore la scrittrice Ann Radcliffe

Popolare scrittrice inglese, Ann Ward, o meglio conosciuta come Ann Radcliffe, morì il 7 Febbraio del 1823. Conosciuta a livello internazionale per essere stata la vera e propria pioniera della letteratura horror e in particolare del romanzo gotico. Il suo stile romantico e gotico infatti, tende verso l’uso del soprannaturale, spiegato attraverso la rivelazione di fenomeni inesplicabili.

Della vita della scrittrice sono noti pochissimi fatti, specialmente a causa della sua vita appartata, lontano dagli ambienti alla moda e dalle feste cittadine. Sappiamo però che nacque a Holborn, paese vicino Londra, da una famiglia di merciai. Insieme a quest’ultima, si trasferì nel paese di Bath nel 1772, dove ricevette una buona educazione e si dimostrò molto propensa alla lettura. La letteratura e i libri furono la sua grande passione, tanto che fin da subito scrisse piccole opere.

Biografia

Fu così che iniziò a scrivere racconti, inizialmente per divertimento e dietro incoraggiamento del marito, giornalista e laureato ad Oxford. Il matrimonio, che avvenne quando lei ebbe 23 anni, dal quale non nacquero figli, si rivelò comunque felice, tanto che grazie ai soldi guadagnati con i suoi primi lavori, intrapresero insieme numerosi viaggi. I due visitarono il Lake District, il Reno e l’Inghilterra meridionale.

Quando Ann morì nel 1823, ci furono alcuni documenti che la classificarono come pazza, anche se il marito affermò che la sua morte derivi a causa di un attacco di asma. Sempre a causa dei pochi manufatti o manoscritti sulla vita personale di Radcliffe, della sua vita non sappiamo altro. Abbiamo solamente una lettera a sua suocera, ritrovata nel 2014 in un archivio della Biblioteca britannica, il cui tono suggerisce un rapporto teso tra le due, simili al rapporto dei due personaggi all’interno del suo romanzo L’italiano.

Stile gotico

Radcliffe è considerata uno delle fondatrici della letteratura gotica, colei che a differenza dei suoi predecessori, legittimò il genere. La sua narrativa è infatti caratterizzata da eventi a quanto pare soprannaturali, che però sono provvisti spiegazioni razionali. Oltre a questo furono presenti i valori morali tradizionali, e la difesa dei diritti, soprattutto delle donne, motivo per cui le sue opere divennero estremamente popolari tra le giovani lettrici che cercavano nei suoi libri qualcosa di più eccitante del ricamo.

Nel 1789 fu pubblicata in modo anonimo a Londra la prima opera della scrittrice, intitolata The Castles of Athlin and Dunbayne, in cui era già presente quell’atmosfera lugubre, che sarà alla base della maggior parte dei suoi romanzi. In particolare amava inserire e coinvolgere innocenti e giovani eroine nelle vicende descritte, che solitamente si svolgevano in tenebrosi castelli governati da nobili dal passato misterioso, o nei boschi oscuri.

Opere importanti

Tra le sue opere più conosciute ricordiamo Romanzo sicilianoI misteri di Udolpho, L’Italiano e Il romanzo della foresta. Fu proprio quest’ultima opera che consacrò la Radcliffe come l’esponente più significativa del romanzo storico in chiave gotica. I suoi romanzi successivi furono accolti con grande entusiasmo e produssero un nutrito gruppo di imitatori, come ad esempio Jane Austen, estimatrice del filone gotico.

Dopo la sua morte, il suo marito volle finire e distribuire il suo famoso saggio intitolato Sul Soprannaturale in Poesia, nel quale spiega in maniera leggera la sua visione gotica della letteratura. Fra le definizioni più importanti, vi è la differenza tra la sensazione di terrore, portato nei suoi lavori e l’orrore che Lewis ha cercato di evocare. Dichiara infatti, che il terrore ha lo scopo di stimolare lettori attraverso immaginazione, aprendo quindi la mente di chi legge, mentre l’orrore tende a far chiudere il lettore attraverso paura e pericoli fisici.

Federica.

ALMANACCO: 6 Febbraio muore l’artista Piero Manzoni

Artista sperimentale, Piero Manzoni, morì il 6 febbraio del 1963. E’ considerato uno dei massimi artisti e teorici dell’Avanguardia italiana degli anni Sessanta. Le sue idee, i suoi progetti, i suoi testi e le sue opere hanno lasciato un’impronta fondamentale a tutta l’arte successiva.

Trascorse tutta la sua infanzia a Milano, passando le sue vacanze in un paesino ligure sul mare. Qui il giovane artista ebbe modo avvicinarsi al mondo dell’arte, grazie alla conoscenza di Lucio Fontana, amico di famiglia e fondatore dello Spazialismo. Manzoni fu un artista sostanzialmente autodidatta, nonostante avesse studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera, per un breve periodo.

Piero Manzoni e il debutto come artista

I suoi primi lavori sono paesaggi e ritratti di stampo tradizionale, dipinti con colori ad olio. Solamente nel 1955, Manzoni inizia a produrre dipinti con impronte di oggetti banali come chiodi, forbici, tenaglie, trattando la superficie della tela come campo di ricezione della realtà. Il suo debutto come vero e proprio artista, avvenne nel 1956, alla IV Fiera Mercato del Castello Sforzesco di Soncino.

Nell’anno successivo, espone a Milano le sue opere in una collettiva, insieme a Ettore Sordini e Angelo Verga. Pubblica il manifesto “Per una pittura organica” e firmò insieme al Gruppo Nucleare il Manifesto contro lo stile, con il quale espose, sempre a Milano, le sue opere dipingendo sagome antropomorfe e quadri con impronte di oggetti.

L’influenza di Lucio Fontana

Nel 1958 mette a punto le sue prime opere importanti, ovvero tele con gesso e colla dal titolo “Ipotesi” e “Achromes” (in francese incolore) che si presentano come tele bianche o altre superfici ricoperte di gesso grezzo, caolino, quadrati di tessuto, feltro, fibra di cotone, peluche o altri materiali.

La sua arte venne influenzata da Lucio Fontana, noto per lo Spazialismo e per i tagli nella tela, simbolo del superamento della bidimensionalità della tela attraverso l’irruzione della lama in una terza dimensione. Lo stile di Manzoni per questo, divenne sempre più radicale. Supera la superficie del quadro e propone una serie di opere provocatorie e insofferenti nei confronti della tradizione.

Piero Manzoni e le sue opere provocatorie

Tra le opere sperimentaliste di Manzoni, troviamo “Le Linee” tracciate su strisce di carta lunghissime anche 7000 metri, arrotolate o chiuse in tubi di cartone, oppure “Corpi d’aria“, semplicemente dei palloncini contenenti il fiato di Manzoni. Ricordiamo anche le “Uova scultura“, autenticate dalle impronte digitali dell’artista e disponibili per essere mangiate sul posto dal pubblico, come autofagocitazione dell’opera d’arte.

Continuò sempre a lavorare agli “Achromes”, che realizza servendosi dei materiali più disparati, come fibra di vetro e pani plastificati fluorescenti, e progetta inoltre la “Base Magica“, un piedistallo firmato dall’artista che eleva al ruolo di opera d’arte ogni persona disposta a salirvi sopra.

La merda d’artista

L’arte in Manzoni quindi non è più la necessità di rappresentare il mondo così come appare, attraverso una serie di quadri statici, ma il mondo si impone alla sua attenzione attraverso cambiamenti continui. Seguendo questo concetto Manzoni realizza opere anomale rispetto alla tradizionale estetica, rendendo il tempo che scorre la sua variabile fondamentale.

Sulla base di queste idee avanguardistiche, realizza la sua opera più provocatoria, famosa ancora oggi, ovvero “Merda d’artista“. Sigillò in 90 scatolette le sue feci, firmate, catalogate e vendute a peso d’oro. La scelta dell’artista fu mercificare se stesso, in modo tale da rompere gli schemi. Il mistero dell’esatto contenuto dell’opera resta tutt’oggi irrisolto, in quanto aprire una scatola sarebbe come deturpare un’opera d’arte.

Federica.

ALMANACCO: 5 Febbraio muore il fumettista Magnus

Fumettista italiano importante, Magnus, pseudonimo di Roberto Raviola, muore il 5 febbraio del 1996. Considerato uno degli autori più sfaccettati nel panorama del fumetto italiano ed europeo. Scrittore poliedrico, si cimentò in vari generi di scrittura come il noir italiano, l’erotico-pornografico, l’avventura, l’orientale, il fantasy, il western.

Già da bambino dimostra una spiccata predilezione per il disegno e, terminate le scuole medie, si iscrive al Liceo Artistico. In seguito, si laureò in scenografia all’Accademia di Belle Arti, continuando per altri due anni con il corso di decorazione. In questo periodo produce una gran quantità di disegni ispirandosi alle sue letture dell’epoca, firmandosi inizialmente come Robert Patterson, e poi in seguito come Bob la Volpe.

La collaborazione tra Magnus e Max Bunker

Durante questi anni, incomincia a disegnare alcune brevi storie, firmandosi definitivamente con il nome di Magnus, pseudonimo derivante dal motto goliardico “magnus pictor fecit“. Appassionato a questo mondo, decide di contattare i vari editori di Milano, tra cui l’Editoriale Corno. Qui incontra Max Bunker, sceneggiatore con il quale realizza un nuovo personaggio a fumetti Kriminal.

Insieme gettarono le basi per un nuovo genere di fumetti che mescola il noir italiano al grottesco. Nel 1967, creano un nuovo personaggio di nome Alan Ford. Magnus disegnerà ininterrottamente questa nuova saga fino al numero 75, che segna il suo abbandono della Editoriale Corno e la rottura del sodalizio artistico con Max Bunker.

Dallo stile erotico erotico al raffinato

Inizia la collaborazione con la Edifumetto di Renzo Barbieri. Dedica questi anni alla ricerca di un nuovo stile, che porterà a una rivoluzione dei fumetti di genere erotico. Inizialmente realizza una tipologia di fumetto porno-splatter a tratti comico, per poi passare ad una vera e propria serie erotico-pornografica, mal vista dai puristi del fumetto d’autore, che gli costò una sorta di emarginazione in patria. 

Nello stesso periodo, lavora alla serie avventurosa de Lo Sconosciuto, nel quale il segno grafico si evolve stilisticamente e diventa raffinato, nel quale ogni personaggio sarà scrupolosamente preparato, tanto da essere considerato da gran parte della critica il suo miglior personaggio.

Magnus e il mondo fantasy-orientale

Gli anni ottanta segnano anche la svolta fantasy e orientale. A cominciare da I Briganti, ambientato in un medioevo fantascientifico, oppure Milady nel 3000, una serie a puntate. Realizzati attraverso ambientazioni fantastiche e futuristiche, riprende però una serie di storie politiche, rendendolo un fumetto colto.

Dal fantasy, si avvicina alla letteratura orientale attraverso la pubblicazione de Le Femmine Incantate, sette brevi storie sul tema della femminilità, ispirate a novelle cinesi. Così come la famosa opera Le 110 pillole in preparazione, prese dal Ching P’ing Mei, racconto erotico cinese del XVI secolo, che ottenne un rilevante successo in Francia e in svariati altri paesi come Germania, Paesi Bassi, USA, Spagna.

Gli ultimi anni di vita

Nel 1989, Magnus inizia quello che viene considerato il suo testamento artistico e il suo lavoro più impegnativo, ovvero la realizzazione di un speciale di Tex Willer. Vi lavorerà per lunghi sette anni, producendo un albo intitolato “La valle del terrore”, di 224 tavole. Al limite della perfezione, dai dettagli ricostruiti basandosi su cataloghi dell’epoca e allo stile grafico adattato alle necessità dell’ambientazione western.

Autore dallo stile elaborato e per certi versi barocco, dai tratti marcati e dai forti contrasti, Magnus è considerato un vero e proprio gigante del fumetto mondiale, colui che riuscì a rendere un fumetto popolare un mezzo espressivo colto e raffinato. L’autore, malato da tempo di tumore al pancreas, morirà pochi giorni dopo aver consegnato l’ultima tavola del suo immane lavoro. Muore il 5 Febbraio del 1996 a Imola

Federica.

ALMANACCO: 4 Febbraio nasce il grafico Franco Grignani

Grafico e artista italiano, Franco Grignani nasce il 4 Febbraio del 1908. Conosciuto a livello internazionale per aver dato vita allo sperimentalismo visivo d’analisi, sviluppando i propri interessi nell’ambito ottico visivo, conducendo ricerche analitiche attraverso non solo mezzi pittorici ma anche fotografici. Sperimenta con fotogrammi, fotomontaggi, sovrimpressioni ed elaborati grafici, basandosi su teorie percettive, in particolare sulla Psicologia della forma.

Nasce in provincia di Pavia nel 1908, dove frequentò i primi anni di formazione, tra cui lo studio della Matematica all’Università degli Studi della sua città. L’idea di affinare la sua cultura lo portò a Torino, già dai primi anni ’30, dove completò gli studi laureandosi in Architettura al  Politecnico.

Gli esordi futuristici

Fu proprio a Torino che entrò in contatto con il secondo Futurismo, grazie al quale iniziò a partecipare a molte manifestazioni del movimento. Grignani si dimostra interessato e studioso dei concetti e stilemi legati a Boccioni, in particolare i cardini avanguardisti delle ”Linee di Forza” e dei ”Dinamismi compenetranti”. Inseritosi in un contesto futurista, Grignani rimase fortemente affascinato dall’avanguardia, ma mantenendo sempre la sua indipendenza intellettuale. Da questo partì il suo interesse per il dinamismo, attorno al quale vi sviluppa la sua ricerca negli anni successivi.

Fu una sperimentazione quasi scientifica per creare le sue fotografie, fatta di tentativi ed errori, e un rigore matematico e millimetrico, necessaria per la creazione dei suoi quadri. Sviluppi che si diressero verso lo studio dei procedimenti percettivi sperimentando con fotogrammi, fotomontaggi, sovrimpressioni e elaborati grafici, basandosi su teorie percettive, in particolare sulla Psicologia della forma. A questi si aggiunse nel periodo bellico, un lavoro di studio sulle sagome degli aerei nemici in avvistamento, un interesse per l’interazione occhio-mente, e più generalmente sul mondo della percezione visiva e le sue sfumature.

Le sperimentazioni

Sperimenta nel campo della fotografia usando materiali riflettenti e distorcenti, come macchie d’olio e vernici, vetri rotti, diverse superfici convesse, metalli, oppure bagnando direttamente il piano lavoro ricercando fenomeni ottici, trovando gli effetti nascosti, rilegati alla percezione visiva. Il suo interesse estetico per la mutevolezza delle forme deriva dalle interrelazioni recepite nell’ambiente moderno in cui l’uomo vive, sempre più lontano dalla natura.

Senza limiti o regole, spinge il suo lavoro verso nuovi parametri visivi, ampliando i modelli di visione, componendo nuove configurazioni in rapporti spaziali complessi, immagini dinamiche, composizioni geometriche ripetute, effetti di sovrapposizione, trasparenze, compenetrazioni dal carattere estremamente vivo benché, per la maggior parte, in bianco e nero. Gli esordi di questa sperimentazione lo vedono impegnato in progetti di allestimenti fieristici e nella pubblicità.

Sviluppi successivi

Alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale, tenderà ad avvicinarsi verso l’astrattismo geometrico e al costruttivismo. Continuerà a sviluppare i propri interessi nell’ambito ottico visivo, con esperimenti di fotografia sperimentale che si concentrano sulle “forme virtuali”. Intervenne direttamente sull’immagine distorcendone la forma in modo plastico, (con rotazioni, torsioni, scissioni, deformazioni) o dinamico (con progressioni, accelerazioni, scambio di direzione e rovesciamenti prospettici). Fece emergere, tramite modifiche artificiali, suggestioni ed emozioni naturali dalla mente dell’osservatore.

In questo periodo riprese inoltre la sua attività lavorativa nel graphic design, continuando però a dedicare tempo ed attenzione allo sperimentalismo artistico, indagando su aspetti tissurali, di subpercezione e flou, distorsione, moiré e induzione. Tornerà anche ad occuparsi di pubblicità che, di fatto, finanzia le sue ricerche sulla percezione visiva. Ma i suoi progetti espositivi si scontrarono molto spesso con l’incomprensione degli operatori del settore che giudicano le sue opere una non-arte.

Successi e riconoscimenti

La sua ampia produzione grafica e artistica vede, tra le altre cose, la presenza di una serie di copertine per una collana di romanzi fantascientifici pubblicati nel biennio ’69-’70. Esse assumono importanza in relazione al grande lavoro sperimentale-scientifico che accompagna e appassiona Grignani nell’arco di tutta la sua carriera. Lavorò infatti per la casa editrice Penguin Books, che gli commissionò le copertine di sedici romanzi fantascientifici, per cui realizzò delle vere e proprie opere d’arte, presentando delle forme prevalentemente astratte che dialogano col subconscio dell’osservatore.

La fama internazionale gli venne anche in gran parte data dalla sua produzione nel campo della progettazione grafica. Sicuramente uno dei lavori più noti al pubblico è il progetto per il marchio della pura lana vergine (International Wool Society) realizzato nel 1964. Inoltre fin dai primi anni ’50 fu membro dell’AGI, (Alliance Graphique Internationale), e dell’ICTA (International Center of Typographic Art di New York), e della STA (Società Tipografiche americane). Vinse numerosi premi per la sua attività, come la Palma d’Oro per la Pubblicità.

Federica.

ALMANACCO: 3 Febbraio nasce l’architetto Alvar Aalto

Architetto, designer e accademico finlandese, Hugo Alvar Henrik Aalto, meglio conosciuto come Alvar Aalto, nacque il 3 Febbraio del 1898. Conosciuto come una delle figure più importanti nell’Architettura del XX secolo e ricordato, insieme a Van der Rohe, Gropius, Lloyd, Wright e Le Corbusier, come uno dei più grandi maestri del Movimento Moderno. Fu inoltre un indiscusso leader dell’architettura organica europea.

Nato nel 1898 a Kuortane, in Finlandia, da un ingegnere geologico cartografico e una postina. All’età di 5 anni, insieme alla famiglia si trasferì nel centro del paese, dove frequentò un istituto d’istruzione classica dallo stampo prettamente umanistico. Le lettere, non furono la sua passione, al contrario di quell’amore che nutriva per l’architettura e il disegno, discipline che iniziò a studiare approfonditamente presso l’Istituto di Tecnologia di Helsinki, nel 1916.

Esordi e viaggi

Fu proprio qui che trovò come insegnante l’architetto Armas Lindgren, che esercitò su di lui una fortissima influenza, che durerà per tutta la vita. Malgrado la dislessia, e l’interruzione degli studi a causa della guerra civile finnica, Alvar riuscì a laurearsi cum laude nel 1921, tanto che ancora studente, iniziò persino la sua attività progettuale, realizzando una dimora per i propri genitori.

Nel frattempo, si iscrisse all’ordine degli architetti ed effettuò il suo primo viaggio all’estero, con tappe a Stoccolma e Göteborg, fino all’Italia, terra a cui fu legato per tutta la vita. Fu proprio qui che venne influenzato da un’ampia gamma di referenti architettonici, dove figurano in modo armonico citazioni rinascimentali, barocche, neoclassiche, liberty e neogotiche grazie al contributo di architetti del calibro di Palladio, Alberti e Brunelleschi. Una tradizione classicista che però venne rivoluzionata da sperimentazioni innovative dell’architetto.

Dal classicismo al Modernismo

Dopo aver vinto il primo premio del concorso architettonico della Cooperativa dell’Agricoltura del Sud-Ovest di Finlandia, Alvar si trasferisce a Turku dove aprì il suo studio. Nella città, piena di fermenti architettonici, conobbe Erik Bryggman, architetto finlandese progressista, che lo influenzò nella sua produzione e con il quale collaborò in futuro. Fu infatti nel 1927, che i lavori di Aalto persero quelle nostalgie classiciste in favore di una brusca virata in senso razionalista.

Fu proprio nel 1927, infatti, che la scena architettonica europea attraversò un mutamento, grazie ad architetti come Le Corbusier e Gropius, che sviluppò una metodologia che assumeva la razionalità e il funzionalismo come criteri-cardine dell’edilizia. Questa corrente di pensiero, nata inizialmente in Germania, trovò ascolto anche in Finlandia, dove numerosi architetti, si convertirono al nuovo verbo razionalista. Anche Aalto, aderì al Modernismo e al Razionalismo, sempre però applicando una rivisitazione verso il proprio linguaggio stilistico.

Stile

Da queste premesse ebbe origine una propria strategia progettuale ben precisa, che nasce dall’esigenza di collegare l’architettura alle dinamiche psicologiche, intuitive e inconsce dell’uomo. Per definire un’architettura a misura d’uomo, infatti l’architetto, andò oltre le formule assolutistiche, retoriche e teoriche del Razionalismo, aggiungendovi anche lo studio sulle reazioni emotive e psicologiche degli utenti, ovvero i bisogni.

E’ in questo modo che l’intervento progettuale aaltiano, riesce a «umanizzare» i contenuti teorici del Razionalismo attraverso l’inserimento di elementi psicologici attraenti in grado di rendere più felici gli utenti. Questa idea fa si che i nuovi spazi architettonici siano finalmente svincolati dalle rigide geometrie razionaliste, grazie all’aggiunta di pareti ondulate, sinuose e spesso asimmetriche, che davano vita a configurazioni vitali, fluide e addirittura organiche.

Successi e riconoscimenti

Nel 1931 si trasferisce però ad Helsinki per partecipare al quarto CIAM ed all’elaborazione della Carta di Atene, e per realizzare numerosi progetti, come ad esempio il sanatorio di Paimio, la biblioteca municipale di Viipuri e la villa Mairea. Un anno dopo, crea una serie di oggetti e un’infinità di mobili che verranno esposti a Zurigo e a Londra, come la famosa “gamba a Y”. Fu per questo che creò la ditta “Artek” per la produzione in serie dei suoi mobili.

La sua fama venne poi rafforzata anche dalla grande mostra organizzata nel 1938 dal Museum of Modern Art di New York in suo onore, circolata subito dopo in diverse città di tutto il mondo. Fu infatti in quell’anno che Aalto si reca per la prima volta negli Stati Uniti, per l’Esposizione universale di New York, iniziando a lavorare contemporaneamente in America e in Finlandia. In questo periodo inoltre ottenne prestigiosi riconoscimenti, tra cui la medaglia d’oro del Royal Institute of British Architects e la laurea ad honorem conferitagli dal Politecnico di Milano e dall’Università di Princeton.

Federica.

ALMANACCO: 2 Febbraio muore il filosofo Bertrand Russell

Filosofo, logico, matematico, attivista e saggista britannico, Bertrand Arthur William Russell muore il 2 Febbraio del 1970. Conosciuto per essere un autorevole esponente del movimento pacifista, nonché divulgatore della filosofia, affermando che la sua visione del mondo poggiava sulla base di quattro scienze diverse, ovvero fisica, fisiologia, psicologia e logica matematica. Le sue due opere principali I principi della matematica e i Principia matematica, sono considerati infatti classici della filosofia.

Russell nacque il 18 maggio 1872 nel Galles, da una delle più prestigiose famiglie dell’aristocrazia britannica, conti e duchi, le cui origini risalgono al XII secolo. Proprio a causa dell’oppressiva e rigida educazione puritana dettata dalla famiglia, visse un’infanzia infelice. L’unica gioia in quegli anni, fu la passione che nacque per la matematica e la geometria di Euclide, grazie alla ricca biblioteca del nonno piena di libri.

Le prime opere filsofiche

Attraverso il pensiero matematico dell’antichità, il piccolo Russell scoprì la bellezza e il rigore di questa disciplina, troppo spesso vista come un’arida astrazione. A quindici anni cominciò ad appassionarsi anche di filosofia, tanto che si iscrisse nel 1890 all’Università di Cambridge per approfondire la materia. Fu proprio qui, che grazie all’influenza di G. E. Moore, si liberò dell’idealismo e rientrò nell’empirismo, dottrina tradizionale della filosofia inglese.

Furono molti e importanti i suoi contributi a questa concezione empirica e realista, come I problemi della filosofia, La conoscenza del mondo esterno, Misticismo e logica, L’analisi della mente, L’analisi della materia. Proprio per questo Russell è generalmente considerato uno dei fondatori della filosofia analitica, proprio perchè fu protagonista della rivoluzione contro l’idealismo della filosofia anglosassone d’inizio Novecento, lottando per eliminare le incoerenze filosofiche e per raggiungere la chiarezza e la precisione del ragionamento.

La filosofia matematica

Allo scoppio della prima guerra mondiale, però le sue idee pacifiste lo assorbirono completamente, costandogli anche l’allontanamento dall’insegnamento dopo la pubblicazione dei Principi di riforma sociale del 1916. Fu sempre a causa di un articolo pacifista che, nel 1918, scontò anche sei mesi di carcere, durante i quali continuò a scrivere articoli e saggi, come ad esempio l’Introduzione alla filosofia matematica.

Nella logica matematica Russell fissò un paradosso che successivamente prese da lui il nome di Paradosso di Russell. Nondimeno, difese la teoria del logicismo e tentò in prima persona di realizzare la riduzione logicista nei Principia Mathematica, un sistema assiomatico con cui tutte le affermazioni della matematica potevano essere costruite, ma che restarono incompleti. Nemmeno quest’opera, potè provare che nessun sistema logico finito poteva risolvere dentro di sé tutte le verità della matematica.

Viaggi e ultimi anni

Dopo il carcere, nel 1920 fece un viaggio prima in Russia, poi Pechino, anni in cui si mantenne scrivendo testi divulgativi su fisica, etica e pedagogia, e fondando alcuni anni più tardi la scuola sperimentale per bambini e bambine di Beacon Hill. Intorno al 1939 si trasferì negli Stati Uniti per un incarico presso l’UCLA di Los Angeles, dove però rimase solamente per un anno, a causa dello scandalo che le sue teorie etiche e sociali avevano suscitato. Fu così che nel 1944 fece ritorno in Inghilterra per lavorare presso il Trinity College.

Fu proprio con il suo ritorno in Inghilterra, che completò una delle sue opere fondamentali, ovvero La conoscenza umana, suo ambito e suoi limiti. Nel 1950, Russell fu insignito del Premio Nobel per la letteratura. Negli anni sessanta Russell scrisse la sua autobiografia in tre volumi che portò a termine prima di morire a causa di una bronchite acuta all’età di quasi 98 anni. Al sopraggiungere della morte, Russell fu anche una voce autorevole nel campo della morale e dell’etica, conseguentemente alla sua presa di posizione contro le armi nucleari e contro la guerra degli USA in Vietnam.

Federica.

mARTEdì: l’evoluzione teosofica di PIET MONDRIAN

In occasione della morte del pittore Piet Mondrian, analizzeremo e scandaglieremo le sue opere più importanti. Inizialmente era un olandese che disegnava innocuamente e piuttosto bene paesaggi, alberi, specchi d’acqua con raffinati particolari ad effetto, alcuni dei quali venduti da famose case d’asta a cifre consistenti.

Piet però non fu famoso per i suoi paesaggi, ma per le sue figure geometriche colorate. Infatti, stancatosi un giorno, di dipingere alberi impressionisti ben definiti, ma poco originali, decise di optare per qualcosa di diverso, che gli facesse raggiungere l’armonia tramite l’equilibrio dei rapporti fra linee, colori e superfici.

Il cambiamento stilistico

Ma come finì a dipingere righe? Partiamo dal presupposto che Piet Mondrian sapeva disegnare dannatamente bene e un gran bel numero dei suoi quadri lo dimostrano, come il Crisantemo che, pur essendo un semplice disegno, è un capolavoro di realismo. Fu un artista fenomenale, dotato di un tratto meraviglioso e di un incredibile abilità nella composizione. Decise però di abbandonare l’arte figurativa, soprattutto per interpretare l’arte del XX secolo, che diventa qualcosa di più del mestiere che rappresenta la realtà.

Infatti con la pittura del Novecento, non è più necessario immortalare la realtà, ma al contrario vi è la tendenza di andare oltre e superare la rappresentazione fedele del mondo che ci circonda. L’arte diventa simbolo di libertà di pensiero e di espressione, argomento di ricerca e di studio negli ambienti intellettuali. Quello che Mondrian compie è uno studio rigoroso e affascinante, alimentato dall’implacabile ricerca dell’essenziale.

La visione filosofica

Le basi sono le stesse del cubismo che ha modo di conoscere in Francia, ma lo scopo è assolutamente un altro. Se Braque e Picasso si divertono a scomporre la realtà per dimostrare la sua mutevolezza nel tempo e l’impossibilità di vederla per intero, Mondrian scompone gradualmente i suoi soggetti preferiti per arrivare a cogliere quell’armonia matematica che è alla base dell’equilibrio e della perfezione della natura.

Secondo la sua visione, costruisce combinazioni di linee e di colori su una superficie piatta, in modo da esprimere una bellezza generale con una somma coscienza. Ad ispirarlo è la natura, che provoca in lui uno stato emozionale, che lo porta ad arrivare più vicino alla verità, fino a raggiungere le fondamenta delle cose. Questa era la filosofia di Mondrian, influenzata da quella che era la Società Teosofica, molto in voga in quel periodo, per la quale mostrò un grande interesse per tutta la vita.

Le opere geometriche

Linee rette, rettangoli bianchi e neri, intervallati da spazi riempiti con l’energia di intensi colori primari (blu, rosso, giallo). Vi è qui un vero e proprio processo di astrazione, quasi come se Mondrian volesse rappresentare, all’interno di un’unica tela, tutti i paesaggi, gli edifici e gli alberi degli anni precedenti. Si può notare un bisogno di unità e di assoluto, in cui l’opera comprenda tutta la natura e la sua varietà, facendo coincidere l’uno al molteplice, eliminare l’oggettivo e porre l’universale.

Lungo tutto il suo percorso, ha lavorato ad almeno 245 composizioni, in cui la forma del quadrato diventa un elemento costante, ma in continuo divenire. Per farlo si avvale di colori primari con l’aggiunta di colori neutri. È un’oggettività costituita da linee geometriche, nitide e definite, per raggiungere il senso armonico delle cose e l’equilibrio intrinseco delle stesse. Non vi è un unico oggetto, ma l’insieme delle cose che sono accomunate dagli stessi elementi: linee e colori primari la cui fusione genera innumerevoli possibilità d’essere.

Giudizi e critiche

Nacquero così i famosissimi “quadri a griglia”, che divisero la critica in due parti. C’è chi definiva i suoi lavori delle semplici pennellate banali e monodirezionali, con colori primari, zero tecnica, ma soprattutto zero comunicazione. In questa semplicità non vi leggevano tutti quei significati filosofico esistenziali che Mondrian spiegava, e ignoravano i motivi per cui i suoi lavori siano stati definiti stupefacenti e rivoluzionari.

Al contrario invece, c’è chi sostenne che i suoi dipinti siano stati realizzati con accuratissimi studi sulla composizione neoplastica e che siano molto difficili perfino da riprodurre. Altri interpretano i suoi dipinti come una sorta di “dovere mistico” verso la bellezza astratta, visto che nelle sue tele viene riprodotta l’essenza e la vastità della natura, contenuta nei rettangoli e quadrati. Fatto sta che sostituire l’albero con le griglie, gli garantì il successo in un mondo tanto che fuori dai musei e nelle gallerie d’arte, puoi vederlo riprodotti su t-shirt, tazze e oggetti di design.

Federica.

ALMANACCO: 1° Febbraio muore il pittore Piet Mondrian

Importante pittore olandese, Pieter Cornelis Mondriaan, meglio conosciuto semplicemente come Piet Mondrian, muore il 1° Febbraio del 1944. Conosciuto soprattutto per essere fondatore del Neoplasticismo (De Stijl), con cui realizza quadri “non rappresentativi” apparentemente semplici, formati da linee perpendicolari e campiture di colori primari. In realtà i suoi lavori nascondono una grande complessità, data dalla ricerca di equilibrio e perfezione formale.

Piet nasce il 7 marzo del 1872 ad Amersfoort, in Olanda. Sin dai primi anni della sua infanzia si avvicina all’arte grazie al padre, apprezzato insegnante di disegno, con il quale inizia a dipingere lungo le rive del fiume Gein. Grazie a questa passione, nel 1892 entra nell’Accademia di Belle Arti di Amsterdam, periodo in cui realizza i suoi primi lavori di tipo naturalista o impressionista, che spesso ritraggono paesaggi.

L’esordio pittorico

La maggior parte dei suoi lavori iniziale fu infatti ispirata alle immagini pastorali dei suoi natii Paesi Bassi, descrivendone mulini, campi e fiumi, inizialmente in maniera impressionista olandese, e successivamente con un mix di stili e tecniche che documentano la sua ricerca per un’espressione personale. Di questo periodo ricordiamo Il Mulino RossoAlberi nella luce della luna. e Avond, primo tra i lavori di Mondrian ad enfatizzare l’uso dei colori primari.

I primi dipinti che mostrano una tendenza verso l’astrazione vennero realizzati solamente tra il 1905 e il 1908, anche se continuarono ad essere fortemente radicati nella natura, con scene buie di alberi confusi e case che si riflettono nell’acqua. In essi, comunque, si nota la stretta relazione tra l’arte e i suoi studi filosofici e spirituali, e soprattutto il movimento della Società Teosofica al quale si interessa a partire dal 1909 e che rimarrà per tutta la sua vita. Questa filosofia riteneva possibile una conoscenza della natura più profonda, di quella resa dai mezzi empirici.

L’influenza del cubismo

Fu però nel 1911, quando rimase colpito dall’esposizione di opere cubiste ad Amsterdam, che il suo lavoro si modificò profondamente. Questo cambiamento si nota nella seconda versione di Natura morta con giara, opera che si riduce a una forma rotonda con triangoli e rettangoli sulla base sulla base della sua tensione alla semplificazione. Fu qui che decise di trasferirsi a Parigi, dove subisce ancora di più l’influenza del cubismo di Picasso e Braque, riportata subito nei suoi quadri. 

Dipinti come The Sea e i vari studi su alberi successivi, hanno ancora una rappresentazione del reale, anche se sono sempre più dominati dalle forme geometriche e dai piani incastrati tra loro, molto comuni nel cubismo. Comunque, mentre Mondrian era desideroso di assorbire nel suo lavoro l’influenza cubista, è chiaro come vedeva lo stesso un inizio di evoluzione artistica, piuttosto che un fine. Infatti a differenza dei Cubisti, cercava di conciliare la sua arte con le sue intenzioni spirituali.

De Stijl e il Neoplasticismo

Tornato in Olanda nel 1914, il pittore fu costretto a rimanere in patria a causa della Prima Guerra Mondiale. In questo periodo, abitando presso la colonia di artisti di Laren, conobbe Bart van der Leck e Theo van Doesburg, entrambi artisti indirizzati verso l’astrazione artistica abituati ad usare solamente colori primari. Con quest’ultimo inoltre, Mondrian fondò la rivista De Stijl, un periodico in cui pubblicò i primi saggi che definivano la sua teoria, per la quale adottò il termine di Neoplasticismo.

Alla fine della guerra, nel 1918, torna in Francia, dove rimase per oltre venti anni. Nella Parigi post-bellica, Mondrian ha modo di risaltare la sua arte fatta di pura astrazione, cominciando a produrre quadri a griglia, consacrando il suo nuovo stile, fatto di forme rettangolari grigie. Le linee tendono a sbiadire verso il bordo della tela, e le forme sono dipinte con colori primari e con nero o grigio. A partire dal 1921, i quadri di Mondrian raggiungono una forma matura, che con il passare degli anni tende ad evolversi utilizzando ancora di più linee nere e forme sempre meno colorate, favorendo invece il bianco.

Le Composizioni

Queste tendenze stilistiche sono particolarmente evidenti nelle cosiddette Losanghe, una serie di quadri realizzati con regolarità a partire dalla metà degli anni venti. Esse erano normali tele quadrate appese con un’inclinazione di 45°, in modo da assumere la forma di rombo. E’ il caso, della Composizione in Bianco e Blu, tra i più minimali dell’artista, con un triangolo blu e due sole linee perpendicolari. E’ composti di zone perfettamente piatte di colore, anche se i colpi di pennello sono evidenti su tutta la superficie.

In Composizione con 4 linee Gialle, c’è un’innovazione sorprendente in quanto appaiono linee colorate spesse, invece di linee nere, pratica che rimarrà dominante nel suo lavoro sino al suo arrivo a Manhattan. Lasciò infatti Parigi nel 1938, a causa dell’avanzamento del fascismo, trasferendosi prima in Gran Bretagna, precisamente a Londra, e poi due anni dopo, a New York  dove rimase fino alla morte. Le opere di questo suo ultimo periodo, come Composizione e Place de la Concorde, mostrano molte più linee colorate che in qualsiasi altro lavoro, sistemate in una maniera sovrapposta, quasi cartografica.

Ultimi anni

Nella Grande Mela Mondrian dà vita a tele sorprendenti, che segnalano il principio di un linguaggio nuovo, sfortunatamente troncato dalla morte dell’artista. Ad esempio in New York City, vi è una complessa grata di linee rosse, blu e gialle, che si allacciano creando un senso di profondità mai visto prima. Oppure l’opera Broadway Boogie-Woogie, fu di grandissima influenza per la scuola  astratta geometrica, in quanto composto da tantissimi quadrati tremolanti luminosi e brillanti che balzano dal quadro, quasi ad uscirne. Mondrian tuttavia, non riesce a completare la sua ultima opera, poiché muore a New York il 1° febbraio del 1944, a 71 anni.

Federica